Carrello vuoto
Altro
24 Maggio

I misteri del golf

La Redazione

63 articoli
Maestri, Episodio V: Dino Buzzati.

Atto quinto di Maestri, la rubrica più letteraria e impermeabile allo Zeitgeist del giornalismo sportivo nazionale. Oggi vi proponiamo un estratto di uno dei più grandi scrittori novecenteschi italiani, quel Dino Buzzati che con la sua prosa è riuscito a scavalcare l’obbligo dell’impegno politico, lasciando un segno indelebile sulla letteratura del XX secolo. Anche in questo capitolo, intitolato I misteri del Golf e tratto dal libro “Il Golf” (edizioni Henry Beyle), Buzzati spinge sulle emozioni, sul lato sensoriale e intellettuale – che poi sono la stessa cosa -, sulle esperienze originarie dell’uomo sapientemente e dolcemente rievocate: ecco allora una rilettura profonda del golf che disgrega il pregiudizio dello “snobbismo” per associarlo invece all’humanitas stessa dell’uomo, al suo lato più antico che è anche il più autentico e che fa un tutt’uno con la natura, consapevolezza che gli stracittadini hanno sepolto ormai da tempo.

A voi Buzzati, che anche in un racconto sul golf è capace di trasferire con immagini e stati d’animo la parte più dolce della nostalgia, quel «dolore causato dalla vicinanza del lontano» che, ogni tanto, ci fa fermare a riflettere e a sentire.

 


 

I MISTERI DEL GOLF

 

Altro che snobismo. Nulla, assolutamente nulla è più lontano dalla mente dei veri golfisti quanto le fatue vanità mondane. Può darsi che di tanto in tanto capiti sul campo qualche vero snob, maschio o femmina, che in cuor suo del golf se ne frega altamente, ma ritiene opportuno, per chi sa quale suo prestigio sociale, mantenere periodici contatti con il nobile gioco. Costoro alle volte compaiono, ma per rari e brevissimi assaggi; le stesse magre figure a cui si espongono li sconsigliano a ritornare più spesso. State pure certi che non insisteranno.

Il loro animo è sordo agli incanti del golf, per cui non si spenderanno mai sufficienti elogi.

Essi non sanno godere la pura fanciullesca gioia di vedere la propria pallina guizzar via come rondine, in un bel mattino d’estate, fra le austere cortine dei boschi risonanti di uccelli, e sparire lontano entro il limpido cielo; e di sapere che adesso è là che ci aspetta, duecento metri più avanti, appollaiata sopra un ciuffetto d’erba, tutta soddisfatta di avere terrorizzato un ramarro che stava assopendosi al sole.

 

Il gusto di lanciare più o meno lungo e diritto la pallina, di impiegare quattro colpi anziché otto a fare una buca, non basta assolutamente a spiegare il profondo fascino di questo gioco, la sua riconosciuta bellezza e complessiva nobiltà. Ci deve essere un elemento nascosto ad alimentare il suo inesauribile interesse, un motivo fondo ed umano che rende intelligente e degno ciò che a prima vista potrebbe sembrare un trastullo da perditempo, un motivo di cui i giocatori in genere non si rendono conto, pur subendone il potente influsso.

E il motivo è questo: il golf (come in diversi ambienti altri sport quali l’alpinismo, lo sci, la vela, la canoa fluviale, la caccia e la pesca) permette un diretto e intimo contatto con la natura.

La gente che vive in città, a lungo andare, ha finito per dimenticare che cosa sia veramente un prato, un bosco, un cespuglio selvatico; non sa più quale sia il silenzio della campagna, la sua vita segreta, le sue mille misteriose voci. Fra uomo e natura si è creato un profondo distacco che una distratta passeggiata domenicale in un parco non basta certo a colmare. Ora il golfista, inoltrandosi negli agresti meandri del campo, incontra e ricomincia ad amare tutte quelle cose dimenticate. Ed è proprio la pallina, senza che lui se ne accorga, intermediaria di questo ritrovamento. Attraverso le vicissitudini della piccola sfera bianca, così strettamente legate alla nostra vanità sportiva, ci si rivela lentamente l’intimo poetico mondo della campagna, miniera da tanti anni abbandonata.

