Carrello vuoto
Calcio
12 Luglio

L’importanza del simbolo

Ricordare se stessi.

«La verità enfatica del gesto nelle grandi circostanze della vita». Che cosa è il simbolo? il blasone? Il gesto espresso in tratti di linee e forme? Charles Baudelaire non è il protagonista della nostra storia, ma ci fornisce un incipit poetico ed intrigante da cui poter partire. E’ l’importanza della rappresentazione. Rappresentazione come “qualcosa che sta per qualcos’altro”, ma anche rappresentazione che dice se stessa. Riconoscersi come etnia, gruppo (generalmente inteso), nazione; è il simbolo – il gesto espresso in forme – che dice a chi non è tra noi cosa noi siamo. L’araldo, lo stemma, il simbolo. Dietro l’elaborazione grafica, più o meno grezza, si nasconde una storia più grande del singolo segno. Parafrasando Baudelaire, scriviamo dunque: la verità enfatica del simbolo nelle grandi circostanze della vita. E poiché noi osiamo definire il calcio una grande circostanza della vita, porteremo il discorso – meno filosofico di quanto possa sembrare in apparenza – ad un livello più terreno, quello che d’altronde ci compete. Cosa si nasconde dietro lo stemma? E’ antichissima l’origine dell’uso araldico. La sua funzione è l’appendice di un’azione più profonda; da mero rimando a, il simbolo diviene ciò che. Si pensi ai legionari romani, fondatori – almeno in campo militare – della pratica araldica. Il simbolo dell’Impero, l’aquila, e il simbolo di Roma, la lupa. L’età medievale rinnoverà gli stili e l’importanza di questa traditio. Scompare quasi del tutto l’Impero; si articolano le autonomie locali che resistono tutt’oggi. Basti pensare al settore caldo del tifo senese; uno striscione di enormi dimensioni grida sprezzante al lato “guelfo” della nemica toscana: “noi siamo” Ghibellini. Il simbolo rivela il proprio mondo. Una fresca novità si porta dietro un fresco simbolo. 24 Maggio 2013: l’AS Roma deve espandersi (come prodotto), rimanendo nell’effige che la distingue agli occhi del mondo; ecco allora che James Pallotta, patron del club giallorosso, decide per una modifica – agli occhi dei molti molesta, almeno sulle prime – che metta in risalto più la città, così unita al suo simbolo e al suo nome, che il club. “Roma” sostituisce “ASR”. E’ la città che fa il club e non viceversa (almeno apparentemente). L’innovazione è visibile, ma la tradizione è intatta.

L'evoluzione dello stemma: qui il caso della Roma
L’evoluzione dello stemma: qui il caso della Roma

Tutt’altro il caso del rinnovato stemma – diremmo meglio con brand – della Juventus. Agnelli è conciso, la minimal “J” definisce «un senso di appartenenza e uno stile che permette di comunicare il […] modo di essere #2beJuventus». Basterebbero queste parole a farci riflettere. L’utilizzo del linguaggio digitale (con l’iconica formula hashtag), il richiamo al senso di appartenenza, il comunicare (parola chiave); sono tutte espressioni efficaci, se solo la Juventus fosse una celebre firma o un marchio (meramente) commerciale. Della tradizione non se ne fa una risorsa, ma un ricordo appassito, ai limiti dell’ingombrante. Il futuro chiama Agnelli, e lui se ne fa succube. Scenari calcistici degni della mente di Orwell. «Non dobbiamo dimenticare chi siamo: per noi vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta. Crescere sul campo vuol dire continuare a vincere sul campo, in Italia e in Europa. E per farlo dobbiamo anche evolvere il nostro linguaggio, dobbiamo cambiare la nostra pelle». E’ curioso. Non si debbono dimenticare le origini, ma si deve cambiare pelle. Che cosa significa esattamente? Una squadra tanto vincente come la Juventus, con una storia centenaria, simbolo – volenti o nolenti – delle tragedie come della ripresa del movimento calcistico italiano, ora cambia. Lo fa attraverso la sua storia, perché il simbolo è la storia. Ma non si tratta qui di un semplice cambiamento; i termini pallottiani a confronto sono nulli. E’ una distruzione, non un cambiamento. Una J soltanto: potrebbe essere qualsiasi cosa. E forse è proprio questo l’obiettivo della dirigenza; rendere la J (di Juventus) un’immagine che non sta per, ma un’immagine che già è; un brand vero e proprio, che vale per sé, e che con la squadra di calcio ha a che fare nei soli termini dell’evento sportivo (questa storia dell’evento, del mero spettacolo da teatro, che ci viene dall’America e ci corrode dall’esterno). Via il Toro simbolo di Torino, via il sacro debito che il simbolo reca alla storia di cui si rende – anche solo per una partita – protagonista indelebile. Una J stilizzata. Via gli impacci – e il peso – della tradizione; Agnelli punta al futuro, ma si è dimenticato del proprio passato.

