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Italia
6 Gennaio

La crisi della Juventus non può sorprendere

Marco Armocida

26 articoli
Analisi alla prima parte di stagione della Vecchia Signora.

Valutare la prima parte di stagione della Juventus non è poi così arduo: i bianconeri sono sicuramente la delusione più grande di questo inizio di Serie A. Le vittorie in campionato che hanno chiuso il 2021 non cancellano il cammino fin qui incerto e altalenante degli uomini di Massimiliano Allegri. I due punti ottenuti nelle sfide con Udinese, Empoli, Venezia, Verona e Sassuolo sono un’onta esecrabile che pesa sul nome e sul presente della Vecchia Signora. La Juventus è chiamata a compiere nel 2022 una piccola impresa: raggiungere la zona Champions. Considerato il calendario di Gennaio e la mancata vittoria con il Napoli, non sarà affatto semplice.

Più dei numeri, che con la loro fredda scientificità spesso obnubilano verità più nascoste, a colpire è la mancanza di una vera e propria identità. La Juve, ad oggi, ha mutato quasi sempre la sua pelle e così la sua formazione. Difficile dire con certezza quale sia il suo attacco titolare, impossibile definire il suo centrocampo. La squadra è il riflesso della confusione che la società ha mostrato negli ultimi tre anni. Alcuni giocatori (Chiesa, De Ligt, Dybala) sono certamente sopra la media, altri (Bentancur, Rabiot, Morata) appaiono invece in netta difficoltà.



I problemi reparto per reparto


In difesa i centrali non si discutono. De Ligt, giovane ma ormai maturo, maramaldeggia con sicurezza là dietro ed è ormai uno dei più forti in circolazione nel suo ruolo. Bonucci e Chiellini, quando sono disponibili, sono una certezza. La vera nota negativa è Alex Sandro, la cui parabola discendente non ha subito una sterzata positiva. Il terzino brasiliano, giunto in Italia nel 2015 con l’etichetta di estroso laterale difensivo, appare davvero irriconoscibile. Oltre al deficitario apporto in fase offensiva, Alex Sandro appare fuori forma. Tutto ciò non è passato inosservato e Allegri, che a inizio anno aveva speso per lui parole di conforto, non ha esitato a preferirgli il vispo Luca Pellegrini. Non certo Roberto Carlos, ma quantomeno pronto da un punto di vista atletico.

Il centrocampo è forse il reparto che desta maggiori preoccupazioni. I giocatori che lo compongono non sembrano fatti per coesistere e a mancare davvero, più di ogni altra cosa, è la qualità. Locatelli, ottimo giocatore ma non ancora un campione, spesso predica nel deserto. Bentancur attraversa da diverso tempo una preoccupante fase interlocutoria e la sua maturazione tarda ad arrivare. Rabiot, le cui qualità (come ha recentemente dichiarato Walter Sabatini) non si discutono, non è mai riuscito a incidere se non in sporadiche occasioni. Arthur, semplicemente, è in un contesto che non gli si addice.

Rispetto alla stagione passata, anche l’attacco ora appare da correggere. La verità è che i limiti erano già presenti, ma Cristiano Ronaldo, con la sua unica capacità di accentrare qualsiasi tipo di attenzione, era riuscito a mascherarli. Morata, che sembra voler cambiare per l’ennesima volta il corso del suo irrequieto cammino calcistico, certifica la sua incapacità di essere titolare in una grande squadra. Dybala incide (in Italia) più di chiunque altro, ma i suoi continui problemi fisici preoccupano e accendono i riflettori su un rinnovo che tarda come Godot ad arrivare. E Chiesa, accompagnato in ogni suo guizzo estivo da un favorevole vento al giardinetto, sembra essersi placato in uno stato di quiete infruttuosa. Il gol di ieri, tuttavia, potrebbe aprire scenari importanti e rilanciarlo sui livelli che gli competono.


Primi verdetti


Questo girone d’andata permette di ricavare due importanti lezioni. Innanzitutto, la Juventus non ha uomini per avere il dominio del campo. Le gare con le cosiddette “piccole” hanno sollevato un problema evidente: quando si tratta di attaccare a difesa schierata, la Juventus va quasi sempre in difficoltà. In secondo luogo, le prestazioni migliori (Lazio, Chelsea e il primo tempo con il Milan) sono arrivate grazie a una difesa ermetica.

Allegri, abile conoscitore di calcio, lo ha chiaramente capito e le recenti vittorie con Bologna, Genoa e Cagliari hanno evidenziato una squadra a tratti imperforabile. L’attentissima fase difensiva potrebbe rappresentare la chiave di svolta per il girone di ritorno, a patto che si corregga qualcosa dalla metà campo in su. Uomini a parte, la sensazione è che Allegri debba inevitabilmente lavorare sulle trame offensive dei suoi, troppo spesso eccessivamente approssimative. Sarebbe un errore imperdonabile pensare di applicare alla Juve del presente gli stessi paradigmi della Juve di tre o quattro anni fa.

Difendersi e aspettare la giocata di qualcuno là davanti è anacronistico. Non in senso lato, sia chiaro, ma in riferimento alla Juventus di oggi. Come direbbe Sandro Penna, non c’è più quella grazia fulminante, ma il soffio di qualcosa che verrà. Più prosaicamente, non ci sono più giocatori maturi e decisivi come Higuain, Mandzukic e Cristiano Ronaldo. C’è un soffio di gioventù con dell’ottimo potenziale da allenare quotidianamente in campo.

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