 

La specie dell’erba, se più o meno ruvida o irsuta o secca, la pendenza del prato dove bisogna mettersi in posizione, il ramo d’albero che ostacola il prossimo tiro, lo sterpo secco che bisogna tener sollevato per poter dare il colpo, l’acqua del ruscello dove è scomparsa la pallina, le foglie morte, i muschi, le macerie vegetali del sottobosco che l’occhio perlustra pazientemente per ritrovare il bianco proiettile uscito di pista, le infossature dei banchi di sabbia, il vento che devia la traiettoria, il sole che stampa qua e là ombre irritanti, la improvvisa pioggia, la nuvola che ci passa sopra:

tutti questi elementi da cui dipende la bontà del punteggio e che per un cittadino non hanno di solito il minimo interesse, assumono improvvisamente una smisurata importanza. Tra loro e noi si stabiliscono a volta a volta rapporti di alleanza o inimicizia.

E così, sia pure involontariamente, si ritorna un po’ nel cuore della verde natura, madre nostra, si ritrovano le fresche sensazioni di quando eravamo bambini e un angolo di prato, un albero, un fiumiciattolo erano i romanzeschi compagni delle nostre favolose avventure. Un giorno lontano, a chi ci parlava di golf, anche noi, miserabili bruchi, rispondevamo ridacchiando. Si viveva nell’incosciente banalità dei luoghi comuni: il golf è un gioco di vecchietti, il golf è un pretesto snobistico per fare una passeggiata, meglio il popolaresco gioco denominato «la lippa». E così passavano, sprecati, i più begli anni della vita.

 

Ma il caso un giorno portò l’ignaro entro i confini di un campo da golf. Egli era andato unicamente per accompagnare un amico, da poco tempo redento. Alla piazzuola di partenza della prima buca (si chiamano buche in senso lato le 18 o 9 piste erbose in cui è diviso il percorso), alla prima piazzuola di partenza l’amico, com’è di regola, infilò nel terreno un affarino simile a un grosso chiodo (detto tee) e vi depose sopra la palla, la quale, così rialzata dal suolo, offre più facile bersaglio. Impugnò quindi il legno numero 1 (uno di quegli strani arnesi che avevamo sempre osservato con diffidenza nelle vetrine dei negozi di sport), lo roteò lentamente sopra la testa, quindi lo sferrò con impeto in basso, ma urtò malamente la terra: appena sfiorata, la pallina schizzò di traverso, scomparendo nell’intrico del bosco.

Echeggiò una risata: il ragazzo portabastoni, avvezzo al galateo golfistico, alzò gli occhi indignato: l’ignorante, che per comodità chiameremo Giovanni, sghignazzava senza ritegno, senza neppur lontanamente immaginare che tale villania per anni e anni gli avrebbe poi consumato il cuore di rimorso e vergogna.

L’amico era un novizio, convinto della bellezza del gioco ma purtroppo incapace di dimostrarla praticamente. Su dieci colpi, sette spedivano la pallina a rotolare nel bosco, o nei fossi, o nelle apposite infossature sabbiose che gli inglesi chiamano bunkers. Giovanni ben presto si stancò di osservarlo e sulla terza buca, tanto per fare qualcosa, si fece prestare una mazza (ce ne sono nove con la testa in ferro, di numero crescente quanto più curva deve riuscire la traiettoria, tre in legno per i colpi più lunghi, e il cosiddetto putter per spingere la palla, sulle levigate piazzuole d’arrivo, a infilarsi nella buca propriamente detta: un foro rotondo nell’erba largo 10 centimetri).

 

Si fece prestare una mazza, si informò in che modo pressappoco la si dovesse impugnare, l’alzò in aria, l’abbassò con impeto, la infisse per una buona spanna nel terreno, sollevando una gigantesca zolla, mentre la pallina, mossa soltanto dal tremendo spostamento d’aria, procedeva in avanti per mezzo metro. L’amico, che aveva cuore umano, non rise. Vivaddio, Giovanni non poteva metterla via così. Provò un secondo colpo, con l’avvertenza di non abbassarsi troppo e con il risultato di non sfiorare neppure la palla. Ne provò un terzo, un quarto, invano. Finalmente, al quinto, per uno di quei miracoli che il misericordioso dio del golf elargisce anche ai paria, la paletta della mazza battè in pieno la pallina, si udì un piacevolissimo «tac!» di timbro metallico e la bianca sfera schizzò in avanti fischiando, in modo da percorrere almeno 130 metri.

 


 

Da “Il golf” (edizioni Henry Beyle), di Dino Buzzati.

