In tre memorabili paragrafi di Sein und Zeit (1927), Martin Heidegger analizza i modi dell’Esserci quotidiano, le modalità, cioè, attraverso le quali si esplica la superficialità dell’uomo comune; chiacchieracuriosità ed equivoco. Il caso De Ligt, scoppiato nelle ultime ore, è un ottimo esempio della bontà del discorso filosofico heideggeriano, già rivolto (quasi un secolo fa) all’inconsapevole deterioramento del linguaggio, innocua e insieme potentissima arma a disposizione dell’uomo. Il giornalismo nostrano è insieme chiacchiera, curiosità ed equivoco.

 

Fa sorridere, in primo luogo, l’intervento “patrio” di Ronald Koeman: «Ci vuole tempo per ambientarsi, ma ovviamente non deve volercene troppo. Non sono ancora preoccupato, ma se a ottobre la situazione è ancora questa, allora potrei iniziare a pensare al fatto che non abbia il ritmo partita». Tralasciando il vuoto concettuale di simili affermazioni, ricolme di ovvietà e velate minacce, è il prendere la parola per il figliol improvvido che lascia realmente basiti. D’altra parte, Koeman non ha detto proprio nulla. Idem il figlioccio De Ligt, le cui affermazioni, montate ad arte dai parolieri nostrani, altro scopo non avevano che quello di creare un caso Juve.

 

«L’infondatezza della chiacchiera non è un impedimento per la sua diffusione pubblica, bensì un fattore che la favorisce» (M. Heidegger, Essere e Tempo, § 35, trad. it. Chiodi-Volpi).

 

E mentre non si azzardano ad alzare la mano, sui restanti banchi della classe, almeno una decina di giocatori della Juventus che, seduti in panchina, giocherebbero in qualsiasi altra squadra di Serie A, maestro Sarri, com’è ovvio, non ha ancora risposto alla “polemica”. Le stesse affermazioni di De Ligt, d’altra parte, sono degne figlie di quelle del padre Koeman, pura chiacchiera: «Devo essere realistico, sono ancora in fase di ambientamento qui in Italia. Bonucci e Chiellini sono stati considerati a lungo come la miglior coppia difensiva al mondo. Dovrò conquistarmi il posto in questa stagione». Perfetto. E c’era pure bisogno di dirlo?

 

Bonucci e Chiellini sono due maestri della difesa. De Ligt ha 19 anni, ed è senz’altro un talento luminoso. Ma donde viene questa voglia di dire sempre la propria, di continuare ad affermare il proprio io a discapito del collettivo, se non da quel diffuso atteggiamento post-umano che privilegia l’ego e i di lui presunti “diritti fondamentali”? Restando in tema, sempre a Torino tiene banco il caso Nkoulou, che si rifiuta di giocare pur avendo altri due anni di contratto. Forse le battaglie legali di Lotito, caro amico di Cairo, non sono poi così folli. Ricordiamocene sempre, di chi sono i giocatori, prima di cadere vittime di chiacchiera, curiosità ed equivoco.