Calcio
15 Ottobre 2019

Le multiproprietà rischiano di uccidere il calcio

Come se non bastasse tutto il resto, il tema delle multiproprietà si sta imponendo nel calcio in modo sempre più problematico.

Cosa succederebbe se la Salernitana di Giampiero Ventura riuscisse nell’impresa di ottenere la promozione in serie A? Banalmente Lotito si ritroverebbe con due squadre di proprietà in massima serie. Secondo la legge, ne sorgerebbe un conflitto di interessi insostenibile e il padre padrone della Lazio dovrebbe vendere l’una o l’altra società. Certo, secondo la legge. Ma le leggi sono fatte per essere rinnovate, interpretate, adattate al progresso. E allora, per dirla con le parole di Filippo Tommaso Marinetti:

“abbiate fiducia nel progresso: ha sempre ragione anche quando ha torto”

Il tema delle multiproprietà è forse il principale problema che gli organi nazionali e internazionali del calcio dovranno affrontare con urgenza nei prossimi anni. Un modello, quello delle holding del calcio, che sta raccogliendo sempre più successi, tanto che moltissime società ne stanno sperimentando la profittabilità: basti pensare a Suning, ma anche al presidente del Bologna Joey Saputo (che controlla pure il Montreal Impact), per non parlare del cosiddetto “Modello Pozzo”, grazie al quale la famiglia friulana è arrivata a controllare contemporaneamente un trittico di squadre in tre dei principali campionati d’Europa.

Su scala internazionale, due esempi su tutti stanno rendendo il tema particolarmente urgente da trattare. Innanzitutto il grottesco derby fra le Red Bull d’Austria e Germania, già disputatosi un anno fa in Europa League, nell’imbarazzo dell’Uefa, inerme e silente. Allo stesso modo il City Football Group continua a fagocitare squadre in tutto il mondo e, dopo aver conquistato la Premier League, punta ad esportare il “Sistema Manchester City” in un crescente numero di campionati (tra i vari “City Football Club” citiamo New York, Melbourne, Yokohama).

La holding guidata da Al Mansour ha più volte sfruttato la sua enorme base per aggirare le regole dei campionati locali (il trasferimento di Anthony Caceres al Melbourne ne è un esempio lampante) e per aumentare il proprio profitto, sfruttando trasferimenti e prestiti “interni” fra le società appartenenti alla stesso gruppo, che oggi vale all’incirca 3 miliardi di dollari.

multiproprietà calcio
La mappa dell’impero del principe Al Mansour (financesecond.com)

Nel nostro paese, tralasciando il particolare caso della famiglia Pozzo, non si sono fatte mancare le riproduzioni di questi abnormi modelli. In primis Lotito e poi De Laurentiis hanno deciso di acquistare due squadre di categorie minori con due obiettivi: se quello dichiarato è riproporre i propri “modelli vincenti di business” anche in altre società, lo scopo primario e malcelato è aumentare gli introiti dei loro portafogli. Ecco spiegato il rapporto di interesse che oggi lega Lazio e Napoli rispettivamente a Salernitana e Bari.

Con l’esplicita ragione di evitare palesi conflitti d’interessi e possibili irregolarità amministrativo-finanziarie, a salvaguardia della competitività delle società interessate e dei relativi campionati, la FIGC ha legiferato che “le partecipazioni che determinano in capo al medesimo soggetto il controllo diretto o indiretto in società professionistiche” siano chiaramente vietate dall’art.16 bis delle norme organizzative interne, nonché dallo statuto stesso della federazione.

Il problema si era posto con urgenza nell’estate del 2012, quando la Salernitana di Claudio Lotito avrebbe dovuto iscriversi al campionato di Lega Pro. A questo punto l’art. 16 bis costringeva il patron laziale ad una scelta: vendere la Lazio o cedere i granata, pena la mancata iscrizione di uno dei due club.

Lo stesso tifo salernitano non si è mai rassegnato alla gestione Lotito (e questo striscione è uno dei più soft) /da macchiedinkiostro/

Per il proprietario di Aquila e Cavalluccio, tuttavia, una terza via si trova sempre. Perciò il consiglio federale ha sospeso vergognosamente l’applicazione della norma, promettendo poi di intervenire sulla lacuna (?!) legislativa. Allora si è arrivati all’agosto 2013, quando il suddetto organo ha modificato il comma 4 dell’art 16 bis: le sanzioni elencate dalla norma non vengono applicate se la duplice partecipazione è dettata da motivi indipendenti dalla volontà del soggetto.

E la promozione della Salernitana non sarebbe potuta essere ascritta alla volontà del suo proprietario, che dunque ha potuto continuare a controllare due società professionistiche, senza conseguenze dal punto di vista legale. Norma aggirata, giustizia aggiustata.

“La corruzione è l’unico modo per sveltire gli iter e quindi incentivare le iniziative: la corruzione, possiamo arrivare a dire paradossalmente, è essa stessa progresso” (V.Gassman)

La strada per De Laurentiis e per altri a venire è dunque spianata e difficilmente possiamo immaginare che, nel caso in cui il Galletto ed i granata riescano a raggiungere la massima serie in futuro, non spunti una postilla, una virgola in un comma, una breve sospensione che permetta anche al nostro vecchio calcio italiano di adeguarsi al progresso internazionale. E chissà che in dieci anni non toccherà assistere ad un abominevole Campari Milan contro Brescia City Football Club.

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