Carrello vuoto
Calcio
12 Dicembre

La Familia Abraham

Marco Gambaudo

11 articoli
Gli accordi di Abramo portano gli sceicchi nella squadra più razzista d'Israele.

I colpi di coda della presidenza Trump si fanno sentire anche nel calcio. È notizia di pochi giorni fa l’acquisizione del 50% del Beitar Jerusalem FC da parte dello sceicco degli Emirati Arabi Uniti Hamad bin Khalifa al Nahyan, originario di Abu Dhabi. Questa operazione si collega infatti ai cosiddetti “accordi di Abramo” tra Israele, Emirati Arabi e Bahrain siglati a settembre di quest’anno, a cui ieri si è aggiunta la svolta nei rapporti diplomatici tra Regno di Marocco e Stato d’Israele, per volere dell’amministrazione USA in cerca di voti in vista delle elezioni presidenziali e per sostenere Netanyahu, sulla graticola da mesi in seguito alle accuse di corruzione ed in grave crisi di consensi.

 

É doveroso provare ad approfondire la natura di quelli che tutti i giornali italiani, alla completa mercé della narrazione pro-israeliana, hanno definito “accordi di pace”, benché si tratti più che altro di “accordi di premessa alla guerra”.

 

Ma facciamo un passo indietro. Il 13 settembre 1993 gli allora leader Arafat (per i palestinesi) e Rabin (per gli israeliani) firmarono gli storici accordi di pace di Oslo, con i quali i palestinesi ottennero il riconoscimento formale di esistenza all’ONU. Da lì in poi ai palestinesi non è stato offerto altro che la creazione di un piccolo stato-fantoccio sotto il completo controllo di Israele sito in un lembo della Cisgiordania, con Gaza isolata e resa di fatto una prigione a cielo aperto per due milioni di abitanti (non solo per gli islamisti di Hamas).

 

La “pace” ha il suo prezzo

 

 

Poi ci fu il piano saudita Abdallah del 2002, con cui i paesi arabi condizionavano la normalizzazione dei rapporti con Israele alla creazione di un vero e proprio stato palestinese indipendente e con Gerusalemme Est come capitale. Ora quest’ultimo piano è stato seppellito da Bahrein ed Emirati in favore di una “realpolitik” che mette da parte questioni religiose o etiche e guarda agli interessi economici. D’ora in avanti i tre stati potranno portare alla luce del sole gli scambi commerciali, soprattutto armi e sistemi di sorveglianza, che fino ad oggi erano tenuti più o meno sottotraccia.

 

 

Questo è un “accordo di premessa alla guerra” perché tende ad isolare sempre di più l’Iran, nemico regionale mortale per Israele, sempre ad un passo dall’essere attaccato, e il presunto assassinio da parte del Mossad dello scienziato nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh (che sarebbe solo una delle circa 2.700 vittime mirate per mano del servizio segreto israeliano dalla sua creazione), avvenuto a fine novembre, è un altro indizio in questa direzione. In questo “accordo di pace” nemmeno è stata presa in considerazione la richiesta degli Emirati di sospendere l’annessione (non la cancellazione, si badi bene) della Cisgiordania da parte di Israele, quindi ai palestinesi non viene nulla ma proprio nulla in tasca.

 

Trump e Netanyahu, un sodalizio di ferro (Ph Amos Ben Gershom/GPO via Getty Images)

 

 

Ovviamente, tornando al mondo del calcio, l’acquisto del club di Gerusalemme ha avuto come prima conseguenza la disapprovazione della tifoseria del Beitar. Gli ultrà israeliani, il cui gruppo organizzato principale è “La Familia”, sono famigerati alle cronache per la loro natura ferocemente razzista ed anti-araba, caratteristiche che si estendono anche, seppur in maniera più sfumata, al resto dei tifosi ed alla dirigenza.

 

Il Beitar è infatti l’unica squadra delle massima serie israeliana a non aver mai avuto un calciatore arabo tra le proprie fila. E si consideri che essi rappresentano il 20% della popolazione nazionale ed il 38% di quella di Gerusalemme.

