Papelitos
13 Giugno 2019

Per non vivere di solo entusiasmo

Il primo anno dell'Italia di Mancini non poteva essere migliore, ma il lavoro da fare è ancora tanto.

Un enorme limite del giornalismo sportivo è di salire immediatamente sul carro del (temporaneo) vincitore, sul cavallo al momento vincente, in una pratica miope e scellerata che porta in poco tempo dalle stelle alle stalle, dal trono alla polvere. Questo modus operandi, nel nostro piccolo, vogliamo contrastarlo con tutta la forza possibile, almeno noi che non dobbiamo vendere nulla a nessuno. Ecco perché nell’analizzare le gesta degli azzurri siamo tenuti a ragionare lucidamente, senza lasciarci trascinare (anche noi) dall’entusiasmo del momento, che può in un attimo trasformarsi in pubblica condanna qualora il vento dovesse mutare la sua direzione.

 

Ma veniamo al punto: i segnali lanciati da questa Italia sono assolutamente incoraggianti, ed era impensabile fare di meglio nell’anno I della gestione Mancini. L’entusiasmo di cui sopra, che nasce da una nazionale ferita e che si traspone plasticamente sul rettangolo verde, per nostra fortuna si è sviluppato e alimentato nell’ambiente e nello spogliatoio (d’altronde la base di ogni rinascita è sempre l’orgoglio scalfito, la volontà di tornare a ciò che si sente di meritare); questa è stata benzina pura per gli azzurri, ma dobbiamo essere consapevoli che, con il solo entusiasmo acritico, non si naviga oltre che a vista.

 

Sia chiaro, quando diciamo “acritico” non intendiamo qui avanzare delle vere e proprie, circostanziate, critiche. E facciamo anche un nostra culpa perché, pur non avendolo mai scritto per non fare la figura dei disfattisti, molti di noi erano scettici su Mancini e non credevano potesse ricostruire l’Italia secondo un progetto tecnico a lungo termine: ebbene ci sbagliavamo, contenti di ammetterlo a noi stessi e a voi pubblicamente. Ma il punto non è questo: l’unica “critica” generalissima che ci sentiamo di fare a questa Italia, ma in realtà ai media piuttosto che allo stesso allenatore, assolutamente conscio della situazione, è che questa squadra va stabilizzata e deve ancora superare la transizione per tornare “grande”.

 

Il carburante azzurro: l’orgoglio e la voglia di rivalsa, qui durante l’inno nazionale a Genova, contro l’Ucraina, quando si faticava ad uscire dalla pareggite (10 Ottobre 2018)

 

Tempo al tempo, ma c’è tantissimo da lavorare. Per ora abbiamo volato sulle ali dell’entusiasmo, siamo andati sopra i giri del motore e a momenti fuori giri, quando talmente forti erano la foga e il pressing da far intravedere cenni di squilibrio e fragilità, provando verticalizzazioni esasperate o uscendo in una pressione troppo alta e caotica. Mancini sa benissimo che c’è molto da fare – e, attento a non spegnere l’entusiasmo, lo ripete a reti unificate ad ogni occasione utile – ma questo aspetto i media sembrano dimenticarlo troppo spesso: certamente l’esaltazione era il carburante necessario per ripartire, ma dobbiamo essere consapevoli anche noi che, per tornare laddove ci auguriamo, si dovrà faticare ancora tantissimo, duramente e a testa bassa.

 

Staff, allenatore e giocatori, ad oggi sono promossi a pienissimi voti e non potrebbe essere altrimenti; meritano anche la lode viste le premesse. Era difficile immaginare che già a questo punto avremmo ottenuto simili risultati in un nuovo progetto tecnico, con una squadra fondata sulla qualità, sul coraggio, sulle idee (quel doppio regista che Mancini non ha mai toccato, nemmeno nei momenti di turnover e sperimentazione, è un segnale inequivocabile); e poi la voglia degli azzurri, quel pressing che ha trascinato con sé da casa milioni di tifosi disillusi. Insomma, in poco tempo è stato fatto un lavoro straordinario, (tecnicamente manca solo da risolvere il rebus attaccante, ma questo aspetto lo lasciamo ad altri).

 

Nei prossimi mesi piuttosto servirà un salto di qualità dal punto di vista della consapevolezza, perché una squadra diventa grande quando sa gestire la partita, scegliere i momenti, quando diviene tatticamente e tecnicamente matura. Quante volte, anche l’altra sera, abbiamo visto Mancini strigliare i suoi perché hanno “forzato la giocata”, o richiamarli alla calma? Intendiamoci, questa Italia deve forzare la giocata, ne ha bisogno per rinascere e per fortuna l’ha fatto e continuerà a farlo, ma deve ora acquisire quella maturità con cui sapere quando e come farlo: è lì che si torna grandi, quando si diventa nuovamente consapevoli. Oggi l’Italia è ancora fragile e deve ragionare da squadra umile, in costruzione, sposando nel profondo la convinzione del commissario tecnico, quella di non aver fatto ancora nulla; siamo ancora molto lontani dalle migliori nazionali del continente, e questo deve essere chiaro a tutti, soprattutto alle voci critiche come i giornali che non possono rinunciare al proprio ruolo, limitandosi a esaltare o condannare. Come a dire, la strada tracciata è quella giusta, ma ancor più importante è non adagiarsi.

 


Gruppo MAGOG

Federico Brasile

88 articoli
Salvate il soldato Wesley
Papelitos
Federico Brasile
18 Dicembre 2023

Salvate il soldato Wesley

I boomer e gli ex giocatori ci salveranno (per ora).
Escludiamo Israele dalle competizioni UEFA e FIFA!
Ultra
Federico Brasile
10 Dicembre 2023

Escludiamo Israele dalle competizioni UEFA e FIFA!

L'Angolo del Brasile, episodio XIV. Dalla newsletter settimanale.
Da Che Guevara a Che Flores
Papelitos
Federico Brasile
29 Ottobre 2023

Da Che Guevara a Che Flores

L'Angolo del Brasile, episodio XVIII.

Ti potrebbe interessare

Aldo Montano, la scherma nel sangue
Ritratti
Gabriele Fredianelli
04 Luglio 2021

Aldo Montano, la scherma nel sangue

Cinque olimpiadi e non sentirle.
Retegui nasconde la polvere sotto il tappeto
Calcio
Tommaso Guaita
24 Marzo 2023

Retegui nasconde la polvere sotto il tappeto

Quello dell'attaccante, per l'Italia, è un problema serissimo.
Gianni Brera
Calcio
Matteo Mancin
19 Dicembre 2018

Gianni Brera

Ritratto di Gioannfucarlo.
Football? No grazie, calcio storico fiorentino
Altri Sport
Alessandro Imperiali
13 Aprile 2020

Football? No grazie, calcio storico fiorentino

Viva Fiorenza! Viva il calcio, quello vero!
L’epica della scuola pugilistica italiana
Altro
Antonio Aloi
13 Aprile 2020

L’epica della scuola pugilistica italiana

La Nobile Arte scorre nelle vene del Bel Paese.