Carrello vuoto
Ritratti
9 Ottobre

Mesut Özil, contraddire il talento

Mattia Curmà

9 articoli
Gli assist in campo, gli autogol nella vita.

Der Rabe. Oppure, The Raven – come direbbero a nord di Londra. Non tanto per una questione di apparenza, nemmeno per referenze cinematografiche. Ma solo perché il corvo, nell’immaginario comune, rappresenta un uccello scaltro, opportunista, preciso. Per molti, uno svolazzare molto simile a quello che sul campo mostrava Mesut Özil ai tempi di Brema col suo Werder.

 

 

La sua traiettoria però comincia a Gelsenkirchen, dove è nato e cresciuto da genitori emigrati dalla Turchia per terra e mare, come altri due milioni e mezzo di connazionali, alla ricerca di una vita migliore. Un ragazzo minuto, timido e introverso, ultimo di quattro fratelli, che però col pallone tra i piedi si trasforma sviluppando una vera e propria ossessione per il gioco del calcio. Joachen Herrmann, vice direttore della scuola media di Özil, definisce il rapporto del ragazzo con il calcio “un po’ autistico”, aggiungendo:

«Ho sempre avuto la sensazione che si portasse il pallone anche a letto».

Dalla finestra della sua classe delle superiori Özil scorgeva la Veltins-Arena, stadio di casa dello Schalke 04. Non a caso la scuola di Gelsenkirchen – tra le più grandi del paese – ha stretti legami con la Bundesliga, tanto da sfornare gente come Manuel Neuer, Julian Draxler, Benedikt Höwedes e Joël Matip. Özil viene ricordato come uno studente riservato, ma è durante gli allenamenti e le partite che emerge la sua personalità: “Quando ho visto Mesut per la prima volta, ho dovuto controllare la sua età”, dice Krabbe, ex professore di Mesut.

«Era molto piccolo, tranquillo, introverso fuori dal campo. Ma nel rettangolo di gioco era il giocatore più forte. La nostra superstar»

È stato proprio in quel periodo al Gelsenkirchen College che Özil ha capito di potercela fare; è lì che ha visto per la prima volta la via di uscita dalla povertà, la strada per diventare la prima star internazionale immigrata del paese. Certo questa strada era in salita, soprattutto per un ragazzo, come detto, così impacciato e diffidente fuori dal campo; eppure i mezzi tecnici di Ozil erano talmente straordinari da far passare in secondo piano, o meglio da rimandare, qualsiasi ulteriore discorso.

 

«Mesut non era lo studente che poteva affrontare la folla. Era davvero timido, parlava a stento con i compagni. Ma a vederlo sul campo era un’altra persona. Era piccolo, per qualcuno debole, ma sparava bordate da 25 metri, correva più veloce degli altri e capiva il gioco in maniera più avanzata – racconta l’allenatore del club della scuola Ralf Maraun. Era quel tipo di giocatore che ti faceva vincere una partita 12 a 0. E lui ne segnava 10. Una volta l’allenatore della squadra avversaria mi prese da parte per dirmi – la prossima volta, il ragazzo migrante lo lasci a casa»

 

Il padre Mustafa gli fornisce un’educazione musulmana piuttosto stringente, ma ben presto si rende conto di avere in casa un’eccezione, un talento in grado di stravolgere l’ordinaria amministrazione. In qualche modo, Mesut viene caricato fin da giovane di queste responsabilità. Per lui, un giovane immigrato musulmano che esce dal distretto di Bismarck, a quasi totalità turca, il calcio diventa non solo una passione e una naturale predisposizione, ma anche l’unica via per non affrontare una vita potenzialmente assai complessa (tra complicate condizioni di partenza e personalità “problematica”). Così Özil si convince di essere il primo erede di tradizione turca a poter dare un finale diverso alle storie di immigrazione tedesche.

 

 

Entra prima nelle giovanili della nazionale per poi approdare allo Schalke 04, ma è il prestito biennale al Werder Brema che cambia per sempre la percezione del giocatore. L’eleganza e il tocco di palla ricordano quelli dei grandi del gioco; il talento emerge a prima vista, esplode in biancoverde (dove si afferma come miglior assistman d’Europa) e trova il suo coronamento nel mondiale 2010 con la Germania di Löw, in seguito al quale viene prelevato dal Real Madrid di José Mourinho.

 

Un giovane Ozil con la maglia del Werder, esattamente dieci anni fa (Photo by Friedemann Vogel/Bongarts/Getty Images)

 

 

In maglia merengue Özil deve affermarsi tra i grandi, e probabilmente non si può dire non ci sia riuscito. Nonostante il numero elevatissimo di assist però (più di 1 ogni 2 partite), e malgrado il Bernabéu soddisfi ampiamente con il tedesco la propria esigenza estetica, qualcosa all’interno dell’equazione sembra non tornare. Così, quasi a sorpresa, Florentino approva il trasferimento all’Arsenal a fronte di €50M.

