Nel Midi, il Sud francese, convivono lusso sfrenato e glamour modaiolo, tra yacht milionari ormeggiati al largo di Saint Tropez e celebrità da tappeto rosso sulla Croisette di Cannes per il Festival del Cinema. Nel profumo della lavanda provenzale risiede la culla della cultura occitana e sorgono città tra le più antiche d’Europa, porti fondati dagli antichi Greci oggi crogiolo di etnie e ideologie di ogni genere. Le “regine” della costa meridionale sono Marsiglia e Nizza, da sempre nemiche.

 

 

 


LE RADICI DELLA RIVALITÀ

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La rivalità è geografica, culturale e soprattutto storica. Trattandosi dei due maggiori centri della Francia del Sud, spesso le due città si sono trovate in conflitto per la supremazia commerciale e territoriale. Il motivo di maggior attrito è da sempre la questione marittima: come spiega lo storico nizzardo Hervé Barelli, essendo i due porti più importanti della zona, si ritrovarono già dal secolo XIII a competere per aggiudicarsi il primato negli scambi con i Paesi mediterranei, l’Italia in particolare.

 

 

Quando Nizza passò sotto la protezione del Ducato di Savoia si aggiudicò il mercato dello Stivale, mentre Marsiglia si rafforzò sul fronte francese. Tuttavia la “divisione” di sfere d’influenza non placò le acrimonie, che si acuirono nuovamente quando Nizza venne annessa alla Francia durante la seconda guerra d’indipendenza italiana. Questo passaggio sancì la definitiva superiorità marsigliese che, più popolosa e strutturata, ricevette dal governo maggiori attenzioni, investimenti e risorse, relegando Nizza a un ruolo di secondo piano.

 

Anche per questo motivo l’odio, come confermato da Alexy Bosetti (attaccante niçois che ha il teschio della Brigade Sud tatuato sulla pelle), è più nizzardo verso Marsiglia che non viceversa:

 

«Odiamo Marsiglia più di quanto loro ci odino, è così e questo non cambierà mai».

 

Le due realtà hanno un importante fattore in comune: il senso di identificazione e appartenenza con la propria città. La gente di Marsiglia si definisce prima di tutto “marsigliese”, poi – forse – francese. È come se Marsiglia fosse uno stato a parte. Ancora più forte questo fenomeno si manifesta a Nizza, in cui l’identità nizzarda prevale su tutto il resto e i cittadini si considerano capitolini dell’antica Contea di Nissa e non francesi del sud, men che meno seconda città della costa mediterranea dopo Marsiglia.

 

 

Tanto che Jean Médecin, storico sindaco di Nizza per oltre 30 anni, voleva creare una regione autonoma della Costa Azzurra in modo da rendere Nizza capoluogo della propria regione e non più seconda città dopo Marsiglia. Come sempre, il fronte calcistico riflette la contrapposizione tra le due città.

 

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Tifosi marsigliesi mentre rivendicano la loro identità: al di là del teschio, l’ancora sullo sfondo restituisce una città da sempre legata al mare (Photo by Michael Steele/Getty Images)

 

 


IL MULTICULTURALISMO MARSIGLIESE

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Da un lato abbiamo dunque l’Olympique de Marseille, squadra simbolo di una città storica, dal carattere fortemente popolare e culturalmente eterogeneo. Il multiculturalismo dei tifosi marsigliesi è qualcosa di unico: nonostante il melting pot etnico, all’interno della tifoseria non ci sono divisioni politiche o razziali. È un agglomerato unico nel suo genere, un insieme variegato di persone che si identificano esclusivamente nell’amore per la propria squadra e nei valori che essa rappresenta.

 

 

Il tratto caratteristico della città è sicuramente lo spirito ribelle, insito nella cultura della gente e, di conseguenza, in quella del club. Le radici di questa identità vengono da lontano. Ai tempi di Luigi XIV, il Re Sole dovette reprimere a cannonate le sommosse scoppiate in Provenza e a Marsiglia in particolare, per via del rifiuto al processo di centralizzazione e autocrazia avviato dal sovrano: i marsigliesi, infatti, non accettavano imposizioni esterne, soprattutto se provenienti da Parigi.

 

Questo spirito arde ancora oggi tra i tifosi del Marsiglia, ai quali non interessa il risultato della partita ma l’atteggiamento dei propri giocatori: che l’OM vinca o perda, gli undici devono lottare fino all’ultimo pallone.

 

Lo stesso spirito ribelle che ha nella sua icona il giocatore più fuori dagli schemi di tutti: Éric Cantona, marsigliese di nascita e di indole.

 

 


IL PARTICOLARISMO NIZZARDO

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Dall’altro c’è invece L’Olympique Gymnaste Club de Nice-Côte d’Azur, meglio noto come OGC Nice. Anche in questo caso il senso di appartenenza è difficilmente comparabile con altre realtà. Si tratta più che altro di sincretismo con la propria terra natia che non è né francese né italiana, bensì nizzarda. L’identità nizzarda è un vero e proprio sentimento comunitario che deriva dalla complessa storia di questa città, passata di mano in mano fino alla definitiva annessione alla Francia con il trattato di Torino del 1860 e il successivo plebiscito confermativo che, nonostante l’opposizione di Giuseppe Garibaldi, nato a Nizza, e le accuse di brogli, sancì il definitivo “passaggio di proprietà”.

