La partita del Camp Nou non ha lasciato spazio ad altri commenti: la Juventus è la squadra più forte d’Europa, con buona pace di coloro che cercano difetti in un gruppo pressoché perfetto. Come giustamente sosteneva qualche tempo fa Gianluca Vialli, le sconfitte che subiscono i bianconeri non sono mai realmente partite perse. Dove da queste la Juve costruisce vittorie, le altre crollano mentalmente. La differenza è “tutta” qui. Se fino a qualche tempo fa si elogiava la Juventus contiana, criticata però per non essere all’altezza in Europa, da quando Massimiliano Allegri si è seduto sulla panchina della società torinese, ormai tre anni fa, la storia è cambiata. Il vero top player che ha questa squadra non gioca, ma è appena fuori dal campo: allenatore che difficilmente sbaglia turn-over, in grado di inventarsi nuove soluzioni di gioco in momenti di difficoltà (vedasi il dopo-Firenze), tenendo sempre alta la tensione in uno spogliatoio che ha vinto tutto in questi anni. Tutto, tranne quella coppa che manca dal 1996. La Juventus, oggi, è pronta per vincere. Non basta (soltanto) avere una grande squadra per vincere la Champions League; servono una serie di fattori che, sommati, portino alla vittoria finale. Nell’alchimia particolare che si inserisce in questo contesto, la fortuna (dalla sua prima terminologia latina) gioca un ruolo fondamentale. Dopo il sorteggio di Nyon di venerdì scorso, quando si è vista affiancare la pallina del Monaco a quella della Juventus, molti hanno creduto – di primo acchito – che fosse andata bene. Certo, a vedere le altre due squadre che potevano incrociare i bianconeri si può dire che questa sia la più abbordabile, almeno sulla carta. Ma, riflettendoci con cura, ci sono degli elementi vanno presi in considerazione. Per quale assurdo motivo possiamo affermare che la Juventus non è stata favorita dal sorteggio?

L'abbraccio tra Allegri e Luis Enrique al termine di Barcellona - Juventus

L’abbraccio tra Allegri e Luis Enrique al termine di Barcellona – Juventus

Arrivati a questo punto della stagione, tutti gli elogi si annullano. La Vecchia Signora è stata costruita in estate per vincere, oltre che in Italia, anche in Europa (i tanti soldi spesi per Higuain e Pjanic e l’affare Dani Alves vanno intesi ovviamente in questo senso). Non possiamo negare che una mancata vittoria avrebbe le sembianze della beffa. Di fronte avrà una squadra giovane, forte ma allo stesso tempo definibile come una vera e propria sorpresa del torneo. E qui risiede la prima sfortuna bianconera. E’ vero che difficilmente la squadra di Allegri sottovaluta l’avversario, ma dopo le due stratosferiche prestazioni contro il Barcellona la tensione contro i francesi potrebbe calare. Giunti in semifinale contro qualsiasi pronostico (da elogiare maggiormente il passaggio del turno contro il City che contro il Dortmund, dato il più che comprensibile stato d’animo dei tedeschi dopo l’episodio dell’attentato), tutto ciò che il Monaco otterrà sarà solo di guadagnato. Ciò che dovevano dimostrare lo hanno già dimostrato; adesso i monegaschi vivono la Champions con la spensieratezza di chi non ha nulla da perdere (pericolosissima per un avversario così esperto come la Vecchia Signora). L’opposto della Juventus, che con un’uscita in semifinale non si risparmierebbe dalle critiche: risulterebbe clamoroso buttar fuori il temutissimo Barcellona e poi far svanire il sogno contro una squadra che per tecnica, mentalità ed esperienza è comunque inferiore.

