Altri Sport
21 Giugno 2017

Il rosso e il nero

I British and Irish Lions alle prese con il tour 2017.

Sono lì, di nero vestiti. Grossi, minacciosi, incattiviti allo stremo. Lanciano una delle haka più aggressive e da brividi che si siano mai viste, a guidarla Hikawera Elliot, tallonatore dei Chiefs e per il momento destinato alla panchina. Si posizionano a piramide, uno davanti, una base più solida dietro. E via, a urlare la loro appartenenza, le loro radici, il loro orgoglio. Sono i Māori All Blacks, accento sulla a, un tempo indicati come una selezione di giocatori accomunati dal minimo sindacale di un sedicesimo di discendenza maori, ora di fatto la seconda nazionale neozelandese, quelli che in giro per il mondo sarebbero titolari fissi vita natural durante e che qui devono sperare che i loro dirimpettai entrino in forma il più tardi possibile. Qualche esempio? Liam Messam, 43 caps con gli All Blacks e due volte māori dell’anno. Nehe Milner-Skudder, un fenomeno all’ala, già campione del mondo e a segno nella finale del 2015. Dixon, i due Ioane, McKenzie, James Lowe, che è un estremo che in Europa non si è mai visto, ma che siccome in Nuova Zelanda al momento non trova spazio verrà a fare tutta la differenza del mondo  a Dublino, sponda Leinster, a partire da settembre. Ecco, provate a chiamarli semplicemente “seconda squadra”, vi verrà più scomodo che la parola “scusa” in bocca ad Arthur Fonzarelli. Davanti a loro, di rosso vestiti, i British & Irish Lions, reduci da un inizio tour non propriamente da ricordare, ma che non sono di certo scesi in campo per farsi impressionare dalla storia e dalle radici dei padroni di casa. Non sono i favoriti dell’incontro: due vittorie su quattro partite, di cui una giocata contro una selezione allenatasi insieme per ben poco tempo, non fanno ben sperare i tifosi della squadra di Warren Gatland. Che però devono ricredersi: i britannici vincono 32 a 10 giocando un secondo tempo di altissimo livello. Per sabato prossimo, giorno del primo test contro i “veri” All Blacks, ci sono anche loro.

A Peter O'Mahony viene concesso l'onore di ricevere una Taiaha dopo la vittoria ottenuta contro i Maori
A Peter O’Mahony viene concesso l’onore di ricevere una Taiaha dopo la vittoria ottenuta contro i Maori

Non è che ci credessero in tanti ad un exploit del genere, chi scrive per primo. Vero che le franchigie neozelandesi quest’anno sembrano volare, ma Blues e Highlanders non sono di certo le squadre più forti mai viste quest’anno. È anche vero però che Gatland sembra aver fatto una scelta abbastanza precisa: nei test di metà settimana va in campo quella che di fatto è una seconda squadra, il sabato vanno in campo gli uomini che danno maggiori garanzie. Contro i Crusaders, nettamente la selezione neozelandese più forte, e contro i  Māori si è vista in campo una formazione quadrata, cinica e senza apparenti punti deboli. Una squadra che per tradizione non può permettersi lo champagne delle cavalcate neozelandesi, ma che se la mette sui raggruppamenti sa fare del male a chiunque. Sabato c’è stata la conferma di tutto questo: primi cinque uomini devastanti (Maro Itoje su tutti), terza linea di ergastolani e il piede chirurgico di Leigh Halfpenny, che pian piano sta rinverdendo i fasti del Tour del 2013. La mediana parla irlandese: Murray fa il bello e il cattivo tempo tirandosi dietro Jonny Sexton, che non è più il fenomeno di qualche anno fa ma che ha dei colpi d’approccio di cui Gatland non può privarsi così facilmente. Nel caso è pronto Owen Farrell, inglese dal talento spropositato e che a poco a poco sta imparando a non avere cali di tensione nei match che contano. E poi c’è la famigerata Warrenball, uno dei marchi di fabbrica dell’ex tallonatore di Waikato: palla ai trequarti e dentro di prepotenza. È uno sgretolamento fisico costante e graduale, ormai celeberrimo tra gli avversari, ma quelli riusciti a neutralizzare del tutto questa manovra si contano sulle dita di una mano. Due grimaldelli, solitamente l’ala North e Ben Te’o, e due schegge impazzite per approfittare degli eventuali spazi aperti, cioè Anthony Watson e Jonathan Davies, “feticcio” di Gatland pure nella nazionale gallese, ma cavoli quant’è efficace. Messam e compagni nei break down hanno patito le pene dell’inferno, riuscendo a non affondare nel punteggio già nel primo tempo grazie ad un pasticcio di George North. Nella ripresa la fisicità e la compattezza dei Lions hanno preso definitivamente il sopravvento, spazzando via pure la mischia chiusa e stroncando sul nascere ogni tentativo di rimonta dei padroni di casa, che si sono visti ridurre in 14 per un intervento di spalla del numero 9 Tawera Kerr-Barlow (altro giocatore già visto con la felce argentata sul cuore).