 

Sulle tracce degli ultras del Beitar ci eravamo già messi con un articolo che riguardava un documentario relativo all’assurdo caso dei due calciatori musulmani (ceceni) acquistati nel gennaio 2013 ed osteggiati per tutta la restante parte della stagione in maniera più o meno violenta. Vicenda che ricordò molto quanto successe in Italia con la vergognosa protesta degli ultras veronesi nel 1996 contro l’acquisto di un giocatore di colore (Maickel Ferrier, olandese), poi non più trasferitosi, con tanto di manichino nero impiccato allo stadio, cappucci del Ku Klux Klan, striscioni da Ventennio e via discorrendo.

 

Quei bravi ragazzi del Beitar Jerusalem (Ph Uriel Sinai/Getty Images)

 

 

Il nuovo socio si dovrà scontrare contro il radicato razzismo israeliano che, diciamocelo chiaramente, non è solo insito in 3.000 esagitati che seguono una squadra di calcio, ma in buona parte della popolazione. Un razzismo che si specchia nelle agghiaccianti parole pronunciate nel corso della storia dai vari presidenti:

 


 

«Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba» – David Ben-Gurion, Padre fondatore d’Israele, agli ufficiali dello Stato Maggiore, maggio 1948

 

«Non esiste una cosa come il popolo palestinese. Non è che noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il loro paese. Essi non esistono» – (Golda Meir, Primo Ministro d’Israele dal 1969 al 1974, al The Sunday Times, giugno 1969)

 


 

«La nostra razza è la razza padrona. Noi siamo gli unici semi-dei con qualità divine di questo pianeta. Noi siamo tanto diversi da tutte le altre razze inferiori quanto loro lo sono dagli insetti, di fatto, quando comparate alla nostra Razza, tutte le altre razze sono composte da bestie, nel migliore dei casi loro sono i nostri ovini e bovini.

 

Noi possiamo considerare le altre razze come i nostri escrementi umani. […] Il nostro destino naturale è il dominio delle razze inferiori, il nostro Regno qui, in terra, dovrà essere comandato con l’uso del bastone di ferro. Le masse di razze inferiori dovranno sempre leccare i nostri piedi e servirci come schiavi» –  (Menachem Begin, sei volte Primo Ministro d’Israele dal 1977 al 1983 e premio Nobel per la pace 1978)

 


 

 

La vicenda ha smosso importanti personalità del mondo politico come lo stesso Primo Ministro Benjamin Netanyahu che ha dichiarato: «Questo affare racconta come le cose stiano cambiando molto rapidamente»; sulla stessa linea il co-presidente Moshe Hogeg che ha spiegato: «E’ un momento storico per il club e per i due Paesi, Israele e gli Emirati. E’ il primo vero frutto dell’accordo di pace. Molte persone pensano che arabi e israeliani non possono lavorare insieme: dimostreremo il contrario».

 

Nascere e crescere a West Bank in uno scatto (Photo by Chris McGrath/Getty Images)

 

 

La società ne avrebbe sicuramente bisogno se vuole uscire dal suo isolamento ideologico in cui essa stessa si è posta e se vuole tornare a vincere il titolo di campione d’Israele che manca dal 2007/2008, il sesto ed ultimo in 84 anni di storia; inoltre anche le finanze del club non sembrano mostrare segnali di floridezza, ma le dichiarazioni del nuovo socio di voler investire ben 75 milioni (si presume di dollari) nei prossimi dieci anni fanno ben sperare i sostenitori dei “Menorah” (soprannome della squadra che si riferisce alla lampada ad olio a sette bracci che veniva accesa all’interno del Tempio di Gerusalemme), la cui parte più moderata sembra ben felice di poter pensare ai propri beniamini di nuovo al vertice del calcio israeliano e competitivo in Europa.

 

 

Contrasti seguirà attentamente l’evolversi delle vicende del Beitar Jerusalem FC. Lo sceicco Hamad riuscirà a far giocare qualche atleta arabo? Proverà a mettere in pratica la (discutibile) soluzione adottata dal Real Madrid contro gli Ultras Sur nei confronti dei La Familia? Forse tra qualche mese si pentirà di aver sfidato la peggior tifoseria del mondo, venderà e tornerà sui suoi passi, segnando l’ennesima sconfitta del mondo del calcio di fronte al cieco razzismo di cui è intrisa la Terra Promessa. D’altronde anche Menachem Begin disse che «[I palestinesi] sono bestie che camminano su due gambe». In teoria, già bastano per giocare a pallone.

