16 gennaio 1985, un mercoledì sotto zero. Nel gelo di un Comunale di Torino più somigliante al Palaghiaccio che a uno stadio di calcio la Juventus supera il Liverpool per 2-0 e conquista la terza coppa internazionale della sua storia: la Supercoppa europea. Un trofeo importante, talvolta sottovalutato e non sempre pubblicizzato nella giusta misura dai mezzi di informazione, almeno fino a qualche anno fa. Come di consueto, si affrontano le squadre vincitrici della Coppa dei Campioni e della Coppa delle Coppe. Gli inglesi del Liverpool, titolari della Coppa dei Campioni, hanno già subìto uno smacco perdendo la Coppa Intercontinentale a Tokyo con gli argentini dell’Independiente e stavolta vorrebbero evitare passi falsi.

 

 

Nel 1984 la Juventus ha vinto la Coppa delle Coppe in finale con il Porto e cerca la definitiva consacrazione dopo anni di anonimato appena fuori dai confini nazionali. È il terribile inverno del 1985, quello che dopo tanti anni riporta un metro di neve perfino a Roma e che sembra trasformare soprattutto chi non è abituato a certe precipitazioni in un bambino di una certa età, alle prese con un ghiaccio quasi inedito per le metropoli italiane. Torino, pur avvezza a simili situazioni atmosferiche, si nasconde sotto un manto bianco. Le strade sono gelate, la circolazione dei mezzi è paralizzata e chi può evitare di andare al lavoro lo fa senza esitare.

Agli occhi di molti notisti politici la partita Juventus-Liverpool, valevole per la Supercoppa europea, è un importante confronto sportivo, ma anche un indiretto confronto fra leader, fra stili istituzionali, tra visioni dell’Europa differenti e fra due Paesi che si contendono un ruolo fondamentale nella politica del Mediterraneo.

Trovare una data gradita alle due contendenti non è semplice: entrambe si dibattono fra campionato e competizioni internazionali. Per trovare lo spiraglio giusto lottano contro un calendario fitto di impegni. La posta in palio va oltre un semplice trofeo, in palio c’è la supremazia continentale del proprio Paese. Italia e Gran Bretagna quella supremazia se la stanno giocando su vari fronti, primo fra tutti quello politico. La fase storica della metà degli anni 80 mette in luce la presenza di interpreti che nel bene e nel male lasceranno una traccia.

 

A metà decennio al civico londinese 10 di Downing Street abita la premier Margaret Thatcher, leader del partito conservatore. La “lady di ferro” è nel mezzo del secondo dei tre mandati che l’elettorato inglese le avrà concesso in 11 anni, prima che nel 1990 il testimone passi al collega di partito John Major. In Italia è Presidente del Consiglio il “corrispettivo decisionista”, il socialista Bettino Craxi, inquilino di Palazzo Chigi da quasi due anni.

 

Agli occhi di molti notisti politici la partita Juventus-Liverpool, valevole per la Supercoppa europea, è un importante confronto sportivo, ma anche un indiretto confronto fra leader, fra stili istituzionali, tra visioni dell’Europa differenti e fra due Paesi che si contendono un ruolo fondamentale nella politica del Mediterraneo.

 

La lady di ferro e Bettino Craxi al vertice europeo di Milano del 1985

 

Ma perché quella partita si possa giocare serve una data certa, altrimenti salta tutto. E quando la data è stabilita in termini ufficiali – mercoledì 16 gennaio 1985 -, il maltempo sta stringendo da settimane l’Europa in una morsa di gelo. Il giorno dell’Epifania, l’Italia somiglia più al Polo Sud che al Belpaese. Poi, all’improvviso, la temperatura concede una tregua ma dopo una breve pausa la neve torna a cadere con insistenza, in particolar modo al Nord.

 

Il giorno della vigilia di Juventus-Liverpool, trenta centimetri di bianco fanno da scrigno al Comunale. Il presidente Boniperti vuole che la partita si disputi a ogni costo e per giungere all’obiettivo riesce a mobilitare le forze congiunte di Comune, Provincia e Regione. Il ghiaccio viene rimosso dall’aeroporto di Caselle e il Liverpool, inizialmente contrario a fare un viaggio nella tormenta, può atterrare con tranquillità. 300 spalatori entrano in azione e a poche ore dal match sono ancora al lavoro. I teloni vengono tenuti per precauzione sopra l’erba ghiacciata fino quasi all’inizio della partita.

Il calcio italiano è stato rivalutato dal titolo di Campione del Mondo in Spagna nel 1982, ma a livello di club ha subito un’evidente flessione nel corso degli ultimi decenni.

 

La curva Filadelfia allestisce il suo show. Torce e fumogeni variopinti sono pronti ad incendiarsi all’entrata delle squadre in campo. Bandieroni e tamburi aspettano soltanto che l’arbitro, il tedesco Dieter Pauly, dia inizio alla partita. Vista la coltre di neve a bordo campo, il pallone è rosso: più che essere in Italia, sembra di assistere a una partita invernale della Bundesliga.

 

La sfida è incertissima, due superpotenze calcistiche sono una di fronte all’altra e si equivalgono sul piano tecnico. Il calcio italiano è stato rivalutato dal titolo di Campione del Mondo in Spagna nel 1982, ma a livello di club ha subito un’evidente flessione nel corso degli ultimi decenni. Nel 1984 nessuna formazione di casa nostra ha più vinto la Coppa dei Campioni dal 1969 e quella delle Coppe dal 1973.

