Alle nostre latitudini, vedere Anfield Road gremito e ribollente di passione può sembrare un’allucinazione dovuta all’astinenza da stadio. Sconsiderata decisione del governo di Sua Maestà, oppure solito opportunismo da parte della UEFA spa, forse entrambi. In ogni caso le premesse della sfida impongono di rimandare qualsiasi pellicola e sospendere la conclusione di qualsiasi lettura. Tanto di tempo per recuperare ne avremo, ahinoi.

 

 

Sotto il cielo nero del Merseyside gli schieramenti guadagnano il verde campo di battaglia, mentre la pioggia promette di rendere le traiettorie del pallone più imprevedibili ed i contrasti più duri, accentuando la fatica che riempie le gambe di granito con il passare dei minuti. Assoluti protagonisti della sfida sono i due generali, tra i massimi innovatori della strategia pallonaro-guerresca del terzo millennio.

 

Il caudillo del Cholismo, la guerriglia applicata al calcio.

 

A guidare la truppa di casa, Blitzkrieg Klopp, già dominatore d’Europa ed ormai lanciato alla conquista della corona del regno di Inghilterra. Sul suo scacchiere tattico non c’è spazio per lente manovre nelle retrovie, si salta alla giugulare dell’avversario, attaccando verticalmente al centro. Se la sortita viene respinta, la manovra diviene avvolgente e si prova lo sfondamento sui lati con l’inarrestabile cavalleria. Il passivo della gara d’andata è minimo nelle proporzioni, ma massimo nel peso specifico: urge assaltare all’arma bianca, caricare con la lancia in resta.

 

 

A pochi metri di distanza da lui, il caudillo del Cholismo, la guerriglia applicata al calcio. Sul terreno ostile di Anfield, lo scontro campale è insostenibile: bisogna guastare i rifornimenti all’attacco dei rossi e resistere, perfino sulla linea di porta. Natiche strette e coltello fra i denti, anche se la sbobba fa schifo ed il vento ferisce come una lama. Prima o poi l’avversario avrà un’incertezza, mostrerà un pertugio nello schieramento e sarà la sua fine.

Firmino Liverpool Atletico

L’esultanza del brasiliano per il gol del 2-0 (foto di Julian Finney/Getty Images)

Le prime schermaglie provano subito la solidità della retroguardia degli ospiti, organizzata da Oblak in serata di grazia. L’estremo difensore sloveno è l’ultimo baluardo che sostiene la difesa dell’Atletico, divenendo pedina determinante nell’evolversi della contesa. I fanti non si risparmiano nella mischia ed i corpo a corpo infuriano a centrocampo. Nelle brevi pause tra gli assalti dei padroni di casa, l’ariete Diego Costa è troppo isolato per conservare il pallone, in modo da concedere respiro agli assediati. Allora l’energumeno lavora con la mazza ferrata e sfianca i difensori avversari, privandoli di energie vitali nel proseguo della battaglia.

 

 

Soltanto due minuti prima del rifocillante tè caldo, la difesa ospite è aggirata sul lato destro, da cui parte un rifornimento diretto al dischetto del rigore. Qui, Wijnaldum, potente oplita dalla spiccata vena realizzativa, incorna il vantaggio. Accarezzando l’impresa, nella ripresa i padroni di casa dispongono l’artiglieria pesante ed attaccano senza sosta. Il bombardamento a tappeto sulla porta di Oblak sembra piegare la resistenza degli ospiti, che invece regge fino al 90esimo. Dopo tre minuti nei supplementari, una cavalcata irresistibile di Wijnaldum si conclude servendo Firmino a centro area.

 

Siiii Señor! Give the ball to Bobby and he will scoreè il peana che celebra il raddoppio del formidabile spadaccino. L’inferno si apre su Anfield Road, mentre il folle Simeone delle Maglie Nere predica calma ai suoi soldati, che sono ad un passo dalla sconfitta.

 

 

 

Forte degli insegnamenti di Sun Tzu, conosce il suo nemico e ne rispetta la forza d’urto, ma allo stesso tempo ne ha studiato i pochi difetti. Il Cholo sa che un dettaglio oppure una distrazione possono ribaltare le sorti di una battaglia e di una partita, bisogna sapere aspettare. Infatti passano 180 secondi ed un maldestro passaggio di Adrian innesca Joao Felix sulla trequarti.

 

 

L’arciere non ha scagliato dardi precisi in questa serata, così preferisce armare il piede del riservista Llorente, che trafigge il cuore dei Kopites dalla distanza. Altri dieci giri di lancetta ed un’improvvisa fucilata dal limite è ancora vincente, forse risolutiva. Però i Reds non conoscono resa, allora si riversano in avanti, vittoria o morte fino al triplice fischio. Il fortino resiste e con la controffensiva ospite del 120 esimo epiloga l’epico scontro.

 

Corre, il condottiero colchonero. Liverpool 2-3 Atletico Madrid sarà il risultato finale (foto di Julian Finney/Getty Images)

 

La qualificazione dell’Atletico ci ricorda come nel calcio il confine tra merito e fortuna sia labile, come la tenacia e la tenuta mentale possano prevalere sulla qualità del gioco e la tecnica. I guerriglieri dell’Atletico hanno saputo combattere, soffrire ed aspettare. Spesso accusato di essere un profeta del “non gioco”, il Cholo dimostra ancora di essere un profondo conoscitore del volubile carattere del pallone. Per quanto riguarda il Liverpool, è impossibile rinfacciare qualcosa ad una squadra meravigliosa anche nella sconfitta. Adesso sarebbe facile parlare di imprecisione degli avanti e di quanto possa essere pericoloso il giro-palla con il portiere, ma meglio evitare i luoghi comuni.

 

 

A Klopp ed ai suoi ragazzi va reso l’onore delle armi. Gli applausi della Kop sono il meritato tributo ad un gruppo formidabile. L’eliminazione sottolinea quanto siano stati difficili e straordinari gli ultimi successi, frutto di un lavoro maniacale ed appassionato sul campo d’allenamento. Ci auguriamo che il virus non li privi della gioia di sollevare il titolo, che latita da oltre trent’anni sulla riva rossa del Mersey. Anche se i maledetti tifosi, che hanno abbandonato le tribune anzitempo, non meriterebbero nulla.