10 ori, 16 argenti e 4 bronzi. Un ricco bottino di medaglie che rende questo sport, in ambito maschile, il più vincente a livello europeo fra tutte gli sport di squadra italiani. Parliamo del basket? Del calcio? Della pallanuoto o del volley? La risposta è sempre la stessa: no. Nessuna di queste discipline vanta, trofei alla mano, di essere la migliore delle “Italie” a livello europeo. Il calcio, per esempio, ha vinto solo una volta l’Europeo, la pallanuoto arriva a tre, il basket si ferma a due e i ragazzi della pallavolo hanno raggiunto sei volte sul gradino più alto della competizione. Gli azzurri a vantare ben 10 titoli europei sono quelli – strano ma vero – del baseball. Lo sport che va tanto in voga negli Stati Uniti d’America, nelle zone caraibiche e in molti stati dell’Asia, nel nostro paese ha un’ottima tradizione. Solo l’Olanda, infatti, nel Vecchio continente può avere un palmarès migliore. È vero, rispetto agli altri sport di squadra citati, se si considera il livello dell’Italia rispetto alle nazioni (non solo europee) ma di tutto il mondo, il blasone scende. In 22 edizioni del campionato del mondo disputate, l’Italia non è mai andata oltre il 4° posto. Questo però non toglie il fatto che gli azzurri del baseball siano costantemente nelle prime 10 nazioni al mondo. Ora, mentre scriviamo, l’Italia è al 9° posto nel ranking mondiale. Prima delle nazioni europee, dietro solo a stati mostri sacri come Giappone, Usa, Corea del Sud e Cuba. Come è possibile che nessuno, esclusi gli addetti ai lavori, parli mai di baseball in Italia?

La Nazionale italiana di baseball dopo il trionfo del decimo Campionato europeo nel 2012.

La Nazionale italiana di baseball dopo il trionfo del decimo Campionato europeo nel 2012.

«Il problema è nella cultura sportiva di questo Paese – ci ha raccontato Riccardo Fraccari, presidente della FIBS per oltre 15 anni, sostituito il mese scorso da Andrea Marcon – che possiamo definire una non cultura dello sport. In questo Paese si parla sempre e solo di calcio e per tutti gli altri sport, anche se vincenti come il baseball, è complicatissimo raggiungere un buon livello di visibilità».

Pensare che poi l’Italia ha avuto anche la sua grande occasione, non troppi anni fa, per raggiungere le masse. Era il 2009 e il mondiale era stato organizzato, nella sua fase finale, tra Olanda e Italia. Proprio nello Stivale si sarebbe disputata la finalissima e, per l’occasione, il palcoscenico prescelto era Roma. Anche la città di Milano venne coinvolta per alcune partite dei turni precedenti. Le due più grandi città italiane per poter dare visibilità a un mondiale che, tra i suoi obiettivi, aveva anche il rilancio del baseball in Italia. «Alla fine fu un’occasione persa – spiega ancora Fraccari – né Milano, né Roma ospitarono il mondiale. La finale si disputò a Nettuno, simbolicamente la capitale di questo sport in Italia, davanti a una cornice di pubblico incredibile. Roma e Milano, furono fatte fuori solo perché i costi per rendere a norma i due impianti erano elevati e noi come federazione non navighiamo certo nell’oro. Insomma, nessuno ha voluto investire». Due città così grandi che, ad oggi, non hanno squadre nel massimo campionato italiano. Il baseball, infatti, in Italia piace nei piccoli centri e nelle province e questo potrebbe rientrare sicuramente in una delle cause della sua poca diffusione e visibilità. A Milano paradossalmente questo sport è nato: infatti il primo club italiano della storia si chiama proprio Milano Baseball 1946. Oggi, oltre alla già citata Nettuno, la diffusione è a macchia di leopardo, non esiste una vera e propria zona che può essere definita una roccaforte. Forse l’Emilia Romagna, che con Parma ha una grandissima tradizione e con Bologna e Rimini due piazze altrettanto storiche, ma poi basta. Vedendo la cartina italiana sopra ai 150mila abitanti troviamo solo un’altra città, Padova, realtà abbastanza giovane.  «Milano, Roma, Palermo e Reggio Calabria – rivela ancora Fraccari – sono tutte città con impianti già esistenti che se fossero ristrutturati potrebbero portare nuova linfa vitale a questa disciplina. Io mi sono messo al lavoro, durante il mio mandato, per far sì che questo accadrà presto». Riccardo Fraccari, infatti, abbandonerà la massima carica dopo oltre 15 anni. Lui viene dal campo, infatti, è stato il più celebre arbitro italiano a livello internazionale. Nella sua gestione sicuramente il baseball è cresciuto. Soprattutto in ambito giovanile grazie alla creazione dell’Accademia. A questo nome corrisponde un programma per giovani atleti, dai 15 ai 18 anni, che vengono seguiti per un lungo periodo e fatti crescere tecnicamente anche attraverso degli stage all’estero. Il tutto a spese della Federazione e, investendo sui giovani, i risultati sono arrivati. Quattro delle ultime cinque edizione degli europei Juniores sono state portate a casa proprio dagli azzurri.

