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Calcio
9 Gennaio

È la Lazio a sceglierti

122 anni di gioia, sofferenza e senso d'appartenenza.

Olimpiade di Atene del 1896, eroica resistenza sulle alture del Tigrai e disfatta di Adua: questo è il curriculum che il bersagliere romano, Luigi Bigiarelli, ha alle sue spalle a soli 25 anni. È facile allora spiegare le parole di rivalsa che egli pronuncia, quasi senza pensare alle conseguenze, in quel pomeriggio di gennaio del 1900:

“Facciamola noi, la società”.

Luigi è seduto sulle scale che dalla riva del Tevere portano a Ponte Margherita, circondato da suo fratello e dai suoi amici. I ragazzi hanno un ruolo marginale nell’infinita umanità che vive le sponde del fiume da Ponte Margherita sino al porto di Ripetta. Essi sono parte del popolo, un popolo rilegato nelle capanne di stuoie e lontano dai circoli riservati all’aristocrazia del censo, alla nobiltà e alla cultura, e che nel nuoto e nella podistica trova il suo sfogo. Nella loro capanna, sovrastata sulla destra da piazza della Libertà, questi giovani uomini discutono e sognano.

Il loro obiettivo è poter competere nei giochi del 21 aprile, per l’inaugurazione del monumento a Carlo Alberto in via XX settembre. La condizione essenziale per potervi gareggiare è essere iscritti a una società. Da qui la folle idea di Bigiarelli: e se fosse proprio la scanzonata gioventù senza un soldo in tasca a fondarla? La sua proposta viene accolta dalle risate dei compagni e del fratello Giacomo, i quali provano invano a riportarlo alla realtà. Il Bersagliere però ha già pensato a tutto, il suo nome sarà Lazio, per dargli un senso di grandezza e distinguerla dalla già esistente “Ginnastica Roma”, i colori sociali saranno quelli della bandiera greca, bianco e celeste, perché la Grecia è la patria dei giochi olimpici.

lazio fondazione piazza della libertà
La targa che commemora la fondazione della SS Lazio (in occasione del centenario) a Piazza della Libertà

È il 9 gennaio 1900 e nove ragazzi stanno per cambiare la storia dell’Urbe eterna fondando la polisportiva più grande e più antica d’Europa, la “Lazio”. Tra i pionieri figurano: Luigi e Giacomo Bigiarelli, Alberto Mesones, Alceste Grifoni, Odoacre Aloisi, Galileo Massa, Arturo Balestrieri, Enrico Venier e Antonio Lefevre. Basta circa un anno affinché, nella sede della società in via Valadier 6, arrivi quella febbre per un nuovo gioco nato oltremanica, il football. Già dal 1901 si organizzano le prime partite in piazza d’Armi e l’anima popolare di questo sport sembra sposarsi perfettamente con l’ideale dei fondatori, una società aperta alla gioventù popolare e lontana dai circoli d’élite.

Inoltre, in quel giorno di gennaio, i fondatori non si limitano a stabilire il nome e i colori sociali, ma riprendono dal Bellum Iugurthinum (10, 6) di Sallustio anche un motto per la polisportiva: “concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur“. Sarà proprio la sezione calcio, nei 122 anni di storia della Lazio, a dimostrare quanto il motto corrisponda alla verità.

È l’armonia nelle piccole cose che ha permesso alla squadra di crescere, di superare i momenti più bui. Quando l’ambiente Lazio soffre o viene attaccato, la reazione fisiologica dei tifosi è compattarsi attorno alla squadra e alla società, creare un uno contro tutti in grado di esaltarsi nella difficoltà. Ogni momento entrato nella memoria collettiva del popolo biancoceleste in questa avventura ultracentenaria è scandito dall’armonia, da un’unione d’intenti che tende a dimostrare una verità inconfutabile:

la Lazio è la sua gente.

Gli anni scorrono tra l’addestramento della squadra, ad opera di seminaristi scozzesi e irlandesi, e il primo torneo calcistico, su invito del Pisa nel 1907, viene stravinto dalla Lazio guidata dal capitano Sante Ancherani. Nel 1913 la Lazio si laurea campione del centro-sud, ma nella finalissima con la Pro Vercelli viene a galla tutto il divario con le squadre del nord. I piemontesi si sbarazzano dei biancocelesti per 6-0. Il doloroso intermezzo della Grande Guerra nega alla Lazio la possibilità di giocare una nuova finale del campionato nazionale, poiché lo scudetto del 1915, ancora oggi al centro di discussioni, viene assegnato d’ufficio al Genoa a seguito dello scoppio delle ostilità.

bigiarelli lazio
Luigi Bigiarelli, il principale fondatore della Società Podistica Lazio

La possibilità di rivincita arriva nel 1923, ma ancora una volta sono i rossoblù ad avere la meglio. Nel frattempo dilaga in tutta Italia il professionismo e la Lazio è costretta ad affrontare la perdita del giovane talento Fulvio Bernardini, il quale tornerà a Roma, indossando però colori differenti. Nel 1925 la denominazione originaria viene cambiata, la “società podistica” diventa “società sportiva”.


