Calcio
07 Giugno 2020

Papa Francesco non poteva che tifare San Lorenzo

L'azzurro e il rosso, la Vergine Maria Ausiliatrice, il calcio e il cattolicesimo.

Giorno dell’Immacolata Concezione del 1946, Estadio Gasómetro: Buenos Aires. Il San Lorenzo, quello del terceto de oro Pontoni, Farro e Martino, conquista il suo primo titolo argentino dopo dieci anni. Tra i tifosi in festa che invadono il campo c’è Mario Bergoglio, ferroviere di origini italiane, con i suoi cinque figli. Il primogenito è Jorge Mario, oggi noto come Papa Francesco.

 

 

13 marzo 2013, 20.35, Twitter. L’account del San Lorenzo pubblica la foto di un prelato che tiene tra le mani il gagliardetto azulgrana della squadra. La didascalia dice: “El Cardenal Jorge Mario Bergoglio, hincha de #SanLorenzo, es el primer Papa sudamericano y argentino”. Quello stesso giorno infatti, l’ex cardinale di Buenos Aires è salito al soglio pontificio, diventando il primo papa proveniente dal sud dell’Equatore. Poco dopo, sul sito ufficiale del San Lorenzo, è apparsa la foto della tessera del club n° 88.235, proprio quella del nuovo pontefice.

 

Il mondo doveva sapere che l’intermediario tra gli uomini e Dio tifava per loro.

 

In Argentina il tifo per una squadra di calcio è una questione di devozione. Fede religiosa e calcistica sono profonde allo stesso modo. Se c’è però un club che le incarna entrambe, quello è proprio il San Lorenzo. I giocatori azulgrana sono noti da sempre come i cuervos, i corvi, vezzeggiativo riservato ai preti. Questo appellativo testimonia come il legame del San Lorenzo con il mondo cattolico risalga agli albori della sua storia.

 

 

Don Lorenzo Massa, parroco salesiano, nel 1908 ha chiamato a raccolta i giovani del quartiere Boedo di Buenos Aires, e ha messo loro a disposizione un pallone e il campetto di calcio dell’oratorio San Antonio. Non si sa se l’iniziativa del parroco fosse mossa dalla preoccupazione per quei giovani, costretti a giocare in strada in balìa dei primi tram della città, oppure dalla necessità di incrementare il pubblico delle sue messe. È certo però che accogliendoli in oratorio, don Lorenzo Massa ha avuto l’occasione di risolvere entrambi i problemi, oltre che di mettere su una squadra di calcio.

 

san lorenzo stadio
Il Pedro Bidegain, stadio del San Lorenzo de Almagro (foto Getty Images/Getty Images)

 

I colori scelti da Padre Massa per le divise erano azzurro e rosso, gli stessi che tingevano le vesti della Vergine Maria Ausiliatrice, alla quale il prete evidentemente era molto devoto. Il nome scelto invece era lo stesso del martire cristiano bruciato sulla graticola. Curioso che il San Lorenzo abbia avuto in rosa, qualche anno dopo la fondazione, un martire vero e proprio: era tale Jacobo Urso, un calciatore morto a ventidue anni dopo aver giocato e vinto una partita intera con un polmone perforato.

 

Al parroco fondatore del San Lorenzo è stata dedicata una cappella all’interno del centro sportivo della squadra, donata nientemeno che da Viggo Mortensen. L’attore ha trascorso infatti la sua infanzia a Buenos Aires e si è innamorato dei colori azulgrana, non mancando mai di mostrarli, anche sui red carpet di Hollywood. La cappella “Padre Lorenzo Massa” è stata inaugurata nel 2011 proprio dall’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio, che da lì a due anni sarebbe diventato il tifoso più celebre del San Lorenzo, più dello stesso Mortensen.

 

Nel discorso tenuto durante l’inaugurazione della cappella nella Ciudad Deportiva del San Lorenzo, il futuro Papa Francesco ha ribadito la legittimità del sentimento religioso che da sempre accompagna i cuervos:

 

“Non abbiamo preso i nostri colori da qualche altra parte, ma dalla Vergine. Il club non ha tolto nulla alla Vergine Maria Ausiliatrice, perché è sua madre. Il club è nato all’oratorio San Antonio sotto la Sua protezione”.

 

Il cardinale poi ha aperto il suo cuore di tifoso: “Provo una grande gioia nel celebrare questa messa vedendo dai vetri della cappella il nostro stadio”. Era il Pedro Bidegain, noto come El Nuevo Gasómetro. Lo stadio della sua infanzia da tifoso non c’era più da molto tempo.

 

El Viejo Gasómetro non esiste più dal 1979, quando è stato espropriato per volontà dell’allora presidente Videla. Nell’ambito del Processo di riorganizzazione nazionale, espressione dolce per camuffare la dittatura militare, sono finite nel mirino di Videla molte società sportive e centri culturali, soprattutto quelle dei quartieri popolari. A peggiorare la posizione del Gasómetro era il fatto che si trattava di uno dei ritrovi delle Madres de Playa de Mayo, che da poco avevano iniziato a manifestare per ottenere giustizia per i loro desaparecidos, fatti sparire dal regime per presunte attività antigovernative.

