Forgiamo a modo nostro un vecchio adagio: «Allenatore che vince non si cambia». Lazio e Juventus, rispetto allo scorso anno, hanno cambiato poco e niente. Nell’undici titolare di ieri sera, si sono visti solo due nuovi innesti: da una parte Lazzari (benissimo), dall’altra De Ligt (male, e non è una novità). La vera differenza sta in panchina. Da una parte l’umile e pragmatico Simone Inzaghi, dall’altra l’arrogante e dogmatico Maurizio Sarri.

 

Dopo l’opaco pareggio di San Siro (Inter-Roma 0-0), ci prepariamo al big match immaginandoci una Juventus mordace, cattiva come ai vecchi tempi. Per mezzora lo è anche. C’è dell’altro. Si (intra)vede una manovra addirittura piacevole – cosa che però da Sarri è lecito attendersi, come minimo. Passati trenta minuti di calcio aggressivo e verticale – le due occasioni prima con Dybala (parata di Strakosha) poi con Ronaldo (rete) sono lì a dimostrarlo –, però, la Juventus inizia a calare. La Lazio corre di più e meglio.

 

Lazio-Juventus tifosi

Prima di Inzaghi contro Sarri, però, una menzione obbligatoria va all’atmosfera dell’Olimpico (foto Daniele Badolato via Getty Images)

 

Luis Alberto, ingabbiato nella prima mezzora, è libero di salire in cattedra e disegnare prima l’assist dell’1-1 (capocciata di Luiz Felipe a fine primo tempo), poi quello del 2-1 (da dividere almeno a metà con Sergej Milinkovic-Savic, che s’infila tra Bonucci e De Ligt; quest’ultimo dorme e quell’altro si fa spostare dalla prepotenza e dalla qualità del serbo, che stoppa dolcemente col destro e realizza splendidamente col sinistro). Davanti Correa e Immobile corrono come forsennati, ma la differenza la fa Lazzari sulla destra. Un treno. È da una delle sue infinite sgaloppate che arriva il giallo-poi-rosso a Cuadrado e la rete che chiude i conti con Caicedo, subentrato ad un Immobile meno cannoniere del solito – Sczcesny, con un doppio miracolo, ne aveva cancellato le speranze realizzative dal dischetto.

 

Dopo l’errore di Immobile, è lecito attendersi una risposta della Juventus. La risposta non solo non arriva, ma i cambi di Sarri danno ragione ad Inzaghi. Quest’ultimo, col gol di vantaggio e a 5’ dalla fine, inserisce Caicedo e le stelle lo premiano. Quell’altro, il dogmatico Maurizio, effettua l’ennesima – assurda – staffetta, togliendo Dybala, uno dei migliori, e inserendo Higuain, nullo. CR7, per inciso, al di là di una discreta mezzora, ha fatto vedere ancora una volta tutti i limiti del campione al tramonto.

 

“Stasera i miei ragazzi hanno fatto qualcosa di straordinario” (Inzaghi ci ricorda qualcuno, nevvero?).

 

Per non parlare di Bernardeschi, ex “Brunelleschi”, neo “Stura cessi”. Un giocatore potenzialmente straordinario, (ex) futuro della nostra nazionale, abituato ormai dal suo allenatore al compitino, ad una quasi inesistente fase di rifinizione e ad una ben più corposa fase di rottura. Questo lavoro, che Leiva fa a meraviglia nella Lazio, lo fa malissimo Emre Can, e lo fa anche peggio Matuidi, buon giocatore e nulla di più. Se Pjanic stenta, come ieri sera, per la Juve è durissima fare gioco o, cosa improbabile allo stato attuale delle cose, imporre il proprio gioco. E intanto molti juventini rimpiangono Allegri – e ne hanno ben donde, aggiungiamo noi.

 

Dall’altra parte la Lazio. Una squadra sulla quale abbiamo puntato da inizio anno – con annesse risate. Un collettivo solido che si fa forza sul callo (e quindi sulla rabbia trasformata in forza) della più volte sfumata Champions. Le prestazioni di Lazzari non sono una sorpresa, l’annata di Luis Alberto francamente lo è. Decimo assist stagionale. Un giocatore tanto elegante quanto tagliente; ieri lo si trovava in zona difensiva ad impostare e a dare una mano alla propria squadra come in zona offensiva a sburrare calcio.

 

Lazio-Juventus

I quattro migliori in campo di ieri sera nella Lazio (foto Marco Rosi/Getty Images)

 

Con lui Correa, procura-rigori di natura – terzo in due gare –, e Milinkovic-Savic, un giocatore che alla Juventus – ma non solo alla Vecchia Signora – farebbe un gran comodo. Ieri è sembrato quello dei giorni migliori, e ha ancora margini di miglioramento. Se Immobile non segna, ci pensa Caicedo. Un plauso infine alla difesa biancoceleste che, tolto qualche svarione – l’occasione di Dybala su gentile concessione di Strakosha e Acerbi è, in questo senso, una delle più importanti sliding doors della partita di ieri sera –, ha saputo reggere l’urto di una Juve vogliosa di tornare in testa ma inferiore ad una Lazio quasi perfetta.

 

A partire dalla panchina, dove siede un signore troppo spesso criticato, tante volte elogiato, dopo ieri affermato. Per Inzaghi, tra tutte le competizioni, è la terza sconfitta inflitta alla Juventus in tre stagioni; nessuna squadra può vantare, se non la Lazio di “Inzaghino”, uno score simile. Questa è anche la prima sconfitta stagionale della Juventus. Lazio terza, Roma quarta aspettando il Cagliari (che settimana prossima ospiterà proprio la Lazio). Seconda la Juventus, e giustamente seconda. Milinkovic a fine gara allontana ogni discorso sullo Scudetto, idem Inzaghi. Ma la Lazio è libera dall’Europa League, sta bene di testa e benissimo di gambe. Ha superato il tabù della vittoria contro “una grande” e punta dritta alla Champions League. E questo, lo abbiamo già detto altrove, non è Scudetto, ma ci si avvicina molto.