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10 Novembre

Marco Silvestri e la sottile arte della provocazione

Paolo Pollo

10 articoli
Come il portiere del Verona ha fregato sua maestà Zlatan.

Da sempre, i campi di calcio non sono luoghi dove si usa un linguaggio educato. Insulti, bestemmie, imprecazioni, minacce di vario genere, provocazioni e aggressioni verbali sono fra i pochi elementi sopravvissuti alla globalizzazione e alla standardizzazione. L’ondata p*litically correct degli ultimi anni, accompagnata dall’onnipresenza delle telecamere, ha infatti cercato di reprimere questa aggressività primaria, ma con risultati trascurabili.

 

 

Non c’è niente da fare: dal campetto più sperduto di periferia, fino ai palcoscenici prestigiosi della Champions League, il linguaggio rude è parte del gioco. Ci sono due eserciti di 11 uomini in campo che si fronteggiano e non si fanno sconti (anche le donne non scherzano: lo scorso anno, le giocatrici di una squadra di serie A sono state accusate di usare sistematicamente un turpiloquio quasi imbarazzante). Una partita, in fondo, è una piccola battaglia. E proprio come in guerra, non c’è troppo spazio per la leggerezza.

 

Domenica 8 novembre, però, è capitato un episodio tanto curioso quanto inedito, almeno per i telespettatori. È il 20’ del secondo tempo e il Milan è sotto 1-2 a San Siro contro il Verona. Lovato, giovane difensore dell’Hellas, entra in ritardo su Kessie all’interno dell’area. Il fallo è piuttosto evidente, l’arbitro Guida non ha dubbi: rigore.

 

Il Milan ha un rigorista praticamente infallibile, lo stesso Kessie, ma con Ibrahimovic in campo non se ne parla nemmeno. Ormai Zlatan è titolare indiscusso, capitano senza fascia, allenatore in seconda (o in prima?), general manager, responsabile della comunicazione, educatore giovanile, guru ispirazionale, responsabile dello staff sanitario (“Voi non siete Zlatan, mettetevi la mascherina” dice in uno spot per la Regionale Lombardia) e, ovviamente, tiratore designato (o autonominato?) dal dischetto. L’evidenza del fallo è tale che non c’è neppure il solito minuto di proteste da parte dei difensori veronesi. Zlatan afferra il pallone e lo posa a terra.

 

 

Qui succede una cosa abbastanza inusuale. Il portiere del Verona, Marco Silvestri, fa quello che fanno tutti i portieri in occasioni simili: cerca di innervosire il tiratore. Con una strategia, però, completamente diversa. Non si mette faccia a faccia davanti a Ibra, ipotesi altamente sconsigliata visto il carattere dello svedese. Non deambula per l’area di rigore come se stesse facendo shopping. Non si passa i guantoni nell’asciugamano. Non si mette a bere due litri d’acqua, come fanno molti suoi colleghi. Troppo scontato.

 

Sua Maestà sul dischetto, mentre la palla sta spiccando il volo (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

 

 

Lui opta per una soluzione alternativa anche dal punto di vista verbale. Evita di proclamare “Tanto te lo paro”, perché con Zlatan non bisogna mai metterla sul piano della guasconeria. E si guarda bene dal dichiarare in quale direzione si butterà, altra pratica utilizzata da centinaia di portieri.

 

 

Marco Silvestri non fa nulla di tutto ciò. Prima si rivolge all’arbitro, che gli ha appena impartito le direttive per rimanere sulla linea, e con tono gelido gli domanda “Mi ammonisci?”. Poi guarda Ibra e butta lì con nonchalance una frase strepitosa: “L’ultimo rigore mi pare che l’hai sbagliato…no?”. Dice proprio così. E non usa quei timbri cattivi da film americani, quelli per intenderci dove il pubblico ministero incalza l’imputato o l’avvocato difensore mette sotto pressione il testimone per farlo vacillare. No, il tono è casuale, distaccato, disinvolto…più simile a “Ma noi dove ci siamo già visti?” che a una provocazione vera e propria.

Ibra sputacchia per terra, prende la rincorsa e spara il pallone direttamente nel secondo anello.Il giochetto è riuscito alla perfezione.

Di sicuro, per una volta il silenzio tombale e deprimente degli stadi ci ha regalato un siparietto divertente, dal quale escono molti vincitori. Il primo è Marco Silvestri, portiere di notevoli capacità anche quando viene intervistato dai giornalisti. Probabile che l’esperienza di tre anni al Leeds abbia ispirato questo suo approccio british al gioco. Il secondo è l’ineffabile Zlatan che nel dopopartita si è comportato da vero gentleman. A chi gli chiedeva dell’accaduto ha risposto semplicemente “Beh…aveva ragione…il precedente l’avevo sbagliato”. Il terzo, a sorpresa, è Kessie. Da ora in avanti, sarà lui a tirare i rigori. Forse.

 

 

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