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21 Settembre

Impossibile nascondersi

Zitto zitto, il Napoli di Spalletti è in testa alla classifica.

Al minuto 81 di Lazio vs Cagliari, Walter Mazzarri vede un pallone lento e alto arrivare verso di lui. Non ci pensa due volte e lo colpisce con una violenza ammirevole nelle intenzioni ma goffa nell’esecuzione. Il pubblico dell’Olimpico inveisce contro il tecnico toscano, che chiede scusa. Un minuto dopo, con una violenza simile ma con un’esecuzione magistrale, Cataldi spacca la porta di Cragno e regala a Maurizio Sarri, l’altro toscano allo stadio, almeno il tempo di rifiatare dalla stampa romana. Chi era in tribuna, dove si trovava il tecnico ex Juventus, ci ha descritto un leone in gabbia con la sigaretta sempre in bocca e la fronte madida di sudore dal 1’ al 95’.

A proposito di Juventus, avete presente il Max Allegri calmo, lucido e autocritico che al termine del big match col Milan confessa di aver sbagliato i cambi, prendendosi le colpe che la stampa nazionale non vedeva l’ora di lanciargli? Bene, dimenticate tutto. Sta girando da qualche ora un video ripreso da un tifoso bianconero in tribuna al termine della partita, nel quale Allegri correndo furiosamente verso gli spogliatoi grida «e questi vogliono giocare nella Juve!». Prima la frecciatina a Chiesa, che sta crescendo – ma come, non ha vinto un Europeo da protagonista? –, la strigliata ai giovani, che non sono più giovani e si devono svegliare, poi la difesa di Szczesny e la bocciatura di De Ligt. Infine la sfuriata a fine partita, rivolta a chissà chi, ma in fondo probabilmente a tutti esclusi i senatori.



Intanto però la Juventus è a -10 dal Napoli primo della classe. Ad allenarlo è l’unico toscano a non aver dato spettacolo nel fine settimana: Luciano Spalletti. E non solo perché il suo Napoli ha giocato di lunedì sera, ma perché la nuova immagine di Don Luciano ci trasmette un allenatore calmo, nascosto agli occhi delle telecamere, poco propenso a regalare il titolone. Solo in un’occasione lo ha fatto, quando nel giorno della presentazione di Mourinho alla Roma ha lanciato una frecciatina niente male al Pupone: «Sono contento di avergli dato la possibilità di fare una fiction. Mi dispiace perché ci sarebbero stati contenuti per farla su di lui. Se me lo avessero chiesto, avrei consigliato un altro paio di cose che avrebbero completato il tutto. Ma ora non è il momento di parlarne. Oggi si parla del Napoli», aveva detto.

E allora parliamone del Napoli, che è una squadra fortissima. Perché tra i colpi di mercato di Roma (la più spendacciona), Inter (la più intelligente), Milan e Fiorentina, c’è il Napoli che ha speso pochissimo – giusto per l’acquisto di Zambo Anguissa, e che acquisto – ma che ha avuto la forza di tenere i giocatori più forti a Castel Volturno. Doveva essere l’estate degli addii di Insigne, di Koulibaly, almeno di Petagna. Sono rimasti tutti, chi per un motivo chi per un altro. E hanno già segnato quasi tutti.

spalletti allegri
Così vicini e insieme così distanti

Nove differenti marcatori in quattro giornate. E allora mentre Mazzarri, Sarri e Allegri si svegliano con gli incubi, Spalletti – che con questi giocatori ha potuto lavorare fin da luglio – sorride e si gode la testa della classifica. 0-4 perentorio all’Udinese di Gotti, dove qualcun altro ha terribilmente faticato qualche giornata fa. Una vittoria che non lascia spazio ad alcun tipo di interpretazione, anche alla luce del risultato europeo di pochi giorni fa – quando il Napoli ha rimontato due gol al Leicester con una doppietta di Osimhen.

Un giovedì sera da urlo che sembra aver stregato anche la figlia di Luciano, Matilda, che ieri in sala stampa ha raggiunto il papà abbracciandolo con indosso proprio la maglia del nigeriano (vedi foto di copertina). «La maglia l’ha scelta lei», ha detto Spalletti sorridendo. Ma che il tecnico toscano vada matto per gli attaccanti – ricordate Icardi e Dzeko? – è cosa nota. Fabio Licari sulla Gazzetta ha scritto che «il Napoli sembra una squadra vera, con tante soluzioni, un gioco già collaudato, una personalità autorevole. Il Napoli sa vincere in tutti i modi: rimediando all’emergenza (Venezia), con un po’ di fortuna (Genoa), senza esaltare (Juve) e ora dominando». Alberto Dalla Palma sul Corriere dello Sport, badando meno ai risultati e più al gioco, ha invece elogiato il lavoro visibile di Luciano Spalletti:

«è uno spettacolo vedere il Napoli giocare, inventare, divertire e divertirsi. […] Si vede che la squadra studia sul campo», e in effetti il gol di Osimhen e quello di Rahmani su palla inattiva ne sono la più fulgida testimonianza.

E allora via anche con la cabala. E gli scongiuri di tutti i partenopei, che sappiamo di meritare quando osserviamo, come tutti, che nel 2018 il Napoli di Sarri partì allo stesso modo, 4 su 4 e 91 punti a fine stagione. A 4 punti da Max Allegri e la sua Juventus. Che all’epoca davvero sentiva sua. Via con gli scongiuri, davvero. Ma solo un cieco non vedrebbe le differenze.

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