 

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Papelitos
Federico Brasile
16 Giugno 2022

Pure Wenger è diventato razzista

Le parole su Mbappé diventate un caso (perso).
Calcio
Michelangelo Freda
26 Maggio 2022

Ciriaco De Mita e l’Us Avellino

È morto oggi, a 94 anni, un autentico uomo di potere.
Cultura
Annibale Gagliani
25 Maggio 2022

Enrico Berlinguer, il calciatore

Tra una passione autentica e la Juventus “comunista”.
Cultura
Francesca Lezzi
29 Gennaio 2022

Cossiga e lo stile Juventus

Il più bianconero tra i nostri Presidenti della Repubblica.
Tifo
Alberto Fabbri e Domenico Rocca
26 Novembre 2021

Curve pericolose: quando le gradinate minacciano il potere

Intervista-recensione a Giuseppe Ranieri, penna militante sulla strada e sui gradoni.
Ritratti
Gianluca Losito
5 Ottobre 2021

Dana White sembra uscito da una serie americana

Il presidente della UFC è una delle figure più influenti dell’intrattenimento sportivo moderno.
Papelitos
Federico Brasile
4 Ottobre 2021

Razzismo non è i cori contro Napoli

Bensì gli insulti razziali rivolti a Koulibaly, Anguissa e Osimhen.
Storie
Andrea Tavano
21 Settembre 2021

Boris Arkadiev, maestro del calcio sovietico

Demiurgo (a sue spese) dello sport nell'URSS.
Estero
Eduardo Accorroni
21 Agosto 2021

In Inghilterra c’è un razzismo di serie b

Quello nei confronti dei British Asian.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Agosto 2021

Ci mancava solo la Conference League

La competizione di cui proprio non avevamo bisogno.
Estero
Eduardo Accorroni
9 Agosto 2021

Il calcio in Cina è pura propaganda?

Per il governo cinese, il calcio è molto più di un semplice sport.
Editoriali
Andrea Antonioli
11 Luglio 2021

Gareth Southgate, l’inglese

Unire il Paese attraverso il football.
Editoriali
Andrea Antonioli
24 Giugno 2021

Che stanchezza il calcio arcobaleno

Kneeling, rainbows and conformism.
Papelitos
Andrea Antonioli
6 Giugno 2021

Facciamo schifo, ma per davvero

La vicenda di Seid Visin ha tirato fuori il peggio di noi.
Tifo
Antonio Torrisi
31 Maggio 2021

La Ternana ha il cuore d’acciaio

Il calcio come specchio della città.
Altro
Francesca Lezzi
31 Marzo 2021

Jesse Owens oltre la retorica

Un'icona dello sport, non dei diritti.
Papelitos
Federico Brasile
30 Marzo 2021

Perché boicottare quando si può sensibilizzare?

Le nobili battaglie degli sportivi impegnati.
Editoriali
Valerio Santori
24 Marzo 2021

Lo sport è politica, non propaganda

Gli atleti impegnati non sono tutti uguali.
Storie
Alberto Maresca
18 Gennaio 2021

Morto un Re Cecconi non se ne fa un altro

44 anni fa un omicidio assurdo, nel pieno degli anni di piombo.
Papelitos
Andrea Antonioli
1 Gennaio 2021

I razzisti siete voi

Il caso Cavani e il vero razzismo, quello della FA.
Storie
Gianpaolo Mascaro
23 Dicembre 2020

(Piccola) Patria basca

Orgoglio e radici dell'Euskal Selekzioa.
Editoriali
Andrea Antonioli
10 Dicembre 2020

La banalità del bene

Dal quarto uomo a Vardy, dai tifosi del Millwall alla marcia sessista.
Ritratti
Massimiliano Vino
3 Dicembre 2020

Quel meticcio di Luciano Vassallo

La condanna senza patria del miglior calciatore etiope.
Tifo
Alberto Fabbri
19 Novembre 2020

I colori dividono le torcidas, Bolsonaro le unisce

Le tifoserie organizzate unite contro il presidente.
Storie
Emanuele Meschini
12 Novembre 2020

Amatori Ponziana, la squadra che scelse Tito

La squadra di Trieste che giocò nel campionato jugoslavo.
Calcio
Andrea Meccia
30 Ottobre 2020

Il Maradona politico

Populista, socialista e terzomondista, ma soprattutto Diego.
Storie
Matteo Picconi
27 Ottobre 2020