 

 

Da questi eventi scaturì l’immediato processo di “francesizzazione” che portò, tra le altre cose, alla chiusura dei giornali in lingua italiana, come il famoso La Voce di Nizza, e alla modifica dei cognomi dei residenti (ad esempio, i “Medico” divennero “Médicin”). Ma ciò non fece altro che alimentare il sentimento irredentista tra la popolazione. Nonostante fosse fallito ogni tentativo di riunificazione con l’Italia, la comunità locale mantenne viva la fiamma del particolarismo nizzardo, che si può riassumere in un atteggiamento mentale, ancor prima che politico, volto all’indipendentismo, alla salvaguardia delle proprie tradizioni linguistiche e culturali e al rifiuto delle imposizioni politiche nazionali.

 

Alain Roullier, storico e politico nizzardo nonché fondatore della Lega per la Restaurazione delle Libertà Nizzarde, afferma:

 

«Un’autonomia speciale in stile Alto Adige sarebbe utile solo nel caso in cui tra le due parti esistesse una comunanza di pensiero, di cultura, di interessi. Ma non esiste nulla di tutto ciò: noi siamo latini, loro galli. Un vecchio proverbio nizzardo afferma: “I nizzardi e i francesi sono sempre andati d’accordo come il cane e il gatto”».

 

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Tifosi del Nizza a Roma nel 2017 (foto di Paolo Bruno/Getty Images)

 

 


CRONACA SPORTIVA

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Passando brevemente alle cronache sportive, la storia dei due club ha avuto un percorso diverso: mentre l’OM è sempre stata una delle società più importanti del Paese – vanta 9 titoli nazionali, 10 coppe di Francia e soprattutto è ad oggi l’unica compagine transalpina ad aver vinto la Champions League (nel 1993, all’Olympiastadion di Monaco di Baviera, sconfisse il Milan per 1 a 0) –, le Gym ha avuto un’epoca d’oro negli anni ’50 – ben 4 campionati e 2 coppe di Francia – e poi nulla più, ad eccezione di una Supercoppa francese nel 1970 e la terza e ultima coppa nazionale nel 1997.

 

 

Proprio in Coupe de France i due club si sono sfidati ben dodici volte. Dopo la prima sfida del 1920, è doveroso citare tre incontri: il primo è la finale del 1954, giocata nel mitico Stade Olympique Yves-du-Manoir, o Stade de Colombes, vinta per 2 a 1 dal Nizza del mitico Just Fontaine. Poi nel 1963, quando per stabilire la qualificazione agli ottavi occorsero ben tre partite. Fu il Marsiglia a vincere al terzo tentativo, dopo un 2-2 e uno 0-0.

 

 

Infine la più recente del 2014, in cui les Aiglons (gli aquilotti nizzardi) riuscirono ad espugnare il Vélodrome con un rocambolesco 4 a 5 in terra nemica. In questa partita, dopo l’iniziale vantaggio dei padroni di casa al 3º minuto, gli ospiti pareggiarono 60 secondi dopo con Bosetti, che dopo aver gonfiato la rete si diresse verso la curva marsigliese mostrando in maniera provocatoria il tatuaggio con il simbolo del gruppo degli Ultras del Nizza, gesto che gli valse un turno di squalifica.

 

 

L’incredibile 4-5 del 2014, con zingarata di Bosetti in occasione del momentaneo pareggio

 

 

 


ULTRAS: PIONIERI DEL MOVIMENTO IN FRANCIA

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Marsiglia e Nizza sono anche pionieri del mondo Ultras a livello nazionale. Infatti il primo gruppo del tifo organizzato francese fu il Commando Ultras, nato nel 1984 nella città focese. L’anno dopo fu la volta della Brigade Sud Nice. Da sempre contraddistintosi per folklore, passione e follia tipica della gente nizzarda, si è dovuto sciogliere nel 2010 per cause di forza maggiore.

 

 

Nel tentativo poi di eliminare il movimento Ultras, il governo francese emise una serie di decreti ministeriali con i quali dichiarò diversi gruppi, tra cui proprio la BSN del Nizza, organizzazioni criminali illegali, con la conseguente dissoluzione immediata e l’autorizzazione alla polizia ad arrestare chiunque ne facesse parte o ne esibisse loghi e vessilli. Dopo qualche anno di incertezze, gli Ultras rossoneri, in concomitanza con l’inaugurazione del nuovo stadio Allianz Riviera nel 2013, si riorganizzarono sotto il nome di Populaire Sud Nice.

 

 

Tornando al Marsiglia, oltre al CU ’84 ci sono i South Winners, nati nel 1987 e caratterizzati dal colore arancione (scelto nella trasferta al Parco dei Principi quando, per rimarcare i loro ideali anti-fascisti, i membri indossarono il bomber dal lato interno, appunto arancione, per differenziarsi dai rivali della Kop Of Boulogne, storicamente di destra), i Fanatics (1988), i Dodger’s (1992) e il Virage Nord, nato dalla dissoluzione degli Yankee North Marseille 1987.

 

Altro dettaglio che rende unico il tifo marsigliese è la tribuna Nord dello Stade Vélodrome, intitolata a un tifoso, fatto più unico che raro. Parliamo di Patrice De Péretti (tragicamente scomparso nel 2000), in arte Depé, che fu tra i fondatori del movimento Ultras marsigliese e che nel 1994 lasciò i South Winners per fondare gli MTP (Marseille Trop Puissant) e trasferirsi nel settore opposto.

 

Ecco perché la partita tra Marsiglia e Nizza non potrà mai essere una sfida qualunque; sono troppi gli attriti che esulano dall’ambito sportivo. L’intramontabile voglia di primeggiare sui rivali crea un surriscaldamento emotivo che non risparmia nessun abitante delle due città. Anche i meno appassionati al gioco del calcio non possono evitare la fibrillazione, e la curiosità, per l’esito dell’incontro. Perché non si tratta solo di una partita, bensì della battaglia per l’orgoglio del Sud.