Calcio
18 Maggio 2021

Cosa significa essere di Newcastle

Il tifo come cultura di popolo.

Nel 1983 Mark Knopfler, leader dei Dire Straits, pubblica un singolo dal titolo Going Home: Theme of the Local Hero. La canzone, poi colonna sonora del film Local Hero di Bill Forsyth, accompagna il protagonista Felix Harper (interpretato da Burt Lancaster) nel suo bildungsroman: partito come rappresentante di una multinazionale ed inviato in Scozia per lavorare alla costruzione di un oleodotto, Harper scopre improvvisamente di voler rinnegare tutto: la Scozia lo conquista e mina le sue certezze, incantandolo con i suoi paesaggi e la sua bellezza.

E mentre avviene la trasformazione, Knopfler sembra scandagliare nel profondo l’animo inquieto del protagonista e dello spettatore, invitando tutti a fermarsi e a riflettere, a guardare all’autenticità e alla durezza della provincia riscoprendovi una risposta ai mali della modernità e dello sviluppo senza freni. Il brano, completamente strumentale, si richiama infatti nostalgicamente alle sonorità della musica tradizionale scozzese. Esprime un senso di liberazione e di indipendenza che vuol dire attaccamento alla propria casa e alle proprie origini. Senza saperlo Mark Knopfler stava già componendo, nello stile e nelle intenzioni, l’inno della propria squadra del cuore: il Newcastle United.

Le note di Local Hero cantate con orgoglio dalla Toon Army, nel match più sentito dell’anno contro il Sunderland

Newcastle è a pochi chilometri dal confine scozzese ed è situata nel cuore del Nord-Est cantieristico inglese, di cui è capoluogo. La contea è quella di Tyne and Wear, condivisa forzatamente con gli odiati vicini di Sunderland. La stessa rivalità con il Sunderland sembra sgorgare dal cuore della storia inglese: nel corso della guerra civile del XVII secolo, infatti, la città di Sunderland decise, avendone abbastanza dei privilegi della Royalist Newcastle, di schierarsi dalla parte del Parlamento.

Una simile divisione si protrasse anche nella prima metà del secolo successivo, ma con un importante cambiamento, giacché proprio Sunderland scelse stavolta di appoggiare i Giacobiti – ovvero il partito favorevole alla restituzione del trono d’Inghilterra agli Stuart, ex-Royalist della guerra civile precedente – mentre Newcastle fu dalla parte della famiglia regnante degli Hannover.


Sorto sulle ceneri dell’assolutismo Stuart, alle origini dell’Inghilterra e del Regno Unito moderno, il derby Tyne and Wear divenne ben presto un’antipatia sportiva senza più alcuna accezione ideologica. Newcastle e Sunderland sono infatti entrambe espressione di una working class inglese tenace e combattiva. A Newcastle, in particolare, ciò si manifesta in un rapporto straordinariamente simbiotico tra tifoseria e squadra. Un rapporto che ogni tifoso dei Magpies conosce e ha fatto proprio. È così che dagli spalti del St. James Park la canzone di Knopfler, il suo Going home: Local Hero, sembra fondersi con il respiro del pubblico e con i battiti del cuore di ogni tifoso:

“The Way It Always Starts. It gets so dark before the dawn. That’s when it gets to me, before the city symphony of taxi horns. That’s the way it always starts, sitting here and waiting on the beating of my heart.

Mark Knoplfer, Going Home (1983)

Il tifo Magpies è dunque una forma d’arte e di passione dentro la stessa arte del football. Si esprime nelle voci dei sostenitori, e trova un’eco nel fascino che ha esercitato e continua ad esercitare su alcuni grandi musicisti ed artisti contemporanei, come Sting, Brian Johnson degli AC/DC e il già citato Mark Knopfler. Personaggi affermati, divi veri e propri, che sentono la propria appartenenza al Newcastle in maniera romantica ed appassionata, tanto da non disdegnare mai di esprimerla sotto forma di musica e cinema.

