Carrello vuoto
Alberto Fabbri
5 Marzo 2022

Pasolini, il calcio e la vita

Alberto Fabbri

77 articoli
Il pallone è un linguaggio che riassume l'esistenza.

Probabilmente la prima immagine che ci viene in mente di Pier Paolo Pasolini lo ritrae con gli occhiali scuri a celare uno sguardo assorto, durante uno dei suoi imperscrutabili silenzi; oppure ce lo figuriamo, un po’ visionario, mentre maneggia la cinepresa. Forse però è un’altra l’istantanea che ci restituisce la sua essenza con maggiore fedeltà: il Pasolini calciatore. Perché davvero, forse non esiste scena più vivida nel tramandarci la sua passione per la vita di una fotografia in cui rincorre un pallone.

L’amore per il calcio divampa con i primi calci sui Prati di Caprara nella natia Bologna, dove i compagni lo ribattezzano Stukas, come il temibile bombardiere della Luftwaffe, per la sua abilità realizzativa nel ruolo di ala.  É la metà degli Anni Trenta, il decennio del Bologna “che tremare il mondo fa”, ma non sono i trionfi a far scoccare nel cuore di Pasolini la patologica passione per i Veltri: il poeta si ammala di tifo e soffre tutta la vita per i rossoblù, perché proprio sotto le Due Torri incontra il pallone per la prima volta.

«Non ha importanza, non è determinante dove si è nati, conta quando e dove si sono avuti i primi approcci con il calcio, per diventare un appassionato, un tifoso. Il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita».

PPP

Ad ogni modo, il ragazzino non rimane insensibile alle giocate dei felsinei, anzi, cerca di emulare le movenze di Amedeo Biavati, campione del mondo nel 1938 e soprattuto uno dei primi interpreti del doppio passo. Quasi trent’anni dopo, nel pantheon degli idoli sportivi l’ala sinistra sarà eguagliata soltanto da Giacomo Bulgarelli, forse l’unico giocatore in grado di disimpegnarsi dalla pressione del regista nella celebre scena di Comizi d’amore.

Durante gli anni degli studi le vacanze estive a Casarsa, paese di origine della madre, consentono a Pasolini di vestire la maglia delle squadra giovanile del Casarsa Foot Ball Club, iscritta al campionato della Gioventù Italiana del Littorio. Al termine della guerra, è tra i fondatori della Società Artistico Sportiva Juniors Casarsa, che rappresenta la rinascita del calcio locale; non sappiamo se sia stato l’unico genitore dell’inedita ragione sociale, ma l’idea è autentica avanguardia: la sezione sportiva sarebbe stata finanziata tramite spettacoli ed altre attività culturali.



Non solo sport e cultura non si escludono reciprocamente, ma anzi possono procedere di pari passo; un concetto tanto antico quanto misconosciuto al giorno d’oggi. Con i medesimi fini, nell’attigua frazione nasce la Sangiovannese, per cui Pasolini ricopre un triplice ruolo: vicepresidente, all’occorrenza calciatore, e riferimento intellettuale. Laureatosi all’Alma Mater nel 1945 con una tesi su Giovanni Pascoli, si stabilisce a Versuta, dove fonda la Academiuta della lenga furlana ed insegna lettere alla scuola media; l’idillio della gioventù friulana è prossimo al termine però.

Nel 1949 è condannato in un processo per corruzione di minori ed atti osceni in luogo pubblico, da cui poi viene assolto in appello; intanto è interdetto dall’insegnamento ed espulso dal Partito Comunista. Misconosciuto dal padre, soltanto la madre lo segue nel trasferimento a Roma; non farà più ritorno nella casa materna, con la stanza dalle pareti a strisce rossoblù.

