Che Manchester United v Liverpool sia la partita più affascinante, sentita e importante del calendario inglese non è in discussione. Fosse giocata a latitudini diverse sarebbe sicuramente denominata “El Clasico” del calcio inglese. Due Club con un seguito fantastico, numeroso e appassionato. Due Club con una bacheca ricca di trofei come nessun altro team in terra d’Albione. 66 trofei vinti dal Manchester United, 63 dal Liverpool. L’Arsenal, terzo in questa graduatoria, è decisamente lontano con i suoi 46 trofei. Ancora di più colpisce la classifica dei Campionati di Premier (o First Division come si chiamava una volta) vinti: 20 per il Manchester United e 18 per il Liverpool. I Gunners londinesi sono terzi anche qui, con 13 titoli vinti.

 

Ma è un’altra la statistica che colpisce maggiormente, soprattutto negli ultimi 50 anni: il dominio di una delle due “grandi” d’Inghilterra è coinciso con un periodo di crisi dell’altra. Sapete quante volte dal 1969-1970 ad oggi Manchester United e Liverpool sono arrivate prima e seconda nella massima divisione inglese? 3 volte. La miseria di 3 sole volte. In 50 anni. Nelle stagioni 1979-1980 e 1987-1988 vinse il campionato il Liverpool e lo United si piazzò al secondo posto. Nel 2008-2009 fu il Manchester United a trionfare e i Reds di Anfield Road a piazzarsi al posto d’onore.

 

Manchester United v Liverpool 1985

Semifinale di FA Cup a Goodison Park: Manchester United v Liverpool, 1985 (foto di Mike King/Allsport/Getty Images)

 

C’è dell’altro: tra il 1969 e il 1991 il Liverpool è sempre arrivato davanti ai rivali. Qualcosa come 22 stagioni consecutive. Dalla stagione successiva (1991-1992) si ribalta completamente la tendenza: nelle successive 22 stagioni (fino alla stagione 2012-2013) sarà invece il Manchester United a piazzarsi sempre davanti al Liverpool con la sola eccezione della stagione 2001-2002 che vide il Liverpool arrivare 2° e il Manchester United 3°. La storia si sta ripetendo ancora una volta. Ad un Liverpool tornato grande sotto la guida del nuovo “Messia” Jurgen Klopp, risponde la drammatica involuzione del Manchester United.

 

Il traumatico “post-Busby” di 50 anni fa si sta riproponendo in una forma e in una sostanza drammaticamente simili a quanto accadde nel momento in cui l’uomo capace di creare due diversi e meravigliosi “Manchester United” decise di farsi da parte. Il primo di questi due meravigliosi team non ebbe la possibilità di far vedere al mondo la sua forza. Una maledetta tempesta di neve in una notte di febbraio del 1958 decise di spezzare questo primo grande sogno: quello di portare i “ragazzi di Busby” sul tetto d’Europa.

 

Manchester United v Liverpool, Matt Busby

L’allenatore del Manchester United Sir Matt Busby con la First Division

 

Dieci anni dopo, però, l’incubo vissuto nella gelida notte di Monaco si trasformò in sogno, realizzandolo. Il Manchester United di Matt Busby, di Bobby Charlton, di Nobby Stiles, di Denis Law e di George Best entrò nell’olimpo del calcio europeo dopo la finale della Coppa dei Campioni vinta contro il Benfica in quella magica notte di Wembley. Nessuno poteva immaginare che quel trionfo avrebbe segnato la fine di un ciclo. Come nessuno poteva immaginare che il “dopo Sir Matt Busby” per quasi 20 anni venisse popolato da figure anonime (Wilf McGuinness e Frank O’Farrell), di medio lignaggio (Tommy Docherty e Dave Sexton) o anche da qualche buon allenatore ostacolato dalla fortuna (Ron Atkinson). Nel novembre del 1986 arriva la svolta.

 

Viene assunto un manager scozzese capace di risultati quasi inverosimili con il suo “piccolo” Aberdeen, in grado prima di interrompere tre lustri consecutivi di dominio dell’Old Firm (Celtic e Rangers) nel campionato scozzese, poi di portare i “Dons” alla conquista della defunta (e bellissima) Coppa delle Coppe vinta nel 1983 battendo in finale nientemeno che il poderoso Real Madrid di Stielike, Juanito e Santillana. Svolta che arrivò anche grazia alla fiducia (e alla pazienza!) del Presidente Martin Edwards, il quale difese strenuamente Ferguson anche in momenti delicatissimi.

 

Sir Alex Ferguson Manchester United Aberdeen

Alex Ferguson e Archie Knox, eroi dell’Aberdeen

 

Da Ferguson al nulla

 

Ci vollero quasi quattro stagioni prima di vedere un nuovo trofeo nella bacheca del Manchester United: la FA Cup del 1990 seguita un anno dopo dal trionfo nella Coppa delle Coppe contro il Barcellona di Johann Cruyff, di Ronald Koeman, Brian Laudrup e di José Mari Bakero. Da quel giorno e per una dozzina di stagioni, Manchester United è stato sinonimo di trionfi in serie, di bel calcio e di grandi campioni sfornati dalle giovanili (Giggs, Beckham, Scholes, Neville, Butt) oppure scoperti in squadre di non altissimo profilo (Cristiano Ronaldo, Ole Gunnar Solskjaer, Peter Schmeichel, Jaap Staam).

