Calcio
09 Maggio 2019

La superiorità del Gioco

Ajax-Tottenham: la nostra definitiva resa di fronte all'imponderabilità del calcio.

Chiunque sia convinto di poter offrire una spiegazione univoca all’imponderabilità del calcio, abbandoni immediatamente la lettura odierna. Non perda tempo con noi. Lo invitiamo a tenere banco con la sue teorie risolutive in qualche supponente salotto, disposto a prestargli ascolto. Abbandoniamo le penne, o meglio i cursori, davanti alla divinità del pallone. Affidiamo al flusso di coscienza le nostre considerazioni riguardo gli eventi di ieri sera. Non spieghiamo, ammiriamo.

 

 

Pronti via, gli ajacidi impiegano mezz’ora ad esplorare due volte le dimensioni della porta di Lloris. Angolino sinistro centrato con un’incornata, poi destro con una traiettoria da curvatura dello spazio-tempo. Sì, gli Spurs riescono a creare qualche grattacapo alla difesa di casa, ma sembrano rischi controllati, quasi calcolati. Fino al 45esimo si assiste al monologo dei lancieri, che esaltano un’arena tramutatasi in una bolgia infernale per gli inglesi. Le note di “Three Little Birds” accolgono le squadre al rientro dalla pausa, un inno alla spensieratezza della gioventù, manifesto del gioco proposto dai ragazzi di Ten Hag.

 

 

Nel settore ospiti, c’è chi ripassa mentalmente il tragitto per raggiungere l’aeroporto di Schipol, chi si preoccupa dell’ultimo treno per Londra e chi invece mitigherà il dolore sportivo in un’ultima notte al De Wallen. Però, c’è anche chi immagina una rimonta folle ed irrazionale, ma “siccome pensabile, allora realizzabile” (citazione nostra). La manifestazione metafisica di Anfield Road lo ha insegnato. Chissà cosa avrà pensato Pochettino, figlio putativo di un maestro che si è votato all’esaltazione della follia del meraviglioso (ieri sera più che mai) gioco. Esce Wanyama, troppo macchinoso per arginare le sfuriate dei Godenzonen, entra un centravanti, Llorente, già artefice del destino nel drammatico finale di Manchester.

 

 

Colpo perfetto (Immagine via Dan Mullan/Getty Images )

 

 

Ci si gioca il tutto per tutto, “palla lunga e pedalare”, il calcio inglese ritorna agli Anni Settanta. All’improvviso un lampo: Moura! Un granello di polvere si insinua nel meccanismo perfetto dell’Ajax, un dubbio fa vacillare le certezze maturate durante l’arco di un’intera stagione, improvvisamente gravate da una pressione insostenibile. Aiace Telamonio non è Atlante.  Trecentosecondi dopo, ancora quel mago brasiliano, non abbastanza fotogenico per esibirsi sulla palcoscenico del Parco dei Principi, riesce in un’altra magia. A questo punto i manuali delle scuole da allenatori suggerirebbero di chiudersi, abbassare la linea, stringere i reparti e sostenere l’assedio a tutti i costi.

 

 

Peccato che alla foce dell’Amstel quei volumi siano abituati a riscriverli, se non a bruciarli. Si segue la folle visione di un profeta con il 14 sulle spalle, si perpetra l’eresia tattica. Fedeli ad un’essenza, più che ad un modo di giocare. Allora di nuovo attacchi disperati e ripartenze in spazi inconcepibili. Parate, legni e sfere che si perdono di nulla sul fondo. Nel frattempo marcature sbagliate, mancati anticipi, svarioni. Tanti errori da una parte e dall’altra, nella propria aerea ed in quella avversaria, fattori imprescindibili per elevare il tasso di incertezza e spettacolo, sempre più tragico all’avvicinarsi degli ultimi minuti. Sugli spalti c’è chi canta a torso nudo, chi prega disperatamente in uno stato di trance mistica e chi è paralizzato dalla tensione. Tutti soffrono.

 

 

Sogni infranti (Immagine via Dan Mullan/Getty Images )

 

 

Al 95esimo l’inesorabile punizione divina. Forse hanno osato troppo, ancora una volta. Adesso sarebbe ingeneroso e troppo banale rimarcare gli errori di gestione della gara da parte degli olandesi. Puntare il dito contro la loro sfrontatezza, condannare il loro sprezzo del rischio, irridere la loro inesperienza. Anzi, se conoscessimo davvero lo spirito dei ragazzi di Ten Hag, forse avremmo dovuto aspettarcelo. Sul fronte opposto, l’accesso alla finale di Madrid è la realizzazione dell’idea generata quasi due stagioni fa nella mente di un allenatore che non ha alzato alcun trofeo, ma ingurgitato innumerevoli bocconi amari, somministrati dai critici, se non dai suoi stessi tifosi. Pazientemente Pochettino ha seminato gioco e costruito un gruppo coriaceo, elemento di continuità per un ambiente che deve ancora ritrovare identità nel nuovo stadio. Vedremo se il primo giugno sarà il tempo per il suo raccolto.

 

 

Nel frastornante silenzio della notte di Amsterdam, si è manifesta la superiorità del Gioco sull’intelletto di noi, poveri mortali miscredenti. Il calcio risponde a regole che sfuggono alla razionalità, di natura limitata, degli essere umani. Non è misericordioso o sadico, è semplicemente così. Proprio per tale carattere lo si ama ancora, nonostante tutto e tutti.

 

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Alberto Fabbri

80 articoli
Tifare alla giapponese
Tifo
Alberto Fabbri
23 Novembre 2022

Tifare alla giapponese

Come adattare il modello da stadio nel Paese del Sol Levante.
Lutz Eigendorf, la morte del traditore
Ritratti
Alberto Fabbri
16 Luglio 2022

Lutz Eigendorf, la morte del traditore

Il Kaiser dell'Est ucciso dalla STASI.
Massimo Osti, C.P. Company e genio futurista
Ritratti
Alberto Fabbri
17 Giugno 2022

Massimo Osti, C.P. Company e genio futurista

Omaggio a un grande erede dell'avanguardia italiana.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Ciao amore, ciao
Calcio
Luigi Fattore
02 Marzo 2018

Ciao amore, ciao

Un tradimento consumato, una storia d'amore finita. Metafora di un calcio ostaggio della scienza.
Robin contro Van Persie
Ritratti
Lorenzo Solombrino
12 Maggio 2020

Robin contro Van Persie

Una carriera contraddittoria ma circolare, divisa tra estetica e ambizione.
Stella Rossa v Bayern 1991, scontro di mondi
Calcio
Marco Gambaudo
26 Novembre 2019

Stella Rossa v Bayern 1991, scontro di mondi

Una doppia semifinale che riassume la grande Stella Rossa di Belgrado, con pregi e difetti.
PPP non aveva paura di parlare di calcio
Recensioni
Andrea Antonioli
09 Novembre 2016

PPP non aveva paura di parlare di calcio

Il soccer made in USA, un problema culturale
Editoriali
Gianluca Palamidessi
27 Aprile 2020

Il soccer made in USA, un problema culturale

Il gioco del calcio, in America, non è per tutti.