Essere tifoso di una squadra di calcio non è un’impresa facile, diciamolo chiaramente. Una volta scelti i colori del cuore, non c’è modo di tornare indietro e si fa di tutto per onorarli nel migliore dei modi. Come quasi fossero dei voti nuziali, si è tenuti a rispettarli nella buona e nella cattiva sorte, giurando loro eterna fedeltà.

 

 

Se può apparire semplice per chi si è affezionato ai cosiddetti top club, invece, per usare un eufemismo, risulta decisamente più stimolante sostenere una di quelle società che da sempre navigano tra risultati anonimi e tragedie finanziare. In questi casi si immagina il tifoso di ritorno dall’ennesima deludente trasferta, che si consola ripensando ai fasti del passato della sua squadra. Così la sua mente cerca rifugio nei ricordi di grandi annate, oppure di eventi legati a momenti particolarmente felici della propria vita.

 

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Le luci di Malaga, per introdurci a questa narrazione

 

 

Innamorarsi in Andalusia

 

Tra le polaroid nostalgiche ed un po’ ingiallite di cui può usufruire un sostenitore del Malaga, per esempio, troviamo la serata del 10 aprile 2013. Sotto la luna primaverile, a coronamento di un’annata entusiasmante, i biancoblu erano chiamati a giocarsi contro il Borussia Dortmund un possibile accesso alle semifinali di Champions League. In un Westfalenstadion dal colpo d’occhio come sempre appagante, le due compagini rivelazioni di quell’edizione del torneo si sarebbero affrontate in un match decisivo, in seguito al pareggio a reti bianche maturato in Andalusia.

 

La squadra di Manuel Pellegrini, acquistata due anni prima dallo sceicco Abdullah Al Thani, si presentava agli occhi del grande pubblico come una creatura bizzarra. Uno strano crogiolo che raggruppava promesse mancate come Santa Cruz, Saviola o Diego Buonanotte, certezze come Joaquin e Demichelis, oltre ad giovanissimo Isco. La rosa annoverava anche meteore dai nomi improbabili, pescate dalle panchine di mezza Europa come Onyewu, Antunes o Eliseu, esotici oggetti misteriosi transitati anche dal nostro paese. Tuttavia l’ingegnere cileno era riuscito a sviluppare un’idea di gioco credibile e soprattutto efficace, che aveva permesso di mietere vittime illustri come Milan e Porto.

 

Ritornando alla sfida contro il BVB, gli ospiti capitolarono inaspettatamente nei quattro minuti di recupero, a causa di due reti frutto di mischie tanto rocambolesche quanto beffarde, dopo aver condotto l’intera partita per 1-2. Pur essendo terminato nel peggiore dei modi, questo momento segnava lo zenit della storia recente del club andaluso. Infatti, oggi il Malaga versa sull’orlo della bancarotta per via di una gestione economica scellerata ed alla repentina disaffezione, mostrata dal suo facoltoso proprietario.

 

La gioia incontenibile dei gialloneri per aver ribaltato la partita, e conquistato la semifinale, nei minuti di recupero (Photo by Dennis Grombkowski/Bongarts/Getty Images)

 

Le promesse dello sceicco

 

Abdullah Al Thani è un imprenditore qatariota, membro del board dell’influente Doha Bank. Classe ‘67, imparentato con il presidente del PSG Al Khelaifi, è stato colui che per primo ha dato il via alla cascata di petrodollari investiti nel calcio europeo. Intorno al 2010 fece un primo tentativo per i Rangers di Glasgow, quindi concluse l’accordo per le quote di maggioranza dei Boquerones (“le acciughe”).

 

Il club andaluso era assuefatto a campionati sonnecchianti da centro classifica, ma rappresentava una città dal potenziale illimitato e dalla strategica posizione geografica. Perla situata nel profondo sud del paese, Malaga è il centro più importante della Costa del Sol, fiore all’occhiello del turismo iberico. Un investimento che prometteva prospettive diversificate, ideato per maturare ulteriori opportunità di profitto rispetto a quelle relative al solo lato sportivo.

 

Così le aspettative per l’approdo dello sceicco erano alle stelle e nell’immaginario collettivo si auspicavano valanghe di euro per sancire la riscossa di un club tradizionalmente modesto. In quei giorni iniziava il tormentone che voleva gli arabi  come l’ultima speranza ogni qualvolta si paventasse un cambio di proprietà per la propria squadra. Per capitalizzare tale euforia, per prima cosa il neopresidente sottoscrisse un contratto di sponsorizzazione nientemeno che con l’Unesco, poi mise sul piatto 20 milioni per dare basi solide alla sua rosa.