L’ambientamento nella Capitale è duro: la madre lavora come domestica, mentre Pasolini pubblica saltuariamente pezzi giornalistici e racconti; vivono al Ghetto e la stabilità economica è raggiunta soltanto nel 1951, quando ottiene una cattedra alla scuola media privata Petrarca di Ciampino. Qui lo sport, ed ovviamente il calcio in primis, diventano parte integrante dei metodi didattici; lungo i prati dell’Appia Antica “alti” contro “bassi”, “promossi” contro “rimandati” si affrontano durante l’orario di lezione. 

Pasolini e il calcio
Le borgate, i ragazzini ed il pallone

Nel traumatico trasferimento dalla tranquillità friulana alla “metropoli africana”, per Pasolini il Bologna rimane un chiodo fisso anche se, come racconta Franco Citti, seguirlo nelle trasferte all’Olimpico significa esporsi alle peggiori incazzature.

«Io abitavo a Bologna. Soffrivo allora per questa squadra del cuore, soffro atrocemente anche adesso, sempre. L’attesa è lancinante , emozionante. Dopo, al termine della partita è un’altra faccenda, ci si rassegna al risultato, o si esulta» .

Intervista a G.Crosti del 1973

Per raccontare l’ambiente culturale in cui comincia a farsi strada il nostro, si può riportare uno scambio con l’amico e poeta Vittorio Sereni, interista impenitente; in occasione di una trasferta del Bologna a San Siro, Pasolini attacca: «Intanto ti avverto che domenica il mio cuore è a Milano, insieme a quello grassoccio di Volponi: tutti e due a palpitare fino sull’orlo della trombosi. E mi dispiace che la gioia nostra sarà la tua disfatta…».

Dopo la doppia rimonta degli ospiti, da Milano arriva la risposta:«Come Teodorico morente vedeva Severino Boezio, ieri ho visto al 90° sul cielo di San Siro effondersi il tuo ghigno e il serafico sorriso di quel volpone di Volponi». Proprio altri tempi, quando non c’era vergogna nel manifestare la propria passione per un calcio, che sapeva essere l’autentico passatempo popolare degli Italiani.



Finalmente nel 1953 Pasolini può dedicarsi interamente al cinema e si traferisce a Monteverde Vecchio, dove è irresistibile il richiamo per gli spiazzi sterrati di via Donna Olimpia; sui terreni irregolari tra le case popolari e sul campetto della chiesa di Regina Pacis affronta in interminabili partite quelli che diventeranno i Ragazzi di vita; dallo stesso contesto ruba volti e caratteri, gergo romanesco e voci, oltre alle ambientazioni delle sue prime pellicole, come Accattone; sono gli stessi personaggi che tifano per la Roma, per cui Pasolini nutre una simpatia dovuta proprio a queste amicizie.

Al di là delle trasferte del Bologna, l’intellettuale si reca allo Stadio Olimpico come cronista, per un derby del 1957 e per le Olimpiadi di tre anni dopo; i settori popolari offrono un impagabile spettro del popolo romano e gli articoli diventano approfondimenti socio-antropologici sui calciofili e sportivi del tempo. Qualche anno più tardi, il Reportage sul Dio, racconto dell’ascesa sociale di un calciatore, diviene mezzo per indagare le contraddizioni dell’intera società italiana, a cui il boom economico ha mutato condizioni di vita e connotati identitari.

E. Biagi: «Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?»

P.P.P: «Un bravo calciatore. Dopo la letteratura e l’eros, per me il football è uno dei grandi piaceri».

La tradizione contadina è condannata all’oblio dall’incedere della società dei consumi, lungo una china che circa trent’anni dopo sarà percorsa anche dal calcio, che da passione popolare diventerà un segmento del mercato finanziario.

PPP e Federico Fellini: due cineasti che riconoscevano il valore del gioco, in ogni sua forma.