 

 

A Londra, tuttavia, Özil sembra non trovare mai una dimensione capace di proiettarlo al livello che gli spetterebbe. Troppo spesso il talento tedesco è vittima di se stesso, alternando giocate sublimi a prestazioni impalpabili; sembra quasi un balcanico, per la sua strutturale mancanza di continuità sportiva. Lungo la stagione, così come all’interno della stessa partita, Özil sembra attaccare e staccare la spina in un circolo vizioso di ciò che, oggi, appare in maniera prepotente sotto forma di incompiutezza. Quasi una mancanza di ambizione, di fame, di rabbia agonistica.

 

 

Un giocatore capace di essere fondamentale in ogni squadra in cui gioca, senza mai dare la sensazione di essere decisivo davvero. Un paradosso reso anche dai numeri (nel triennio 2015-2018 colleziona 36 assist e 18 gol in 94 partite di Premier), ma questi non riescono a nascondere una carenza caratteriale che pregiudica l’espressione del suo purissimo talento. Quello stesso carattere che invece, fuori dal campo, lo ha reso un personaggio sempre più controverso. Özil passa così dalla timidezza giovanile a pesanti prese di posizione politiche, fin troppo accentuate.

 

Özil arsenal
Nel Nord di Londra pioveranno assist e critiche in una discontinuità di prestazioni pressoché unica (Photo by Mike Hewitt/Getty Images)

 

 

La discendenza turca è un vanto che l’ex nazionale tedesco non ha mai nascosto, e che lo ha portato addirittura ad abbandonare la nazionale 4 volte campione del mondo. La polemica con la nazionale d’adozione durò mesi e cominciò con una fotografia scattata a Londra nel maggio 2018, in cui compariva insieme al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Il momento storico, con il governo Erdoğan sotto torchio mediatico per via della repressione curda e per le atrocità avvenute durante il golpe del 2016, favorirono così un’escalation degli eventi fin troppo rapida.

 

 

Fu proprio quella foto a rischiare di spezzare un equilibrio politico, già molto labile, tra la cancelleria di Angela Merkel e il presidente turco. La federazione tedesca, DFB, e la stessa Merkel si sentirono costretti a prendere le distanze dal gesto lasciando, di fatto, il giocatore sotto il fuoco incrociato della stampa tedesca e della critica internazionale. Qualche mese più tardi, dopo una serie di attacchi che criticavano il reale sentimento di Özil verso i colori tedeschi, la decisione di abbandonare la nazionale, con tanto di lettera pubblica di più di 2000 parole diretta a Reinhard Grindel in persona, presidente della DFB. Qui ricorda:

 

“Nel 2004, quando eri un membro del Parlamento tedesco, dicesti che il ‘multiculturalismo è in realtà un mito e una eterna bugia‘, votasti contro una legge per la doppia nazionalità e per punire la corruzione, e dicesti che la cultura islamica era diventata troppo radicata in molte città tedesche. Questo è imperdonabile e non si può dimenticare”

 

Resta difficile da capire come questi concetti si configurino in un discorso che non condanni, in primis, le azioni dello stesso Erdoğan con il quale invece, in «segno di rispetto e buona educazione per la provienienza della mia famigliaı – parola di Özil – vengono pubblicamente scambiate foto e maglie. Ma è pur vero che mettersi pubblicamente contro il presidente turco non è mai una decisione facile: chiedere a Enes Kanter e la sua azione di resistenza politica per credere.

 

 

Tuttavia non c’è solo l’appartenenza turca. A dicembre del 2019, Özil pubblica un altro tweet che mette in difficoltà i rapporti, questa volta della Premier League, con le emittenti cinesi. Il centrocampista dei Gunners si schiera infatti contro la persecuzione degli uiguri, minoranza musulmana che Pechino reprime con forza, continuando a ricevere numerose critiche anche internazionali. Per tutta risposta, il governo cinese sospende l’emissione in Cina del match di Premier League dell’Arsenal, e il giocatore non comparirà mai nell’edizione cinese del videogioco PES 2020. Forse stavolta la brutta figura non la rimedia il il turco/tedesco, ma passiamo oltre.

 

Özil talento germania
A Mesut non è bastato essere la scintilla di talento della grande Germania di questi anni 00, il rapporto con la DFB è totalmente degenerato (Photo by Matthias Hangst/Getty Images)

 

 

Si fa fatica, in realtà, a comprendere a pieno tutte le sfaccettature e le contraddizioni che fanno di Özil la figura che è diventata oggi. Non si tratta più di una scommessa sicura per brand come Mercedes e Adidas che hanno deciso di abbandonarlo dopo le troppe controversie che lo hanno coinvolto. E sono queste stesse controversie che si riflettono, in qualche modo, sul suo modo di giocare così discontinuo, così assurdamente opposto di prestazione in prestazione.

