E sono cinque. Con oggi sono cinque le volte in cui Alejandro Valverde è salito sul gradino più alto del podio della Freccia Vallone, corroborando il record di vittorie che già deteneva. L’arrivo, meno risicato rispetto alle scorse edizioni, ha visto il murciano della Movistar staccare tutti sull’arrivo in salita che caratterizza la seconda classica delle Ardenne, e tagliare così il traguardo scagliando un’altra volta la freccia della sua esultanza; gli altri, dietro, a giocarsi un podio che ha lasciato molta delusione a chi ha lavorato tanto, forse troppo. In gara non succede molto: ad inizio corsa un sestetto di coraggiosi si stacca in fuga, ma Movistar e Orica-Scott controllano ritmo e distacco. All’inizio dell’ultimo giro, Alessandro De Marchi (Bmc) tenta l’attacco e viene seguito da Bob Jungels (Quick-Step Floors): i due riescono a tenere il gruppo a distanza ma non accantonano più di un minuto. Sulla discesa della côte de l’Erèffe il lussemburghese allunga e resterà da solo fino ai meno 500 metri al traguardo, dove il gruppo, trainato con forza da Diego Rosa e Gianni Moscon per la Sky dei capitani Kwiatkowsky e Henao, lo raggiunge. Sulla salita finale si scatena la bagarre con un buono spunto di Ulissi (decimo al traguardo) e in risposta all’acuto del belga Edward Theuns (Bmc), poi terzo davanti a Henao, parte la cavalcata dell’imbatido Valverde: il muro di Huy è suo, nessuno riesce a tenergli testa. Gran recupero di Daniel Martin (Etixx-Quick Step) che riesce a rimontare sul finale dopo essere rimasto fagocitato nel ventre del gruppo nei momenti clou. Finirà secondo, e salirà deluso sul podio: un approccio migliore al Huy gli avrebbe garantito forse il risultato massimo, Valverde permettendo.

Valverde taglia il traguardo per la quinta volta in carriera

Valverde taglia il traguardo per la quinta volta in carriera

Il percorso della Flèche, variato con l’inserimento delle due côte de l’Ereffe e de la Chérave avrebbe dovuto – nelle intenzioni degli organizzatori – aumentare lo spettacolo, dando spazio ad attacchi a sorpresa da parte dei favoriti; ma l’azione combinata della Movistar e dell’Orica di Albasini, che arriverà solo quinto nonostante tutto il controllo profuso dalla sua squadra, ha neutralizzato ogni afflato creativo, e un po’ di monotonia ha dominato il gruppo, consentendo alla volpe trentasettenne di spuntarla ancora una volta, la quarta di fila, su tutti. Il soprannome di “el imbatido”, l’imbattibile, Alejandro Valverde se lo porta orgoglioso addosso da quando tra gli 11 e i 14 anni vinse una cinquantina di gare consecutive. Quel nomignolo è diventato il marchio della predestinazione, anche se oggi ha cambiato accezione: non è più una questione di non perdere, ma di non darsi sconfitti. Imbatido come “invitto”, vincibile nella battaglia ma non abbattibile, non annullabile nella guerra. A un’età in cui molti si ritirano, ciò che Valverde mantiene salda nella sua posizione di vincente è questa naturale voglia di vincere, questa predisposizione alla vittoria che non cede il passo, almeno per ora, nemmeno al tempo. Se a Fabian Cancellara è stato intitolato un settore della Strade Bianche, ad oggi il diritto che Alejandro Valverde può vantare sul muro di Huy è prossimo alla proprietà. I record adesso sono tutti suoi, dopo aver superato le tre vittorie consecutive di Marcel Kint, e la dichiarazione finale è quella di un corridore che conosce bene il suo valore:

“Paura degli avversari? Nessuna: solo profondo rispetto. Sapevo che potevo vincere e ci sono riuscito. Sì, ho 37 anni, ma la mia forma fisica è perfetta. Questa corsa mi viene bene e l’anno prossimo sarò ancora qui per vincerla”.

L’annuncio suona quasi come una minaccia per gli altri corridori, anche in vista della Liegi-Bastogne-Liegi di domenica: lì sono tre i suoi successi, e questo sarà inevitabilmente il suo tentativo di eguagliare le quattro vittorie del principe di Liegi Moreno Argentin, primo degli umani dietro al cannibale Merckx con cinque successi alla Doyenne.