Carrello vuoto
Altri Sport
10 Gennaio

Per non dimenticare Ignazio Giunti

Diego Mariottini

52 articoli
Cinquanta anni moriva tragicamente il pilota della Ferrari.

Nell’ambiente delle corse veniva considerato l’astro nascente. Invece, la vita di Ignazio Giunti termina il 10 gennaio 1971 in Argentina, durante la 1000 chilometri di Buenos Aires. Una morte che evidenzierà l’assenza di regole chiare nella gestione delle corse. La fine improvvisa del pilota romano diventa un caso/denuncia che costringerà i decisori a rivedere le regole della sicurezza in Formula 1. Agli amanti delle corse resterà comunque lo sconforto per la perdita di un campione in crescita di cui pochi hanno ancora memoria.

 

 

 


Natural born driver


 

Se vieni da famiglia altolocata, di norma verrai considerato un miracolato o giù di lì. Ci sarà sempre qualcuno pronto a dire che ce l’hai fatta solo perché hai soldi e conoscenze. Eppure Ignazio Giunti, talento ne ha. Classe 1941, rampollo di aristocratica famiglia romana, nutre da sempre la passione per i motori. È adolescente ma ha già le idee chiare: diventerà un pilota di Formula 1. Ha in sé tutti i fattori X necessari per sfondare. Coraggio di osare, razionalità per programmare, una certa freddezza quando serve.

 

 

La famiglia Giunti non è d’accordo con la scelta. Dunque, per arrivare in alto Ignazio sa che dovrà fare tutto da solo. L’ostilità parentale è qualcosa che può rendere le persone ciniche, dure e spietate. Anche uno come Niki Lauda ha conosciuto una serie di dinieghi importanti, in famiglia. L’idea di avere un figlio pilota viene mal digerita da una famiglia di banchieri viennesi. Per questo motivo, il giovane Lauda dovrà affinare caratteristiche come autocontrollo, assenza di scrupoli, mancanza di empatia verso il prossimo.

 

Giunti non sarà mai così: una sensibilità spiccata e un tratto signorile e premuroso verso i collaboratori non andranno mai in conflitto con un senso ferreo della disciplina.

 

Qualità, quest’ultima, che farà posare su Ignazio gli occhi di un uomo di successo e molto navigato nell’ambiente. Uno che riconosce la qualità umana e professionale anche a chilometri di distanza: Enzo Ferrari. Il Drake è uomo abituato a guardare oltre le apparenze e nota subito nel pilota romano una padronanza del mezzo, unita a una sobrietà nei comportamenti oggi sconosciuta a qualsiasi personaggio di spicco. Due aspetti che da soli non fanno ancora un campione, ma che possono completare il profilo, quando il talento c’è.

 

 

 


La gavetta


 

A 20 anni, Ignazio inizia con le cronoscalate. La prima macchina è una Alfa Romeo Giulietta TI presa a noleggio. Risultati apprezzabili, l’anno successivo debutta nelle competizioni su pista a Vallelunga. Passano due anni di “apprendistato” e nel 1964 il pilota si piazza secondo nel Campionato italiano. Disputerà diverse gare in Europa con la Fiat-Abarth 850 TC del team Bardahl, continuando a essere imbattibile sul circuito romano. Il soprannome “reuccio di Vallelunga” sarà esaustivo in tal senso. Nel 1966, Giunti partecipa al campionato italiano di Formula 3, ottenendo il terzo posto al Circuito del Mugello con la Giulia GTA.

 

 

Nel 1967 Giunti vince con la GTA la categoria turismo del Campionato europeo della montagna, mettendosi definitivamente in luce e approdando nella categoria sport prototipi. Nella stessa stagione fa suo il Campionato italiano per vetture sport, finisce secondo alla Targa Florio e quarto alla 24 ore di Le Mans. Enzo Ferrari lo accoglie a Maranello. Il 1970 è l’anno cruciale: vince la 12 ore di Sebring con la 512 S, ottiene il secondo posto alla 1000 chilometri di Monza e i terzi posti alla Targa Florio e alla 6 Ore di Watkins Glen. Sono risultati che aprono a Ignazio Giunti le porte della Formula 1, al volante della Ferrari 312 B.

 

Ignazio Giunti alla guida di una splendida rossa (Foto Pinterest)

 

 


Il debutto in Formula 1


 

Avviene il 7 giugno 1970 in Belgio sul circuito di Spa-Francorchamps, uno dei più complicati del circus. L’esordiente termina al quarto posto. Ferrari è felice, sa di avere trovato un buon motore e un driver di prospettiva. Nella stessa stagione disputa altre tre gare. Non va a punti ma si guadagna la riconferma per l’anno successivo. Il 30 agosto Ignazio Giunti compie 29 anni. Quella domenica di fine estate a Roma non è una giornata qualsiasi. Viene liberato dal carcere di Regina Coeli l’attore Walter Chiari, in arresto da mesi con l’accusa di consumo e spaccio di cocaina.

