Siamo pronti a fare mea culpa di fronte a tutti i tifosi del Napoli che ci seguono. Forse ieri, al gol di Koulibaly, non ci credevano nemmeno loro. Noi, senz’altro, ci sbagliavamo. Altro che campionato chiuso. Ad un tratto cambia tutto, nella situazione meno attesa, per certi versi paradossale, dove il punto di forza della Juventus diviene il punto di forza del Napoli (o punto debole della Juve, punti di vista). Da calcio d’angolo, da dove la Juventus ha costruito in questi anni lotte arcigne di difese stoiche e da dove il Napoli ha subìto le più brucianti sconfitte, proprio da lì, da un corner ad uscire, al minuto 90 di Juventus-Napoli, arriva una rete che riapre il sogno. Ora il sogno fa paura, alla Juventus come al Napoli. Perché è reale.

L’infortunio di Chiellini, principio di una serata “no” in casa Juve (foto Valerio Pennicino/Getty Images)

Tutto inizia quattro giorni fa, all’Ezio Scida. Prima di quell’incontro avevamo commentato con “noia” l’ennesima remuntada della Juventus ai danni della sognante ma perdente eterna seconda (sia essa Roma o Napoli, cambia relativamente). Tutto inizia, dicevamo, nel preciso istante in cui il gesto tecnico per eccellenza, l’estetica sublimata all’etica (perché utile alla causa), viene raccolto e trasformato in realtà da Simy, attaccante del Crotone. Di rovesciata, di nuovo. Un incubo per la Juventus, un sogno per gli anti-juventini sparsi in giro per l’Italia. Da Ronaldo a Simy, il passo è lunghissimo, ma non troppo. Con quella rovesciata la Juventus ha capito di dover rinviare il sogno europeo (ritorno pazzo al Bernabéu permettendo). Con questa rovesciata, la Juventus non ha capito che qualcosa, tra le stelle, si è mosso.

 

Il gol di Koulibaly che riapre il discorso Scudetto

 

Ecco allora che per il Napoli, vincente in rimonta contro l’Udinese mercoledì scorso, il giudizio estetico si trasforma in imperativo categorico. Kant a parte, l’imperativo si fa Napoli. S’invertono, almeno per una sera, i rapporti di forza. Le certezze della Juventus spazzate via da una prepotente testata di Kalidou Koulibaly, anche ieri sera tra i migliori in campo, e lo diciamo al di là del gol (che pesa, lo capite bene, in maniera incalcolabile). Il Napoli è diventato grande perché ha sacrificato l’estetico all’etico.

«Qui voglio richiamare la mia definizione dell’etica: essa è ciò per cui l’uomo diventa quello che diventa». (Søren Kierkegaard, Aut-Aut)

 

Il Napoli ha “fatto” la Juventus, con pazienza infinita: ha difeso da Juventus (0 tiri in porta dei bianconeri, escludendo il palo di Pjanic su deviazione di Callejon nel primo tempo), e ha vinto da Juventus. Ma ha vinto il Napoli. Non è più et-et, ma aut-aut. O Scudetto, insomma, o morte. E’ una scelta etica, che sacrifica l’estetico, almeno per una sera, in vista di uno scopo più alto. Della Juventus rimane poco da dire, siamo alle solite. Gli è andata bene con la Lazio, all’Olimpico. Gli è andata bene col Milan, qualche settimana fa. Chi osa vince, insomma. Ma se chi vince non osa, si ritrova alle spalle il peso ingombrante del destino. Qualcosa è cambiato, e la Juventus lo sa. Così non basta. C’è un’immagine, a suo modo oracolare. No, non è il dito medio di Sarri all’arrivo all’Allianz Stadium. È l’infortunio di Chiellini, dopo pochi minuti di gioco. Una difesa monca, trafitta al sorgere dell’ennesimo sbadiglio, quando tutto sembrava scivolare via, come al solito, in favore della Juventus. E se il miglior attacco fosse la difesa? Il gol di Koulibaly potrebbe dar forza alla nostra tesi. La straordinaria gestione difensiva del Napoli è un dato. Lo straziante non-gioco della Juventus è un altro dato. «Ora si può», cantavano i vicoli di Partenope. «Ora si deve», grida la città. L’estetico è diventato etico.