L'epica presentazione a Milano; Museo della Scienza e della Tecnologia. Il luogo non è casuale
La spettacolare presentazione al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano

In Inghilterra la pensano diversamente. Che il sacro rispetto delle tradizioni, in terra d’oltremanica, coincida con il successo interno ed esterno di visibilità e risorse economiche, non è frutto del caso. Il campionato più bello del mondo accoglie nuovi allenatori ogni anno – vi abitano tra i più forti del pianeta –, è diretto per lo più da potenti stranieri e si fa desiderare a caro prezzo (i costi dei biglietti sono tra i più alti in Europa). Ma tutto questo non intacca la tradizione. Anzi, la coltiva gelosamente. Sono rimaste le improbabili partite del 26 Dicembre e del 31 Dicembre che ci tengono compagnia da lontano, mentre digeriamo il pasto (i pasti) dei freddi giorni natalizi. Sono rimasti gli stadi sempre pieni; se non cambiati (vedasi il West Ham), ampliati (Liverpool). E’ rimasta la tradizione del simbolo, a tal punto che in alcuni casi si è deciso di fare un salto indietro nel tempo. Il Manchester City è tornato al vecchio stemma; lo ha fatto sotto la gestione di potentissimi emiri. Quando il simbolo dice se stesso, dice i tifosi (i fedeli) e la tradizione. Dall’aquila con le tre stelle si è tornati alla nave di Manchester, simbolo delle fortune della città in tempi remoti. Sotto questa, tre strisce bluastre, che si fondono nel celeste: sono i tre fiumi di Irwell, Medlock e Irk. Un’aggiunta al primo stemma ne richiama le profonde radici politiche: the Lancashire Rose. Il Liverpool ha fatto un’operazione simile, e sulle divise da gara – già dallo scorso anno – ha sostituito l’attuale stemma con la storica fenice del grande Liverpool anni ‘80. La New Balance, sponsor tecnico dei Reds, ha rivelato le nuove uniformi: uno spettacolo nello spettacolo. L’attenzione ai dettagli fa la differenza; per i 125 anni, era doveroso un omaggio al tempo. Un’idea che valorizza la tradizione, anziché fuggirla. In Italia c’è (fortunatamente) un altro caso virtuoso; la Lazio ha infatti presentato le nuove maglie da gioco per la stagione ventura, con una speciale seconda maglia a strisce bianco e celesti che commemora la grande Lazio di fine anni ‘90, vincitrice in Italia e in Europa. Così la Macron, in accordo con la Società Sportiva, ha voluto omaggiare due delle più belle annate – nel bene e nel male – che hanno scritto la storia biancoceleste. Se la (seconda) maglia “europea” ha infatti il suo fascino, quella delle gare casalinghe (o prima maglia) spicca per l’eleganza dello stemma; il simbolo della Lazio dei -9, 1987.

La maglia casalinga dei Reds per la stagione 2017/18 (qui nel dettaglio)
La maglia casalinga dei Reds per la stagione 2017/18 (qui nel dettaglio)