 

 

Nella stessa giornata avviene un fatto di cronaca nera che apre uno spaccato inquietante sulla cosiddetta “Roma bene”: il ricchissimo e potente marchese Camillo Casati Stampa uccide con un’arma da fuoco sua moglie Anna e Massimo Minorenti, il giovane amante della donna. Poi si suicida. La vicenda, molto più perversa e intricata di un semplice dramma della gelosia, porterà allo scoperto un giro di rapporti sessuali promiscui cui il marchese spingeva la moglie. Relazioni torbide e occasionali che si verificavano sotto il suo sguardo voyeuristico.

 

 

Una fitta rete che per un momento sembrerà coinvolgere anche nomi eccellenti: gente dello spettacolo, imprenditori, politici e sportivi di allora. Ignazio Giunti pensa ad altro ma la settimana successiva al compleanno una tragedia scuote il mondo della Formula 1. Durante le prove di qualifica del sabato, il 5 settembre muore a Monza l’austriaco Jochen Rindt, leader della classifica mondiale. Alla fine della stagione Rindt, che al momento del decesso aveva un buon vantaggio di punti sul ferrarista Jackie Ickx, sarà l’unico campione mondiale postumo nella storia iridata delle quattro ruote.

 

 

 


La tragedia


 

Buenos Aires, domenica 10 gennaio 1971. Sono circa le 10 di mattina locali quando è in corso di svolgimento la 1000 chilometri. Ignazio Giunti, che gareggia in coppia con un altro compagno di equipaggio, l’italiano Arturo Merzario, è saldamente al comando. Al giro 38, il francese Jean-Pierre Beltoise su Matra, esaurisce il carburante in prossimità dell’ultimo tornante prima del rettilineo principale. Beltoise decide così di raggiungere i box spingendo a mano la sua vettura. In prossimità dell’ultima curva a sinistra il pilota francese corregge la traiettoria della vettura che sta piegando troppo verso il centro della pista, spostandosi al fianco della sua Matra. L’obiettivo è quello di girare il volante.

 

Proprio in quel momento passano Giunti e l’inglese Mike Parkes. L’italiano sta per doppiare Parkes quando, affrontato l’ultimo tornante prima del traguardo, i due si ritrovano in traiettoria la Matra che Beltoise sta spingendo a mano.

 

Parkes riesce a evitare l’impatto infilandosi nello spazio tra la Matra e il cordolo interno, per Giunti non c’è scampo. La Ferrari colpisce il retro della macchina del francese e carambola lungo il rettilineo dei box per oltre 150 metri. Poi la vettura prende fuoco con il pilota all’interno. A seguito delle ustioni di terzo grado riportate, alle 14,40 di quella domenica, Ignazio Giunti è ufficialmente dichiarato morto. Anche un fotografo presente sopra la terrazza dei box perde la vita dopo essere precipitato a terra per via dell’enorme calca che si era formata nella zona dell’incidente.

 

 

Le sequenze dell’incidente

 

 


L’inchiesta


 

Dopo l’incidente il settimanale italiano Autosprint apre una inchiesta serratissima, portando avanti una campagna mediatica per arrivare a stabilire nuove regole sulla sicurezza nel mondo delle corse. L’allora direttore Marcello Sabbatini è amico personale di Giunti e vuole andare fino in fondo. Nell’occhio del mirino finiscono i commissari e il direttore di gara Juan Manuel Fangio, che non si erano opposti formalmente alla manovra di Beltoise. Una manovra allora considerata normale, sebbene già vietata dai regolamenti. Il pilota francese a un certo punto cercherà di giustificarsi: «Giunti ha commesso un errore di calcolo e di manovra, io stesso sono vivo per miracolo».

 

Dall’America Mario Andretti sarà lapidario: «La fine di Ignazio è dovuta ai sistemi di sicurezza inadeguati adottati in Europa e sugli autodromi sudamericani. Negli USA Giunti non sarebbe mai morto in circostanze simili».

 

La morte di Ignazio Giunti resta a suo modo nella storia della sicurezza nelle corse. Arturo Merzario, compagno di team della vittima, dirà anni dopo: «Quell’episodio servì per aprire una riflessione. Travagliata, dolorosa ma priva di preconcetti. Fu uno degli episodi capisaldi in cui si cominciò a riflettere sugli errori compiuti. Per il resto Beltoise fu vittima delle circostanze. In quei tempi, se non riportavi la macchina ai box, anche se a spinta, il tuo team ti fucilava. Per questo compiango Ignazio, era un amico, e nello stesso tempo capisco Jean-Pierre».