Con i primi successi ed il definitivo trasferimento in via Eufrate 9 all’Eur, non cambia l’assiduità delle partite, ma i compagni di gioco di sì. Ai ragazzini delle borgate si sostituiscono sempre più spesso attori ed addetti alle riprese. Per esprimere il valore del calcio di strada per Pasolini, si può ricorrere all’interpretazione fornita da Dacia Maraini; l’attrice sosteneva che nell’evasione del gioco egli rincorresse la felicità perduta del fanciullo. Certo, vi era anche una componete erotica nella sfide, in cui tramite il pallone prendeva corpo una metafora amorosa tra il poeta ed i giovani compagni; un’intimità che nasceva dall’estrema libertà espressiva dei corpi in movimento, tuttavia esulando da qualsiasi violenza ed aggressività.

«Secondo me Pier Paolo andava avanti con la testa rivolta all’indietro. Inseguiva un sé stesso bambino che scappava. Quando giocava, quel bambino prendeva corpo assieme al pallone; quando finiva di giocare, tornava l’adulto inquieto e doloroso che era diventato».

D. Maraini

Dai campi di fortuna ricavati tra i caseggiati popolari, si passa agli stadi di provincia ed alle grandi cattedrali del calcio italiano, grazie alla militanza nella Nazionale “Attori e Cantanti”. Maglia azzurra, numero 11 in quanto ala sinistra e fascia di capitano al braccio: per Pasolini non esiste distanza che gli impedisca di partecipare alle gare di beneficienza. Ancora si racconta di voli Mosca-Ciampino e treni notturni Genova-Roma per raggiungere i “colleghi”, come Morandi, Tognazzi e Montesano, che spesso affrontano ex calciatori, come Capello e Sormani, ovviamente oggetto di approfondite interrogazioni tecnico-tattiche da parte del regista.

Proprio contro le Vecchie glorie della Sambenedettese sarà l’ultima occasione in cui vestirà la maglia 11 azzurra, nel settembre 1975; meno di due mesi dopo la stessa divisa sarà adagiata sul feretro al suo funerale. L’omaggio è compiuto da una mano ancora oggi ignota, come quelle che lo hanno massacrato all’Idroscalo di Ostia.



Qualche mese prima ha partecipato a quella che forse è la sua partita più celebre, la cosiddetta “Centoventi contro Novecento”, che oppone le squadre delle maestranze che lavorano alle due pellicole. Si può parlare tranquillamente di derby vista la rivalità tra Pasolini e Bertolucci, che vivevano nello stesso palazzo di Monteverde, e le differenti risorse stanziate dalla condivisa casa di produzione.

Sul campo della “Cittadella” di Parma è un fiasco per il cineasta bolognese che, toccato duro da un avversario volutamente, abbandona il campo sotto gli occhi del rivale gongolante da bordo campo. Inoltre, si scopre che il passivo di 5-2 è frutto di un sotterfugio adottato dagli avversari: preoccupata dalla validità della rosa di “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, dove spiccano il capitano, Davoli e Citti, la squadra di “Novecento” ha ingaggiato e spacciato per macchinisti alcuni virgulti delle giovanili dei Ducali, che si allenano proprio su quel terreno. Al di là delle polemiche, una cena riporta la serenità tra i due collettivi, almeno per qualche ora.

Oggi è quasi assurdo pensare a quanto un intellettuale della sua caratura potesse prendere sul serio ed arrabbiarsi per una partita di calcio. In verità soltanto quelli che non ne hanno compreso l’animo potrebbero stupirsi, e avremmo voluti vederli a parlargli di undici uomini in mutande che rincorrono una palla; per Pasolini il calcio era sintesi sferica di una miriade di significati e, dalla sua duplice posizione interna di giocatore e tifoso, si sentiva sempre tirato in causa nel dibattito pubblico su di esso.



Tra gli anni Sessanta e Settanta e non resiste a schierarsi contro gli intellettuali di sinistra che accusano il pallone di sviare la gioventù italiana dall’impegno politico, una posizione che condivide con lo stesso Berlinguer; inoltre ammette che lo sport sia da sempre utilizzato come oppio dei popoli, ma riconosce la funzione terapeutica del tifo. Soprattutto, denuncia il qualunquismo con cui i media trattano i fenomeni alla base della passione popolare e la vuota retorica che esalta le vittorie di un Paese, in cui la pratica sportiva è abitudine sconosciuta ai più.