 

Al termine della stagione 2012-2013 Sir Alex Ferguson decise di chiamarsi fuori. David Moyes, Louis van Gaal, José Mourinho furono le vittime illustri di un rinnovamento tutt’altro che facile da gestire. Qualche trofeo è arrivato, certo, ma il ritorno ai vertici della Premier no. Scelte sbagliate, in primis. Una gestione poco lucida e oculata che ha portato a dilapidare milioni e milioni di sterline in giocatori mediocri (Marouane Fellaini, Luke Shaw, Morgan Schneiderlin, Memphis Depay, Matteo Darmian, Victor Lindelof), finiti o in fase calante (Bastian Schweinsteiger, Alexis Sanchez), sopravvalutati (Juan Mata, Ander Herrera, Marcus Rojo, Henrikh Mkhitaryan, Nemanja Matic, Romelu Lukaku) o incapaci di adattarsi al calcio inglese (Angel Di Maria, Anthony Martial, Paul Pogba).

 

Manchester United v Liverpool, Harry Maguire

Uno striscione per Harry Maguire, uno dei miglior acquisti della recente storia del Manchester United. Certo è che, se guardiamo ai Reds di Liverpool, non c’è comunque paragone con l’acquisto dal Southampton di Virgil van Dijk (foto di Naomi Baker/Getty Images)

 

Questa situazione è stata ereditata dal povero Ole Gunnar Solskjaer, sicuramente il meno colpevole in questo declino. Scelta “romantica” ma rivedibile. Al di là dei suoi gloriosi trascorsi all’Old Trafford e nonostante la splendida quanto inattesa vittoria al Parco dei Principi nel marzo di quest’anno negli ottavi di finale di Champions League, l’allenatore norvegese pare ormai avere i mesi e forse le settimane contate, a meno di clamorosi quanto francamente improbabili miglioramenti nel gioco (clamorosamente latitante in questa stagione) e nei risultati.

 

Il futuro della panchina mancuniana

 

Molto più facile immaginare un cambio di panchina nell’immediato futuro dei Red Devils. La ridda di nomi che sono circolati recentemente è davvero infinita anche se negli ultimi giorni la candidatura di Massimiliano Allegri sta diventando qualcosa di più di una semplice ipotesi. Opzione sicuramente stimolante e con buone garanzie di successo, anche in tempi relativamente brevi. Quello che lascia perplessi è che l’amore per “il bel calcio” dei tifosi dell’Old Trafford rischia di cozzare contro il pragmatismo dell’ex allenatore della Juventus, soprattutto considerando che nella metà blu di Manchester lo spettacolo calcistico è di assoluto livello.

 

Manchester United Juventus Allegri

L’uomo dei record sulla panchina della Juventus. A sua detta, è tutto molto semplice (foto di Giorgio Perottino – Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)

 

Molto più suggestive a nostro parere tre diverse candidature, sicuramente non prive di rischi (soprattutto le ultime due) ma certamente più coraggiose e stimolanti. Mauricio Pochettino. Ha grandissime doti, “un’idea” meravigliosa di calcio (essere cresciuto alla scuola di Marcelo Bielsa ha i suoi vantaggi) e un’enorme esperienza nella Premier (prima al Southampton poi al Totthenam). Molto più coraggiosa anche se meno roboante e pomposa sarebbe quella di affidare la panchina al miglior giovane allenatore inglese da parecchi anni a questa parte. Il suo nome è Eddie Howe. Quello che è stato capace di fare questo quarantunenne manager nelle sue sette consecutive stagioni al Bournemouth è semplicemente eccezionale.

 

Due promozioni in tre stagioni portando le “Cherries” dalla terza serie alla Premier. Poi quattro stagioni di consolidamento nella massima serie, senza mai rischiare davvero la retrocessione.  Una proposta calcistica offensiva e spettacolare, con un budget semplicemente ridicolo rispetto ad almeno quattro quinti degli altri Club. Sarebbe in fondo la scelta più simile a quella fatta a suo tempo con Ferguson: prendere il miglior giovane allenatore in circolazione e dargli supporto, denaro e pazienza necessarie per ricostruire un club che di rami secchi al suo interno ne ha davvero tanti. L’ultima ipotesi è la più folle di tutte e al tempo stesso la più affascinante, coraggiosa, spettacolare e suggestiva in assoluto.

 

Manchester United v Liverpool, Eddie Howe

A proposito di Manchester United v Liverpool futuri o immaginari, c’è della stima reciproca tra Jurgen Klopp ed Eddie Howe: tre anni fa Klopp lo elogiò definendolo come l’allenatore più intrigante dell’intera Premier League (foto di Mike Hewitt/Getty Images)

 

Si tratta di andare in Argentina e convincere un allenatore che non ha mai allenato in Europa ma che sa più di ogni altro cosa vuol dire vincere, gestire un gruppo. Capace di “leggere” una partita e insegnare calcio senza farsi “chiudere” in rigidi tatticismi o in convinzioni inattaccabili ma mostrando sempre quell’elasticità classica delle persone di spessore. Marcelo “El Muneco” Gallardo, attuale allenatore del River Plate, potrebbe rivelarsi la scommessa più rischiosa ma anche la scelta più azzeccata in assoluto. Dubitiamo tuttavia che la dirigenza del Manchester United abbia questo coraggio.

 

La frenesia del “tutto e subito” è ormai entrata prepotentemente anche nella logiche di un campionato che prima dell’avvento dei miliardari stranieri che si sono impossessati di praticamente tutti i principali club della Premier e non solo, faceva della costruzione di un progetto, della pazienza nel vederlo crescere e nella fiducia del lavoro delle persone scelte la propria forza. Il tempo ci darà le risposte. Perché il calcio inglese e tutti noi appassionati abbiamo bisogno di vedere un Manchester United v Liverpool decisivo per le sorti della Premier. La storia, però, ci insegna diversamente.