Altri Sport
05 Ottobre 2017

Metamorfosi dell'addio

Lasciare lo sport praticato non ha più lo stesso significato: a cambiare è l'atto stesso dell'andarsene.

Addio. Domani è un altro giorno. Avremo sempre Parigi.

Gli addii fanno parte della vita. Più di un punto a capo, la fine di un capitolo: cambiano i personaggi, il racconto continua. Ma se l’uscita di scena diventa più importante dello spettacolo?

 

«Considero il mondo per quello che è, – dice Antonio a Graziano all’inizio del “Mercante di Venezia” di Shakespeare – un palcoscenico sul quale ciascuno recita la propria parte.»

 

Accade che nello sport un Campione debba terminare l’attività agonistica: ecco allora levarsi il tributo di gloria, il coro unanime e monocolore di ringraziamento e lode, magari qualche voce fuori tono a ricordare un eventuale gesto sopra le righe. Il servizio al telegiornale, il paginone sul quotidiano, le video-antologie. La linea temporale del commiato è sempre stata bene o male la solita: l’annuncio preveniva di qualche tempo l’evento dell’addio, il giorno deputato arrivava e, con il giro d’onore, il prefisso ex- andava a premettersi alle definizioni.

 

Xabi Alonso saluta mesto, sprofondato nel suo cappotto con le scarpe da calcio in mano.
“Vissuto. Amato. Addio, gioco bellissimo.” Xabi Alonso saluta mesto, sprofondato nel suo cappotto con le scarpe da calcio in mano.

L’addio del campione era uno dei pochi episodi della carriera dove la dimensione del rapporto personale tra l’ormai ex e il suo pubblico aveva maggior rilevanza rispetto al resto, dove la dimensione di rito collettivo aveva la supremazia su qualsiasi altro elemento. Gli ultimi tempi, invece, hanno consegnato alla Storia dello sport esempi del tutto nuovi soprattutto a causa della diversa qualità del filtro mediatico imposto a questi eventi.

I casi più eclatanti riguardano due tra gli sportivi che più hanno segnato la loro epoca nelle rispettive discipline: Kobe Bryant e Usain Bolt. L’americano è il vero prototipo del grande campione che si ritira in chiave terzo millennio, molto probabilmente proprio per la sua natura statunitense: il suo abbandono del parquet è stato trasformato in una carovana errante di proporzioni – appunto – a stelle e strisce, in cui ogni apparizione del cestista è diventata un mini-evento d’addio: quale tifoso non sarebbe stato disposto ad acquistare un biglietto (più caro) per “l’ultima volta di Kobe a –riempire con nome di città-”? E tutto questo con risultati della squadra pessimi: i Lakers conclusero la regular season con 17 gare vinte e 65 perse, nonostante i 60 punti che una difesa un po’ permissiva ha lasciato segnare a Black Mamba nell’ultima estrema liturgia al suo altare. Un anno intero di interviste, dichiarazioni, battute, riferimenti all’addio tutti uguali; una ripetizione dello stesso contenuto all’infinito come è accaduto per l’uomo più veloce del mondo, uscito di scena nel modo peggiore: lightning Bolt, infortunato sugli ultimi cento metri della sua vita agonistica, dopo aver trascorso una stagione a tentare di nascondere una forma non ottimale, tanto da dover selezionare le gare a cui partecipare per evitare lo scontro diretto con le altre teste di serie del circuito.

Totti e Bryant uniti per lo sponsor nell'ultima stagione della guardia di Filadelfia
Totti e Bryant uniti per lo sponsor nell’ultima stagione della guardia di Filadelfia

Più vicino a noi, il lamento delle prefiche ha seguito il corteo di Francesco Totti, il cui esilio in panchina non sarebbe stato così complesso da giustificare senza un annuncio di troppo anticipato, e la risonanza nei media è stata più forte e costruita di quanto siamo stati abituati in Italia, anche per la disponibilità del personaggio ad avere un trattamento tale.