 

 

Non siamo certo a favore dei giocatori-burattino, con risposte preconfezionate, che non pestano mai i piedi a nessuno. Perché prima di essere star internazionali si è uomini, e prima di essere un calciatore Mesut Özil ha dei valori, degli ideali e un trascorso pesante alle spalle. Tuttavia sarà un’impressione, probabilmente superficiale, eppure sembra che egli stesso non abbia piena consapevolezza di quei valori che sì offrono al mondo una panoramica sulla crudele repressione musulmana, ma solo dopo aver chiuso un occhio sulla repressione di diritti che avviene in Turchia.

 

 

Due facce, mai così opposte, di una stessa medaglia: sul campo l’estro e il talento cristallino, che non lasciano mai spazio alla continuità; fuori dal campo, le prese di posizione e la difesa pubblica dei propri “ideali”, che non lasciano spazio alla coerenza.

 

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Ritratti
Luca Capponi
30 Aprile 2022

Boris Becker, sempre al massimo

Bum-Bum è stato il prodigio del tennis mondiale, ora è sull'orlo della bancarotta.
Ritratti
Massimiliano Vino
2 Marzo 2022

Dennis Bergkamp: la ragione, l’idea, l’estetica

Quando lo spirito vince sulla materia.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
26 Febbraio 2022

La carne è forte, ma lo spirito è debole

Antonio Conte è sempre lo stesso, non i risultati della sua squadra.
Ritratti
Emanuele Iorio
8 Febbraio 2022

Matthias Sammer, dalla Stasi al Pallone d’Oro

Una carriera e un giocatore incredibili.
Estero
Eduardo Accorroni
3 Febbraio 2022

Mikel Arteta è un maniaco del controllo

È lui il vero erede di Pep Guardiola?
Ritratti
Marco Armocida
3 Gennaio 2022

Momo Salah è un’icona vivente

Di sicuro in Egitto, probabilmente anche nel mondo.
Tennis
Emanuele Iorio
11 Dicembre 2021

John Lydon, come on you Gunners

Frontman dei Sex Pistols, malato di Arsenal e nemico del calcio moderno.
Estero
Emanuele Iorio
21 Novembre 2021

Manchester United, una crisi lunga otto anni

Da Ferguson a Solskjaer, i colpevoli sono sempre gli stessi: Ed Woodward e i Glazer.
Estero
Eduardo Accorroni
20 Novembre 2021

Aaron Ramsdale, ovunque proteggimi

Il portiere dell'Arsenal è matto come un cavallo e forte come un leader.
Estero
Eduardo Accorroni
13 Ottobre 2021

Türkgücü München, preservare le radici

Una squadra turca che gioca in Germania.
Tifo
Diego D'Avanzo
12 Ottobre 2021

In fondo al buio c’è la luce

La storia del Dortmund, la storia del Muro Giallo.
Calcio
Gianluigi Sottile
1 Ottobre 2021

I campionati non valgono più nulla

Ormai, per le grandi squadre, è solo la Champions il metro della stagione.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Settembre 2021

Ronaldo è un sogno

E insieme un incubo.
Estero
Lorenzo Solombrino
12 Settembre 2021

A beautiful mind (and club)

Costruito sugli algoritmi, il Brentford sta scrivendo la storia del calcio.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
30 Agosto 2021

C’era una volta il calcio inglese

Secondo Klopp e Solskjaer alcuni club giocano un calcio troppo duro.
Estero
Eduardo Accorroni
21 Agosto 2021

In Inghilterra c’è un razzismo di serie b

Quello nei confronti dei British Asian.
Estero
Luca Pulsoni
30 Giugno 2021

L’Inghilterra non convince, ma vince

E può sfruttare un tabellone favorevolissimo.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
23 Giugno 2021

La virtù dei vinti

E la paura dei vincitori.
Ritratti
Gianluigi Sottile
24 Maggio 2021

Sami Khedira fuori dagli schemi

Si ritira un calciatore dall'intelligenza differente.
Ritratti
Marco Armocida
5 Maggio 2021

Toni Kroos, il principe

Elegante, intelligente, colonna del Real Madrid.
Cultura
Vito Alberto Amendolara
28 Aprile 2021

Il Manchester City è quello dei Gallagher

Noel e Liam: fratelli divisi da tutto, ma uniti dal City.
Estero
Luca Pulsoni
23 Aprile 2021

La Brexit nel calcio di Boris Johnson

Il primo ministro britannico ha deciso la partita.
Papelitos
Guglielmo Russo Walti
14 Aprile 2021

Le follie dell’imperatore

Le spese del City e l'obbligo di vincere la Champions.
Estero
Gianluca Palamidessi
13 Aprile 2021

