Ici c’est Paris è molto più di uno slogan. Ci riporta al vecchio cuore pulsante del tifo parigino e rappresenta la passione per un club che però, paradossalmente, fu fondato per le esigenze politiche del Consiglio Comunale di Parigi e della federazione di calcio francese. Ma procediamo con ordine. Nel XVI arrondissement, periferia sud-occidentale della città, sorge il Parco dei Principi, uno dei principali stadi di Francia e casa del Paris Saint Germain.

 

 

Quella del Paris Saint-Germain è una storia politica fin dalla sua fondazione, avvenuta formalmente nel 1970. Tutto ebbe inizio nel 1969, quando la Fédération française de football si impegnò nel rilancio del calcio capitolino dopo le retrocessioni dalla Division 1 di tutti i club dell’area metropolitana di Parigi: per il nuovo corso venne istituita una commissione ad hoc, incaricata proprio di presentare un progetto sportivo legato alla città. La commissione fece dunque affiggere migliaia di volantini per la città, coinvolgendo i residenti nella scelta del nome: il sondaggio, dopo meno di un anno, vide primeggiare l’ipotesi di Paris Football Club.

 

 

Una volta ottenuta la denominazione, però, bisognava studiare un modo per portare al più presto il club nel calcio francese che contava. Il Paris FC era allora una scatola vuota, e la FFF propose dunque la fusione della neonata squadra con alcune società già presenti nella Division 1: dopo molteplici rifiuti, fu individuata come “vittima sacrificale” lo Stade Saint-Germain, fondato nel 1904. Nacque così il Paris Saint Germain il 12 agosto del 1970, ed il club prese parte al campionato di Divison 2.

 

 

Il sondaggio che coinvolse i cittadini di Parigi nel 1969

 

 


Tra classismo e scissioni, il PSG diventa grande


 

Immediatamente la società conquistò la promozione nel massimo campionato francese, rispettando le tappe del progetto sportivo. Tuttavia, malgrado i buoni risultati ottenuti nella prima stagione in Division 1, nel 1972 il Consiglio comunale parigino sollevò forti perplessità sulla casa del Parco dei Principi. Si trattava infatti di una zona esclusiva della borghesia francese, un tempo addirittura riserva di caccia privata della famiglia reale: i tifosi e quella denominazione marchiata nell’origine popolare, Saint-Germain, stonavano un po’ con la location (per usare un eufemismo).

 

 

Nell’estate dello stesso anno la politica cittadina si mise in moto, premendo per l’eliminazione di Saint-Germain. La proposta venne respinta dai dirigenti e si giunse presto alla scissione del club in due società distinte: il Paris Fc e il Paris Saint-Germain Football Club. Quest’ultima venne retrocessa in terza serie, mentre la prima conservò la massima divisione e l’intera rosa. Il classismo, tuttavia, non pagò: il Consiglio comunale parigino non aveva tenuto conto delle difficoltà gestionali di un club sportivo; di conseguenza, dopo appena due anni, il Paris FC iniziò a trovarsi in cattive acque finanziarie. 

 

 

Al contrario il PSG assunse un aspetto completamente diverso. Lo stilista francese Daniel Hechter e i soci Jean-Paul Belmondo, Francis Borelli, Charles Talar, Bernard Brochand, rilevarono il club ottenendo due promozioni dirette fino alla Division 1. Il 1974 fu quindi l’anno di rivincita della “periferia”: il Psg riuscì a conquistare la promozione nel massimo campionato mentre il Paris Fc retrocedette in nella Divison 2. Ciliegina sulla torta, la promozione volle dire riconquista del Parco dei Principi in precedenza negato.

 

Dopo la fusione con il PFC, il club ha adottato i colori social rosso e blu di Parigi associati al bianco del Saint Germain. La prima maglia del PSG nel 1970 è rossa con pantaloncini bianchi e calzettoni blu; i colori bianco e blu sono richiamati sul colletto e sui polsini; il logo del club è posto sul cuore.

 

 


La curva e l’estrema destra francese


 

Se però il Paris Saint-Germain, inizialmente, stenta a raggiungere i successi sperati sul campo, sugli spalti il tifo attira subito le attenzioni dei media nazionali come uno dei più caldi di Francia. Considerata la giovane età del club, e la mancanza di uno zoccolo duro necessario a riempire gli spalti del rinnovato Parco dei Principi, la proprietà adotta una politica di prezzi popolari nelle curve cercando di attirare più spettatori possibili.