La squadra di Ceausescu

Il Viitorul Scornicesti per capire il regime rumeno.
Storie
Massimiliano Vino
14 Ottobre 2020

Lo sport in Libia per capire il Fascismo

Calcio, ciclismo e motori per forgiare l'uomo nuovo fascista.
Storie
Domenico Rocca
25 Settembre 2020

San Siro a mano armata

La parabola criminale di Gilberto Cavallini, dai Boys SAN ai Nuclei Armati Rivoluzionari.
Storie
Massimiliano Vino
10 Settembre 2020

Argentina ’78 segnata dalla loggia P2

Quando la massoneria scese letteralmente in campo.
Storie
Michelangelo Freda
20 Agosto 2020

Deportivo Palestino, l’orgoglio di un popolo in esilio

La causa palestinese nel calcio, a più di 12 mila km di distanza.
Tifo
Alberto Fabbri
18 Agosto 2020

In curva non sventola bandiera bianca

Malgrado il periodo più buio di sempre, i tifosi non si arrendono.
Papelitos
Federico Brasile
17 Agosto 2020

Gli Stati (dis)Uniti nello sport

Black lives matter divide anche nel basket e nel calcio.
Tennis
Diego D'Avanzo
7 Agosto 2020

Leandro Arpinati: il dissidente creatore dello sport fascista

Anarchico, poi gerarca e ideatore dello sport in camicia nera. Infine fiero dissidente.
Altro
Gianluca Losito
8 Luglio 2020

Il Krav Maga tempra l’anima d’Israele

Un’arte marziale nata sulla strada, divenuta bandiera ideale di un intero popolo.
Papelitos
Federico Brasile
1 Luglio 2020

Gli scacchi sono la nuova frontiera del razzismo

Muovere per primo il bianco è un chiaro segno di discriminazione.
Papelitos
Giacomo Cunial
22 Giugno 2020

Lewis Hamilton vuole abbattere le statue

Ma nelle sue posizioni estreme c'è qualcosa che non torna.
Storie
Luigi Della Penna
15 Giugno 2020

Mussolini e il calcio come arma di consenso

Il Duce intuì il valore politico e sociale del pallone.
Storie
Mattia Di Lorenzo
10 Giugno 2020

Nicolò Carosio e il razzismo inesistente

Un insulto razzista mai pronunciato può costare l'epurazione.
Storie
Mattia Azario
5 Giugno 2020

Ali vs Frazier: la storia dell’odio più grande

L'epica e drammatica rivalità tra due uomini tremendamente diversi.
Editoriali
Andrea Antonioli
20 Maggio 2020

Trump, il wrestling e l’America profonda

Il successo sta tutto nella conquista dell'immaginario.
Cultura
Domenico Rocca
8 Aprile 2020

La sciarpa, il tamburo e la siringa

Negli anni '70 l'eroina ha cancellato una generazione, dalle piazze e dagli stadi.
Calcio
Federico Brasile
23 Gennaio 2020

Il Mihajlovic politico

Non possiamo giudicare Sinisa Mihajlovic con le nostre categorie.
Papelitos
Lorenzo Santucci
17 Dicembre 2019

Le scimmie siete voi

Avete visto le tre scimmie dipinte all'ingresso della Sala Assemblee della Lega Calcio?
Calcio
Marco Gambaudo
5 Dicembre 2019

Gli sportivi e la politica, una breve storia conformista

Le battaglie degli sportivi sono, ormai, l'infallibile ritornello del mediaticamente corretto.
Calcio
Andrea Muratore
4 Dicembre 2019

Il calcio tra politica e globalizzazione

Come lo sport più bello del mondo è stato plagiato da geopolitica e globalizzazione finanziaria.
Recensioni
Alberto Fabbri
26 Novembre 2019

ILVA Football Club

Ai piedi degli altiforni il pallone è un inno alla vita.
Interviste
Alberto Fabbri
4 Novembre 2019

Contucci, l’avvocato del diavolo

Voce all'avvocato Lorenzo Contucci, sindacalista dei tifosi.
Storie
Stefano Peradotto
11 Settembre 2019

Il calcio in Israele è una questione da adulti

In Israele la scelta della squadra per cui tifare è una questione maledettamente importante, collegata spesso alla politica e all’appartenenza etnica.
Calcio
Alberto Maresca
20 Agosto 2019

Il calcio a Baku

Tra politica, petrolio e assolutismo.