Il goal di Saul che ha sancito il passaggio del turno dell'Atletico Madrid

Il goal di Saul che ha sancito il passaggio in semifinale dell’Atletico Madrid

Dall’altra parte del tabellone troviamo ormai un must della recente Champions League. Madrid è senza dubbio la capitale europea del calcio. L’anima dell’Atleti contro la regalità del Real Madrid, nuovamente di fronte. Stavolta non in finale, per fortuna dei colchoneros. Il gioco di Simeone sembra ideato per il doppio turno, un po’ meno per le partite secche. Perdere nuovamente una finale contro i rivali di sempre, la terza in quattro anni, sarebbe stato troppo anche per il tifoso più fedele. Tradotto: meglio incontrare i cugini in una doppia sfida piuttosto che in finale, dove un solo gol subito potrebbe comportare danni psicologici non banali. Ma perdere nuovamente l’occasione di toccare il trofeo tanto ambito, pur contro un’altra avversaria, non diminuirebbe certamente la delusione. Ed eccoci allora al secondo elemento sfortunato per i bianconeri: la possibilità di incontrare una squadra che muore dalla voglia di mettere la ciliegina sulla torta, di coronare un progetto che vede al suo nucleo l’allenatore e la sua fame di vittoria. L’Atletico, tra le tre, è forse l’unica che può battere la Juventus. Il suo gioco ostruzionista, volto a non far prevalere l’avversario tramite un centrocampo ed una difesa solida, è l’arma che meglio di ogni altra ha costruito il successo del Cholo. Ma, soprattutto, l’Atletico è una squadra umile che conosce realmente la sua forza e, per questo, si pone in maniera diversa nei confronti del proprio avversario. Alcuni lo chiamano catenaccio, altri pulmino (Mourinho docet): in realtà è solo un modo di interpretare la partita e, a quanto pare, risulta anche piuttosto efficace, vedendo i risultati ottenuti. Ma se l’Atletico è costruito per affrontare i doppi confronti, per quale motivo la Juve avrebbe dovuto incontrarlo adesso e non in un’eventuale finale? La risposta risiede nella caratteristica principale dei bianconeri: l’essere squadra. Vera. I singoli si stanno sacrificando per il bene comune, lasciando le loro necessità primarie (vedere Mandzukic e Dybala) e questo fa la differenza con gli altri. E’ vero che l’Atletico è di nuovo tra le migliori quattro d’Europa, ma forse questo è l’anno dove lo ha dimostrato di meno. In Liga è lontanissimo dalla vetta ed in Champions ha incontrato, per ora, squadre a lei inferiori. La semifinale con il Real è un vero banco di prova che se superato potrebbe avere ripercussioni importanti. Battere coloro che hanno infranto per due volte il sogno Champions significherebbe non soltanto arrivare in finale ma, soprattutto, scrollarsi di dosso un incubo. Di conseguenza, era meglio per la Juventus incontrare Simeone adesso e giocarsela su chi fosse più squadra tra le due, poiché sul piano tecnico non c’è storia. Il cholismo è trito e ritrito (ma non superato) e la Juventus è una di quelle squadre capaci di far male sempre, anche quando si chiude a guscio nella propria metà campo. Quando perde è solamente perché gli avversari hanno giocato meglio e hanno fatto una partita perfetta sotto il punto di vista dell’intensità e dell’attenzione. Inter, Milan, Genoa e Fiorentina ci hanno lasciato questo. Potrebbe l’Atletico resistere al doppio confronto senza subire e, soprattutto, segnando alla difesa juventina?

Il Real festeggia la vittoria della Uefa Champions League 2015/16

Il Real festeggia la vittoria della Uefa Champions League 2015/16

Arriviamo all’ultimo punto, ma non per questo di minore importanza. La finale che tutti prevedono è tra Juventus e Real Madrid, senza dubbio le due squadre più forti di queste semifinali e di tutta la competizione. Un Real poco galattico sotto il profilo del gioco, ma con una quantità inaudita di campioni in squadra. Campioni di piedi e di testa, capaci di vincere due volte la coppa dalla grandi orecchie in tre anni. Quella volta in cui non c’è riuscita è stata fermata ad un passo dalla finale, proprio dalla Juventus. Una Juventus forse più forte dal punto di vista tecnico (un centrocampo con Marchisio, Pirlo, Pogba e Vidal difficilmente confrontabile con quello di oggi) ma ancora inconsapevole dei propri mezzi. Eppure passò con merito. Il Real prende troppi gol, alcuni anche evitabili (vedere il secondo gol di Messi al Clasico: i blaugrana si sono ritrovati in sei contro quattro al 92′). Allegri, anche con le giuste ragioni, ha dichiarato apertamente che non avrebbe preferito incontrare i campioni d’Europa in carica piuttosto che l’emergente e adolescente Monaco. Vagli a dar torto. Ma forse sa, allo stesso tempo, che una sfida come quella contro i madrileni avrebbe tenuto l’attenzione altissima in vista dell’obiettivo finale. Un ulteriore considerazione (seppur questa molto aleatoria) è quella che il Real ha l’opportunità di entrare ancora una volta nella storia: vincere il trofeo per tre volte in quattro anni sarebbe un record mai eguagliato nella storia della Champions League (ovvero dal 1992, anno in cui venne sostituito il nome di Coppa dei Campioni). Mai nessuno vi è riuscito, neanche il Barcellona dei record. Tutti questi pensieri potrebbero essere spazzati via come polvere se la Juventus si comporterà (come ci auguriamo) da Juventus. Mai come quest’anno ha la possibilità di arrivare davvero fino alla fine, ma attenzione a dire che questo sorteggio è andato bene. Spensieratezza adesso, voglia di rivincita ed appuntamento con la storia poi: queste le insidie che Nyon ha riservato ai bianconeri. Più forti di tutti, ma a parole non basta.