 

 

L’iniziativa funziona e viene ben accolta dal pubblico, che ben presto riempie gli spalti; nel frattempo, man mano che il PSG si afferma sul piano sportivo, i tifosi iniziano ad organizzarsi dando origine ai primi movimenti di ispirazione inglese. Nel pieno del movimento hooligan, nel 1978, vengono fondati i Kop of Boulogne, primo gruppo organizzato del Paris Saint Germain (il nome era un omaggio proprio allo Spion Kop di Anfield, che raggruppava i tifosi del Liverpool).

 

La Kop parigina è in quegli anni influenzata dai movimenti dell’estrema destra francese, una vicinanza mai nascosta dai gruppi ultras.

 

Con il passare degli anni l’affluenza allo stadio aumenta costantemente, e sorgono sempre più gruppi che prendono spunto invece dai movimenti europei. Nel 1985 nascono i Boulogne Boys, ultras d’ispirazione italiana che importano nel tifo parigino torce e striscioni. Ma non sono gli unici: all’interno della Kop of Boulogne si sviluppano altri movimenti come i Rangers e i Gavroches, due tra i gruppi più importati del tifo parigino.

 

 

La Kop parigina, sostanzialmente, è in quegli anni influenzata dai movimenti dell’estrema destra francese, una vicinanza mai nascosta dai gruppi ultras fin dalla propria fondazione: da qui le prime pagine dei giornali nazionali, nel corso degli anni, per i disordini provocati ma anche per l’esposizione di simboli del fascismo italiano (noti erano i legami della Kop con alcuni gruppi ultras dell’Hellas Verona e della Stella Rossa di Belgrado, due tifoserie per così dire “nazionaliste”).

 

 

Non mancano neppure gli episodi di razzismo, come quelli del 2006 originati dalla sfida tra PSG e Hapoel Tel Aviv. La gara termina 4-2 a favore degli israeliani per la rabbia dei tifosi parigini che, dopo il fischio finale, si riversano in strada cercando lo scontro con la tifoseria avversaria: quella sera però, nel disordine generale, un supporter dei Boulogne Boys rimane ucciso per mano di un poliziotto di origini caraibiche. Quest’ultimo diviene l’ovvio bersaglio dei tifosi parigini, che per mesi lo bersagliano con cori e insulti razzisti.

 

Boulogne Boys durante la gara contro il Bordeaux nel 1998

 

 

Insomma il PSG, in quegli anni, è noto più mediaticamente che sportivamente – complici i risultati non eccellenti. Si dice Paris Saint-Germain e si pensa subito a come arginare i fenomeni di violenza: Canal + – proprietaria della squadra dal 1991 al 2006 – invita i tifosi più moderati ad occupare il settore opposto rispetto ai gruppi della Kop of Boulogne, nell’obiettivo di creare una tifoseria moderata, antirazzista, capace di restituire un’immagine diversa del tifo parigino.

 

 

La proposta della proprietà viene ben accolta da alcuni tifosi che, nel Virage Auteuilì, fondano dei gruppi ultras apolitici con un retroterra di sinistra: nel 1993 nascono i Tigris Mystic, che si posizionano nella parte bassa del settore; successivamente i Lutece Falco e i Supras Auteuil, che insieme condividono la parte alta del settore.

 

 

L’esperimento sociale di Canal +, comunque, si rivela “esplosivo”: nel corso degli anni iniziano a sorgere delle inimicizie, poi diventate ostilità, tra le fazioni del tifoche degenerano infine in veri e propri scontri. La separazione non fa altro che radicalizzare l’avversione tra i due settori, mentre si moltiplicano gli sforzi – almeno apparenti, o comunque poco efficaci – per sciogliere i gruppi del tifo organizzato della Kop of Boulogne.

 

 

Immagini emblematiche

 

 


Au revoir, ultrà!


 

La situazione viene comunque “tollerata” fino al 28 febbraio del 2010: quel giorno è in programma la gara tra PSG e Olympique Marsiglia, e fuori dal campo l’atmosfera è incandescente. In una nebbia fittissima, causata dai fumogeni sparati dalla polizia, un giovane tifoso dei Casual Firm Paris – gruppo ultras affine alla Kop of Boulogne – rimane ucciso. La morte è il pretesto ideale e definitivo per eliminare ogni traccia degli ultras dal Parco dei Principi. Nel 2010 il governo francese chiede lo scioglimento di cinque gruppi; nel frattempo il presidente del club, Robin Leproux, vieta l’ingresso allo stadio a tutti i movimenti ultras.

