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Critica
27 Dicembre

I panettoni sgonfiati e le supposte di saggezza

Pippo Russo

24 articoli
Panettoni, veline, amanti e polli: benvenuti alla Fiera dell'Est del giornalismo sportivo italiano.

Cose che restano. Ne trovate anche nel giornalismo sportivo, e ve ne ricordate nel corso del tempo. Cose che voi umani non avreste mai pensato di leggere, né tantomeno di pagare per farlo. E invece i lettori che hanno speso 1,50 euri per acquistare l’edizione della Gazzetta dello Sport mandata in edicola domenica 24 dicembre si sono visti smerciare delle prelibatezze che levati. C’era la prima pagina con un titolo dedicato alle sconfitte delle milanesi contro Atalanta e Sassuolo:

PANETTONI SGONFIATI

 

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Almeno è periodo…

 

E per una sconfitta del Napoli cosa avrebbero intitolato? “Babà avariati”? Nella stessa prima pagina c’era anche il richiamo a un articolo pubblicato a pagina 10, e già pronto per il Pulitzer. Si tratta della cronaca di Juventus-Roma vista in tv, nella redazione del giornale, dalle tifose Eleonora Pedron e Cristina Quaranta. Roba da fermare gli orologi per segnare che in Gazzetta stesse passando la Storia, e da scattarci una foto da piazzare accanto alla gigantografia di Coppi e Bartali che si passano la borraccia.

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Quando la narrazione sportiva si spinge in profondità

E a solennizzare il tutto c’era la firma dell’autore dell’articolo: Francesco “Bibi” Velluzzi, che nel corso degli anni s’è guadagnato in redazione i galloni di “nostro inviato al Billionaire”. Questo tipo di giornalismo è il suo elemento, e badate bene di non stare a ironizzarci troppo sopra. Ché visto l’andazzo in Gazzetta, non ci sarebbe da sorprendersi se entro un lustro il signor Bibi ne diventasse direttore. Per quanto riguarda l’articolo, già il primo scorcio è da giornalismo d’assalto:

È Natale. E allora famola strana. Juve-Roma, vissuta sul divano della Gazzetta con Eleonora Pedron, Miss Italia 2002, tifosissima bianconera, e Cristina Quaranta, ex velina di Striscia, ex Non è la Rai, fan sfegatata – ma è davvero troppo poco – della Roma. Vabbè non parliamo di moduli e non facciamo schemini, ma vi assicuriamo che il pathos è incredibile, la tensione alta, l’emozione forte. Cristina la esprime a gran voce per tutta la partita; Eleonora lascia fare all’amica, ma alla fine gode sorniona, tra un panino e un pasticcino. È golosissima. Lei può.

Il bello è che il signor Bibi non si rende conto d’aver pestato una sopraffina merda. Perché dicendo che una delle due possa permettersi d’essere golosa, dà spazio per interpretare che invece l’altra non possa concedersi altrettanto. Che classe, il nostro inviato al Billionaire. Che chiude l’articolo con un crescendo da inviato di guerra:

La Roma preme, vuole il pareggio e Cristina si esalta, si gasa. Toglie anche la maglia di Totti. “Sto morendo, dovrò andare a fare una doccia. Nainggolan è fondamentale, mentre l’addio di Pjanic non mi è pesato neppure un secondo”. La Roma va vicinissima al pareggio, proprio con Schick che lei aveva invocato. E lì la conclusione non può che essere un classico della sua profonda romanità: “Mortacci…”. Vince la Juventus, Ele gode, con l’ultimo pasticcino.

E almeno una notizia viene fornita: in Gazzetta offrono ancora il buffet agli ospiti.

.

.

Certi articoli di Mario Sconcerti vanno assunti poco a poco. Perché hanno il respiro dell’immenso, e a dare troppe boccate una dopo l’altra si rischia la vertigine. E perché si tratta di supposte di saggezza, e perciò in quanto supposte vanno prese con parsimonia. Il commento al campionato pubblicato nell’edizione del Corriere della Sera andata in edicola il 24 dicembre, poi, era da assunzione sotto rigidissima prescizione medica. Ecco il frammento iniziale:

L’Inter scivola via come se lo trovasse inevitabile. Sta perdendo il suo campionato tra Udinese e Sassuolo, cioè la vita di tutti i giorni dopo non aver preso gol né a Napoli né a Torino. Il che ne fa più un’amante che una vera compagna.

E non state a chiedervi cosa cazzo c’entri il discorso sull’amante e la compagna. Lasciate piuttosto sciogliere la supposta intanto che passate a concedervi qualcos’altro. Per esempio, la trovata che il titolista del Corriere dello Sport-Stadio ha piazzato a pagina 35 dell’edizione di sabato 23 dicembre, sezione del giornale riservata allo sci. L’articolo principale era dedicato all’impresa realizzata in Coppa del Mondo dall’austriaco Marcel Hirscher, a Madonna di Campiglio. Si è trattato di una performance che ha ricordato quelle di Alberto Tomba. Per questo motivo il titolo è stato:

HIRSCHER ALLA TOMBA

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Povero ragazzo, così giovane

 

.

Dopo questo passaggio cimiteriale possiamo assumere un’altra supposta di saggezza dispensata da Mario Sconcerti:

È cominciato un errore? Credo sia rimasto quello vecchio: appena finisce la densità, appena deve cominciare il gioco, l’Inter ha difficoltà. Il problema è in mezzo al campo dove nessuno è costante e nemmeno esattamente corretto.

Ma come si farà mai a essere “esattamente corretti” in mezzo al campo? Lasciate sciogliere la supposta e forse lo capirete.

.

Su Tuttosport del 24 dicembre, Marco Bonetto ha commentato il pareggio del Torino sul campo della Spal, dove la squadra granata si era trovata in vantaggio di due gol dopo solo 10 minuti. E c’è da dire che l’inviato della testata torinese l’ha presa serenamente, come dimostra l’avvio dell’articolo:

Granata di vergogna. “Troppe volte siamo dei gamberi: un passo avanti e due indietro”, diceva Mihajlovic alla vigilia. Errore. Magari fossero dei crostacei, quelli del Toro! No. Sono polli svogliati, supponenti, immaturi, preda dell’ignavia, presuntuosi e, in fin dei conti, stolidi.

Ha risparmiato di dir loro “fitùsi”, ma giusto gli s’era annebbiata la vista per eccesso di pacatezza.

.

Sciolta la seconda supposta di saggezza sconcertiana? E allora siete pronti per la terza:

Gagliardini e Borja Valero sono riferimenti, non creano gioco, non fanno differenza in una grande squadra. Brozovic ha più qualità e più incostanza, ti prende e ti lascia a metà endecasillabo.

Scusate, ma questa non era di saggezza. Era di glicerina. Per oggi meglio fermarsi qui.

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