 

 

Da allora il problema della sicurezza dei piloti diverrà centrale per la Formula 1, malgrado le troppe morti in diretta tv che tanti milioni di spettatori dovranno ancora vedere nel corso dei decenni successivi. E se ora le cose sono migliorate, si può dire che il sacrificio di Giunti non è stato vano. Il suo, come quello di altri piloti. Ma nel frattempo il nostro Paese avrà perduto un campione che avrebbe dato sicure soddisfazioni. Una macchina italiana con un pilota italiano, accoppiata perfetta. Non sarà così.

 

 

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Motori
Giacomo Cunial
28 Marzo 2022

Verstappen e Leclerc, il talento nella bolla

Da Jeddah, Arabia Saudita, arrivano conferme.
Motori
Luca Pulsoni
21 Marzo 2022

La Ferrari è tornata, ed era ora

In Bahrain finisce in parata, e i segnali sono ottimi.
Papelitos
La Redazione
6 Marzo 2022

Nikita Mazepin, licenziato perché russo

Il neo-maccartismo continua spedito.
Motori
Giacomo Cunial
24 Febbraio 2022

Non è un paese per piloti

l'Italia è rimasta indietro anche nel motorsport.
Motori
Giacomo Cunial
22 Novembre 2021

Max Verstappen è uno di noi

Il pilota fuori dal coro che stavamo aspettando.
Motori
Giacomo Cunial
13 Novembre 2021

Una Formula 1 inclusiva, ecologica e saudita

Dagli USA all'Arabia Saudita il passo è breve.
Motori
Giacomo Cunial
24 Settembre 2021

Nino Vaccarella: Professore, Pilota, Semi-Dio

L'automobilismo siciliano perde il suo simbolo.
Recensioni
Luca Pulsoni
18 Settembre 2021

Schumi meritava di più

La docuserie Netflix su Michael Schumacher è una vera delusione.
Motori
Giacomo Cunial
30 Agosto 2021

Formula 1 Horror Show

Il Gran Premio di SPA 2021 ha sancito il punto più basso nella storia della Formula 1.
Motori
Luca Pulsoni
21 Luglio 2021

C’è vita in Formula 1

Tra Hamilton e Verstappen volano gli stracci dopo l’incidente di Silverstone
Motori
Luca Pulsoni
28 Giugno 2021

Date una macchina a Leclerc

Il monegasco è l’unica certezza per il futuro della Ferrari.
Motori
Antonio Torrisi
22 Giugno 2021

Sebastian Vettel, uno stoico in Formula 1

Un pilota con un preciso centro di gravità permanente.
Motori
Giacomo Cunial
8 Giugno 2021

Bernie Ecclestone, il Napoleone della Formula 1

Un uomo che ha segnato un'epoca.
Motori
Giacomo Cunial
4 Giugno 2021

Ferrari a Le Mans, alla ricerca dell’epica perduta

Un ritorno che sa di storia e identità.
Motori
Luca Pulsoni
26 Maggio 2021

Verstappen è il rivale perfetto per Hamilton

Finalmente in Formula 1 c'è storia.
Motori
Luigi Fattore
1 Maggio 2021

Ayrton Senna, l’immortale

Da ben prima di quel dannato 1 maggio 1994.
Motori
Luca Pulsoni
17 Aprile 2021

La Formula 1 vuole darsi un taglio

Il budget cap (tetto agli stipendi per i piloti) divide il Circus.
Italia
Diego Mariottini
18 Marzo 2021

Un derby degli anni di piombo

L'ultimo Roma-Lazio prima della tragedia Paparelli.
Ritratti
Domenico Rocca
6 Febbraio 2021

Erasmo da Taranto

Erasmo Iacovone, l’uomo e il simbolo.
Motori
Giacomo Cunial
2 Febbraio 2021

Enzo Ferrari senza filtri

Nel dialogo con Enzo Biagi, il Drake si raccontò in profondità.
Motori
Luca Pulsoni
24 Gennaio 2021

L’automobilismo ecologico non piace a nessuno

La svolta green rischia di snaturare la Formula 1 (e non solo).
Basket
Raffaele Scarpellini
8 Gennaio 2021

Le macerie sportive dei Benetton

La famiglia Verde nello sport, un impero decaduto.
Altro
Luca Pulsoni
6 Gennaio 2021

Cos’è Ineos e cosa vuole dallo sport

Renderlo una scienza, abbattere ogni barriera.
Altri Sport
Luca Pulsoni
17 Dicembre 2020

Leclerc è l’uomo di cui la Ferrari ha bisogno

Nella peggiore stagione degli ultimi 40 anni, la speranza per il futuro.
Altri Sport
Giacomo Cunial
12 Dicembre 2020

Se la tecnologia può comprare il talento

Che ne sarà del motorsport?
Altri Sport
Luca Pulsoni
10 Novembre 2020

Schumacher e Hamilton oltre i record

Il confronto tra gli uomini che si celano dietro agli idoli.
Altri Sport
Giacomo Cunial
3 Novembre 2020

Mick Schumacher è solo un’operazione di marketing?