Ovviamente, il tempo e il simbolo sono membra del corpo storico del club. A particolari vittorie, o imprese, la mente richiama il segno, lo stemma (la maglia che fu). Così, in circostanze lussuose di club abituati a vincere, il simbolo dice la vittoria; e la vittoria chiama se stessa, non vuole altro. Manchester United, Barcellona, Bayern Monaco, Milan; vendersi e rinnovarsi è un discorso che non si pone. Il simbolo rivela l’identità e la storia. Dagli anni ‘80 in poi lo United ha introdotto il diavolo rosso all’interno dello stemma, lasciando la nave ma eliminando i fiumi di Manchester. Nessuno poté davvero lamentarsi della scelta; il diavolo era l’altro simbolo del club, e le vittorie con quell’araldo tolsero potere di parola all’oracolo. Negli anni ‘90 prima, e nei 2000 poi, l’egemonia United (che è l’egemonia Ferguson) trasferirà le proprie gesta nei tratti di un simbolo eterno. Uno dei (non rari) casi in cui il simbolo guarda dall’alto la storia, essendone legato come il filo alla volontà delle parche. Lo stesso dicasi del Barcellona, dove – in aggiunta – i colori della catalogna interni all’araldo vanno anche al di là del puro calcio. Ed ecco allora che il gioco diventa una questione più profonda (Més que un Club). Il Bayern Monaco è la Baviera e la Baviera è il Bayern Monaco. La bandiera a scacchi blu e bianchi, a simboleggiare i diamanti della regione tedesca, è parte preponderante nello stemma del club. La sua storia è contenuta nel simbolo. Il calcio va verso una globalizzazione crescente, ma il simbolo può resisterle perché sta già parlando al mondo. Vendersi per timore è altra cosa, chiedere al Real Madrid. Reale è la vicenda di Castiglia. Reale e cattolica, come racconta la storia. Non più Real è il Madrid, da quando la società ha deciso (accettato?) di distribuire i prodotti destinati agli Emirati Arabi senza croce sullo stemma. Niente croce, niente Castiglia. Niente Castiglia, niente Real. Una squadra leggendaria, un’epica vivente, ma a rischio d’identità – vedasi, in aggiunta, la gran cacciata degli Ultras Sur sotto Florentino Perez. Ed è qui, nella capitale spagnola, che si è compiuto un altro misfatto, il più recente; l’Atletico Madrid, dopo aver lasciato la sua casa (il Calderon), ha abbandonato il suo stemma. Una modernizzazione a tinte “globali”, col simbolo comunale di Madrid sublimato in favore dell’estetica minimal – sia sempre maledetta! L’orso e il corbezzolo, ruotati nel lato opposto, si fondono in un blu monocolore che ricorda il simbolo dell’NFL. Una sciagura. Dinamiche di “mercato” e d’“immagine”. Plastica venduta bene che, fortunatamente, non ha ancora accelerato la catastrofe. Il soldo mormora e la carne trema. Rispettate il simbolo! Grida una voce lontana.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Cultura
Annibale Gagliani
25 Maggio 2022

Enrico Berlinguer, il calciatore

Tra una passione autentica e la Juventus “comunista”.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
24 Maggio 2022

Evviva lo striscione dei calciatori del Milan!

Il calcio vive di sfottò, non di leccate social.
Italia
Annibale Gagliani
24 Maggio 2022

Perdere per vincere, come Pioli

Una storia che parte da lontano e sterza bruscamente.
Italia
Diego Mariottini
17 Maggio 2022

La Coppa UEFA tutta italiana della Juventus

Il primo trofeo bianconero in Europa, l'unico 100% tricolore.
Tifo
Jacopo Gozzi
15 Maggio 2022

La mia trasferta ad Anfield Road

Liverpool-Inter negli occhi di un tifoso nerazzurro.
Estero
Marco Marino
9 Maggio 2022

Il Salford City, tra cuore e denaro

A Manchester non ci sono solo City e United (forse).
Papelitos
Andrea Antonioli
5 Maggio 2022

Tradizione, mistica, religione

Así gana el Madrid.
Ritratti
Raffaele Scarpellini
3 Maggio 2022

Paul Breitner tra Marx, Mao e Che Guevara

Eroe della controcultura, fino ai patti col sistema.
Papelitos
Andrea Antonioli
14 Aprile 2022

10, 100, 1000 Atlético Madrid

Una squadra che ci ricorda chi siamo e da dove veniamo.
Estero
Vito Alberto Amendolara
11 Aprile 2022

Manchester City-Liverpool, e tutto il mondo fuori

Da qui passano i destini del calcio attuale (non solo inglese).
Papelitos
Federico Brasile
16 Marzo 2022

Diego Padre Simeone

Guai a dare per morto il Cholo.
Papelitos
La Redazione
7 Marzo 2022

La resa totale del Manchester United

Per dirla con Roy Keane: “non voglio più vedere 5-6 giocatori”.
Podcast
La Redazione
23 Febbraio 2022

Il più sudamericano dei nove italiani

Un podcast con Bruno Giordano.
Estero
La Redazione
13 Febbraio 2022

Perché nessuno parla del City Football Group?

Più che un gruppo una multinazionale.
Cultura
Francesca Lezzi
29 Gennaio 2022

Cossiga e lo stile Juventus

Il più bianconero tra i nostri Presidenti della Repubblica.
Papelitos
Valerio Santori
18 Gennaio 2022

Gli arbitri non contano più nulla

Dopo il VAR, ora addirittura le scuse dell'AIA.
Italia
Lorenzo Serafinelli
9 Gennaio 2022

È la Lazio a sceglierti

122 anni di gioia, sofferenza e senso d'appartenenza.
Italia
Marco Armocida
6 Gennaio 2022

La crisi della Juventus non può sorprendere

Analisi alla prima parte di stagione della Vecchia Signora.
Italia
Gianluca Palamidessi
4 Gennaio 2022

Il sarrismo non esiste, Sarri sì

Il tecnico toscano ha bisogno di più tempo e meno retorica.
Ritratti
Marco Armocida
3 Gennaio 2022