 


 

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Interviste
Alberto Fabbri
9 Aprile 2022

Stenio Solinas: la corrida, il calcio, la vita

La giovinezza è uno stato dell'anima, e dello sport.
Calcio
Matteo Mancin
3 Aprile 2022

Maurizio Mosca, il colto giullare

Qual è il vero Maurizio Mosca?
Cultura
Alberto Fabbri
5 Marzo 2022

Pasolini, il calcio e la vita

Il pallone è un linguaggio che riassume l'esistenza.
Cultura
Andrea Mainente
10 Febbraio 2022

Vittorio Sereni e il fantasma nerazzurro

Un amore dolce e intenso come pochi, consumato a San Siro.
Altro
La Redazione
10 Gennaio 2022

Corso di formazione in giornalismo sportivo

Insegui i tuoi sogni, unisciti a noi!
Papelitos
Alessandro Imperiali
29 Dicembre 2021

Cosa ci fa Er Faina a Sportitalia?

O della crisi irreversibile dell'informazione sportiva in Italia.
Ritratti
Matteo Mancin
17 Ottobre 2021

Beppe Viola, l’anticonvenzionale

Ritratto della breve e memorabile esistenza di Pepinoeu.
Papelitos
Matteo Paniccia
14 Settembre 2021

Melissa Satta al Club è un insulto a questo mestiere

Qualcuno ha già avuto il coraggio di alzare la voce.
Ritratti
Marco Metelli
29 Agosto 2021

Enzo Maresca il saggio

Un allenatore da seguire.
Cultura
Sergio Taccone
20 Luglio 2021

Osvaldo Soriano, del San Lorenzo

Il fútbol come riassunto dell'esistenza.
Altro
La Redazione
28 Giugno 2021

I colletti bianchi

Maestri, Episodio II: Vladimir Dimitrijević.
Papelitos
Alessio Nannini
10 Giugno 2021

La banalità ha (sopran)nomi e cognomi

Dal Gallo a Supermario, da Ivan il Terribile a Lorenzo il Magnifico.
Motori
Andrea Antonioli
15 Febbraio 2021

Un direttore operaio, anarchico e conservatore

Chiacchierata d'altri tempi (e in libertà) con Italo Cucci.
Papelitos
Andrea Antonioli
11 Febbraio 2021

Genealogia dei nerd nel calcio

Abbiamo avuto l'illuminazione: i malati di tattica erano le pippe!
Editoriali
Andrea Antonioli
12 Gennaio 2021

La triste parabola di Lele Adani

Da professore a pseudo-bomber il passo è breve.
Papelitos
Federico Brasile
26 Dicembre 2020

Fabio Caressa ci fa sentire migliori

Riabilitarlo è una battaglia di avanguardia, italianissima.
Papelitos
Luigi Fattore
22 Dicembre 2020

I 3/5/10 motivi per cui… ma basta!

Un modello di “informazione” devastante.
Interviste
La Redazione
6 Novembre 2020

Pierluigi Spagnolo, una voce fuori dal coro

Intervista all' autore de' I ribelli degli Stadi e Contro il calcio moderno.
Editoriali
Andrea Antonioli
21 Ottobre 2020

Ci mancava solo lo storytelling

Il buffismo ha dato il colpo di grazia al racconto sportivo.
Calcio
Marco Armocida
16 Luglio 2020

Le tre partite più belle del calcio italiano

Fantozzi, Salvatores e Aldo, Giovanni e Giacomo: il calcio come essenza italiana.
Recensioni
Massimiliano Vino
9 Aprile 2020

I primi cinquant’anni del calcio in Italia

Enrico Brizzi racconta il pallone tricolore, dalle sue origini fino al Grande Torino.
Storie
Angelo Michele Arcidiacono
3 Aprile 2020

Pasolini, Bertolucci e un pallone

Come il calcio può rompere l'incantesimo del cinema.
Papelitos
Antonio Aloi
17 Febbraio 2020

Vlahovic contro lo stato dei perbenisti

Lezioni di etica non richieste da un sistema che non ha più argomenti.
Editoriali
Andrea Antonioli
30 Settembre 2019

Distruggiamo il giornalismo sportivo

Sempre meglio che agonizzare di superficialità.
Recensioni
Alberto Fabbri
20 Settembre 2019

Time Out

La triste fine della Mensa Sana Siena e la crisi dello sport professionistico italiano.
Papelitos
Alberto Fabbri
9 Settembre 2019

Wanda e Mauro se ne vanno a quel paese!