La difesa è il miglior attacco

Il Chelsea di Tuchel lo dimostra.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
30 Gennaio 2021

Dimitar Berbatov, il più elegante svogliato di sempre

Compie oggi 40 anni un gentiluomo del pallone.
Tifo
Alessandro Imperiali
8 Gennaio 2021

I tifosi del West Ham United tra storia e mitologia

Congratulations, you have just met the Inter City Firm.
Calcio
Lorenzo Solombrino
27 Dicembre 2020

Ancelotti ha stravolto l’Everton

Una squadra che si era rassegnata a galleggiare.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
24 Dicembre 2020

Più si gioca, meno si gioca

Un calendario sanguinoso che sta alterando il paradigma.
Storie
Simone Galeotti
21 Novembre 2020

L’Aston Villa è un pilastro del calcio inglese

Compie oggi 146 anni una squadra simbolo d'Inghilterra.
Calcio
Gianluca Losito
7 Novembre 2020

Mario Götze in fuga da se stesso

Una carriera tra aspettative e ricerca di se stesso.
Papelitos
Federico Brasile
21 Ottobre 2020

Una Superlega made in JP Morgan

Sembra tutto pronto per la stretta degli oligarchi.
Calcio
Gianluca Palamidessi
30 Settembre 2020

Il Wolverhampton è più portoghese del Portogallo

La più grande magia del mago Jorge Mendes.
Ritratti
Emanuele Meschini
10 Settembre 2020

Jack Grealish unisce l’Inghilterra

Il capitano dell'Aston Villa e la nuova vecchia identità britannica.
Calcio
Lorenzo Solombrino
3 Agosto 2020

Burnley, Britishness and Brexit

La squadra più britannica della Premier rispecchia la città.
Calcio
Antonio Torrisi
14 Luglio 2020

La supremazia della Premier è un falso storico

Non è tutto inglese quel che luccica, anzi.
Ritratti
Giacomo Amorati
29 Maggio 2020

Miroslav Klose, l’umiltà porta alla gloria

Controritratto di un fuoriclasse.
Ritratti
Lorenzo Solombrino
12 Maggio 2020

Robin contro Van Persie

Una carriera contraddittoria ma circolare, divisa tra estetica e ambizione.
Calcio
Niccolò Maria de Vincenti
8 Maggio 2020

Thierry Henry, immensamente bello

Il francese è stato soprattutto un miraggio estetico.
Recensioni
Gianluca Losito
26 Aprile 2020

Sunderland ‘Til I Die

La docu-serie sul Sunderland mette a nudo i demoni del calcio.
Calcio
Roberto Gotta
8 Aprile 2020

I Magpies vogliono la testa di Mike Ashley

Cronistoria del tormentato rapporto tra i tifosi del Newcastle United e il loro presidente.
Cultura
Enrico Leo
7 Aprile 2020

Arctic Monkeys e il calcio: Flourescent Adolescent(s)

Arctic Monkeys, Chris Waddle, Sheffield. Tra musica, dribbling ed emozioni.
Calcio
Remo Gandolfi
4 Aprile 2020

Bere Eddie Howe e ubriacarsi del Bournemouth

Il figlio più amato di Bournemouth sta scrivendo un romanzo calcistico.
Calcio
Lorenzo Solombrino
23 Marzo 2020

La crisi del West Ham United

I tifosi degli Hammers sono stanchi dopo anni di illusioni e prese in giro.
Storie
Roberto Tortora
18 Marzo 2020

L’ultimo Liverpool campione d’Inghilterra

Trent'anni di attesa, ma serve ancora qualche mese.
Calcio
Rudy Galetti
10 Marzo 2020

Vardy 33, l’anno della rinascita

L'attaccante del Leicester, attualmente capocannoniere della Premier, ha riscoperto le sue radici.
Calcio
Remo Gandolfi
6 Marzo 2020

Lo Sheffield United è troppo bello per essere vero

Una squadra di tifosi e vecchi amici sta scrivendo la storia della Premier League.
Tifo
Alberto Fabbri
2 Marzo 2020

I tifosi sono cattivi e Dietmar Hopp è un santo

Questa la versione che passa a reti unificate, e invoca addirittura il protocollo razzismo.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
27 Febbraio 2020

Kevin De Bruyne, l’ultimo dei poeti

Un fenomeno introverso è sempre più il leader tecnico del Manchester City.
Ritratti
Vito Alberto Amendolara
15 Febbraio 2020

Robbie Keane, il fiore d’Irlanda

Il fallimento con la maglia dell'Inter ha privato il nostro calcio di un giocatore entusiasmante.
Papelitos
Lorenzo Santucci
22 Gennaio 2020

Nel calcio di oggi si giocano troppe partite?

Un problema comune, ma evidente in Premier League.