 

I veri artefici della vittoria bianconera: gli spalatori in azione nelle ore precedenti alla partita

 

L’Europa aspetta al varco, è difficile fare pronostici. Il Liverpool cerca di dimenticare lo strapotere in First Divisione dei “cugini” dell’Everton, mentre per la Juventus la Supercoppa europea può salvare una stagione incolore. I bianconeri sono Campioni d’Italia, ma in campionato stanno stentando parecchio, a favore del Verona che si trova in testa alla classifica senza una vera oppositrice. Un trofeo continentale può dunque placare i malumori di una tifoseria abituata a vincere.

 

 

Le formazioni che scendono in campo sono le migliori che i due allenatori, Giovanni Trapattoni e Joe Fagan, possano schierare: Bodini; Favero, Cabrini; Bonini, Brio, Scirea; Briaschi, Tardelli, Rossi, Platini, Boniek. Grobbelaar; Neal e Kennedy; Lawrenson, Nicol ed Hansen; Walsh, Whelan, Rush, McDonald e Wark. In particolare la punta Ian Rush, di nazionalità gallese, è l’oggetto dei desideri di molte società italiane. La Juventus lo segue da tempo, ma nell’attesa che un giorno passi in bianconero c’è qualcuno che si professa suo nemico giurato. Lo stopper Brio promette totale assenza di distrazioni:

“Con me Rush non passerà”.

Malgrado le condizioni atmosferiche al Comunale confluiscono sostenitori juventini da ogni angolo d’Italia. La partita è equilibrata e per certi versi la formazione inglese vanta un leggero predominio, nonostante assenze come quella di Dalglish sul fronte d’attacco e la presenza in campo di Rush con un problema al menisco. L’equilibrio è rotto a 5 minuti dalla fine del primo tempo. Da un contrasto fra Briaschi e Lawrenson nasce un contropiede bianconero, che il polacco Boniek capitalizza al meglio con un diagonale sinistro sul quale il portiere Grobbelaar non può arrivare. È una rete liberatoria, anche i reds sono battibili.

 

 

All’inizio della ripresa il Liverpool tenta la carta Gillespie al posto di Lawrenson (uno scozzese per un irlandese), ma la mossa non sortisce modifiche tattiche né cambiamenti di risultato. Anzi, nel secondo tempo la Juventus sembra sicura di sé e non si limita più ad aspettare l’avversaria a metà campo. L’unica azione inglese di una certa pericolosità la crea a metà del tempo il destro di Whelan, sul quale il portiere Bodini (per l’occasione preferito a Tacconi) rimedia con un gran riflesso.

 

A 12 minuti dal termine, avviene la svolta definitiva. Cross dalla sinistra di Briaschi che mette al centro. Potrebbe intervenire Paolo Rossi ma il più lesto è ancora una volta Boniek, bravissimo a colpire di controbalzo tenendo basso il pallone. La traiettoria inganna il portiere sul secondo palo. Forse per la prima volta dall’inizio della partita Trapattoni può sedersi in panchina e tirare un sospiro di sollievo. È fatta, gli inglesi non sembrano più in grado di reagire.

 

Juventus Liverpool 1984

Un’istantanea della partita, con Boniek (autore della doppietta decisiva) a sgusciare tra i reds

Il popolo bianconero si unisce in un festoso abbraccio collettivo, i sacrifici per essere lì quel 16 gennaio (c’è perfino chi ha impiegato più di un giorno di pullman per arrivare) di 35 anni fa sono ampiamente ripagati. È Tardelli il primo a inscenare un giro di campo con il trofeo fra le mani. La determinazione di Boniperti e il lavoro di tanti spalatori volontari hanno avuto ragione degli eventi climatici. Gli inglesi, con ammirevole fair-play, ammettono che i bianconeri sono stati più bravi, più scaltri su un campo innevato al quale sono poco abituati.

 

 

Anche Giovanni Agnelli è felice. In più di un’occasione l’avvocato ha avuto parole critiche verso Boniek, ribattezzato “bello di notte” per la propensione a giocare meglio nelle serate di Coppa che in campionato. Ma stavolta ci sono solo elogi: «È stato splendido!». Trapattoni ammette che la sua Juventus «è ormai di levatura europea e ha sfoggiato una grossa personalità».

 

Platini si esprime con cautela e precisa che «non abbiamo incontrato il solito Liverpool, ma è il successo quello che conta». Il portiere Bodini, uno che di solito indossa la maglia numero 12, è al settimo cielo aver partecipato attivamente a un trionfo. Boniperti confessa alla stampa con aria quasi minacciosa:

“E ora puntiamo alla Coppa dei Campioni. Incontrare il Liverpool ci ha consentito di capire quanto sia forte questa squadra. È stata un’esperienza impagabile, soprattutto nel caso in cui il destino dovesse mettercela di nuovo di fronte sulla strada che porta al massimo trofeo europeo per società”.

Parole che rappresentano una singolare e (a posteriori) terribile profezia. Un altro sogno, ancor più prestigioso, si concretizzerà nel mese di maggio di quel 1985, la conquista della Coppa dei Campioni. Sempre contro il Liverpool e stavolta a Bruxelles, allo Stadio Heysel. Un trofeo che però costerà la vita a 39 tifosi, quasi tutti italiani, per una partita che rappresenta a tutt’oggi il de profundis dello sport, almeno per come lo intendono le persone civili.

 


In copertina Gaetano Scirea (capitano della Juventus) festeggia la conquista della Supercoppa UEFA 1984 con la maglia degli avversari, dopo il classico scambio di casacche del post-partita: nella foto anche Paolo Rossi, Massimo Bonini e Zbigniew Boniek.