Un dato ieri poteva (e doveva) preoccupare la metà nerazzurra di Milano al termine dei primi 45 minuti: non tanto una delle molte statistiche di una frazione letteralmente dominata dal Milan, bensì un dato più generale da queste ventitré giornate di Serie A. L’Inter è infatti la squadra con il maggior numero di chilometri percorsi a partita, circa 113, e stacca nettamente Parma e Verona che completano il podio: uno scenario inquietante, viste le ultime partite in cui i nerazzurri avevano dimostrato poca brillantezza e difficoltà fisica, con reparti che via via si allontanavano e una squadra che perdeva quella granitica solidità del girone d’andata.

 

Certo, gli innesti del mercato invernale sono stati fondamentali (alla faccia di Lotito che, pur stando lassù, non tira fuori nemmeno un centesimo) ma l’Inter dava l’impressione di essere entrata in una spirale di fatica e difficoltà dalla quale era complicato tirarsi fuori: solo correndo più degli altri poteva rimanere competitiva ai massimi livelli, e questo Conte lo sapeva bene. Ecco il primo grande contro per la possibile vittoria finale nerazzurra: l’Inter deve sempre essere la squadra fisicamente più “performante” del campionato, e questo non è scontato in una stagione di nove mesi.

“Non possiamo permetterci di essere sottotono, perché si abbassa il livello della prestazione, oggi avremmo dovuto portare a casa i tre punti. Non siamo una squadra che andando ad una velocità media può portare a casa la vittoria, dobbiamo andare al massimo, come fatto per tutto il girone d’andata. Quando non andiamo al massimo siamo una squadra normale” (Antonio Conte dopo il pareggio di Lecce, 19/01/2020)

Ma qui arriviamo al grande pro: queste sono le giornate, terra di mezzo del campionato, in cui l’Inter deve vincere seppur subendo. Ieri sera, davanti ai 76mila del Meazza, il Milan ha giocato nettamente meglio e avrebbe meritato – se parliamo del solo “gioco” – un risultato certamente migliore.

 

Il calcio pero, soprattutto nei derby, non è solo tattica o tecnica, alla faccia dei nerd pallonari e delle lavagne multimediali: neanche nel secondo tempo l’Inter ha giocato meglio eppure un po’ per gli episodi (il gol di Brozovic è stato uno splendido fulmine a ciel sereno, di un capitano finalmente all’altezza caratteriale del suo talento), un po’ per cattiveria, grinta e qualità dei singoli (la rete di De Vrij è da incorniciare, così come il lavoro di Lukaku coronato con l’incornata definitiva) è riuscita ad ottenere 3 punti pesantissimi, benzina pura per il prosieguo dell’anno.  

 

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Altro grande pro, Romelu Lukaku: in Serie A, a differenza della Premier League, giocatori dominanti fisicamente possono diventare letteralmente inarrestabili e straripanti (Foto di Claudio Villa – Inter/Inter via Getty Images)

 

In partite come queste, si dice, può girare una stagione. Settimana prossima l’Inter andrà all’Olimpico ad affrontare la Lazio, ad un solo punto di distanza, che esprime ad oggi il miglior calcio in Italia ed una tra le proposte più affascinanti d’Europa (non parliamo del bel gioco convenzionale come declinato dal guardiolismo ma di un gioco fatto di poco possesso, molto movimento, verticalizzazioni esasperate e attacco delle seconde palle).

 

Lì si giocherà tanto per l’undici di Conte, un allenatore decisivo nel breve termine come forse nessuno altro al mondo. Ecco allora l’altro grande contro: gli scontri diretti in questo girone di ritorno sono tutti in trasferta, Juve e Lazio, e lontano da casa saranno anche le sfide con Atalanta e Roma; certo, abbiamo imparato che il calendario raramente rispetta previsioni e proiezioni in questi casi, e che la stessa Inter fatica più in casa che in trasferta, ma gli ostacoli che aspettano i nerazzurri sono tanti e complessi (primo fra tutti, forse, il ricominciare ad andare più forte degli altri).

 

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Una rimonta simbolo in campo di Antonio Conte, il vero uomo in più dell’Inter (Foto di Emilio Andreoli/Getty Images)

 

Ieri però, prima del derby, l’Inter era la squadra meno quotata per lottare ad alti livelli: tra la rosa e l’abitudine a vincere della Juventus e il gioco straripante della Lazio, che vive una stagione letteralmente magica, i nerazzurri sembravano aver terminato la benzina a disposizione – se poi consideriamo anche Coppa Italia ed Europa League, il cammino sembrava a dir poco proibitivo. Ancora all’intervallo della stracittadina, nel segno di Ibrahimovic e del Milan, il crollo dell’Inter si avvertiva chiaramente nell’aria e, ad essere onesti, nessuno era realmente stupito fino in fondo.

 

In tante occasioni i nerazzurri non hanno mantenuto il ritmo ma questa volta, in panchina, c’è il più grande valore aggiunto che si possa desiderare. Sì perché Conte meriterebbe una trattazione a sé, anzi un vero e proprio trattato, ma nel suo personaggio si riassume un motto antico che, fin dall’Eneide di Virgilio, recita sempre e comunque le stesse parole: la fortuna aiuta, ma solo gli audaci.

“Questa Inter la sento mia, sto cercando di trasmettere valori e mentalità, sacrificio e sudore. Quello che mi è piaciuto dei ragazzi è che non è da tutti rialzarsi dopo un primo tempo così. I grandi sono quelli che sanno incassare i colpi, ma rimanere in piedi e diventare più forti”.