Quando scoppia la polemica tra giornalisti sportivi e letterati sull’autenticità del linguaggio usato rispettivamente, Pasolini coglie la palla al balzo, smarcandosi da entrambi gli schieramenti ed offrendo una delle sue interpretazioni più preziose.

Il gioco del football è un «sistema di segni»; è, cioè, una lingua, sia pure non verbale.

La sua teoria è proposta nell’articolo “Il calcio è un linguaggio con i suoi poeti e prosatori”, dove il football è equiparato ad un sistema di segni, una lingua a sé stante basata sul podema, ovvero un uomo che calcia un pallone. Combinando tra loro diverse di queste unità elementari si compongono le parole calcistiche, articolando il discorso drammatico della partita. La storia socio-culturale di ogni popolo ne determina la varietà di linguaggio calcistico e ogni giocatore ha la propria cifra stilistica.


L’ Italia si contraddistingue per una prosa estetizzante, ovvero una manovra corale che però non ripudia la giocata individuale. Nel nostro campionato figurano prosatori realisti come Bulgarelli, poeti realisti come Riva e prosatori poetici da elzeviro, quale Rivera. Se le squadre centro-europee sono i massimi interpreti del calcio prosastico, dove la sintassi prevale sull’individualità, ai latinoamericani che fanno del futbòl un’arte, i brasiliani su tutti, spetta l’alloro di migliori poeti.

“Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti dei «goal». Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere del campionato è sempre il miglior poeta dell’anno. In questo momento lo è Savoldi. Il calcio che esprime più goals è il calcio più poetico”.

PPP

Secondo questa interpretazione i calciatori, i cifratori del linguaggio, comunicano allo stesso tempo sia tra loro in campo sia con i tifosi, i decifratori sugli spalti. É proprio questo rapporto comunicativo di natura fisica che permette al calcio di elevarsi a fenomeno religioso. Una simile lettura sarà offerta anche da Marc Auge, ma secondo Pasolini il rituale può avere luogo soltanto allo stadio, dove si celebra senza alcuna mediazione, meno che mai attraverso la tirannica televisione; è tramite la fisicità che gli officianti si rapportano ai fedeli.

Secondo lui lo sport aveva senso soltanto se praticato dalla gente, ed in mezzo ad essa, non potendo sopportare la sua spettacolarizzazione, viatico di vuoto consumo edonistico. Così si può interpretare l’ intervista con il campione Viktor Capitonov ed il suo allenatore durante le Olimpiadi del 1960.


L’incontenibile passione ed il monito sul ruolo della televisione.

Dopo cena, i due vogliono che Pasolini faccia loro da Cicerone tra le bellezze della notte capitolina, ma per tutta risposta li conduce tra le baracche della Borgata Gordiana; qui la medaglia d’oro individuale di ciclismo su strada è assalita da un’orda di ragazzini festanti. Oggi che il calcio ha eretto un muro forse invalicabile verso i suoi appassionati, e lo stesso Pasolini è diventato un’icona commerciale, non possiamo che interrogarci su come costruire uno sport a misura di tifoso, rimpiangendo nel frattempo intellettuali del genere.


Bibliografia e citazioni tratte da “Il calcio secondo Pasolini” di V. Curcio (Aliberti, 2018).


 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Interviste
Alberto Fabbri
9 Aprile 2022

Stenio Solinas: la corrida, il calcio, la vita

La giovinezza è uno stato dell'anima, e dello sport.
Cultura
Andrea Mainente
10 Febbraio 2022

Vittorio Sereni e il fantasma nerazzurro

Un amore dolce e intenso come pochi, consumato a San Siro.
Papelitos
Valerio Santori
8 Novembre 2021

Sogno un Lautaro con capelli lunghi e scompigliati

In nome delle radici sudamericane, e della divinità delle punte.
Tifo
Emanuele Meschini
2 Novembre 2021

Avete mai giocato a PES con Andy Warhol?

