Calcio
25 Giugno 2023

Quella del Lecco è una storia all’italiana

L'incubo del club lombardo potrebbe non essere finito qui.

Il calcio italiano continua a non smentirsi e, immancabile, registra anche quest’anno società costrette a dire addio al professionismo con la speranza di ripartire dai dilettanti. Al momento si tratta di Pordenone e Siena, che dovranno salutare la Lega Pro a causa di problemi societari dovuti a pessime gestioni finanziarie dei club: se i friulani lavorano con il tribunale per trovare un accordo per un concordato preventivo, a Siena si “festeggia” invece la terza esclusione negli ultimi nove anni. Un record negativo che riassume la crisi dello sport senese dopo il crollo del Montepaschi.

Ma a parte queste società (ed eventuali sorprese che potranno arrivare dalla Covisoc), negli ultimi giorni a guadagnarsi l’onore delle cronache è stato un caso più unico che raro, simbolo di tutti i limiti del calcio italiano: quello del Lecco.

La società lombarda, battendo il Foggia nella finale playoff di Serie C, ha ottenuto infatti una storica promozione in B che mancava da 50 anni. Una cavalcata in sordina per un club che, partito con l’ambizione di salvarsi, al termine della stagione si è ritrovato al terzo posto a pari punti con il Pordenone. Per giunta, un risultato che la squadra di mister Foschi e del patron Paolo Di Nunno ha raggiunto spendendo circa 1,5mln di euro per la rosa, tra le cifre più basse dell’intera Serie C.

Eppure la festa non ha fatto in tempo a spargersi per la città che, appena 24 ore dopo, i dirigenti erano impegnati in una corsa contro il tempo per sistemare la documentazione necessaria all’iscrizione in B. Il 20 giugno infatti, alle ore 21.00, scadevano i termini perentori per presentare gli incartamenti necessari. I faldoni erano già pronti in segreteria peccato che mancasse un piccolo dettaglio, ovvero l’indicazione dello stadio in cui giocare le gare interne. Dettaglio che potrebbe costare la partecipazione non solo alla Serie B 2023/24 ma addirittura al prossimo campionato di Lega Pro: il Lecco, in sostanza, potrebbe esser beffato e ripartire dalla Serie D. Ma andiamo con ordine.



Lo stadio Rigamonti-Ceppi, l’attuale impianto, non è a norma per il campionato cadetto e necessita di lavori di ammodernamenti che riguardano l’installazione di tornelli, l’illuminazione, la capienza ma soprattutto servizi e accessi. Insomma un restyling vero e proprio per un impianto sportivo che non vede la Serie B da mezzo secolo. Eppure, consapevole di ciò, la società non è riuscita al momento dell’iscrizione a fornire un’opzione alternativa per le gare in casa. Ciò significa che la documentazione presentata in Lega di B era incompleta.

Una prassi, come evidenziato dal sistema di Licenze Nazionali della Figc emesso a marzo 2023, che non ammette deroghe per le neo promosse. Il titolo II, punto B Lettera A è chiaro: “potranno essere integrati entro il termine perentorio del 20 giugno 2023, tutti gli adempimenti indicati alla medesima lettera. La documentazione depositata successivamente al termine perentorio del 20 giugno 2023, così come gli adempimenti effettuati dopo detto termine perentorio, non potranno essere presi in considerazione né dalla Commissione Criteri Infrastrutturali e Sportivi-Organizzativi, né dal Consiglio federale.”

Al tempo stesso, bisogna sottolineare che il club aveva trovato un impianto idoneo, ovvero lo stadio Euganeo di Padova, solo 24 ore dopo la scadenza del termine. Tutto questo perché il Lecco si è attivato troppo tardi, contattando società limitrofe nella speranza di trovare una soluzione quando ormai il tempo stringeva. Monza, Novara, Brescia e Vercelli hanno però detto di no all’utilizzo del loro impianto, con il presidente Di Nunno che ha duramente ha attaccato Galliani augurandogli, in maniera ironica, duecentomila anni di vita. 

