Papelitos
06 Settembre 2019

È il vostro calcio ad incitare alla pirateria

Il patetico spot contro la pirateria tradisce l'ipocrisia di un sistema che ha dimenticato i tifosi, e se ne ricorda solo quando c'è da spennarli.

Improvvisamente il tifoso è tornato al centro del villaggio. Non più considerato come piaga sociale da estirpare, un fallito che non ha niente di meglio da fare che andare a seguire la propria squadra dal vivo, ma nuovamente il fulcro del sistema. L’asse intorno al quale tutto gira. All’inizio della nuova stagione di Serie A è stato infatti lanciato uno spot pubblicitario dove un bambino ci racconta che il calcio sta morendo. E fin qui, nulla di nuovo, almeno non per noi. Ma proprio quando si crede che si stia cambiando rotta, e che finalmente si voglia affrontare il problema con criterio, ecco che con voce affranta ci viene ricordato che il vero problema del pallone è la pirateria.

Dunque è lo streaming che non invoglia più il tifoso ad andare allo stadio. Stupidi noi a puntare ancora il dito contro il continuo innalzamento dei prezzi per un singolo biglietto: no, la colpa è di chi aggira il sistema delle pay-tv attraverso siti illeciti! Ma d’altronde, noi ancora che ci meravigliamo ascoltando simili affermazioni. Il sistema calcio si è da tempo calato le braghe dinanzi alle grandi aziende televisive, ed è poi  normale ritrovarsi pubblicità di questo tipo. Il calcio spezzatino è ormai abitudine – ma non normalità – per il tifoso, costretto a rinunciare spesso e volentieri ad altri piaceri per rispettare le regole imposte dai diritti televisivi.

Uno spot semplicemente patetico

Per quanto riguarda le partite in Europa il concetto non cambia. Due squadre della stessa nazionalità non possono giocare nel medesimo giorno, altrimenti si perde in share. Ascolti, numeri, introiti. È tutto deciso in base ad esigenze economiche. In realtà, un piccolo passo in avanti è stato compiuto almeno concettualmente dalla UEFA che, da quest’anno, ha deciso di fissare un tetto massimo ai prezzi per i tifosi in trasferta: 70€ per le partite di Champions e 45€ per quelle di Europa League.

Tralasciando il fatto che si è ancora molto lontani da un costo umano ed accessibile – davvero – a tutti, almeno la massima istituzione calcistica europea si propone di venire incontro a coloro che sono alla base della piramide: i supporters. Quindi come non condividere le parole del Presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, che in occasione di questa iniziativa ha dichiarato:

“i tifosi sono la linfa vitale del calcio. Dunque, chi segue la sua squadra in trasferta deve poter acquistare i biglietti ad un prezzo ragionevole, considerando le spese già sostenute per il viaggio”. 

Working class game (almeno una volta), business class prices

A primo impatto, tutto molto bello. Perché se da una parte si è deciso di adottare una politica volta ad aiutare chi si muove per seguire la propria squadra, dall’altra ciò non è ancora sufficiente. È vero che i costi sopra indicati sono il tetto massimo che si può imporre, ma allo stesso tempo si rischia di legittimare qualsiasi club che prenderà parte alle competizioni europee, e che potrà sentirsi giustificato nell’adottare questo nuovo listino prezzi.

Certo noi speriamo che questo sia il primo tassello di un processo che ci restituirà, con il tempo, un calcio alla portata dei tifosi. Ma la domanda a questo punto sorge spontanea: se anche in Europa si sono accorti della necessità di un ridimensionamento top down, come possiamo ancora incolpare il tifoso italiano di essere la causa della morte del proprio campionato? Mettetevelo in testa, la pirateria non è altro che la risposta ai prezzi folli dei biglietti e dei pacchetti televisivi. E fidatevi: anche noi avremmo voglia di tornare allo stadio e viverci le emozioni in diretta, piuttosto che esultare in differita.

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