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Tennis
23 Luglio

Le Olimpiadi mutilate

Al via i Giochi più discussi di sempre.

La magia dei cinque cerchi, il fascino di sport dimenticati per quattro anni che diventano magicamente di dominio pubblico, la nascita di nuovi eroi e la caduta di altri. Tutto questo, e non solo, significano le Olimpiadi, il torneo sportivo più antico della storia che a cadenza regolare dà l’opportunità agli atleti di tutto il mondo di stabilire chi sia veramente il migliore. A Tokyo andrà in scena un nuovo capitolo di una storia ultra centenaria, ma questa volta a mancare sarà lo spirito di sempre. Che sarebbe stata un’edizione tormentata e travagliata lo si era capito già dal marzo 2020, quando la pandemia legata al Coronavirus aveva portato gli organizzatori a rimandare l’evento di un anno sperando in chiari di luna migliori. Adesso, però, probabilmente la situazione è anche peggiorata.

Se infatti la prima estate in compagnia del Covid è passata tra risate, aperitivi e spensieratezza, la seconda sembra già aver esaurito il proprio bonus di tranquillità, mentre i casi in tutto il mondo tornano inesorabilmente ad aumentare. L’Europeo appena terminato si è salvato con pochissimi casi, la Copa América è stata ben più falcidiata – chiedere al povero Venezuela per conferma – ma le Olimpiadi sembrano prepararsi a una vera e propria ecatombe.

I primi segnali di contagio sono già arrivati con i due calciatori sudafricani Thabiso Monyane e Kamohelo Mahltasi, la lottatrice di taekwondo cilena Fernanda Aguirre, l’olandese Candy Jacobs, specializzata nello skateboard, e Ondřej Perušić, giocatore di Beach volley della Repubblica Ceca. Allargando poi il cerchio a tutti gli addetti ai lavori dell’evento, quindi organizzatori, staff tecnici e giornalisti, il numero è già molto vicino alle tre cifre e ogni giorno le statistiche non danno segno di voler diminuire.


Sembra passato ormai un secolo da quel giorno di festa straordinaria, il 7 settembre 2013, che annunciava la vittoria di Tokyo su Istanbul e Madrid rendendo orgoglioso il popolo giapponese. “Festa” che infatti, a quanto filtra, è espressione che non verrà usata dall’imperatore per inaugurare i Giochi, così come la parola “celebrazione” e ogni termine che possa rimandare ad un momento di gioia. Anche perché lo stesso popolo giapponese, prima chiamato in causa, oggi secondo i sondaggi sarebbe contrario alle Olimpiadi addirittura per l’80% (la totale assenza di pubblico sugli spalti, poi, non è certamente un incentivo).

”Mi chiedo a che cosa servano questi Giochi, perché è chiaro che noi atleti vorremmo giocare e gareggiare davanti ai tifosi. Le nostre famiglie si sono sacrificate e hanno dovuto sopportare tante cose, ma adesso qui i nostri cari non sono ammessi e se nemmeno loro possono assistere alle partite rimane la domanda: a cosa serve tutto questo?“.

Maja Yoshida, difensore della Sampdoria e capitano del Giappone

Zero pubblico quindi e poca fiducia, ma pure un repentino cambio di rotta da parte degli sponsor, a partire dalla Toyota. Il colosso automobilistico, simbolo dell’eccellenza del Sol Levante e proprio per questo scelto come sponsor principale dell’evento, ha fatto marcia indietro a partire dall’amministratore delegato Akio Toyoda. Egli avrebbe dovuto essere presente alla cerimonia di apertura e invece – per non legare la casa automobilistica all’evento, la quale ha già rimosso tutti gli spot televisivi dedicati ai giochi – probabilmente non sarà nemmeno presente ai giochi. Anzi che ha deciso di lasciare al Comitato Olimpico le automobili già acquistate per il trasporto degli atleti, già questo è molto.

Ma non solo Toyota: anche gli altri sponsor Panasonic e Procter&Gamble non porteranno i propri dirigenti alla cerimonia, così come deciso dalla Japan Business Federation. Forte passo indietro anche dalla birra Asahi, che dopo un investimento di centotrentacinque milioni di dollari ha scelto di cambiare strada temendo un forte danno d’immagine (d’altronde, soprattutto per chi opera sul mercato nazionale, legare il proprio nome a quello delle Olimpiadi più contestate di sempre non è una mossa redditizia). Samsung al contrario non sembra essere troppo preoccupata, e anzi confida che non ci saranno conseguenze rilevanti. Fra qualche settimana ne sapremo di più, ma intanto i Giochi, anche a livello di organizzazione, non trovano davvero pace.



Ieri è esploso il caso Kentaro Kobayashi (direttore artistico della cerimonia di apertura) licenziato per una battuta sull’Olocausto fatta 23 anni fa, quando ancora era un comico. Ma la sua non è la prima testa a saltare, anzi. Prima di lui c’erano stati il musicista Keigo Oyamada (responsabile della colonna sonora della cerimonia inaugurale), dimessosi per atti di bullismo praticati a scuola nei confronti di un disabile; Hiroshi Sassari (direttore creativo) che aveva rinunciato alla sua carica dopo una battuta su una comica giapponese, definita “Olympig” (maiale olimpico); e addirittura Yoshiro Mori (presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Tokyo 2020) che si era fatto da parte sempre per commenti sessisti: «Le riunioni a cui partecipano troppe donne in genere vanno avanti più del necessario», aveva dichiarato scatenando la bufera mediatica.

