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30 Settembre

L’Italia chiamò

Marco Armocida

26 articoli
La Juventus è tornata (italianissima).

Il calcio, dice Massimiliano Allegri, è una cosa semplice. Non esistono dogmi: se sai di essere più debole, ti difendi senza vergogna. La Juventus ieri sera lo ha fatto e ha ottenuto un risultato per molti impronosticabile. Eccezion fatta per Bernardeschi riferimento offensivo, esperimento durato appena venti minuti, il politropo e italianissimo Allegri è stato perfetto. Il Chelsea ha tenuto palla, ma non ha tirato praticamente mai: la sua manovra è risultata tanto avvolgente quanto evanescente. La sua disabitudine a giocare contro una difesa serrata è stata lampante. La prima vera occasione è giunta soltanto dopo l’ottantesimo minuto, sui piedi di un Lukaku ancora una volta irriconoscibile a Torino.

Ma il risultato non è tutto. I bianconeri hanno dato l’impressione di aver ritrovato quello spirito encomiabile che da sempre ha accompagnato le sue più grandi vittorie. Hanno ritrovato la rabbia dei giorni migliori, la capacità di soffrire che sembrava ormai un lontano e ottenebrato ricordo. Gli occhi fieri e vispi del suo allenatore a fine gara non tralasciano dubbi: tra gli anfratti del suo recente passato, la Juventus ha ritrovato se stessa. 

«In Italia siamo abituati ad arrangiarci, è nella nostra storia e nel nostro DNA. Non dobbiamo diventare come gli altri, siamo l’Italia. Piaccia o no. Poi quali partite sono belle? Belle partite quali? Alcune finiscono 3-2, altre 0-0. A tanti lo 0-0 non piace perché non colgono il piacere nel difendere».

Massimilaino Allegri nella coneferenza stampa pre-partita


Paragonare oggi la rosa degli uomini di Allegri a quella del Chelsea sarebbe un errore grossolano. I bianconeri hanno sostituito il più grande marcatore della storia della Champions League con Moise Kean, giovane acerbo che da solo non può reggere il peso dell’attacco. I Blues, meritevoli campioni d’Europa in carica, hanno aggiunto in estate alla loro già profondissima rosa il miglior giocatore della passata stagione di Serie A: Romelu Lukaku. La Juventus ha fatto quello che poteva e doveva. I bianconeri, che hanno un grosso e riconosciuto limite tecnico e caratteriale nella parte mediana del campo, hanno recitato un copione a loro favorevolissimo. Si sono difesi bassi e hanno lasciato il dominio del pallone agli avversari. Hanno sfruttato le abilità dei difensori centrali in marcatura, hanno liberato i centrocampisti da ardui compiti di regia e hanno sganciato la furia delle loro frecce là davanti. 

«A qualcuno può non piacere, però devi soffrire per vincere le partite, devi avere la voglia, la rabbia di portare a casa il risultato. E stasera i ragazzi hanno interpretato veramente bene questa partita, con rispetto dei campioni d’Europa».

Massimiliano Allegri al termine della gara



Impossibile non parlare di alcuni singoli. I due centrali difensivi hanno fatto benissimo, Bonucci in particolare. Il capitano (ieri sera nel vero senso della parola) ha maramaldeggiato in lungo e in largo su Lukaku, mostrando i limiti di quest’ultimo. Grazie all’aiuto di Locatelli, in costante raddoppio difensivo, Bonuci non ha concesso praticamente nulla e ha dimostrato, ancora una volta, come possa eccellere se non gli si chiede di accorciare in avanti e di ricoprire dunque un’ampia porzione di campo. E poi Federico Chiesa, uomo ovunque in grado di fare la differenza anche in campo europeo. Chiesa è un’assoluta certezza, l’enzima che accelera tutte le reazioni chimiche della Juventus.

A stupire non è tanto la forza prorompente della sua corsa. Forse nemmeno la naturalezza con cui è in grado di crivellare qualsiasi difesa. Chiesa, più di ogni altra cosa, sembra essere nato per giocare nella Juventus. Ha in sé le qualità specifiche di questa squadra: rabbia, cattiveria e, perché no, la giusta dose di antipatia. È sicuro di sé, ma generoso. I suoi guizzi improvvisi e deflagranti hanno illuminato (si fa per dire, visti i problemi di Amazon) una partita che senza di lui sarebbe stata totalmente differente. Oggi Federico Chiesa è davvero l’uomo in più di questa squadra. E, a giudicare dalle sue dichiarazioni a fine partita, può assurgere a un ruolo di trascinatore che, siamo sicuri, gli si addice sempre di più: 

 «Sicuramente è stata una prestazione sofferta, perchè il Chelsea ci ha messo lì, è stato bravissimo nel possesso palla, però questa sera abbiamo fatto vedere lo spirito Juve, quello che ci chiede il mister […] Ora dobbiamo riprenderci, siamo partiti male, e forse questo un po’ vi piace, quando la Juve parte un po’ così, volete mettere un po’ di gossip inutile, perchè noi siamo tutti col mister, vogliamo fare bene e riportare la Juve agli anni in cui ha vinto gli scudetti».

Federico Chiesa al termine della partita

Torneranno le difficoltà, soprattutto contro squadre che lasceranno maggiormente l’iniziativa alla squadra di Allegri e che non le consentiranno di difendersi e ripartire con questa facilità. Semplicemente, come suggerisce Mario Sconcerti, quando i bianconeri dovranno fare ciò che ha fatto il Chelsea ieri sera. A quel punto la Juventus dovrà far leva sui suoi uomini migliori, Chiesa su tutti. In ogni caso, siamo certi di una cosa: Allegri, nelle difficoltà, saprà trovare soluzioni alternative. Del resto, lo ha detto lui stesso dopo la partita: «i marinai, quando sono in tempesta, trovano sempre la via d’uscita».

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