Papelitos
02 Giugno 2022

La nazionale è solo un passatempo estivo

Per il resto dell'anno, un intralcio o poco più.

Un gradevole passatempo estivo. Questo era ed è stata la nazionale italiana per gran parte di noi, è giunta l’ora di fare i conti con la realtà – a maggior ragione adesso che passatempo invernale, per forza di cose, nemmeno potrà essere. E pure “gradevole”, beh si fa per dire. Come se non fossero bastate le umilianti eliminazioni alle qualificazioni mondiali, ieri sera la prestazione degli azzurri contro l’Argentina è stata tra l’imbarazzante e il patetico: olè, tiri da centrocampo, divario tecnico incommentabile, confronto impietoso tra le due panchine.

Tralasciamo gli aspetti tecnici però, che tanto già oggi stanno affrontando in molti e che sono stati ampiamente esaminati dopo la débâcle con la Macedonia. E facciamo per un attimo un’autocritica al nostro orgoglio nazionale. Un’autocritica a cui ci spinge l’istantanea delle decine di migliaia di tifosi argentini impazziti d’amore per la propria Patria, ancor prima che Nazionale, presenti a Wembley: più di 60 mila, dicono i media argentini, fino alle stime RAI (forse un po’ gonfiate) che parlavano di quasi 80mila presenze. Presentatisi in massa, con la solita sfacciataggine e guasconeria che li contraddistingue, hanno cantato ininterrottamente per 90 minuti e salutato chi li ospitava con il più classico dei “El que no salta es un Ingles”.

Che sia la prima edizione di una finale appena inventata, una partita di qualificazione , un’amichevole o un match del mondiale sub-20, l’imperativo è sempre lo stesso: il Paese si ferma per sostenere la Selecciòn.

Va da sé che il confronto con noi tifosi italiani non ha, da questo punto di vista, motivo di esistere. Trattori, folklore e trombette non possono in alcun modo eguagliare una passione simile, tantomeno solo nei mesi estivi e quando la squadra vince. E in Italia, come tanti hanno sottolineato negli ultimi anni, non esiste un vero e proprio tifo per la nazionale: al di là degli esperimenti abortiti di “ultras” per gli azzurri, manca proprio quel carattere di festa, di rito di popolo per le tappe della nostra rappresentativa nazionale. Certo ieri a Wembley erano quasi in diecimila, ma anche il confronto sugli spalti – oltre che in campo – è stato infine impietoso.

Insomma, se il movimento ha bisogno di ripartire e rinascere da zero come sempre sosteniamo, che il punto di partenza venga da noi tifosi: iniziamo a non considerare più la nazionale (in inverno) come un pesante fardello. È vero che il nostro carattere specifico non aiuta. Se altrove attorno alla bandiera si stringono un po’ tutti, e non per “nazionalismo” ma per vocazione naturale, in Italia siamo da sempre estremamente frammentati. Un sentimento nazionale sempre più debole il nostro, che meriterebbe ben altre critiche approfondite e in altre sedi, ma che si esprime anche nel pallone, riflesso della società. A far più male allora non sono neanche gli Olè o la sconfitta sul campo ma il “soy Argentino, es un sentimiento, no puedo parar cantato da 80mila anime albicelesti, mentre dall’altra parte c’è un silenzio disamorato assordante.

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Quando uno spot racchiude l’anima di un popolo
Estero
Lorenzo Serafinelli
03 Novembre 2022

Quando uno spot racchiude l’anima di un popolo

La solita, arci-argentina, pubblicità pre-mondiale.
L’Old Firm non muore mai
Tifo
Lorenzo Serafinelli
20 Settembre 2022

L’Old Firm non muore mai

La morte della Regina ha riacceso lo scontro di mondi.
La guerra intestina del River Plate
Tifo
Lorenzo Serafinelli
17 Aprile 2022

La guerra intestina del River Plate

La dirigenza (e le autorità) contro i tifosi.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

I ragazzi che diventeranno uomini senza l’Italia ai mondiali
Italia
Luca Pulsoni
30 Marzo 2022

I ragazzi che diventeranno uomini senza l’Italia ai mondiali

Storia di un disamore antico: quello tra i ragazzi italiani e il pallone.
Germania 2006
Calcio
Maurizio Fierro
07 Luglio 2022

Germania 2006

Contro tutto e tutti.
Di Maria, ultimo tango a Parigi
Calcio
Vito Alberto Amendolara
24 Ottobre 2019

Di Maria, ultimo tango a Parigi

La corsa contro il tempo di Ángel Di Maria.
L’Argentina è una Repubblica fondata sullo Sport
Calcio
Diego Mariottini
27 Aprile 2020

L’Argentina è una Repubblica fondata sullo Sport

Quando lo sport diventa mito fondativo dell'identità nazionale.
Il circo del Payaso
Calcio
Vito Alberto Amendolara
03 Novembre 2020

Il circo del Payaso

Compie 41 anni uno degli argentini più amati.