Carrello vuoto
Papelitos
7 Luglio

Occhi lucidi

Gianluca Palamidessi

127 articoli
Il cuore dell'Italia non muore mai.

Nel giorno in cui tutta Italia ricordava commossa il tuca-tuca, non poteva trionfare il tiki-taka. Anche se, ad onor del vero, la Spagna ieri sera avrebbe meritato. Ritornano quindi alla mente le parole di Gigi Buffon: «nel calcio vince chi è più bravo, non più forte.» Ancora una volta il cuore degli Azzurri è risultato determinante. Perché è vero che questa nazionale gioca bene, ma giocare bene non basta. Soprattutto quando di fronte c’è una squadra come la Spagna, che ci ha insegnato per 120’ e oltre cosa significhi davvero fraseggiare a certi ritmi.

Su Repubblica, Maurizio Crosetti ha scritto che «l’Italia non è quasi mai stata sé stessa, costretta a uscire da quell’abito scintillante che aveva indossato fin qui.» Capiamo il discorso, ma ci permettiamo di rileggerne l’essenza: ieri l’Italia, schiacciata dal dominio del gioco spagnolo, non è fuggita dalla propria identità, ma l’ha portata a compimento. Costretta all’umiltà da un avversario superbo (nel doppio senso del termine), l’Italia è davvero tornata sé stessa. E lo ha fatto sfruttando l’unica arma che aveva a disposizione, la ripartenza.

Citando Italo Cucci sul CDS, «San Contropiede, ora pro nobis».



Diciamocelo francamente: avevamo sottovalutato le Furie Rosse e avevamo sopravvalutato i nostri. Tutti, tranne Mancini, le cui mosse dalla panchina dopo il gol dell’1-0 testimoniavano semmai la volontà di preservare un gol-reliquia. In tutti i sensi. Il destro di Federico Chiesa, nella stessa porta dello stesso stadio che lo aveva già reso eroe nella sfida contro l’Austria agli Ottavi, è stato l’ennesimo colpo di genio (italiano) di una squadra che, pur forte nell’organizzazione collettiva, fa dell’intuito creatore la propria arma in più. Come Barella contro il Belgio, come Insigne sempre all’Allianz. Anche se per Chiesa, grande protagonista anche in Champions con la Juve, forse non è più una novità.

Hai voglia a parlare di ciclo finito (è uscito anche questo). Semmai, ma è facile dirlo il giorno dopo, a questa Spagna è mancato un autentico leader come Sergio Ramos. È vero, ci sono Busquets e Alba, e c’è anche Azpilicueta. Ma Sergio Ramos è el capitan, tutta un’altra staffa. La stessa che, per analogia, contraddistingue la difesa azzurra. Bonucci e Chiellini ci stanno regalando gli ultimi bagliori di un ruolo destinato a rimanere monco. Ancora una volta, la difesa degli Azzurri – con buona pace del calcio dominante – ha messo le catene e ha buttato la chiave, aprendosi in un’unica, determinante, occasione: quella che ha portato al gol di Alvaro Morata a 10’ dalla fine.

Italia Spagna
L’uomo che ci aveva maledettamente complicato la serata

Destino cruento, infame, quello riservato all’attaccante della Juventus. Luis Enrique, dopo avergli preferito Oyarzabal dall’inizio, l’ha buttato nella mischia in un momento complicatissimo per i suoi. E Morata, che è sempre stato difeso e coccolato dall’ex tecnico del Barcellona, ha ricambiato la fiducia. Il suo impatto sulla partita è stato prima incredibile, poi drammatico. Specchio fedele di una squadra che, dominatrice del gioco, non può concepire una vittoria ingiusta, determinata dal caos: quella che viene dai rigori.

Con la semifinale di ieri sera, l’Italia ha adesso vinto in tutte le maniere possibili: dominando nei 90’, soffrendo nei 120, trionfando con il favore di Dio («Dio è italiano», ha titolato il CDS) nella lotteria dagli undici metri. Dove fondamentale, oltre a Nostro Signore, è stato senza dubbio Gianluigi Donnarumma. Quello che impressiona di Gigione è l’illogica naturalezza delle sue prestazioni. Che non sono mai semplicemente sufficienti, o buone, ma impeccabili. Addirittura sbalorditive. «Ero sereno, sapevo cosa fare», ha detto a fine partita. Contro il Belgio Donnarumma aveva forse compiuto la parata del torneo su De Bruyne. Ieri sera si è ripetuto su Dani Olmo, giocatore senza senso, fenomeno assoluto (classe ’98) che, come tutti i grandi campioni, ha deciso di sparare alle stelle il tiro dal dischetto. Prima che Donnarumma acchiappasse le insicurezze di Morata e consegnasse a Jorginho il pallone della vittoria. Cosa che sul mediano azzurro ha pesato come una festuca di paglia di capo.