Non vorremmo essere nei panni del figlio d'arte.
Ritratti
Giacomo Cunial
10 Ottobre 2020

Giorgio Faletti, un intellettuale al volante

I motori prima di cinema, televisione e scrittura.
Altri Sport
Antonio Torrisi
14 Settembre 2020

Non abbiamo scelto di nascere cristiani né ferraristi

La Ferrari (oggi più che mai) è un atto di fede.
Altri Sport
Antonio Torrisi
31 Agosto 2020

La Ferrari non ha ancora raggiunto il punto più basso

Una stagione da dimenticare, che purtroppo non è ancora finita.
Tennis
Giacomo Cunial
25 Luglio 2020

Il pilota è prima di tutto un artista

Animato da un demone irrazionale ed estetico, viene oggi represso dalla tecnica.
Motori
Antonio Torrisi
23 Luglio 2020

Abbiamo ucciso la Formula 1

Un mondiale che, come da pronostico, è finito prima di iniziare.
Papelitos
Giacomo Cunial
11 Luglio 2020

Alonso alla Renault, un ritorno d’immagine

Un'ottima operazione di marketing per una scuderia in difficoltà.
Papelitos
Giacomo Cunial
22 Giugno 2020

Lewis Hamilton vuole abbattere le statue

Ma nelle sue posizioni estreme c'è qualcosa che non torna.
Tennis
Diego Mariottini
7 Giugno 2020

Il rogo del Ballarin, una tragedia dimenticata

Il più grande dramma in uno stadio italiano, in un periodo molto delicato.
Altri Sport
Giacomo Cunial
22 Maggio 2020

Il tramonto del Futurismo automobilistico

Sognavamo corse folli e roboanti ma saranno le macchine a guidare le persone.
Altro
Giacomo Cunial
20 Aprile 2020

Il pilota tra eros e morte

Spingersi oltre i propri limiti, conquistando le donne e beffando la morte.
Editoriali
Andrea Antonioli
22 Marzo 2020

Gli scommettitori moriranno soli

Il gioco online è un genocidio silenzioso che distrugge migliaia di vite.
Papelitos
Luca Pulsoni
28 Febbraio 2020

Lewis Hamilton, alla ricerca di un vero rivale

Punti di forza e debolezze di un mito (forse) imbattibile.
Papelitos
Giacomo Cunial
25 Febbraio 2020

Ferrari, due prime guide sono troppe

Gestire la convivenza tra Leclerc e Vettel sarà un problema per la scuderia di Maranello.
Altro
Andrea Catalano
21 Febbraio 2020

Di padre in figlio

L'eredità sportiva è un peso o una risorsa?
Storie
Domenico Rocca
11 Febbraio 2020

La Ternana di Corrado Viciani è stata rivoluzionaria

Il 12 febbraio di sette anni fa ci lasciava Corrado Viciani, l'allenatore che voleva ribaltare il calcio italiano.
Papelitos
Giacomo Cunial
6 Febbraio 2020

Fernando Alonso, un talento egocentrico

Il pilota spagnolo non si rassegna, e non esclude il ritorno in Formula 1.
Papelitos
Giacomo Cunial
3 Gennaio 2020

Vogliamo sapere come sta Michael Schumacher

Tutti coloro che hanno vissuto con passione le sue cavalcate hanno diritto a sapere di più.
Recensioni
Giacomo Cunial
20 Novembre 2019

Le Mans ’66 – La grande sfida

Il film di James Mangold è pura epica contemporanea.
Altri Sport
Giacomo Cunial
9 Settembre 2019

La furia gentile di Charles Leclerc

È nata una stella.
Altri Sport
Giacomo Cunial
1 Luglio 2019

Riusciranno i giovani a fermare il declino della F1?

Verstappen, Leclerc e il loro spirito barricadero: unica speranza di questo circus in piena crisi mistico-sportiva.
Recensioni
Luigi Fattore
7 Maggio 2019

Suite 200

Il viaggio di Terruzzi nella psiche tormentata del pilota brasiliano è un'occasione imperdibile per coglierne la disturbata personalità e il suo perenne senso di colpa legato alle ingiustizie sociali del Brasile.
Interviste
Matteo Fontana
24 Gennaio 2019

A tu per tu con Gianfranco Zigoni

Il grande Zigo si racconta.
Editoriali
Andrea Antonioli
7 Gennaio 2019

Se questi sono ultras

Le curve rischiano di morire di criminalità.