Una data: 19 maggio 2012. Un simbolo. A Monaco di Baviera va in scena la finale della Champions League, la coppa più importante, l’obiettivo che ogni club vuole raggiungere. Vincerla significa entrare di diritto nella storia del calcio. Quel giorno, un italiano trionfa alla guida del Chelsea.

 

Roberto Di Matteo nasce a Sciaffusa nel 1970, in Svizzera, da genitori abruzzesi. Mamma Gianna e papà Fiorindo hanno lasciato da tempo Paglieta, un piccolo paese della provincia di Chieti, per cercare un impiego e un po’ di fortuna. Fiorindo trova lavoro presso un’importante società di distribuzione termo-sanitaria, permettendo così a Roberto e a sua sorella Concetta di crescere serenamente e avere una buona istruzione. Roberto, fin da piccolo, ci sa fare con il pallone e viene preso nella squadra della sua città natale, lo Sciaffusa, che milita nella seconda divisione svizzera. Esordisce a 18 anni, mentre a 21 viene ceduto allo Zurigo, squadra di vertice della prima divisione. La svolta arriva però nella stagione successiva, all’Aarau, dove, contro ogni pronostico, vince il titolo. Viene così acquistato dalla Lazio, che all’epoca è allenata da Dino Zoff. Dopo tre anni, Di Matteo passa al Chelsea dove, nel 2002, a causa di un brutto infortunio, è costretto al ritiro. Decide così di intraprendere la carriera di allenatore. Nel luglio 2008 sigla il primo accordo con il Milton Keynes Dons, squadra di terza divisione inglese. La stagione si rivela positiva e la compagine si qualifica per i play-off, uscendo in semifinale ai calci di rigore. L’anno successivo è sulla panchina del West Bromwich Albion nella Championship, campionato di seconda divisione, e ottiene la promozione diretta in Premier League, arrivando secondo in classifica. A febbraio viene esonerato, nonostante la sua squadra sia al di sopra della zona retrocessione.

Zola e Di Matteo al Chelsea

Zola e Di Matteo al Chelsea

Nell’estate 2011 torna al Chelsea come vice allenatore. Esonerato il coach Villas-Boas, Di Matteo viene scelto da Roman Abramovic, il proprietario del club, per traghettare il team verso la fine del campionato. Roberto trova subito grande sintonia con la squadra e i primi risultati si rivelano molto soddisfacenti. Alla prima gara europea, allo Stamford Bridge, la casa del Chelsea, ribalta una sconfitta 1 a 3 rimediata dal precedente tecnico contro il Napoli nell’andata degli ottavi di finale della Champions League. Memorabile è la partita di ritorno delle semifinali contro il Barcellona di Pep Guardiola. Dopo una vittoria per 1 a 0 allo Stamford Bridge nella gara precedente, i blues si ritrovano sotto di due reti a zero e in dieci uomini, dopo soli quarantatré minuti. Allo scadere del primo tempo, il brasiliano Ramires riesce a trovare la rete dell’1 a 2, ma i catalani assediano insistentemente la porta di Petr Cech, sbagliando anche un calcio di rigore con Lionel Messi. Sembra che i blaugrana possano trovare il gol in qualsiasi momento ma, grazie ad una difesa stoica, la squadra dell’italiano riesce a tenere il risultato e addirittura a segnare la rete del pareggio nei minuti di recupero grazie a Fernando Torres, il quale, dopo una corsa in solitaria lunga settanta metri, dribbla il portiere Victor Valdés e appoggia il pallone nella porta ormai sguarnita.

 

Ma il trionfo arriva in finale. Siamo in Germania, all’Allianz Arena, e il Chelsea deve sfidare i padroni di casa del Bayern Monaco. Il tabellino, alla fine dei tempi regolamentari, segna 1 a 1. Due reti segnate di testa: Thomas Müller per i tedeschi e Didier Drogba per i britannici, nei minuti finali. I supplementari passano a reti inviolate, soprattutto grazie a Cech, che para un rigore ad Arjen Robben. Il quinto tentativo dal dischetto è decisivo per i blues. Si presenta sul pallone Drogba, vero trascinatore della squadra, che spiazza il portiere Manuel Neuer. Il Chelsea è campione d’Europa per la prima volta nella sua storia centenaria. Di Matteo, che avrebbe dovuto solamente traghettare la squadra verso la fine della stagione, è riuscito a compiere un’impresa straordinaria.

Di Matteo portato in trionfo dopo la finale di Champions

Di Matteo portato in trionfo dopo la finale di Champions

Pochi giorni più tardi, l’allenatore viene ufficialmente riconfermato alla guida dei blues. Ma il calcio, a volte, sa essere beffardo e tremendamente irriconoscente. Il 21 novembre dello stesso anno, pochi mesi dopo il grande trionfo – a seguito di una sconfitta esterna contro la Juventus – Di Matteo viene incredibilmente sollevato dal proprio incarico. La causa di questa rimozione non è però da ricercare in uno scarso rendimento sportivo (il Chelsea si trova infatti ai primi posti in classifica) bensì in alcune divergenze con il proprietario. Due in particolare: Abramovic non ama lo stile di gioco che l’allenatore ha imposto al suo team e, soprattutto, il patron, rimasto affascinato dal Barcellona di Guardiola, pretende che Di Matteo imponga ai suoi giocatori il cosiddetto Tiki-taka. Il magnate russo esige inoltre che l’allenatore schieri sempre come titolare l’attaccante Torres, grande investimento della società, nonostante il calciatore stia palesemente soffrendo un grande calo psicofisico. Inutili sono i vibranti tentativi dei tifosi di far cambiare idea ad Abramovich. Ed è a questo punto che accade l’impensabile. In ogni partita, al sedicesimo minuto, il campo sembra fermarsi. E non a caso. I tifosi si ricordano del numero che Di Matteo portava quando giocava nei blues, il 16 appunto, e iniziano ad applaudire, cantando:

“There’s only one Di Matteo”.

Improvvisamente però l’allenatore sparisce dalla scena calcistica, nonostante poco tempo prima abbia alzato la tanto prestigiosa coppa dalle grandi orecchie. Trascorrono ben due anni prima di rivederlo su una panchina. Conduce lo Schalke 04 alla qualificazione per l’Europa League ma, al termine della stagione, si dimette a causa delle continue divergenze con la società circa il futuro del club. Dopo un anno, sigla un accordo con l’Aston Villa, club che al tempo militava nella seconda divisione inglese. Anche questa, purtroppo, non è però una parentesi fortunata per Di Matteo che viene esonerato dopo sole undici partite a causa della mancanza di risultati soddisfacenti.

 

Incredibile come questo sport possa essere al contempo bello e crudele. La fama ed il successo di Roberto Di Matteo, nonostante la sua grande impresa, è durata quanto un fuoco di paglia. Nel momento di massimo splendore, la sua carriera precipita in un silenzio assordante che ricorda come nel calcio si possa passare dalla vetta al crollo immediato.