Momo Salah è un’icona vivente

Di sicuro in Egitto, probabilmente anche nel mondo.
Papelitos
Alessandro Imperiali
26 Dicembre 2021

Il caos plusvalenze e la figuraccia della federazione

Ci risvegliamo tutti sudati, come troppo spesso capita.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Dicembre 2021

Tra i tre litiganti, l’Inter gode

C'era una volta un campionato combattuto.
Papelitos
Federico Brasile
8 Dicembre 2021

Siamo periferia d’Europa

Mai così impotente e lontana del centro.
Recensioni
Marco Armocida
30 Novembre 2021

All or Nothing Juventus, o della crisi di identità

Che cosa ci ha detto la serie prodotta da Amazon.
Podcast
La Redazione
25 Novembre 2021

Zigo contro Zigo

Gianfranco Zigoni si confessa. Dall'odio per il calcio professionistico all'amore per l'oratorio, per i grandi campioni come Best, per gli amici Vendrame e De André.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Novembre 2021

Serie A isola Felix (per gli stranieri)

Cosa ci dice la doppietta del classe 2003 giallorosso.
Estero
Emanuele Iorio
21 Novembre 2021

Manchester United, una crisi lunga otto anni

Da Ferguson a Solskjaer, i colpevoli sono sempre gli stessi: Ed Woodward e i Glazer.
Interviste
Gianluca Palamidessi
21 Novembre 2021

The TED Inside: tifare Roma uccide

Il vero tifoso non vince mai.
Estero
Vito Alberto Amendolara
17 Novembre 2021

Il tempo del Kun

Una carriera vissuta in un attimo.
Ritratti
Marco Metelli
17 Novembre 2021

Louis van Gaal, maestro di vita

L'evoluzione di un allenatore incredibile.
Papelitos
Federico Brasile
8 Novembre 2021

Un derby che viene dal futuro

Per intensità, ritmo, qualità. La partita dell'anno.
Italia
Pierfilippo Saviotti
7 Novembre 2021

Baùscia contro Casciavìt

Quando il derby aveva un sapore tipicamente meneghino.
Papelitos
Federico Brasile
1 Novembre 2021

Il Milan (in Italia) sta un passo avanti

Almeno ad oggi, almeno in Serie A.
Papelitos
Andrea Antonioli
28 Ottobre 2021

José Mourinho il dittatore

A Roma si governa solo con il pugno di ferro.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
25 Ottobre 2021

Zero a zero è puro punk

Roma vs Napoli è stata la partita perfetta.
Tennis
Marco Armocida
19 Ottobre 2021

Radja Nainggolan, guerriero incompreso

Un giocatore irripetibile, come i suoi eccessi.
Tifo
Andrea Mainente
15 Ottobre 2021

No one likes us, we don’t care

Viaggio nel mondo Millwall e nel popolo degli abissi.
Ritratti
Alberto Maresca
14 Ottobre 2021

Fabian O’Neill, un altro bicchiere grazie

Brindiamo ai 48 anni (e al talento perduto).
Papelitos
Emanuele Iorio
3 Ottobre 2021

La nuova dimensione del Barcellona

Da grandissima a piccola squadra.
Ritratti
Diego Mariottini
2 Ottobre 2021

Omar Sivori, l’anarchico

Sbattere in faccia al mondo il proprio talento.
Papelitos
Marco Armocida
30 Settembre 2021

L’Italia chiamò

La Juventus è tornata (italianissima).
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Settembre 2021

Non ditelo a Florentino

Lo Sheriff Tiraspol dà una lezione al Real e ai (pre)potenti del calcio.
Papelitos
Alessandro Imperiali
29 Settembre 2021

Moriremo di moralismo

Lasciate in pace Nicolò Zaniolo.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
27 Settembre 2021

Sarri ha fatto il Mourinho

Il derby va alla Lazio.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
23 Settembre 2021

Anche basta

Il terribile teatrino dei calciatori allenatori.
Italia
Antonio Torrisi
22 Settembre 2021

Joe Tacopina, il primo tifoso

Il giro d'Italia del Presidente d'America a tempo determinato.
Interviste
Leonardo Aresi
21 Settembre 2021

A tu per tu con Dino Zoff

Conversazione con il campione friulano.
Papelitos
Valerio Santori
15 Settembre 2021

Da Malmö a Malmö

Sta tornando la Juventus di Allegri?
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Settembre 2021

Ronaldo è un sogno

E insieme un incubo.
Tifo
Lorenzo Santucci
6 Settembre 2021

State attenti ad insultare i tifosi

La protesta dei tifosi del Milan è sacrosanta ma non sufficiente.