Quelli che hanno portato il calcio a Roma


Arriviamo così al 1927, l’anno che cambia le sorti del football capitolino. Il federale Italo Foschi convoca il presidente della Lazio, Micozzi, presso la sede della federazione fascista. La sua intenzione è riunire le forze calcistiche della capitale sotto un unico nome. Per la prima volta l’ambiente Lazio percepisce una minaccia alla sua esistenza e si compatta. Il generale Giorgio Vaccaro si fa nominare vicepresidente e si presenta negli uffici di Italo Foschi il giorno seguente. La Lazio è ente morale dal 1921, la Lazio non può scomparire in una fusione, perché due squadre creano l’emulazione che è alla base dello sport. La storia va avanti.



Gli anni ’30 passano all’insegna della “Brasilazio”, del primo derby vinto (26 giugno 1932) e dell’acquisto di Silvio Piola, miglior marcatore di tutti i tempi in maglia biancazzurra fino a qualche settimana fa, quando Ciro Immobile ha demolito ogni record andando in testa alla speciale classifica. Il secondo dopo guerra trascorre tra alti e bassi e dispute interne alla società, ma regala comunque la gioia per il primo trofeo a distanza di 58 anni dalla nascita. Fulvio Bernardini torna sull’altra sponda del Tevere, stavolta da allenatore, e vince la Coppa Italia il 24 settembre contro la Fiorentina.

In porta quel giorno un ragazzo di nome Bob Lovati festeggia il primo dei tanti trofei alzati al cielo da giocatore e dirigente con indosso i colori a cui ha dedicato la sua esistenza. Gli anni ’60 iniziano all’insegna di un concetto a cui i tifosi laziali sono particolarmente legati: la sofferenza. Nel 1961 arriva la prima retrocessione in serie B. A riportare la squadra in serie A ci penserà l’allenatore argentino Juan Carlos Lorenzo, che in futuro passerà alla Roma, mentre nel 1965 sale alla presidenza Umberto Lenzini.


La Lazio di Lenzini e Maestrelli


Con la nomina di uno dei presidenti più amati dal popolo laziale arriviamo al crocevia della nostra storia, gli anni ’70, che cambieranno per sempre la figura della Lazio nell’immaginario collettivo. Senza esagerare possiamo racchiudere un intero decennio in una sorta di filastrocca, che fa così: Pulici, Petrelli, Martini, Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi, D’Amico. Chiedete a chiunque fosse presente quel 12 maggio 1974 di recitarvela a memoria e lo farà. Eppure il 1970-71 si era aperto di nuovo con la sofferenza, la retrocessione in serie B,seguita dal licenziamento di Lorenzo e dall’arrivo sulla panchina di Tommaso Maestrelli.

lazio maestrelli
Una delle più incredibili storie di calcio e di vita mai accadute

Un recente striscione della Curva Nord descrive perfettamente la Lazio del ‘Maestro’: Pazzi, rissosi, indomabili… Laziali! Tra una scazzottata con l’Ipswich e una rissa nel pub dopo un’amichevole con l’Arsenal, Chinaglia e compagni regalano ai tifosi il primo scudetto dopo 74 anni. Il 12 maggio l’Olimpico è una bolgia, la Lazio entra in un tripudio di bandiere e “Long John” trasforma il rigore decisivo. 1-0, Foggia battuto e Lazio Campione d’Italia. Sulla scia dell’entusiasmo, il Commandos Monteverde Lazio, uno dei primi gruppi organizzati di tifosi, sorto nel 1971, cambia il nome in CML ’74. Sempre in questi anni nascono, in Curva sud, gli Eagles Supporters (1977) e i Viking (1978).

Il dolore, però, è ancora dietro l’angolo. Un male incurabile porta via Tommaso Maestrelli nel 1976, uno scherzo mal riuscito provoca l’assurdo omicidio di Luciano Re Cecconi nel 1977, e Giorgio Chinaglia va in America, perché non riesce a immaginare una Lazio senza il ‘Maestro’. Il decennio si chiude nel peggiore dei modi, dato che nel 1979 la morte di Vincenzo Paparelli inasprisce ancor di più la rivalità cittadina e fa da episodio spartiacque nel calcio italiano.


