Nella pellicola di Woody Allen la Fortuna è l’indiscussa protagonista ma, come solo gli anni possono insegnare, non è tutto: la Volontà (e la sua mancanza) entra prepotente sul palcoscenico e si prende il ruolo che si merita. Proprio come accade in una partita di tennis.

 

 

La bellezza folgorante di Chris (Jonathan Rhys-Meyers) e Nola (Scarlett Johansson) può trarci in inganno. Lo spettatore, catturato dalla loro apparente semidivinità, è portato a pensare che l’amore sia la colonna vertebrale che regge in piedi questo film. Esattamente come una partita di tennis può nascondere la sua vera magia, distraendoci con il ritmo del suono della pallina colpita da una parte all’altra del campo, con i versi dei giocatori assimilabili a quelli di un pugile quando – mentre porta il colpo – butta fuori l’aria, con i movimenti fluidi e semicircolari dei tennisti quando colpiscono la pallina in top-spin. Ma i due veri fuoriclasse di questo sport, proprio come nel film, sono Volontà e Fortuna.

 

Chris e Nola, belli come gli dèi

 

«Chi disse “preferisco avere fortuna che talento” percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte, in una partita, la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro; con un po’ di fortuna, va oltre e allora si vince. Oppure no… e allora si perde».

 

Così recita la voce fuoricampo all’inizio del film lasciando intravedere, fin da subito, l’importanza che giocherà il caso in questa storia contraddistinta da avidità, egoismo, attrazione, ma anche piccolezza. Chris è un ex tennista professionista ormai fuori dal giro che ora si guadagna da vivere facendo l’istruttore in un esclusivo club di Londra. Ama l’arte e la letteratura e in particolare Dostoevskij. Ma vuole e pensa di meritare di più dalla vita. Proprio come Nola, che sogna di fare l’attrice nonostante i genitori del suo compagno Tom – allievo di Chris – facciano di tutto per affossare il suo sogno, consigliandole di cimentarsi in qualcosa di più remunerativo.

“Capitano a volte incontri con persone a noi assolutamente estranee, per le quali proviamo interesse fin dal primo sguardo, all’improvviso, in maniera inaspettata, prima che una sola parola venga pronunciata”. (Fëdor Michajlovič Dostoevskij)

Chris si trova in un triangolo amoroso. Nel suo nuovo ruolo da istruttore incontra Chloe (Emily Mortimer). Lei vuole un figlio da lui, ma il suo amico-allievo Tom (Matthew Goode) lo invita nella sua tenuta, ed ecco che il caso fa la sua prima entrata in scena. Qui incontra Nola, la ragazza di Tom, bella come una vittoria a Wimbledon, testarda come John McEnroe, intrigante come una palla corta a cui il tuo avversario non potrà mai arrivare.

 

 

Intraprendono una relazione spinta da pura passione e, come spesso capita in amore, senza la minima presenza di lucidità o pragmatismo. Nola vuole un figlio da lui, ma Tom non vuole perdere la sua condizione agiata raggiunta grazie alla compagna Chloe. Non la ama, ma perché abbandonare un porto sicuro per avventurarsi in mare aperto? La relazione tra i due protagonisti inizia a incrinarsi, lei minaccia di rivelare tutto alla compagna di lui. Ma Chris prende tempo. Passione contro ragione. Alla fine il protagonista prende una decisione (basta lasciarsi trasportare dal caso, è ora della Volontà).

 

Chris, Tom e una splendida panoramica sui campi da tennis

 

 

Prende un fucile da caccia dalla villa del suocero, lo nasconde nella borsa da tennis e chiama Nola, facendole credere di avere una buona notizia per lei. Si reca nel condominio dell’amante, mette in scena una rapina finita male nell’appartamento adiacente a quello di Nola e uccide l’inquilina trafugandone i gioielli, così da depistare le future indagini della polizia. Si apposta davanti alla porta della vicina con il colpo in canna, lei finalmente arriva sorridente, lui la chiama e, appena si volta, boom. Quando la mattina Chloe legge sul giornale del brutale omicidio di Nola, annuncia a Chris di essere incinta. La partita sembra chiusa: uno dei due contendenti è fuori dai giochi, tutto dipinge uno scenario in cui Chris esce vittorioso, pronto, metaforicamente, a “stringere la mano all’arbitro, farsi una doccia e ad andare a casa”.

 

 

Le indagini sembrano concentrarsi su un tossicodipendente in cerca di denaro, finché non viene trovato il diario dell’assassinata, che porta il detective di Scotland Yard, Mike Banner, a invitare in commissariato il giovane istruttore di tennis per parlare dell’omicidio della sua amante. D’altra parte la maggior parte degli omicidi è causata proprio da motivi sentimentali, quando non c’è di mezzo il denaro, come ha provato a far credere Chris. Come spesso accade in una partita di tennis, la fortuna sembra abbandonare uno dei due giocatori per dirigersi verso quello che pare essere ormai fuori dai giochi. Ma è un continuo tira e molla tra Volontà e Fortuna. Quale avrà il peso maggiore? Difficile dirlo con certezza.

 

Il celebre nastro nel monologo iniziale di "Match Point"

Il celebre nastro nel monologo iniziale di “Match Point”

 

 

Il nostro tennista sulla strada verso il commissariato tenta di disfarsi dei gioielli rubati alla vicina di Nola gettandoli nel Tamigi, ma un anello rimbalza sulla balaustra e, senza che lui se ne accorga, ricade sul marciapiede. Ci eravamo dimenticati del caso? Beh, lui non si era dimenticato di noi, o meglio, dei nostri due amanti. La scena decisiva del film ricalca quella iniziale della pallina da tennis che “può andare oltre o tornare indietro; con un po’ di fortuna, va oltre e allora si vince. Oppure no… e allora si perde”. Il cerchio intorno al protagonista si stringe fino a che la sua colpevolezza non appare chiara come una mattina d’estate su un campo in terra rossa. Sembra non esserci speranza, ormai è finito.

 

 

Ma il caso decide di salvarlo, perché non è una manifestazione di una divinità buona, come molti amano pensare (come quelli che si fanno il segno della croce prima di entrare in campo), ma puro disordine senza razionalità, che non guarda in faccia nessuno. E ci si può mettere tutta la volontà che si ha in corpo, ma se “non è giornata, beh, non è giornata”, e questo vale sul campo da tennis così come nella vita.

 

Chloe abbraccia Chris che compie una scelta: rimanere al suo fianco

 

 

Viene ritrovato sulla riva del Tamigi un uomo morto con al dito l’anello derubato da Chris. La colpa ricade sullo sconosciuto, ma non può certo smentirla. Chris è salvo e libero di continuare la sua vita con una donna che non ama, ma chissenefrega, ha preso una decisione. Ha deciso di ribaltare il risultato di una partita affatto semplice, piena di recuperi e colpi di scena.

 

 

Nasce il figlio, partorito grazie a una miscela di Fortuna (il caso) e Volontà (la scelta del padre). Ma cosa nella vita va oltre questo binomio? Il protagonista può tornare ora alla sua vita borghese, non costellata di particolari successi ma, quantomeno, agiata. La fortuna (non) aiuta gli audaci.

 

Sipario. O meglio, “Match point”: gioco, partita, incontro.