Il trasferimento di Icardi al PSG è una manna dal cielo.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
27 Agosto 2019

Il caso De Ligt tra chiacchiera ed equivoco

Il calciatore moderno deve sempre dire la sua.
Papelitos
Alberto Fabbri
7 Agosto 2019

Tifa, consuma e crepa

L'umiliazione fisica e morale del tifoso.
Altro
La Redazione
5 Luglio 2019

Lo sport

Maestri, Episodio X: Ennio Flaiano.
Altro
La Redazione
28 Giugno 2019

Lo spirito sportivo

Maestri, Episodio IX: George Orwell.
Storie
Ugo D'Elia
25 Giugno 2019

Carmelo Bene, il calcio come fenomeno estetico

Carmelo Bene del calcio amava soprattutto l'estetica, intesa nel senso etimologico e greco del termine.
Altro
La Redazione
14 Giugno 2019

Il rigore più lungo del mondo

Maestri, Episodio VIII: Osvaldo Soriano.
Altro
La Redazione
7 Giugno 2019

La telecrazia

Maestri, Episodio VII: Eduardo Galeano.
Altro
La Redazione
29 Maggio 2019

La gallina dalle uova d’oro

Maestri, Episodio VI: Massimo Fini.
Altro
La Redazione
17 Maggio 2019

Il più bel gioco del mondo

Maestri, Episodio IV: Gianni Brera.
Altro
La Redazione
19 Aprile 2019

Un rituale espiatorio

Maestri, Episodio III: Marc Augé.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
15 Aprile 2019

L’artiglio della Tigre

Tiger Woods dopo 14 anni ha fatto di nuovo sua la Mecca del golf: è trionfo ad Augusta.
Altro
La Redazione
5 Aprile 2019

Il pallone come terapia

Maestri, Episodio I: Pier Paolo Pasolini.
Papelitos
Lorenzo Santucci
2 Aprile 2019

Andreazzoli e i pochi ma buoni

La sala stampa deserta per le parole di Andreazzoli denota mancanza di professionaità, maleducazione, superficialità: scegliete voi cosa mettere prima.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
1 Aprile 2019

Perché nessuno parla (male) del Sassuolo?

Mentre tutti, in realtà, ne parlano malissimo?
Calcio
Matteo Mancin
19 Dicembre 2018

Gianni Brera

Ritratto di Gioannfucarlo.
Critica
Pippo Russo
2 Ottobre 2018

La sensazione del remix invasivo abbastanza esondante

Dalla Gazzetta a Sky Sport, come se non ci fossimo mai lasciati.
Interviste
Michele Di Virgilio
4 Giugno 2018

Le teorie di Darwin

Scrivere per l'utopia e per la memoria. Per gli eroi e i perdenti vestiti di sogno. Attraverso la tecnologia e grazie alla storia, lungo quell'ombra tra romanzo e realtà che noi chiamiamo Calcio.
Interviste
Davide Bernardini
21 Maggio 2018

Gianni Mura: scrivere per rabbia, magari per amore

A colloquio con il Maestro.
Papelitos
Andrea Antonioli
29 Aprile 2018

Così parlò Max Allegri

Le dichiarazioni di Allegri nel post-partita accendono una speranza per l'essenza del calcio.
Interviste
Davide Bernardini
27 Aprile 2018

Bidon, o un sorso di buon ciclismo

Intervista alla redazione di ciclismo con poche news e nessuna classifica, senza ricerca del virale né richiamo dell’hype. "Un posto per storie e visioni, per raccontare di biciclette senza scadenze fisse, ma soltanto quando vien voglia di un sorso fresco. Per la sete, o anche solo per il gusto".
Interviste
Davide Bernardini
7 Aprile 2018

Così è (se vi pare)

Intervista a Marco Ballestracci, narratore di vita e di sport.
Critica
Pippo Russo
4 Aprile 2018

Ringraziate Sky per non farvi pagare ciò che non avete chiesto

Offerte da strapparsi i capelli e regali di Pasqua.
Critica
Pippo Russo
28 Febbraio 2018

Voi che sarete stati contemporanei di Daniele Adani

E ancora non ve ne rendete conto.
Interviste
Davide Bernardini
22 Febbraio 2018

Quando parla Silvio Martinello

Le lunghe telecronache ciclistiche e la responsabilità di dover sempre dire la cosa migliore, se non quella giusta.