Chi non salta, una mostra artistica tra calcio, cultura e identità.
Ritratti
Matteo Mancin
17 Ottobre 2021

Beppe Viola, l’anticonvenzionale

Ritratto della breve e memorabile esistenza di Pepinoeu.
Cultura
Andrea Mainente
7 Ottobre 2021

Alfonso Gatto, un poeta allo stadio

Vita, calcio e ciclismo come un'unica testimonianza d'amore.
Italia
Antonio Torrisi
22 Settembre 2021

Joe Tacopina, il primo tifoso

Il giro d'Italia del Presidente d'America a tempo determinato.
Ritratti
Marco Metelli
29 Agosto 2021

Enzo Maresca il saggio

Un allenatore da seguire.
Papelitos
Stefano Brunetti
29 Luglio 2021

Marko Arnautovic, il ragazzo d’oro

L'austriaco si ama o si odia, nessuna via di mezzo.
Cultura
Sergio Taccone
20 Luglio 2021

Osvaldo Soriano, del San Lorenzo

Il fútbol come riassunto dell'esistenza.
Ritratti
Marco Metelli
5 Giugno 2021

Alberto Malesani, l’ultimo degli umani

Sorridere in faccia al fallimento.
Ritratti
Matteo Mancin
19 Marzo 2021

Carlo Mazzone è vittima della retorica nostalgica

Cosa ha rappresentato il Mazzone allenatore.
Italia
Matteo Paniccia
12 Marzo 2021

Beppe Signori merita rispetto

Last bet e la caduta in disgrazia di un innocente.
Motori
Andrea Antonioli
15 Febbraio 2021

Un direttore operaio, anarchico e conservatore

Chiacchierata d'altri tempi (e in libertà) con Italo Cucci.
Ritratti
Alberto Fabbri
12 Febbraio 2021

Giacomo Bulgarelli, eterna bandiera

Di Bologna figlio, del Bologna sposo.
Tennis
Alberto Fabbri
13 Gennaio 2021

Fulvio Bernardini, una vita per il pallone

Giocatore, allenatore, giornalista, dirigente. Dottore del calcio italiano.
Cultura
Gianluca Palamidessi
4 Gennaio 2021

Albert Camus, il portiere che amò il calcio alla follia

Non si può scindere il pensatore dal calciatore.
Interviste
Leonardo Aresi
2 Dicembre 2020

“Lo sport di domani”. A tu per tu con Flavio Tranquillo

The Voice torna in libreria. Stavolta per affermare un principio fondamentale: lo sport è cultura.
Cultura
Leonardo Palma
25 Novembre 2020

Yukio Mishima

50 anni fa moriva un uomo che ha segnato il Novecento.
Storie
Diego Mariottini
17 Settembre 2020

Chiedi chi era Angelo Schiavio

Il più grande cannoniere del Bologna, l’uomo della Provvidenza in azzurro.
Altro
Alberto Fabbri
19 Luglio 2020

Per Nelson Mandela lo sport era politica

Rugby e calcio nella lotta contro l'apartheid.
Calcio
Marco Armocida
16 Luglio 2020

Le tre partite più belle del calcio italiano

Fantozzi, Salvatores e Aldo, Giovanni e Giacomo: il calcio come essenza italiana.
Cultura
Gianluca Palamidessi
18 Giugno 2020

Ogni benedetta domenica

Per Joseph Ratzinger il calcio è un'anticipazione del Paradiso.
Storie
Leonardo Palma
31 Maggio 2020

Harukichi Shimoi: il samurai tra Dante, D’Annunzio e Mussolini

Un giapponese a Fiume tra ju-jitsu, imprese aeronautiche e studi danteschi.
Editoriali
Gianluca Palamidessi
27 Aprile 2020

Il soccer made in USA, un problema culturale

Il gioco del calcio, in America, non è per tutti.
Storie
Alberto Fabbri
25 Aprile 2020