 

 

Il pugno duro viene applicato, probabilmente, nell’interesse della famiglia qatariota Al-Thani, in ottimi rapporti con il presidente Sarkozy e intenzionata ad acquisire il club. In questo contesto era maturata la famosa cena-incontro privata del 23 ottobre 2010 all’Eliseo, con presenti il presidente della Repubblica francese, il suo braccio destro Claude Guéant, Michel Platini, numero uno della Uefa, e Tamim bin Hamad al-Thani, principe ereditario del Qatar. L’obiettivo, emerso da un’indagine di France Football che fece scalpore, era tutelare gli interessi economici, nazionali e sportivi dei presenti.

 

Ma il Psg non stava solo tenendo d’occhio i comportamenti dei tifosi, ma anche cedendo le loro informazioni personali alla polizia parigina.

 

Meno di un anno dopo, nel 2011, la famiglia Al-Thani acquisisce il club. La situazione per gli ultras non muta in positivo, anzi, le misure vengono inasprite. La nuova proprietà, targata Qatar Sports Investment, amplia il progetto originario di Leproux: in una vera e propria caccia ai tifosi più scomodi o violenti, il numero delle inibizioni schizza da 1.200 a 13.000 in pochi mesi. Nel mentre vengono aumentati i prezzi dei biglietti del 70% e i tagliandi, all’interno delle curve, sono venduti con l’assegnazione casuale dei posti per impedire la formazione dei gruppi organizzati.

 

 

Ma il PSG non stava solo tenendo d’occhio i comportamenti dei tifosi, ma anche cedendo informazioni personali alla polizia parigina. È ciò che è emerso da uno scandalo nel 2015 il quale ha portato alla luce l’accordo tra le forze dell’ordine ed il club. I dati raccoglievano la professione, il reddito, le precedenti partecipazioni a manifestazioni sportive, lo stato civile, i dettagli della patente di guida e l’immatricolazione dei veicoli. Prassi più che discutibile, che ha portato il sociologo francese Nicolas Hourcade ad accusare il club di voler creare

“una base flessibile di tifosi composta esclusivamente da consumatori”.

 

Il PSG, tuttavia, ha potuto contare sul supporto incondizionato dello Stato francese. Infatti, dopo lo scandalo del 2015, il Governo si è affrettato a legalizzare, retroattivamente, il comportamento del club. Dopo pochi giorni il Ministro degli Interni ha approvato lo strumento di controllo sui tifosi, sottolineando la necessità di un dialogo tra i club e le forze dell’ordine per contrastare i movimenti hooligan/ultras.

 

Kop Of Boulogne: “La nostra storia diventerà leggenda”

 

 


Gli ultras di Al-Khelaifi


 

Le politiche di repressione mettono fine agli episodi di violenza, ma spengono anche il tifo del Parco dei Principi: il calore della Kop of Boulogne o del Virage Auteuilì viene annichilito dalla famiglia qatariota in pochi mesi. La situazione va avanti così per anni, fino al 2016: la proprietà a questo punto, comprendendo la perdita portata dal tifo organizzato, avvia una serie di contatti con alcuni gruppi ultras dei Virage Auteuil. Dopo una trattativa serrata con il club, il PSG e un manipolo di 150 tifosi siglano la nascita del Collectif Ultras Paris (CUP), unico gruppo “ultras” riconosciuto dalla società parigina – ma non, ovviamente, dai tifosi più caldi in giro per l’Europa.

 

 

Al tempo stesso, la proprietà targata Qatar Sports Investment ha portato avanti una causa per acquisire il celebre slogan “ici c’est Paris” detenuto da un’associazione di tifosi. La battaglia legale, iniziata nel 2016, si è conclusa nel 2019 con l’accordo tra le parti: i tifosi avrebbero potuto utilizzare il motto, che “costituisce un elemento del patrimonio unico delle tribune parigine”ma non per fini commerciali, esclusivi del PSG proprietario. 

 

 

Ecco i nuovi “ultras” del Paris Saint-Germain, il risultato di un esperimento sociale portato avanti e stravinto dal club. Fattori di necessario colore all’interno del Parco dei Principi, sono presenti unicamente grazie al sostegno della proprietà qatariota, preoccupata dal silenzio teatrale di uno stadio senz’anima. È proprio vero che i soldi uniti al potere possono tutto: anche creare un movimento di tifosi che, normalmente, nasce in modo spontaneo.