Editoriali
28 Dicembre 2020

Il 2021 è l'anno di Contrasti

Abbiamo grandi progetti per il futuro, ma prima vogliamo raccogliere suggerimenti, pareri e critiche. Abbiamo preparato qualche domanda per Voi. Badate bene: non è un semplice questionario ma un appuntamento per entrare nella nostra storia.

Non siamo nativi digitali ma molto più moderni, ahinoi. Contrasti nasce da un banale post su Facebook, un appello spassionato, era l’estate del 2016. Il messaggio lanciato nell’etere come una bottiglia nell’oceano recitava più o meno così:

“Se come diceva Pasolini ‘il calcio (e lo sport in generale, ndr) è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo’, allora questo merita di essere raccontato con serietà e spirito critico. È arrivato il momento di dare vita a una rivista online che mescoli sport, epica, cultura, costume, letteratura, società, politica. Per adesso è solo un’idea, ma contiamo farla partire a fine 2016. Chiunque di Voi fosse interessato a questa iniziativa, a far parte della redazione, può scriverci in privato”.

All’improvviso arrivarono decine e decine di mail, ragazze e ragazzi entusiasti di cominciare questa nuova avventura, che poco dopo prenderà forma. Detto, fatto. Il 10 novembre 2016 ci presentiamo al pubblico con un nome, Contrasti, un sottotitolo carmelitano “L’atto non l’azione”, un logo, un direttore editoriale, Andrea Antonioli, una piccola squadra di caporedattori e redattori. È l’inizio di un’epoca, la nostra epoca.

 

Carmelitani, dal primo giorno

 

Lavoro, sacrificio e umiltà prima o poi pagano sempre, nella complicità degli sguardi prima ancora che in contanti. In poco tempo siamo riusciti a creare un vero e proprio collettivo, rendendoci conto, tutto sommato che il campo visto dagli spalti non era poi così male. Si intravedono le geometrie del mondo, si viaggia dentro lo spirito del tempo e, se necessario, si combatte per rovesciarlo. A dimostrazione che anche nel giornalismo sportivo può esserci la battaglia delle idee, e soprattutto che lo spettacolo è prima di tutto un affare metafisico prima ancora che estetico. Dipendeva da noi.

 

 

Eccoci infatti dopo 4 anni a fare i conti con il nostro passato. Un lampo, fulmineo, il tempo. Eppure di cose ne sono successe. Articoli di grandissima qualità definiti da alcune società sportive “straordinari contributi congressuali”; interviste a personalità che hanno fatto la storia del giornalismo, da Giancarlo Dotto a Pierluigi Pardo, da Paolo Condò a Gianni Mura; conferenze e presentazioni di libri con Massimo Fini e Aldo Cazzullo, Nicola Roggero e Paolo Di Canio, Gianluca Mazzini e Julio Velasco, Sandro Piccinini e Francesco De Core; e ancora aver partecipato al numero “il linguaggio del calcio” della rivista-monumento These Football Times con un capitolo sull’Italia.

 

 

Senza parlare ovviamente della consacrazione, o meglio, il riconoscimento come realtà editoriale emergente da parte del direttore di Mediaset Sport Alberto Brandi, che ha deciso di firmare una collaborazione-interazione tra i nostri siti internet (e domani chissà cosa ne verrà fuori).

 

Il nostro capitolo, dedicato al linguaggio del calcio in Italia

 

Che pensiamo in grande probabilmente già lo sapete ma ora, nel nuovo anno, ci stiamo preparando al grande salto. E vogliamo farlo insieme. Siamo pronti a scendere “dall’alto monte” nietzschiano, uscire dalla redazione, andare virtualmente negli spalti, nei bar, nelle strade, ovvero nei vostri sentimenti più profondi. Necessitiamo del supporto di voi lettori, dei vostri suggerimenti, e soprattutto delle vostre critiche.

 

 

Il vostro tempo è prezioso, per noi invece il tempo è questione di sopravvivenza: di vita o di morte. Abbiamo preparato qualche domanda, potete accedere qui, e rispondere (avete tempo fino al 7 gennaio!). Ci vorrà solo qualche minuto. Badate bene: non è un semplice questionario ma un appuntamento per entrare nella nostra storia.

 

 

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

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