Papelitos
31 Luglio 2019

Disfarsi di Kean è stato un affare

Gli sbrodolamenti dei media a favore di Kean non sono stati solo patetici, ma anche dannosi.

Circa quattro mesi fa, nel pieno della bufera post Cagliari-Juventus, prendevamo una posizione per l’epoca piuttosto impopolare. Sostanzialmente, per quanto potesse valere il nostro umilissimo giudizio, volevamo mettere tutti in guardia dal fare di Kean il messia del nuovo corso azzurro. In quei giorni scontavamo infatti il combinato disposto della narrazione sportiva italiana, che da un lato si incartava nella paranoia razzismo – e chi conosce Cagliari sa che la curva rossoblù ne è totalmente estranea -, dall’altro sfoderava la solita nauseabonda retorica da top player, che per un giovane talento italiano poi valeva doppio.

 

 

Sommessamente a noi, che non dovevamo piegarci a nessun titolone, iniziavano a sorgere dei dubbi puramente empirici sulle prospettive di Kean. E intravedevamo il rischio che la spavalderia del ragazzo – per non dire la sfrontatezza, per non dire l’incoscienza, per non dire la maleducazione – potesse pregiudicare le sue prestazioni sportive. Ecco perché ci schieravamo in difesa di Bonucci, in un dibattito tossico da opposte fazioni in cui ricevemmo anche accuse di para-razzismo: la nostra, al contrario, era semplicemente la preoccupazione che il ragazzo si bruciasse, concentrandosi più sul ruolo da campione/testimonial di battaglie “civili” che la stampa gli aveva cucito addosso piuttosto che sul lavoro quotidiano da svolgere in allenamento.

 

 

D’altronde quando si ha 19 anni, tanti soldi, il proprio volto sulle copertine, endorsement internazionali – per un comportamento sbagliato -, si può pensare di avere già il mondo in mano, di essere già arrivati; un discorso simile può riguardare anche Zaniolo, che a causa di buone prestazioni è stato osannato e paragonato addirittura a Totti, mentre al momento deve ancora dimostrare tutto (o quasi). In quel senso comunque si dovevano leggere le parole di Bonucci, passato per “fascista malgrado stesse provando a proteggere il suo compagno dal calderone mediatico in cui sono affogati i vari Balotelli.

 

Ad oggi possiamo dirlo, smaltito il furore del politicamente corretto: Kean quel giorno non era stato vittima di razzismo, come decretato dal giudice sportivo (Foto di Enrico Locci/Getty Images)

 

Ebbene la Juventus ha fatto benissimo a vendere Kean, altro che futuro del calcio italiano; andasse a farsi le ossa in Premier League, se ne è in grado. D’altronde si sa, la Juve raramente sbaglia: se ha ceduto un così limpido talento nazionale significa che il calciatore è difficile da raddrizzare perfino a Torino e che, ancor prima di essere un top player, rischia di diventare un “caso” difficilmente gestibile (basta vedere i precedenti, con le esclusioni per motivi disciplinari, indisciplina prolungata e recidiva, prima dall’Under 19 di Nicolato, poi dall’Under 21 di Di Biagio). Alla Continassa insomma non tira il vento della retorica, si leggono pochi giornali e vige una lucidità spietata, è questa la loro forza.

 

 

Ma per concludere la cosa che più ci spiace, oggi, è notare come quelle schiere di “giornalisti” calcisticamente corretti per lo più non si siano fatti domande, ma anzi abbiano avanzato dubbi sull’espatrio del giovanissimo talento azzurro; e sembra che dobbiamo essere noi, dei ragazzi estranei al sistema nel male e nel bene, a ricordare a questi vecchi come funzionino certe cose. A sentire alcuni pareri infatti non si può che condividere una famosa massima di Bruno Munari: «complicare è facile, semplificare é difficile». E allora, dal Bar Sport, ci pensiamo noi a rendere il tutto più semplice. Kean ad oggi non è nessuno: in potenza un grande giocatore, in atto nulla più che un ragazzino viziato.

 

 

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Federico Brasile

72 articoli
Perché guarderemo il Mondiale in Qatar
Editoriali
Federico Brasile
20 Novembre 2022

Perché guarderemo il Mondiale in Qatar

Peggio del Qatar c'è solo l'ipocrisia sul Qatar.
L’Ucraina: “FIFA, escludi l’Iran!” (e magari ripescaci)
Papelitos
Federico Brasile
01 Novembre 2022

L’Ucraina: “FIFA, escludi l’Iran!” (e magari ripescaci)

La richiesta ufficiale per Qatar 2022.
Tra Mihajlovic e il Bologna era giusto che finisse
Papelitos
Federico Brasile
07 Settembre 2022

Tra Mihajlovic e il Bologna era giusto che finisse

La compassione, per uno come Sinisa, sarebbe l'affronto peggiore.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Serie ASL
Editoriali
Lorenzo Santucci
05 Ottobre 2020

Serie ASL

Nell'anarchia legislativa ci si fa giustizia da soli.
Meno Sarri più Inzaghi
Calcio
Luca Rubeo
08 Dicembre 2019

Meno Sarri più Inzaghi

Lazio-Juventus non è stata una sorpresa.
Lo sceneggiato degli Italiani
Calcio
Maurizio Fierro
04 Settembre 2017

Lo sceneggiato degli Italiani

Il calciomercato in Italia è esploso ultimamente, ma raffigura una fiera dei sogni che appassiona gli Italiani da molto più in là.
Confessioni di un allenatore mancato
Interviste
Sebastiano Caputo
06 Novembre 2016

Confessioni di un allenatore mancato

A passeggio con Massimo Fini nella bella e grigia Milano alla ricerca del calcio nazional-popolare detestato dagli str*** in tribuna d'onore.
Nicolò Carosio e il razzismo inesistente
Calcio
Mattia Di Lorenzo
10 Giugno 2020

Nicolò Carosio e il razzismo inesistente

Un insulto razzista mai pronunciato può costare l'epurazione.