Ecco che allora vengono alla mente altri casi di addii di grandi sportivi: nel calcio, Lahm, Xavi o Puyol, per i quali il commiato è stata una questione più semplice, forse più naturale, eppure si parla di tre bandiere di grandi squadre del calcio mondiale. O come Contador, ultimo poeta della bicicletta, che ha detto addio prima di lasciare sulle strade iberiche una delle sue migliori prestazioni. Oppure ancora, tornando più indietro, si pensi a Zanetti, Maldini, Del Piero: nessuna teoria, nessuna processione interminabile, durante la quale ogni partita, ogni gara diventava una stazione della via crucis mediatica dell’addio. Niente di tutto ciò.

I casi citati, infatti, dimostrano anche che dire addio è una questione di stile. Con quale eleganza questi Capitani se ne sono usciti dai loro stadi, targa in mano e occhi lucidi? Con quale portamento un Marco Van Basten distrutto dagli infortuni ha detto basta, pur se in giacca di renna, jeans e camicia rosa?

 

Il Cigno di Utrecht saluta San Siro
Il Cigno di Utrecht saluta San Siro: un’immagine di semplicità molto lontana dagli odierni caroselli

È da decidere se si vuol essere padroni della propria figura fino in fondo o se si preferisce cedere il pound of flesh che quel grande usuraio che è lo show-biz viene a esigere al personaggio di turno come prezzo per un’uscita memorabile: un immolarsi alla sete dei media però non più giustificabile, se si parla di Sport.

Il Campione nell’ultima arena ha il diritto di chiedere qualcosa al suo pubblico, di esigere un momento dove tutto è solo per lui: “Ora, qui, non sono più io per voi, ma voi per me”. Se veramente lo sport mantiene un nucleo di pura emozione, questo non lo si trova solo nei tifosi, ma anche in chi quell’emozione l’ha generata e mantenuta. Bisogna allora, almeno nell’atto finale, essere disposti a restituire un po’ di quello che il pubblico ha preteso e che ad esso è stato regalato: senza voler mercificare anche l’ultimo afflato, senza i giri lunghi un anno di una biga mediatica con al traino un cadavere sportivo attorno alle mura di una Troia che, il mito insegna, finirà data alle fiamme.

addio gif_tumblr_lu6s74m3ig1r03eggo1_500

Gruppo MAGOG

Elena Isinbaeva e la Madre Russia
Ritratti
Alberto Girardello
03 Giugno 2020

Elena Isinbaeva e la Madre Russia

Un modello tutto russo di “femminismo”.
Come il mare, all’alba
Altri Sport
Alberto Girardello
20 Luglio 2018

Come il mare, all’alba

Di fronte a un'ingiustizia che sa di sconfitta, Nibali ci insegna a perseverare nella pazienza. Invece della burrasca, il mare calmo, prima che il sole sorga.
Tornate al prossimo appello
Altri Sport
Alberto Girardello
17 Luglio 2018

Tornate al prossimo appello

Majka, Zakarin e Mollema: non vengono al Giro d'Italia per preparare la Boucle. E il professor Tour, giustamente, li boccia.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Le origini del Boxing Day
Calcio
Angelo Ceci
26 Dicembre 2020

Le origini del Boxing Day

Storia e tradizione del Santo Stefano sportivo nel Regno Unito.
Il Calcio nel Fascismo
Calcio
Luca Giorgi
10 Dicembre 2016

Il Calcio nel Fascismo

Nel regime fascista il calcio si è affermato, anche involontariamente, come sport nazionale.
Il calcio riparte, ma gli altri sport che fine fanno?
Critica
Lorenzo Santucci
02 Giugno 2020

Il calcio riparte, ma gli altri sport che fine fanno?

Non si vive di solo calcio.
Attenti al lupo sessista!
Papelitos
Beniamino Scermani
24 Agosto 2018

Attenti al lupo sessista!

Malgrado un'estate che ha messo a dura prova la tenuta del nostro calcio, le battaglie simboliche e marginali continuano ad occupare il dibattito e le prime pagine dei giornali.
Sport USA e getta
Calcio
Luca Giorgi
06 Febbraio 2017

Sport USA e getta

Dobbiamo essere chiari, per come intendiamo noi lo sport gli Stati Uniti non hanno una cultura sportiva.