l'impeto dell'Haka dei Maori
l’impeto dell’Haka

In sintesi ne è uscita una piccola lectio magistralis di rugby in salsa emisfero nord, rugby magari non spettacolare ma semplice, conciso, essenziale. E dannatamente efficace. E pure una piccola lezione da parte di Warren Gatland, che sa benissimo che la squadra titolare, quella del fine settimana, è ben più forte di ognuna delle franchigie neozelandesi, ma sa anche che il sugo del Tour sarà il trittico di partite che comincerà questo sabato. In fondo dell’ultimo Tour dei Lions in Nuova Zelanda, quello del 2005, tutti ricordano le quattro grandi imbarcate buscate dalla selezione di Clive Woodward(3 dagli All Blacks, 1 dai Māori), in pochi il percorso netto nei test “minori”. Se vorranno avere una chance contro gli All Blacks gli uomini di Gatland dovranno portare il confronto sulle fasi statiche e su ritmi bassi. La squadra di Steve Hansen, risultati alla mano, sembra addirittura più forte di quella che in campo poteva schierare dei semidei in pantaloncini come Dan Carter e Richie McCaw. Di sicuro corre molto di più: Retallick, Sonny Bill Williams, Dagg, Sam Cane, i fratelli Savea. E, dulcis in fundo, Dane Coles. A curriculum è il tallonatore degli Hurricanes, dalle nostre parti uno con quella corsa e con quelle mani lo potresti mettere a fare il centro e guardare come va a finire. Venerdì scorso i samoani per mezz’ora hanno sacrificato muscoli, placcaggi e cuore, poi hanno preso 12 mete, 78 punti alla cassa. Fanno paura. Faranno paura. Saranno lì, di nero vestiti. Grossi, minacciosi, incattiviti allo stremo. Lanceranno una delle haka più aggressive e da brividi mai uscite dai loro corpi. Si posizioneranno a piramide, uno davanti, una base più solida dietro. E via, a urlare la loro appartenenza, le loro radici, il loro orgoglio. A dire che i Leoni di lì non passeranno così facilmente. Nel dubbio sabato mattina attaccatevi allo schermo, ci sarà da divertirsi.

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Sergio Parisse
Ritratti
Cristian Lovisetto
15 Marzo 2019

Sergio Parisse

Venerabile gigante.
Sei Nazioni 2019, terzo atto
Altri Sport
Cristian Lovisetto
26 Febbraio 2019

Sei Nazioni 2019, terzo atto

Come è andata la terza giornata di gioco tra i titani europei della palla ovale.
6 Nazioni 2019, secondo atto
Altri Sport
Cristian Lovisetto
10 Febbraio 2019

6 Nazioni 2019, secondo atto

Inghilterra dominatrice. Irlanda, Galles e Scozia in scia. Francia e Italia in affanno.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Il cielo sopra Murrayfield
Altri Sport
Cristian Lovisetto
01 Novembre 2017

Il cielo sopra Murrayfield

Rovinare la festa agli scozzesi.
Classismo e razzismo del rugby argentino
Altri Sport
Raffaele Scarpellini
13 Dicembre 2020

Classismo e razzismo del rugby argentino

La palla ovale come specchio delle diseguaglianze sociali.
Rugby, Francia e territorio
Altri Sport
Graziano Berti
24 Ottobre 2017

Rugby, Francia e territorio

Genesi e apogeo del rugby francese. Il perché di uno sport, il perché di un popolo.
La sovranità degli All Blacks è sacra
Altri Sport
Leonardo Aresi
04 Aprile 2021

La sovranità degli All Blacks è sacra

La tradizione e le radici non sono in vendita.
Il Terzo Tempo del rugby è un rito sacro
Altri Sport
Lorenzo Innocenti
12 Giugno 2020

Il Terzo Tempo del rugby è un rito sacro

Origini, miti e segreti di una splendida consuetudine.