Gli anni Ottanta e la Lazio dei -9


Ecco gli anni ’80 ed ecco nuovamente quella necessità di ritrovare l’armonia, l’unione d’intenti, unica via per la sopravvivenza. Se nel 1927 era toccato alla società, stavolta è compito di squadra e tifosi compattarsi e combattere. Lo scandalo “Totonero” sconvolge il campionato italiano e a farne le spese con la retrocessione, nonostante la magistratura avesse dichiarato il reato insussistente, furono Lazio e Milan. Nel 1983-84 i biancocelesti tornano in serie A e lottano per rimanervi fino all’ultima giornata. A Pisa l’Arena Garibaldi è gremita di tifosi laziali che conquistano la salvezza.

Da questo momento ogni vittoria e ogni momento di difficoltà sono accompagnati, ancor più che nel passato, da una costante: i Laziali. Chinaglia torna come presidente, ma nel 1986 la Lazio è a un passo dal fallimento finanziario e viene penalizzata di 9 punti. La serie C e il baratro sono vicini. Tocca ai tifosi presentarsi in Via Allegri per protestare ed evitare la retrocessione in C1. È ancora compito loro essere presenti in 80.000 contro il Catania.

Sono 65.000 anime a spingere Fiorini a quella zampata contro il Vicenza che allontana temporaneamente l’oblio. I due spareggi a Napoli saranno di fronte a 25.000 laziali e il gol decisivo di Fabio Poli permetterà loro di poter dire, con la spavalderia che li contraddistingue, che 9 punti non bastarono, forse la prossima volta ne serviranno venti.

Il gol di Fiorini nel boato degli 65.000 presenti

L’anno successivo la Lazio torna in Serie A e si avvicina all’epoca d’oro degli anni’90. Nel ’92 la società viene acquistata dall’imprenditore Sergio Cragnotti. Squadra e tifosi diventano formato europeo. Già dal 1987, in un Lazio Padova, in Curva Nord era comparso un nuovo gruppo ad affiancare i Viking, gli Irriducibili. Il tifo all’inglese e il loro rifiuto di utilizzare i tamburi faranno scuola in tutta Italia e in tutto il continente. Mentre la Lazio torna a riempire il suo palmares, i tifosi la seguono ovunque in massa.

A Parigi nel ’98 per la finale di Coppa Uefa persa sono in 20.000, mentre sono in 15.000 al Villa Park per il primo trofeo continentale vinto a Roma. Allo stadio ”Louis II” di Montecarlo, nonostante i soli 3.500 biglietti a disposizione, gli imbattibili del Manchester United devono arrendersi a 10.000 laziali e al gol di Salas, che tolgono loro la vittoria della Supercoppa Europea. Ma è l’anno del giubileo e del centenario della società a confermare quanto la Lazio dipenda dalla sua gente.

Il momento più alto della storia della Lazio

Il secondo scudetto, conquistato il 14 maggio del 2000 è figlio dell’intervento divino, ma soprattutto dell’azione di 5.000 tifosi che in quella mattinata di primavera celebrano il “funerale del calcio” e sfilano di nuovo verso la sede della FIGC in Via Allegri, con l’intento di protestare contro un chiaro errore arbitrale del turno precedente che rischiava di compromettere l’esito del campionato. Gli anni 2000, fino ai giorni nostri, regalano alla Lazio vari successi. Dietro Juventus, Milan e Inter, c’è la Lazio tra le squadre più vincenti del nostro calcio.

C’è però un episodio del nuovo millennio che più esprime la Lazialità e la voglia di compattarsi nel fronteggiare le difficoltà. È il 17 gennaio 2004 quando una Lazio con oltre 400 milioni di debito viene salvata grazie all’intervento di oltre 60.000 piccoli azionisti che ormai rappresentavano il 65% dell’intero azionariato.

Quel giorno si teneva al Warner Village l’assemblea degli azionisti e fuori c’era un enorme striscione che recitava “Sicuro lo è già… questo popolo non scomparirà”. Così sarà, anche grazie a una marcia popolare qualche mese dopo. Con lo stesso intento i laziali si presenteranno a piazza della Libertà allo scoccare della mezzanotte del 9 gennaio, per celebrare con bandiere, cori e fumogeni un’utopia di 122 anni fa che, pur essendo una quotidiana ossessione, ha ormai una veste immortale grazie al loro amore.


Immagine di copertina © Rivista Contrasti

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