Calcio
31 Marzo 2020

Le maglie vanno messe dentro i pantaloncini!

Se non si può cambiare il calcio, s'intervenga sull'estetica.

Guardiamo calcio da ogni latitudine: campionati nazionali, coppe, tornei, amichevoli tra nazionali e persino calcio femminile. Tutto contribuisce a rendere gustoso – ma sempre più pesante – il brodo che noi amanti di calcio trangugiamo a ogni ora del giorno. Ma in tutto questo scorrere di azioni, gol e gesti tecnici a molti di noi è sicuramente sfuggito un dettaglio (di primo acchito insignificante).

I calciatori, di qualsiasi nazionalità e paese siano, portano la maglietta fuori dai pantaloncini. Dal portiere al più tecnico dei numeri 10, tutti scendono in campo così: maglia sopra la linea della cintola, talvolta – nel caso degli atleti più bassi – all’altezza del culo spesso mostrando opinabili toppe di sponsor. Provare a trovare un calciatore che non rispetti questo canone è peggio che andar di notte. Tra chi gioca ancora, guardando a casa nostra, viene in mente solo il centrocampista del Napoli Allan, unico azzurro in campo con la numero 5 dentro i pantaloncini.

Fino all’anno scorso faceva parte dell’esigua combriccola di resistenti della maglietta anche l’inossidabile Sergio Pellissier. Da una quindicina di anni a questa parte, di pari passo con il restringersi delle maglie, questa pratica è diventata la norma. Almeno fino al primo lustro del 2000 il trend era diverso, tant’è che nel Milan degli invincibili di Sacchi ci si ricorda bene di Franco Baresi, unico rossonero con la maglia numero 6 svolazzante fuori dai pantaloncini.

Adama Traoré pantaloncini
Adama Traoré, autentica rivelazione della Premier League, è rimasto indietro di qualche anno (foto Bryn Lennon/Getty Images)

C’è un motivo tecnico, direte: negli anni 90 le magliette erano larghe e tenerle nei pantaloncini serviva per contenerne il volume e soprattutto per mostrarle all’arbitro come prova di strattoni o spinte. Quante volte abbiamo visto Filippo Inzaghi esibirsi davanti all’arbitro tirando un lembo di maglia. Vero. Ma se guardate qualche vecchio filmato o vi capitano sotto mano immagini di partite degli anni ’70 e ’80 otterrete lo stesso risultato. Salvo casi eccezionali – Michel Platini su tutti, ma lì c’entra l’attitudine naïf dei francesi – praticamente la totalità degli atleti scendeva in campo rigorosamente con maglia dentro i pantaloncini.

È quindi una questione di moda? Probabilmente sì. Pochi di noi, nella vita di tutti i giorni, si infilano polo o t-shirt dentro i pantaloni e da un po’ di tempo anche la camicia può uscire dalla linea della cintura anche se abbinata a una giacca elegante. Moda e calcio vanno a braccetto, come sempre, ma non è detto che il risultato sia piacevole per tutti.

Le maglie fuori dai pantaloncini, magari una taglia in più del necessario, non sono per né estetiche né utili. Le maglie fuori dai pantaloni sono brutte: sbilanciano l’equilibrio della figura, “allungando” la parte superiore del busto a discapito delle gambe, mortificando chi non è alto e slanciato come Cristiano Ronaldo. Fateci caso, ad esempio, quando vedete giocare Lionel Messi o, tornando in Italia, “Papu” Gomez e Lorenzo Insigne: sembrano ancora più bassi di quanto già siano. Non è giusto per il nostro occhio che ama l’armonia delle loro giocate e non si vuole arrendere al disordine. Non è giusto per il calcio che è soprattutto bellezza.

Allan pantaloncini
Allan e Insigne, o di come nascondere bene, o male, il proprio nanismo (foto Francesco Pecoraro/Getty Images)

E poi, in anni in cui le regole sembrano essere solo scuse per concepire eccezioni, non sarebbe una cattiva idea uniformare lo stile come si faceva sui campi di periferia o di paese quando si era ragazzini negli anni Novanta e prima. Quando cioè l’arbitro, se avevi la maglia fuori dai pantaloncini, non ti faceva entrare in campo. Accade anche oggi, ma sempre più sporadicamente.

Quell’imposizione, così inutile in fondo, trasmetteva però un senso di solennità tipico di certe celebrazioni. In campo si andava per portare in alto il nome della squadra e dei suoi colori, come soldati, e come tali bisognava indossare una divisa che prevedeva la maglia dentro i pantaloncini. Come in chiesa non si entra con le braccia e le gambe scoperte, così, in campo si dovrebbe entrare sempre con la maglia dentro i pantaloncini.

Perché lo spettacolo del calcio non è laico ma è religioso. E se a livello di gioco – con le polemiche sull’interpretabilità delle immagini del VAR –, come sul piano economico – con la questione del fair play finanziario – e infine sul versante organizzativo – formule di coppe e campionato – la partita è impervia, sul fronte estetico è possibile – e aggiungiamo necessario – battere un colpo che possa riportare tutti all’ordine. Dal portiere all’attaccante, le maglie dentro i pantaloncini in ogni uscita ufficiale.


Francesco Andreose è creatore e autore del blog Non chiamateli provinciali


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