Se Knopfler è certo il tifoso più celebre e l’ideatore dell’inno del club, Brian Johnson non ha esitato a comparire nei panni di un supporter del Newcastle nel film Goal, di Danny Cannon. L’epopea è quella di Santiago Muñez, nato da una famiglia povera messicana e dotato di uno straordinario talento, che trova nel Newcastle la propria consacrazione sportiva. Rappresenta un modello di ascesa sportiva che dalle umili origini e dalle sofferenze della vita in Messico si traduce infine nel trionfo: il Newcastle di Muñez che conquista la qualificazione alla Champions League.

C’è a Newcastle un incredibile equilibrio tra mito e presente che autoalimenta le speranze ed elimina (quasi tutte) le negatività. Un sentimento quasi sudamericano nel freddo nord dell’Inghilterra.

Massimo Marianella

Un’epica che dalla finzione cinematografica sembra tuttavia riecheggiare nelle gesta del più grande dei Magpies, nonché ad oggi il più grande marcatore nella storia della Premier League: Alan Shearer. Tifoso del Newcastle, nato e cresciuto nella sua città e vincitore di un titolo indimenticabile con la maglia del Blackburn nel 1995. Nel 1996 ha rifiutato tutti, dal Liverpool al Manchester United di Sir Alex Ferguson fino alla Juventus, per giocare nella sua Newcastle.


Impossibile pertanto separare tifoseria e club all’ombra del St. James’ Park. Nel Newcastle se ne è resa conto anche la dirigenza. Nel settembre del 2008 i tifosi hanno costituito un trust: il NUST (Newcastle United Supporters Trust), come risultato delle proteste contro il presidente Mike Ashley. Pomo della discordia sono state le dimissioni dell’allenatore Kevin Keegan, causate dai suoi dissapori con lo stesso presidente in merito alle eccessive intrusioni nella selezione dei giocatori acquistati sul mercato, resi noti con queste parole:

“… a manager must have the right to manage and [the] club should not impose upon any manager any player that he does not want.”

La figura del presidente-padrone, molto più vicina all’ambiente calcistico italiano, non poteva trovare radici in Inghilterra e in special modo nel Newcastle. Dalla rabbia dei tifosi contro la gestione Ashley, il NUST è emerso come uno tra i più compiuti esempi di partecipazione popolare e di rappresentanza di una tifoseria inglese rispetto alle decisioni di un club di Premier League.

Più che investimenti faraonici – quelli che hanno caratterizzato la presidenza Ashley – ad un presidente dei Magpies, proprio perché parte del Newcastle e non al di sopra del Newcastle, si richiede in primo luogo attaccamento, passione, organizzazione e vicinanza alla tifoseria. Un obiettivo che sembra essersi parzialmente compiuto nel caso dell’allenatore attuale, Steve Bruce. Sporchi, brutti, a tratti persino cattivi, i Magpies di Bruce sembrano però un tutt’uno con l’attuale manager, perché – guarda caso – Bruce è un vecchio cuore bianconero, e sembra oggi l’unico in grado di comprenderne la tifoseria:

“They were my team, I went to support them as a boy and being a Geordie it’s in-bred, you follow the club still the same today”.

Steve Bruce come il Local Hero di Knopfler, come Alan Shearer prima di lui, ha scoperto nel ritorno a casa (Going Home) – il St. James’ Park – il sapore della propria autorealizzazione, se non addirittura della propria salvezza. Perché solo dall’appartenenza, prima ancora che dai proclami e dalle spese folli, può sgorgare la rinascita di un club glorioso e dalla forte identità come il Newcastle:

“Now all the streets are dark and bare, Oh, if you can live in this town, And stick around, you can live anywhere. That’s the way it always starts, Sitting here and waiting on the beating of my heart.”

Mark Knopfler, The way it always starts (1983)

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