Papelitos
26 Ottobre 2019

Ibrahimovic, uno sbruffone invecchiato

Fino a quando dominava poteva permettersela, ma oggi l'arroganza di Ibrahimovic è diventata semplicemente patetica.

Gli eroi son tutti giovani e belli, cantava Guccini e ben prima di lui pensavano i Greci (lì erano pure buoni, ma lasciamo stare). Lo stesso sostanzialmente vale per le rockstar – inteso in senso lato – in un mondo così conformista, borghese pur essendo tramontata la borghesia, ontologicamente corretto e ipocrita. Ecco allora che quei ribelli che arrivano a spezzare l’ordine costituito ispirano naturale benevolenza, e gliene si lascia passare un po’ di tutti i colori specie finché sono in forze.

 

Il problema però è quando gli eroi o nel nostro caso le rockstar invecchiano. Lì le alternative sono due: o hanno dei contenuti umani in grado di alimentare la narrazione (come nel caso dello splendido Cantona), o nel caso contrario diventano stucchevoli come Zlatan Ibrahimovic. Il punto allora non è tanto l’arroganza dello svedese, quanto il fatto che con il passare degli anni quella arroganza sia diventata letteralmente patetica.

 

Senza voler fare le verginelle, possiamo tranquillamente sostenere che una volta la superbia era in fondo giustificata dal dominio fisico, tecnico e dalle vittorie di Ibra: detto più chiaramente, se lo poteva permettere. Gli era concesso mandare a fanculo i giornalisti, lasciar intendere di essersi portato a letto le loro mogli, erano comunemente accettati con un sorriso anche gli insulti ad avversari, allenatori, compagni, dirigenti e via discorrendo.

“Mi chiedi cosa sono questi graffi in faccia? Non lo so, dovresti chiederlo a tua moglie” (a un malcapitato giornalista svedese).

 

Ibrahimovic statua
Ibrahimovic a Malmo, per l’inaugurazione della sua statua (9 Ottobre 2019)

 

Adesso però Ibrahimovic è una maschera da commedia che nemmeno è diventata tragedia, ma semplicemente non fa più ridere. Questa continua egolatria, tra dichiarazioni imbarazzanti, statue e mancanze di rispetto, è diventata francamente grottesca.

 

Un conto era il 2015 quando, ancora in forma e competitivo, vinceva il premio virtuale “il più grande buffone del mondo dello sport”, istituito dall’ Equipe; altro discorso si impone oggi in cui dal palcoscenico degli States, e dopo essere stato scaricato dai suoi stessi compagni di Nazionale che finalmente senza di lui si sentivano una squadra, rilascia dichiarazioni scomposte e irrispettose.

“Se rimango, andrà bene per la Mls perché tutti la guarderanno. Se invece me ne vado, nessuno ricorderà cos’è la Mls. Per me giocare qui è come allenarmi. Lo stadio è troppo piccolo per me, per disturbarmi ci devono essere molte più persone. Sono abituato a giocare di fronte a 80.000 tifosi. Questa, in confronto, è una passeggiata al parco”

 

https://www.youtube.com/watch?v=qQL_MuKzdf8

Il gestaccio di Ibra ad un tifoso dopo l’eliminazione dei suoi Galaxy dai play off

 

E allora basta con la narrazione da bomber, non per una reazione moralista ma semplicemente perché Ibrahimovic non se la può più permettere, non può più sostenerla. Secondo molti già nella parentesi spagnola, in cui affermava che il Barca si era comprato una Ferrari e la guidava come una Fiat, Ibra appariva quanto meno fuori luogo (anche perché quando se ne andò lui il Barcellona rivinse la Champions, come l’Inter in seguito al suo addio, e la modesta Svezia ha ottenuto un insperato risultato mondiale dopo la sua esclusione).

“Lui è un egoista, un individualista sia come persona che come giocatore. Noi invece siamo un gruppo”. (Karl-Johan Johnsson, secondo portiere svedese, in un’intervista rilasciata a Main Opposée)

Coincidenze? Non lo sappiamo. L’unica nostra certezza è che il calcio resta uno sport di squadra, e gli unici in grado di piegare questa regola fondamentale sono eroi giovani e forti (non per forza belli). Oggi al contrario Ibrahimovic appare un po più patetico ad ogni dichiarazione, e ci ricorda quel vecchio al bar convinto di poter dare una lezione ai giovanotti troppo scalmanati che disturbano la sua forzata solitudine.

 

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Federico Brasile

70 articoli
Tra Mihajlovic e il Bologna era giusto che finisse
Papelitos
Federico Brasile
07 Settembre 2022

Tra Mihajlovic e il Bologna era giusto che finisse

La compassione, per uno come Sinisa, sarebbe l'affronto peggiore.
Sentir parlare Mourinho è ossigeno puro
Papelitos
Federico Brasile
28 Agosto 2022

Sentir parlare Mourinho è ossigeno puro

Uomini, altro che moduli e schemi.
Il Sassuolo è una bottega troppo, ma troppo cara
Papelitos
Federico Brasile
24 Luglio 2022

Il Sassuolo è una bottega troppo, ma troppo cara

A tutto c'è un limite, anche alle plusvalenze.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Il funerale della Liga spagnola
Papelitos
Alberto Fabbri
16 Settembre 2018

Il funerale della Liga spagnola

Cupi pensieri sull'esportazione della Liga negli USA.
I want you, Serie A TIM!
Papelitos
Valerio Santori
07 Febbraio 2022

I want you, Serie A TIM!

Siete pronti a trasferirvi a Nuova York?
Scacco matto
Altri Sport
Maurizio Fierro
09 Settembre 2017

Scacco matto

Quando pallacanestro e scacchi significarono Guerra Fredda.
Il soccer made in USA, un problema culturale
Editoriali
Gianluca Palamidessi
27 Aprile 2020

Il soccer made in USA, un problema culturale

Il gioco del calcio, in America, non è per tutti.
Kosovska Mitrovica è la Berlino dei Balcani
Calcio
Marco Gambaudo
14 Aprile 2020

Kosovska Mitrovica è la Berlino dei Balcani

In Kosovo nemmeno lo sport riesce ad unire, soprattutto a Kosovska Mitrovica.