Italia Spagna
La magia di Chiesa per il vantaggio degli Azzurri

Ben più pesante è stata per il popolo italiano questa insperata e drammatica vittoria. I caroselli che hanno animato – e colorato – il Belpaese nella notte testimoniano una gioia collettiva che è già più importante del traguardo finale. Chi si ricorda festeggiamenti del genere per la vittoria di una semifinale scagli la prima pietra. Sarà che l’Europeo l’Italia non lo vince dal ’68, un anno a caso, o che la nazionale mancava dannatamente alla propria gente. Più probabilmente, l’entusiasmo di questo mese, esploso nella notte dopo la vittoria sulla Spagna, significa che gli italiani non vedevano l’ora di sfogarsi dopo un anno terrificante – che il nostro Paese, prima e più degli altri, ha subito con particolare trasporto.

Lo stesso che ieri sera ci ha permesso di rendere possibile l’impossibile. Questo significano le lacrime a fine gara di Mancini, stretto tra Oriali, Evani e Vialli. Questo significano gli occhi lucidi di Donnarumma, il portiere che il mondo ci invidia. E questo significa l’abbraccio collettivo a fine gara, con il comandante Leonardo Bonucci anche lui visibilmente commosso, che davanti alle telecamere rivelerà: «Prima della partita Spinazzola ci ha inviato un video per caricarci. Questa vittoria la dedichiamo a lui. Il cuore degli italiani non muore mai». Siamo tornati.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Interviste
Giuseppe Cappiello
12 Marzo

US Fasano, il calcio del suo popolo

Il pallone come rito e bene collettivo.
Calcio
Lorenzo Santucci
11 Ottobre

Il calcio è politica

Calcio e politica hanno sempre vissuto insieme.
Storie
Alberto Fabbri
25 Aprile

Paradiso-inferno, andata e risorto

La drammatica vicenda di Mario Pagotto, dai campi della massima serie ai lager, morto e risorto.
Altro
Lorenzo Innocenti
30 Agosto

Geopolitica di Francia-Italia. Il rugby come metafora della guerra

Il rugby è molto più di un semplice sport.
Tifosi
Alberto Fabbri
8 Marzo

Ragazze Ultrà

L'emancipazione femminile è passata anche dalle curve.
Papelitos
Marco Armocida
1 Luglio

La Spagna gioca al ritmo di Sergio Busquets

Un giocatore insostituibile.
Ritratti
Gabriele Fredianelli
4 Luglio

Aldo Montano, la scherma nel sangue

Cinque olimpiadi e non sentirle.
Storie
Francesco Polizzotto
17 Giugno

Derby d’Europa

Italia contro Germania, cronache della sfida più importante del calcio europeo.
Papelitos
Federico Brasile
13 Giugno

Per non vivere di solo entusiasmo

Il primo anno dell'Italia di Mancini non poteva essere migliore, ma il lavoro da fare è ancora tanto.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
3 Dicembre

Commisso solo contro tutti

Il patron viola è tornato all'attacco su procuratori e agenti.
Tennis
Gabriele Fredianelli
7 Settembre

La quasi perfetta simmetria delle Paralimpiadi

La spedizione olimpica giapponese è stata la punta dell’iceberg della migliore Italia sportiva paralimpica.
Storie
Raffaele Arabia
20 Maggio

El Coloso de Santa Úrsula

Storia e leggende dello Stadio Azteca.
Calcio
Diego Mariottini
12 Aprile

Cagliari Campione. Lo Scudetto del popolo sardo

Il 12 aprile di cinquant'anni fa il Cagliari si laureava Campione d'Italia.
Storie
Alessandro Imperiali
13 Aprile

Football? No grazie, calcio storico fiorentino

Viva Fiorenza! Viva il calcio, quello vero!
Storie
Mattia Di Lorenzo
10 Giugno

Nicolò Carosio e il razzismo inesistente

Un insulto razzista mai pronunciato può costare l'epurazione.
Ritratti
Luca Pulsoni
15 Settembre

Fausto Coppi, ribelle e traditore

Vivere intensamente fino a bruciarsi.
Calcio
Remo Gandolfi
12 Dicembre

In ricordo di Pierino Prati

Il calciatore che ha segnato un'intera generazione.
Ritratti
Marco Armocida
17 Marzo

Giovanni Trapattoni, il contadino che conquistò il mondo

Compie 82 anni l'allenatore italiano più vincente di sempre.
Ritratti
Maurizio Fierro
7 Maggio

Oronzo Pugliese

L’antimago.
Recensioni
Alberto Fabbri
26 Novembre

ILVA Football Club

Ai piedi degli altiforni il pallone è un inno alla vita.
Ritratti
Edoardo Franzosi
8 Gennaio

Paolo Mantovani, il presidente

Ritratto dell'imprenditore romano che fece grande la Sampdoria.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
14 Giugno