“Galliani mi ha negato lo stadio, speriamo che viva ancora duecentomila anni”.

Il video del presidente Di Nunno che invade il campo in carrozzina elettrica.

Fatto sta che il vulcanico presidente lecchese, insieme ai suoi collaboratori, ha commesso un errore imperdonabile in sede d’iscrizione. Perché se da un lato la promozione è arrivata “a sorpresa”, dall’altro la società avrebbe dovuto documentarsi e tutelarsi prima, avviando l’iter per la certificazione della struttura sportiva in precedenza come fatto dallo stesso Foggia – i pugliesi, paradossalmente, hanno presentato tutta la documentazione per un’eventuale iscrizione in Serie B.

Ma poi il Lecco, una volta accertata la promozione, avrebbe anche potuto chiedere mediante pec una deroga alla federazione per avere qualche ora in più necessaria a presentare i relativi incartamenti per lo stadio. Un’opzione a cui, secondo la Lega B, il Lecco non avrebbe ricorso. Di alto parere la società lombarda, per cui la pec sarebbe stata inviata il 16 giugno, due giorni prima della finale di ritorno. Così il Lecco avrebbe chiesto alla Lega A, alla Lega B e alla Lega Pro un’eccezione per poter presentare la domanda di iscrizione al successivo torneo (che al 16 giugno non era ancora stato definito). Il 20 giugno, quindi, avrebbe presentato la domanda direttamente alla Lega B. 

Tuttavia il Prefetto di Padova, dopo aver discusso con la questura, ha approvato l’uso dello stadio veneto a partire dal 21 giugno, un giorno dopo la scadenza; è importante notare che, nello stesso modulo inviato alla Lega, il Prefetto ha riconosciuto di aver ricevuto tutto il necessario dal Lecco il 19 giugno, un giorno prima della scadenza per le iscrizioni. Da parte sua invece, e dalle notizie raccolte dalla nostra redazione, la Lega B avrebbe ricevuto solo il 22 giugno la mail sulla propria posta e non nei giorni precedenti, come comunicato al club. Un bell’intrigo.



Purtroppo per il Lecco, però, le cose potrebbero addirittura andare peggio di così. Se dovesse esser confermata l’esclusione dal campionato di Serie B, il club lombardo, come vi dicevamo ad inizio articolo, si ritroverà escluso anche dalla Serie C in quanto sono scaduti i termini per presentare la domanda di iscrizione. In sostanza: Lecco in Serie D. Al tempo stesso, comunque, non essendoci deroghe ma solo termini perentori dobbiamo sperare che la legge venga ancora una volta applicata senza discriminazioni, soprattutto sui suddetti termini che, in passato, sono costate le esclusioni di più club tra fideiussioni o accordi con l’Agenzia delle Entrate. Ma una cosa va sottolineata, la Federazione deve tener conto anche degli slittamenti, come avvenuti con i playoff di Lega Pro, ritardati di una settimana per questioni burocratiche, prevedendo un margine di tempo più ampio per garantire l’iscrizione alle società interessante. E un timido mea culpa lo ha fatto anche Mario Balata, presidente della Lega B, che afferma: ”Forse si doveva valutare una proroga”.

Adesso il Lecco può sperare o nell’ammissione in Serie B, nonostante lo sforamento di 24 ore, o l’ammissione in sovrannumero in Lega Pro. Due soluzione che comporterebbero due precedenti e la Federazione difficilmente potrà fare favoritismi.

La situazione è intricata: se verrà reputata la buona fede del Lecco si potrebbe ipotizzare che la Lega possa chiudere un occhio concedendo l’iscrizione al club lombardo; dall’altra parte, però, questi termini perentori, in passato, sono sempre costati cari ad altri club. Bisogna far valere il rispetto della legge nonostante questo pugno duro possa costar caro a chi sul campo ha meritato, senza ombra di dubbio, la promozione ma si sa, la legge si applica non si interpreta. Vedremo cosa accadrà.

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