 

papa francesco diego armando maradona
Diego Armando Maradona regala la propria maglia a papa Francesco (foto Pier Marco Tacca/Getty Images)

 

 

Era la fine della leggendaria casa del San Lorenzo, descritta dalla penna di un altro celebre cuore azulgrana, Osvaldo Soriano, come “un ferro imbullonato al mio cuore di bambino”. Al posto dello stadio è stato costruito un ipermercato Carrefour. I tifosi avversari non hanno avuto pietà dei cuervos, e ci hanno messo poco a mettere a punto un coro con buona dose di cinismo: “En la cancha del Cuervo hay un supermercado, lo domingo a la tarde van a hacer lo mandado!”. In breve: i corvi del San Lorenzo possono solo fare la spesa la domenica pomeriggio.

 

 

All’esproprio sono seguiti anni difficili. Prima la retrocessione, poi più di un decennio di vagabondaggi in stadi altrui per giocare le partite in casa. Nel 1993 è stato inaugurato il nuovo stadio, oggi considerato da France Football il ventiquattresimo più “caldo” del mondo. Pur non essendo mai amato come il Viejo, perché troppo lontano dal quartiere Boedo, è tuttavia nel Pedro Bidegain che il San Lorenzo è riuscito a risalire fino ai vertici del calcio argentino e sudamericano.

 

 

El Ciclón, altro soprannome della squadra, ha conquistato titoli argentini nel 1995, nel 2001 e nel 2007, me è nel marzo del 2013 che accade l’imprevedibile: Jorge Mario Bergoglio non è più Sua Eminenza, ma Sua Santità. La massima autorità ecclesiastica cattolica è argentina e azulgrana. Avere il supporto del papa è stato per il San Lorenzo come conquistare un trofeo immateriale di enorme valore, uno di quelli che che le altre quattro grandi del calcio argentino – River Plate, Boca Juniors, Racing e Independiente – non avrebbero mai potuto mettere in bacheca.

 

papa francesco argentina
Papa Francesco con il Mate, tipica bevanda argentina (foto Franco Origlia/Getty Images)

 

 

Come se non bastasse, qualche mese dopo l’elezione di Bergoglio, il San Lorenzo vince il campionato argentino dopo sei anni di magra. In molti sono convinti che la mano de Dios, stavolta quella di Francesco I, abbia in qualche modo contribuito al successo dei cuervos. In effetti la mano del nuovo Papa aveva toccato, qualche anno prima, le fronti di due giocatori futuri campioni di Argentina. Angel Correa e Jonathan Pacheco, quando ancora giocavano nelle giovanili, sono stati cresimati proprio dal cardinale Bergoglio.

 

 

Il successo nel campionato argentino del 2013 aveva perciò un piacevole retrogusto miracoloso per i tifosi, ma nessuno di loro avrebbe immaginato che l’energia propizia dell’elezione di Bergoglio si sarebbe protratta senza perdere potenza fino all’anno dopo, spingendo addirittura i cuervos al titolo di campioni del Sudamerica.

 

 

20 agosto 2014, Aula Paolo VI, Città del Vaticano. I rappresentanti del San Lorenzo de Almagro, in giacca e cravatta, omaggiano Papa Francesco con la grande Copa Libertadores, la prima della loro storia. Sua Santità si rivolge alla delegazione della squadra che tifa da sempre in modo misurato, diplomatico: “Siete parte della mia identità culturale”. È facile immaginare che in quel momento, nascosto dagli occhi del mondo, nel suo cuore ci fosse un bambino con la maglietta azulgrana che fa salti di gioia. Proprio come quel giorno del 1946, quando Jorge Mario, con suo padre e i suoi fratelli, ha invaso il campo per cercare di abbracciare il suo idolo René Pontoni. Papa Francesco I prende la coppa e prova a sollevarla, ma è troppo pesante. Mostra un debole sorriso al fotografo.

 

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Giacomo Proia

3 articoli
Il gioco delle bocce grida: viva l’Italia!
Altri Sport
Giacomo Proia
26 Luglio 2020

Il gioco delle bocce grida: viva l’Italia!

Ma il mondo non gli concede il prestigio che meriterebbe.
Antonio Gramsci tra il football e lo scopone
Cultura
Giacomo Proia
01 Luglio 2020

Antonio Gramsci tra il football e lo scopone

L'originale rapporto tra il celebre intellettuale e lo sport.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Una follia studiata a tavolino
Calcio
Vito Alberto Amendolara
06 Settembre 2021

Una follia studiata a tavolino

La sospensione di Brasile-Argentina non è puro teatro.
La vita di Maxi Lopez è una serie tv
Ritratti
Antonio Torrisi
03 Aprile 2021

La vita di Maxi Lopez è una serie tv

Con l'evoluzione umana del protagonista.
Matias Almeyda, non mollare mai
Ritratti
Remo Gandolfi
21 Dicembre 2020

Matias Almeyda, non mollare mai

Compie 47 anni un uomo capace di lasciare il segno.
Julio Cruz, il giardiniere di San Siro
Ritratti
Marco Metelli
23 Luglio 2021

Julio Cruz, il giardiniere di San Siro

Il dodicesimo uomo nerazzurro.
Vergogna finale
Calcio
Vito Alberto Amendolara
26 Novembre 2018

Vergogna finale

La festa è finita.