Se fosse un politico, sarebbe uno di quei capi di gabinetto che sopravvivono ad ogni cambio di governo. Se fosse un quadro aziendale, lavorerebbe nelle risorse umane per trovare punti di mediazione con i sindacati. Se fosse un docente, chiuderebbe un occhio anche nei confronti degli studenti meno preparati. Luca Marchegiani, invece, non è nulla di tutto ciò. Di professione fa l’opinionista televisivo, dopo essere stato calciatore di ottimo livello. Ma è anche molto di più: è l’ultimo baluardo della classe media, calcistica e sociale. Anzi, l’estremo difensore. Non a caso giocava in porta.

 

 

Difficile trovare un uomo più misurato. Nella squadra di Sky, il suo tratto discreto contrasta clamorosamente con le caratteristiche dei compagni di squadra. Di Canio, borgataro convertito in aspirante dandy londinese, ama forzare i toni. Costacurta sembra sempre passato di lì per caso, poco prima di entrare in qualche consiglio di amministrazione. Ambrosini sta chiaramente coltivando una nuova dimensione glamour. Adani è Adani, un marchio ormai a sé stante. Del Piero, forse per i tanti collegamenti con skyline e autostrade alle spalle, porta aria californiana svagata.

Solo due elementi, per età e look, potrebbero contendere a Marchegiani il ruolo di alfiere del pensiero moderato: Bergomi e Marocchi.

Ma il primo si fa trascinare volentieri dall’amico Caressa in una gara privata di ammiccamenti, risatine e allusioni. Il secondo ha una qualità singolare: gli basta una mezza parola, talvolta addirittura innocente, per innervosire l’interlocutore di turno. Marocchi è il Niccolai degli studi televisivi. Con lui, non si può mai stare tranquilli.

 

 

In questo panorama a tinte nette, Marchegiani sfodera il suo linguaggio da cinquanta sfumature di beige. All’allenatore di una squadra che magari ha appena incassato sette reti negli ultimi due minuti di partita, il buon Luca chiede: “Ciao, Vittorio…senti…ho notato nelle fasi finali della gara qualche piccola incertezza nel tuo reparto difensivo….a cosa attribuisci questo leggero calo di tensione?” Gascoigne, che a Roma ne combinò di tutti i colori ed è poi è finito come tutti sanno, viene ricordato come un ragazzo “un tantino più esuberante della media”.

 

Anche in campo, Marchegiani si trovava ad essere il baricentro morale del gruppo

 

 

Equilibrio e cautela, sempre. Accompagnate da un grande senso del dovere. A Marchegiani puoi assegnare qualsiasi compito: lo porterà a termine senza battere ciglio. Una volta, Sky creò un promo per i mondiali riunendo in un’improbabile band i propri talent (ora è più figo chiamarli così) per cantare e fingere di suonare. Faceva tenerezza vedere il nostro eroe dimenarsi in versione rocker, visto che probabilmente i suoi gusti musicali non vanno oltre Claudio Baglioni.

 

 

Un altro anno, invece, a Luca è stata rifilata la copertura del campionato di serie B. Lui, giudizioso, si è messo a studiare nei minimi dettagli squadre, giocatori e schemi. Ed ogni sabato pomeriggio, dopo essersi annodato la consueta cravatta ministeriale, andava in onda per analizzare la prestazione di un difensore del Perugia con lo stesso scrupolo che si riserva a quella di Sergio Ramos. Neppure una Diletta Leotta caricata da sex bomb poteva distrarlo. L’ennesimo test di autocontrollo superato a pieni voti.

 

 

Non c’è da stupirsi: anche in campo Marchegiani era così, fuori dalla luce dei riflettori e molto distante dallo stereotipo del portiere estroso o fumantino. Un discepolo della scuola Zoff. Un geometra fra i pali. Pur giocando cinque anni nel Torino, non ha assorbito nulla del celebre tremendismo granata. E pur militando dieci anni nella Lazio scintillante di Cragnotti, vincendo parecchio, non è mai stato uno degli uomini copertina.

 

Luca Marchegiani Getty

Un giovane Luca Marchegiani nel 1993, ai tempi del Toro (Foto Getty Images/Mandatory Credit: Howard Boylan/Allsport)

 

 

Un eccellente numero 1 che ha addirittura nobilitato la figura del numero 2. Emblematico il suo percorso in nazionale, dove conta solo 7 presenze. Ai Mondiali del ’94, entra contro la Norvegia al posto di Pagliuca espulso. L’ Italia è in dieci, Sacchi richiama in panchina un Baggio inviperito (celebre il labiale “ma questo è matto”) e c’è aria di sciagura. Ma gli azzurri riescono a segnare nel finale e, dopo un pareggio soporifero con il Messico, approdano alla fase ad eliminazione diretta.

 

 

Qui si consuma un nuovo psicodramma contro la Nigeria. Marchegiani incassa un goal balordo, scatta un’altra inferiorità numerica  espulso Zola) e il rimpatrio sembra vicino. Ci pensa Baggio a salvare la patria a due minuti dalla fine, per poi trasformare un rigore decisivo ai supplementari. Un’ impresa quasi eroica che non aiuta comunque Marchegiani a conservare il posto. Il suo Mondiale finisce lì.

Ancora più significativa è un’azione di gioco diventata iconica, che lo vede in veste di protagonista negativo.

6 maggio 1998, Parco dei Principi di Parigi, finale di Coppa Uefa fra Inter e Lazio: l’Inter è già in vantaggio 2-0. Al 70’ parte in contropiede Ronaldo, con tutto il campo aperto. Il Fenomeno si invola verso la porta della Lazio a velocità supersonica. E appena entrato in area, inizia a volteggiare piazzando una raffica di finte e controfinte rapidissime. La ripresa da dietro la porta è impietosa: Marchegiani, in uscita, beccheggia a destra e a sinistra come un canotto durante una mareggiata, prima di inginocchiarsi e di recuperare il pallone nella propria rete.

 

 

Immagine paradossale per un atleta dipinto spesso dai compagni come una sorta di baronetto distaccato. Luca Marchegiani però non è di origine nobile, è semplicemente il simbolo di buone maniere dal sapore antico. È il genero che ogni mamma vorrebbe per la propria figlia: quello che, sorridente, si presenta alla domenica con i pasticcini. È l’amministratore di condominio in grado di mettere d’accordo tutti sulla necessità di cambiare la caldaia. È l’uomo della porta accanto che segue tutte le regole della raccolta differenziata. Questo è davvero Luca Marchegiani da Ancona. Lanciato in serie A da Claudio Sala. Ma formato nelle giovanili da Aristotele: in medio stat virtus.