Papelitos
22 Gennaio 2023

L'ottimismo metafisico di Roberto Mancini

Secondo il CT, anche noi avremmo 4-5 Bellingham.

«I Bellingham li abbiamo anche noi, ce ne sono almeno 4-5 per qualità e per livello. Senza fare nomi. Ce ne abbiamo di Bellingham ma gli altri hanno un approccio diverso, li fanno giocare. Se giocano, si vede». Così ha parlato qualche giorno fa Roberto Mancini, sprizzando fiducia e ottimismo sui destini e le risorse della Nazionale italiana. Il problema non sarebbe la carenza di talento di cui si è discusso tanto negli ultimi anni, bensì un ostacolo culturale per cui, qui da noi, i migliori giovani semplicemente non vengono fatti giocare – a differenza di quanto facciano altri. Una posizione che ha certamente il suo fondamento, vista la gerontocrazia strutturale del nostro calcio e la sua incrostazione risultatista (questa veramente e spietatamente risultatista) fin dai settori giovanili.

Eppure una lettura eccessivamente speranzosa, fino quasi all’illusione e distorsione della realtà, sulle attuali potenzialità italiane. Mancini dice che ci sono almeno 4-5 Bellingham in Italia, ovvero uno dei maggiori giovani talenti sul palcoscenico mondiale (si parla di un 2003, diciannovenne che già fa la differenza con club e nazionale). “Senza fare nomi”, aggiunge. Più che chiedersi chi siano questi 4-5, viene invece da chiedersi se il CT ci creda veramente, nel paragone che ha avanzato. Non è in fondo la prima volta che Mancini, soprattutto dal dopo europeo in poi, si lascia andare a dichiarazioni a dir poco ardite. Come quando, con gli spareggi all’orizzonte, disse in un’intervista alla Gazzetta:

«non solo ci saremo in Qatar, ma vinceremo il Mondiale».

Sia chiaro, Mancini sta provando a ragionare e comunicare da commissario tecnico di una grande Nazionale, e di un grande Paese che troppo spesso si butta giù: non lo sta facendo per megalomania o protagonismo, bensì per l’Italia del calcio e per il nostro movimento. Un presupposto senz’altro comprensibile, per una Nazione patologicamente esterofila e abituata a svilirsi, a sottovalutare il proprio ruolo (anche storico) e le proprie risorse. Ma anche un atteggiamento, quello del tecnico, che stona un po’ con la realtà dei fatti, quasi la deforma; che assomiglia a quello di Berlusconi e Renzi quando, sempre per lo stesso motivo, dispensavano un ottimismo a tratti velleitario che non aveva rispondenza pratica nel Paese reale. Ecco, ci auguriamo che Mancini . . .


CONTENUTO RISERVATO AGLI ABBONATI DELLA NEWSLETTER. ISCRIVITI GRATUITAMENTE A QUESTO LINK, COMPILA IL FORM E OGNI DOMENICA AVRAI IL MEGLIO DELLA SETTIMANA DALLA REDAZIONE DI CONTRASTI


Ti potrebbe interessare

Italia contro Italia
Critica
Mattia Zaccaro Garau
01 Settembre 2025

Italia contro Italia

O dell'acquisto di Odogu da parte del Milan.
Cronache Nazionali dall'Italia profonda
Papelitos
Federico Brasile
27 Marzo 2019

Cronache Nazionali dall'Italia profonda

La Nazionale vista da un bar della provincia italiana.
Il Calcio nel Fascismo
Calcio
Luca Giorgi
10 Dicembre 2016

Il Calcio nel Fascismo

Nel regime fascista il calcio si è affermato, anche involontariamente, come sport nazionale.
Marcello Lippi: il segreto è parlare poco
Interviste
Michelangelo Freda
21 Giugno 2023

Marcello Lippi: il segreto è parlare poco

Intervista a un monumento del calcio italiano.
La disfatta dell'Italia senza un capro espiatorio
Italia
Valerio Santori
28 Marzo 2022

La disfatta dell'Italia senza un capro espiatorio

Perché la conferma di Mancini è una buona notizia per il movimento.