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Riccardo Fraccari, presidente della Federazione Italiana Baseball Softball (FIBS) dal 2001 al 2016.

Insomma, l’Italia del baseball vince, convince e cresce. Non raccoglie però tutti i frutti di quanto seminato. La cosa diventa ancora più paradossale se si sbircia nei ranking degli altri sport di squadra maschili. Nel calcio gli azzurri sono 13esimi, così come nel rugby e nel basket 17esimi. Solo nella pallavolo, dove c’è tanta storia e tradizione, si trova un 4° posto. Numeri alla mano, quindi, non sarebbe troppo surreale dire che, volley escluso (unico sport in Italia insegnato nelle scuole da almeno tre decenni), il baseball è in Italia lo sport maschile a squadre che ha raccoglie i migliori risultati. L’ultimo europeo, disputato a settembre in Olanda, ha visto l’Italia arrivare terza. Dietro a una sorprendente Spagna e ai padroni di casa che, vincendo la manifestazione, si confermano la rivale europea per eccellenza. Gli Orange sono forti però grazie soprattutto alle dipendenze olandesi nei Caraibi, precisamente ad Aruba e nelle Antille Olandesi dove il baseball è altamente diffuso. Insomma, il trucco c’è e si vede.
Tornando nei nostri confini, a contribuire al non decollo del baseball un ruolo significativo è ricoperto anche dai mass media nazionali. «La stagione appena conclusa – ha dichiarato Riccardo Schiroli responsabile comunicazione FIBS – è stata quella di minor soddisfazione per la presenza di baseball italiano in televisione. RaiSport ha proposto la finale del campionato italiano a intermittenza e in differita. L’Europeo non è stato trasmesso da nessuna emittente italiana». Oltretutto i diritti televisivi del campionato di baseball gravano pochissimo sul bilancio di un’azienda televisiva, poiché la trasmissione ha sempre costituito un onere per la FIBS che si fa carico di gran parte delle spese. Oltre alla Rai ci sono stati (e ci saranno per la stagione 2017) contatti con Fox, Eurosport, Sport Italia e perfino con la tv della Repubblica di San Marino, ma nessuno sembrerebbe voler coprire questo sport mostrando anche un minimo interesse. 
Il futuro di questo sport, bello e vincente, ha una nuova possibilità di crescita. Gli sport, come è noto, si definiscono minori anche perché hanno un bacino di fondi decisamente minore rispetto a realtà come, ad esempio, quella del calcio. Ora l’investimento crescerà sicuramente, infatti le discipline che sono olimpiche hanno più soldi rispetto alle altre. Il baseball in occasione di Tokyo 2020 finalmente tornerà, dopo che a Londra e Rio de Janeiro era stato declassato. Il ritorno nel gotha dei cinque cerchi ha visto anche un ruolo importante dalla federazione italiana che, tra le tante, è stata una delle più tenaci nel voler il suo reinserimento e la sua conferma dopo la kermesse giapponese (non è detto infatti che nei giochi del 2024 ci sarà).

I soldi che arriveranno sommati alla tradizione fatta di vittorie e programmi per far crescere i giovani sembrano, quindi, la ricetta per poter conquistare il futuro.  «Pensiamo alla differenza che c’è tra baseball e il rugby – riprende a parlare Riccardo Fraccari – il primo è il miglior sport di squadra italiano a livello di risultati europei sia per quanto riguarda la nazionale che i club. L’altro, nasce in Europa ed è più radicato nella nostra cultura, ma non è vincente affatto. Il seguito della palla ovale è però enorme. La differenza, permettetemi la metafora, è come se lo sport fosse un treno. Il rugby sono i vagoni, trainati da una locomotiva che lo porta, giorno dopo giorno, sempre più avanti. Il baseball, risultati alla mano, è già la locomotiva, abbiamo la nostra velocità  e sappiamo perfettamente fino a dove possiamo spingerci. Ecco servirebbe che qualcun altro si mettesse davanti e, in un certo senso, farci da traino indicandoci nuovi scenari».