Il calcio ha bisogno del TSO

L'Uefa ha costretto la Danimarca a giocare contro la Finlandia.
Tennis
Vito Alberto Amendolara
10 Giugno

La Top 10 secondo Fabio

Fabio Fognini è nella Top 10 del tennis mondiale. E, non ce ne voglia l'immenso Rino, è un grande giocatore.
Storie
Antonio Aloi
13 Aprile

L’epica della scuola pugilistica italiana

La Nobile Arte scorre nelle vene del Bel Paese.
Ritratti
Edoardo Salvati
12 Novembre

Julio Velasco

Allenatore, filosofo, leader, vate.
Calcio
Lorenzo Santucci
3 Luglio

San Francesco

29 giugno 2000.
Papelitos
Federico Brasile
11 Ottobre

Chissenefrega della maglia verde dell’Italia

La nuova maglia verde dell'Italia in un Paese conservatore che non ha più nulla da conservare.
Calcio
Domenico Rocca
19 Dicembre

Il diritto di cronaca è messo a rischio dalla Lega Calcio

Orwell, di nuovo. Questa volta in Serie A, questa volta tocca al calcio italiano.
Calcio
Annibale Gagliani
20 Novembre

La migliore Nazionale di tutti i tempi

Abbiamo provato a selezionare l'XI azzurro più forte di sempre.
Altro
Leonardo Aresi
17 Marzo

Luna Rossa ci ha fatto sognare

La sconfitta in Coppa America non scalfisce la portata dell'impresa.
Storie
Maurizio Fierro
12 Novembre

Schmeling contro Bonaglia

Quando la dittatura sfidò la democrazia.
Tifosi
Jacopo Benefico
15 Novembre

Oviedo e Gijòn. Il derby che divide le Asturie

Real Oviedo v Sporting Gijòn.
Calcio
Luca Pulsoni
30 Giugno

L’Inghilterra non convince, ma vince

E può sfruttare un tabellone favorevolissimo.
Papelitos
Luca Pulsoni
19 Luglio

Il boomerang del Decreto Crescita

Il capolavoro di Mancini rischia di essere un episodio isolato.
Storie
Nicola Ventura
3 Luglio

Cuori neri

Le origini del football americano in Italia e gli intrecci con il neofascismo romano.
Altro
Gabriele Fredianelli
29 Luglio

L’ultimo ballo di Aldo Montano

Il campione dice addio alla pedana con un argento al collo.
Papelitos
Luca Pulsoni
12 Agosto

Il ciclismo italiano è a un punto di non ritorno

L'allontanamento di Cassani è solo la punta dell'iceberg.
Tifosi
Mattia Curmà
30 Marzo

Cosa significa essere del Betis

Tifare blanquiverde è da sempre un'esperienza totalizzante.
Altri Sport
Luca Pulsoni
20 Settembre

É Bagnaia l’erede di Valentino?

Il ducatista trionfa a Misano nel giorno del saluto al Dottore.
Calcio
Mattia Curmà
19 Luglio

Spagna, la cantera d’Europa

Dalla strada al tetto del Mondo.
Storie
Domenico Rocca
25 Settembre

San Siro a mano armata

La parabola criminale di Gilberto Cavallini, dai Boys SAN ai Nuclei Armati Rivoluzionari.
Editoriali
Alberto Fabbri
22 Aprile

Torneremo a cantare, ma non sui balconi

Siamo una tribù che non può rinunciare ai suoi riti.
Calcio
Matteo Mancin
19 Dicembre

Gianni Brera

Ritratto di Gioannfucarlo.
Altro
Lorenzo Innocenti
21 Dicembre

Il rugby in Italia parla veneto

Il nord-est è la patria dell'ovale nostrana.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Aprile

Serie A, c’è solo la Juventus

In una scialba giornata di campionato, la Juventus mette una seria ipoteca sul settimo scudetto consecutivo.
Altri Sport
Luca Pulsoni
4 Ottobre

Sonny Colbrelli trionfa in un inferno di fango e pavé

22 anni dopo l'ultima vittoria, Roubaix si tinge nuovamente di azzurro.
Tennis
Vito Alberto Amendolara
21 Giugno

Matteo Berrettini non fa notizia

Il più forte tennista italiano si è imposto al Queen's.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
25 Maggio

Lasciare a casa Sergio Ramos non è una scelta di campo

Un leader tanto decisivo da risultare scomodo.
Altro
Lorenzo Innocenti
5 Ottobre

Cosa è andato storto?

L'Italia del rugby da tempo ha smesso di crescere. Dove nascono i problemi e quali sono i punti da cui ripartire.
Calcio
Gianluca Palamidessi
22 Febbraio

La Serie A punta sugli stranieri e teme i giovani

Il nostro calcio è in ripresa, ma è lungi dall'essere sano.