Però, come un giocatore di poker alle prese con una buona mano, Al Thani fu costretto a scoprire le sue carte ed il risultato fu un bluff dal sapore salmastro.

Dapprima pensata per Jesualdo Ferreira, la squadra venne successivamente affidata alle sagge mani di Manuel Pellegrini, concludendo una stagione interlocutoria. Quindi seguì un altro mercato di rafforzamento che fece approdare i già citati Isco e Joaquin, ma anche Julio Batpista e Nacho Monreal, elementi fondamentali per l’inaspettato quarto posto che venne conquistato la stagione seguente. Così, in appena ventiquattro mesi la nuova proprietà era già riuscita a centrare l’obiettivo della qualificazione in Champions League. Però, come un giocatore di poker alle prese con una buona mano, Al Thani fu costretto a scoprire le sue carte ed il risultato fu un bluff dal sapore salmastro.

 

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La nuova dirigenza, capeggiata dallo sceicco Al Thani (foto di Proyectoclubes)

 

Il tradimento

 

Allora divenne chiaro a tutti che l’intento principale dell’imprenditore qatariota fosse quello di aggiudicarsi un appalto da 400 milioni nella vicina Marbella. Infatti la rinomata località balneare era considerata la “Cannes spagnola” e rappresentava una gallina dalle uovo d’oro, per chiunque fosse stato capace di addentrarsi nel suo particolare sistema economico. In particolare il progetto in questione prevedeva l’ampliamento de “La Bajadilla”, un porto sportivo situato nella zona turistica. Per quanto inizialmente le autorità locali si mostrarono favorevoli verso questo piano, con il passare del tempo il loro parere divenne sempre più negativo. Infine nel 2012 rigettarono definitivamente l’offerta, spingendo il presidente del Malaga allo scontro frontale con l’intera comunità.

 

In un batter d’occhio tutti i buoni propositi vennero meno, crollati come un castello di sabbia al primo alito di vento. Ovviamente la tempesta si abbatté in primis sul club, che subì un’ opera di smantellamento della rosa, privata via via dei pezzi più pregiati. Nello stesso periodo fu decisa anche la sanzione da parte della Uefa, che escluse gli andalusi dalle competizioni europee per due anni, a causa di debiti nei confronti di varie società. Veniva così scoperchiato il vaso di Pandora della scriteriata gestione finanziaria, ennesimo passo verso il baratro completo.

In un batter d’occhio tutti i buoni propositi vennero meno, crollati come un castello di sabbia al primo alito di vento.

Col passare delle stagioni, Al Thani mostrò sempre meno interesse per la sua squadra, che andava progressivamente ridimensionandosi dal lato tecnico ed appesantendosi da quello economico. Il culmine venne raggiunto nel corso dell’estate del 2017, quando fu varato un piano di austerity per cercare di alleggerire le pesantissime casse societarie. Il direttore sportivo Husillos dovette tagliare tutti i calciatori con stipendi maggiori di 3 milioni ed ingaggiare solo “parametri zero”.

 

Evidentemente l’idea non portò i risultati sperati, poiché al termine del campionato successivo il club retrocesse, risultando tuttavia all’undicesimo posto nella classifica dei pagamenti salariali nella Liga. All’epoca figuravano sotto contratto addirittura 38 giocatori ed il bilancio si chiuse con un passivo di 50 milioni.

 

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Sedotti ed abbandonati, ma sempre al loro posto (foto di Malakahinchas2011/Twitter)

 

Una parabola densa di tristezza e rimpianti ben rappresentata dall’intervista liberatoria che lo sceicco ha rilasciato qualche mese fa, in cui confessava: “Ho perso tutto quello che ho investito in questi anni, quasi 200 milioni di euro. E’ stata colpa di una cattiva gestione e di contratti esageratamente pesanti”. Nonostante appaia difficile scorgere la luce in fondo al tunnel, egli stesso ha più volte affermato di voler ricominciare da zero e riportare in alto la squadra.

 

 

Intanto nel corso della passata estate, la vicenda si è arricchita dell’ennesimo capitolo imbarazzante. Infatti l’attaccante Okazaki, una volta acquistato, è stato rispedito al mittente dopo soli dieci giorni, poiché il Malaga non ha potuto accollarsi l’onere della transazione. Questo episodio ha rappresentato soltanto l’ultimo atto di fede per i tifosi, ormai illusi e frustrati da una vicenda iniziata con premesse fiabesche, ma poi tramutatasi in un incubo senza fine.

“Prometto di esserti fedele sempre,

nella gioia e nel dolore,

nella salute e nella malattia,

e di amarti e onorarti

tutti i giorni della mia vita”.