A rincarare la dose si è poi aggiunto il caso del pesista ugandese Julius Ssetikoleko, ragazzo di soli vent’anni scomparso nel nulla dopo il suo arrivo a Tokyo. Il ventenne era stato escluso all’ultimo momento dalla nazionale, ma la tentazione di scappare da un Paese complicato come l’Uganda era stata troppo forte. Il biglietto lasciato in albergo, che esprimeva la volontà di cominciare una nuova vita in Asia, aveva fatto scattare l’allerta in tutta la nazione, tuttavia alla polizia giapponese (e alle telecamere) sfugge poco e nulla: dopo poche ore è stato ritrovato a Mie per essere spedito, purtroppo per lui, sul primo aereo diretto a Kampala.

Corea del Nord e Guinea invece hanno direttamente deciso di disertare la rassegna olimpica per il rischio troppo alto di contagi. Una presa di posizione forte, e anche una sconfitta per quegli atleti di nazioni che non sono soliti affacciarsi ai grandi palcoscenici.

Insomma, tutto sembra remare contro queste Olimpiadi che già partivano monche prima di iniziare. In fondo sarà l’edizione post mostri sacri, perché senza Usain Bolt e Michael Phelps si aspetta di capire chi raccoglierà l’eredità più ambita, quella di re della vasca e della velocità. Lo stesso tennis non vive i suoi Giochi migliori con Federer, vincitore dell’oro nel doppio a Pechino 2008, e soprattutto Nadal, oro nel singolo nel 2008 e nel doppio nel 2016, fuori gioco: la strada sembra così spianata per Djokovic, a cui manca solo l’oro olimpico per essere l’unico tennista nella storia ad aver vinto letteralmente tutto, che se la dovrà vedere “solo” con Medvedev, Tsitsipas e Zverev. A sfidarlo non ci saranno nemmeno Berrettini (che ha dato forfait) e, sempre parlando di italiani, Jannik Sinner, il quale ha preferito fare altre scelte provocando il disappunto di Corrado Barazzutti.


Corrado Barazzutti, capitano della nazionale italiana di Coppa Davis dal 2001 al 2020 ma ancor prima punto di riferimento del tennis azzurro, ci è andato giù pesantissimo su Jannik Sinner e la sua scelta di rinunciare ai Giochi Olimpici: 

«Fa impressione vedere Djokovic a 34 anni entusiasta di partecipare alle Olimpiadi. Dispiace vedere Jannik Sinner, 20 anni, mortificare la piu alta competizione mondiale come valori. Alla quale nessun atleta senza probemi fisici rinuncerebbe per niente al mondo. Soprattutto alla prima partecipazione. Sinner ha già rinunciato due volte alla Coppa Davis. Evidentemente se non si crede in certi valori, se non valgono certi principi, tutto sommato meglio stare a casa. Peccato per Jannik, mai fu fatta scelta piu sbagliata».


In tutto ciò Toshiro Muto, il capo del comitato organizzativo, aveva parlato di possibile cancellazione last minute, ma con le prime gare disputate antecedenti alla cerimonia di apertura – per noi la sconfitta più che onorevole delle azzurre del Softball contro le favoritissime statunitensi, e lo sfortunato 1-0 contro l’Australia – il pericolo è ormai “alle spalle”. È invece tempo, giocoforza, di dimenticare le polemiche, le critiche e le perplessità, raccogliendo quel che resta dello spirito olimpico, ricordando ancor prima il valore delle Olimpiadi. L’Italia sarà protagonista in diverse discipline a partire dalla pallavolo femminile, guidata dalla portabandiera Paolo Egonu, che parte con i favori del pronostico per un oro che sarebbe leggendario.

Grandi attese anche per gli uomini, guidati come sempre dalla straripanza fisica dello Zar Zaytsev, e l’entusiasmo è alle stelle per la Nazionale del basket dopo la straordinaria vittoria di Belgrado.

Elia Viviani poi è a caccia di un’altra medaglia, così come il duo del Beach volley Lupo-Nicolai, mentre Vincenzo Nibali ha un’enorme voglia di rifarsi dopo la rovinosa caduta a Rio de Janeiro che gli ha tolto un oro quasi certo. Nel tennis l’assenza di Berrettini si farà sentire ma Sonego, Musetti e Fognini sono pronti a lottare (quest’ultimo, quando veste azzurro, si responsabilizza), così come c’è grande attesa per Filippo Tortu e un’atletica che speriamo possa risollevarsi. Infine sarà l’ultima volta di Federica Pellegrini, la più grande nuotatrice della storia femminile. Dopo cinque anni di attesa è finalmente giunto il momento di godersi queste Olimpiadi: mutilate e travagliate, ma pur sempre Olimpiadi. La manifestazione sportiva più importante del mondo, che fin da piccoli ci ha affascinato, coinvolto e fatto sognare.

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