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13 Giugno

Caro Marvin, è (ancora) troppo presto

Giacomo Rossetti

8 articoli
Il fighter trentino a UFC 263 ha perso ai punti contro Adesanya, che conserva la cintura mondiale dei medi.

La notte appena trascorsa avrebbe potuto modificare per sempre il destino delle MMA in Italia. Come nella Storia vengono individuati i momenti in cui il flusso degli eventi prende una piega precisa, così una vittoria di Marvin Vettori contro Israel Adesanya a UFC 263 avrebbe sancito il punto più alto raggiunto dal nostro Paese dentro un ottagono metallico. Ma il primo titolo mondiale di un italiano nella lega più violenta del mondo non è divenuto realtà, nonostante il supporto di decine di migliaia di tifosi per quel ragazzone rasato a zero e con un braccio coperto di tatuaggi giapponesi.

“Se conosci il tuo nemico e conosci te stesso, vincerai ogni battaglia”. O forse no?

Non ci è dato sapere se Marvin abbia letto Sun Tzu, ma di sicuro il ragazzo di Mezzocorona non ha interiorizzato completamente la massima più famosa del grande stratega cinese. Memore del suo primo scontro contro Adesanya nel 2018, dove uscì sconfitto per split decision, Marvin ha evitato di commettere quegli errori che contro il fortissimo nigeriano costano cari: ha portato un pressing intelligente, senza essere troppo spavaldo né rimanendo troppo distante.

Uno dei fondamentali in cui Adesanya eccelle è infatti il counterstriking: Izzy è diabolico nel capire il momento esatto in cui incrociare un diretto al volto di un avversario che si è sbilanciato troppo. Marvin sa che non può vincere combattendo in piedi e cerca ripetutamente il takedown: se ha una speranza di batterlo, è a terra. E uno spiraglio si apre al terzo round: Vettori chiude una rear naked choke, uno strangolamento da cui è difficile evadere e con cui aveva sottomesso Karl Roberson un anno fa. Ma Adesanya sfugge alla presa in modo irreale: l’incontro si decide virtualmente qui, con quella contorsione del ‘Last Stylebender’ che lascia Vettori con un pugno di mosche in mano.

“Sei uno stupido, un illuso”. “E tu sei un dopato”

Una vittoria di Marvin avrebbe doppiamente scaldato i cuori, perché le settimane che hanno preceduto il match sono state condite da insulti pesanti da parte di entrambi i fighter. Il trash talking è bello (almeno agli occhi dei tifosi) perché è un’arma a doppio taglio: la spari grossa ma poi devi ribadire ogni singolo epiteto offensivo nell’ottagono. Ma mentre l’italiano lo sfotteva con aria guascona, dalle parole di Izzy è sempre emersa una vena di odio. Voi direte: è solo una strategia per creare hype e far parlare di sé, tra i due in realtà c’è indifferenza. Sarà così, ma credere a un antagonismo vero rende più saporito il tutto.

Ma perché piace Marvin? Perché è uno spaccone, perché entra in scena con la bandiera italiana sulle spalle.

Lui, figlio di una regione per metà di lingua tedesca, espone con fierezza il tricolore sulle sue spalle. Marvin ci piace perché ride spesso nelle interviste, e anche quando imbruttisce ai suoi rivali nel pre-match non dà mai l’idea di essere cattivo dentro. E ora? Fallito l’assalto al titolo, “The Italian Dream” ne esce ridimensionato. Per una cintura è ancora troppo presto, ma visto che il tempo è dalla sua urge che affini le proprie armi. Chi dice che Vettori eccella in una particolare fase del combattimento mente, oppure non ha mai visto un suo incontro: Marvin è forte del grappling e nel portare a terra gli avversari, abile nelle sottomissioni (ma non spietato) e dotato di una salda base di boxe (migliorata tanto da incontro a incontro).

E’ un atleta che sa fare bene tante cose, ma alla perfezione nessuna. Per fare due esempi: Khabib nella lotta a terra era lo stato dell’arte, mentre Josè Aldo uno degli striker migliori di sempre. Nella UFC, se vuoi arrivare in cima devi essere dominante: e come pericolosità e timing dei colpi, elusività e gestione delle distanze Israel Adesanya rimane ancora il più forte peso medio in circolazione.

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