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16 Aprile 2022

Dio è morto (ma non vuole ammetterlo)

Ibra, ascolta Toni, ascolta Totti: ritirati finché sei in tempo.

Eravamo a gennaio quando Zlatan Ibrahimovic – non contento di Sanremo, delle continue interviste/sparate internazionali, persino delle tre autobiografie – ripiombava sul grande schermo pubblicizzando la fibra di Sky (Wi-Fi) con lo slogan: “Fibra forte come Ibra”. Ma per uno strano (si fa per dire) scherzo del destino, a pochi giorni dal lancio della réclame il dio svedese si è nuovamente infortunato. Lasciando così Pioli e il Milan in un mare di guai – e di chiacchiere, quelle di cui vive Ibrahimovic ormai da qualche mese (per essere buoni).

Dalla sfida contro la Roma del 6 gennaio ad oggi, Zlatan Ibrahimovic ha giocato 234 minuti con la maglia del Milan sui complessivi 1170 (per difetto) dei rossoneri tra Serie A e Coppa Italia. In totale, Ibra – il grande atleta, l’immenso e atemporale campione – ha disputato quest’anno 19 partite sulle 41 totali del Milan in tutte le competizioni. Di queste 19, solo 7 per tutti e 90 i minuti. Le sue 8 reti e 2 assist (come Giroud e Leao, migliori marcatori rossoneri) dicono molto sul livello del nostro calcio, anche perché fuori dall’Italia Ibra in 4 partite di Champions ha segnato 0 reti.

Pochino, per chi (appena un mese fa) ha dichiarato di «non [volersi] ritirare fino a quando non ci sarà qualcuno più forte [di lui]».

È una frase che non ci sorprende più di tanto, ma dovrebbe. Ibrahimovic è stato un fenomeno, a tratti forse uno dei giocatori più incisivi del pianeta, senz’altro il più completo. Ma il mito che con pazienza e metodo si è costruito stava in piedi fino a due, tre (forse quattro?) anni fa, oggi non più. Anzi, il rischio è per Ibrahimovic semmai l’opposto: che il mito si trasformi in commedia. Lo sa benissimo Luca Toni, che in un’intervista a Gazzetta (lui che all’ultimo anno di carriera ha vinto il titolo di capocannoniere in Serie A con la maglia dell’Hellas Verona) ha detto: «Io lo inviterei ad andare avanti finché può essere protagonista. Altrimenti, se non può più esserlo, meglio fermarsi. Se puoi giocare al massimo, giochi, sennò basta. Sarebbe brutto vedere un campione come Ibrahimovic giocare poco o quando lo fa non rispettare le attese. Uno come lui deve chiudere al top, al livello in cui è rimasto per tutta la sua storia».


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