Paradiso-inferno, andata e risorto

La drammatica vicenda di Mario Pagotto, dai campi della massima serie ai lager, morto e risorto.
Storie
Alessandro Imperiali
13 Aprile 2020

Football? No grazie, calcio storico fiorentino

Viva Fiorenza! Viva il calcio, quello vero!
Storie
Lorenzo Ottone
4 Aprile 2020

Ezio Vendrame e Piero Ciampi, amici maledetti

Vino, donne, poesia e pallone. In memoria di Ezio Vendrame e Piero Ciampi.
Storie
Angelo Michele Arcidiacono
3 Aprile 2020

Pasolini, Bertolucci e un pallone

Come il calcio può rompere l'incantesimo del cinema.
Recensioni
Annibale Gagliani
2 Aprile 2020

Giovanissimi di Forgione è un inno alla vita

Nel nuovo romanzo dello scrittore partenopeo il calcio e Napoli giocano un ruolo fondamentale.
Recensioni
Francesco Valerio Tommasi
15 Marzo 2020

Cosa accade quando un teologo s’interroga sul calcio?

Perché bisogna leggere la Filosofia del calcio di Bernhard Welte.
Cultura
Alberto Fabbri
3 Marzo 2020

Lucio Dalla ha cantato lo sport

Aspirante cestista, cuore rossoblù, aedo degli eroi sportivi.
Storie
Alberto Fabbri
10 Ottobre 2019

Bologna 110 e oltre

Ricordi, incubi e speranze di una città e della sua squadra.
Altri Sport
Alberto Fabbri
4 Ottobre 2019

Bentornata Fortitudo

Il ritorno in A della Fortitudo non poteva passare inosservato
Storie
Massimiliano Vino
1 Ottobre 2019

L’ultimo scudetto del Genoa, datato 1924

Tra la conquista del potere di Benito Mussolini e la rivoluzione calcistica in Italia, il Genoa riuscì nel 1924 a vincere il suo ultimo scudetto.
Altro
La Redazione
28 Giugno 2019

Lo spirito sportivo

Maestri, Episodio IX: George Orwell.
Storie
Ugo D'Elia
25 Giugno 2019

Carmelo Bene, il calcio come fenomeno estetico

Carmelo Bene del calcio amava soprattutto l'estetica, intesa nel senso etimologico e greco del termine.
Altro
La Redazione
14 Giugno 2019

Il rigore più lungo del mondo

Maestri, Episodio VIII: Osvaldo Soriano.
Altro
La Redazione
7 Giugno 2019

La telecrazia

Maestri, Episodio VII: Eduardo Galeano.
Calcio
Matteo Mancin
4 Giugno 2019

Gigi Maifredi

Il buongustaio dall'inebriante, ed opprimente, bel gioco.
Altro
La Redazione
29 Maggio 2019

La gallina dalle uova d’oro

Maestri, Episodio VI: Massimo Fini.
Altro
La Redazione
24 Maggio 2019

I misteri del golf

Maestri, Episodio V: Dino Buzzati.
Altro
La Redazione
17 Maggio 2019

Il più bel gioco del mondo

Maestri, Episodio IV: Gianni Brera.
Altro
La Redazione
19 Aprile 2019

Un rituale espiatorio

Maestri, Episodio III: Marc Augé.
Recensioni
Lorenzo Santucci
15 Aprile 2019

Il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita

Il Pasolino calciofilo, calciatore e amante dello sport più bello del mondo. L'opera di Curcio diventa essenziale nelle nostre biblioteche sportive.
Altro
La Redazione
5 Aprile 2019

Il pallone come terapia

Maestri, Episodio I: Pier Paolo Pasolini.
Basket
Matteo Fontana
11 Marzo 2019

In memoriam di Alberto Bucci

Se n'è andato un grande maestro di pallacanestro.
Editoriali
Andrea Antonioli
7 Gennaio 2019

Se questi sono ultras

Le curve rischiano di morire di criminalità.
Calcio
Alberto Maresca
26 Dicembre 2018

Anche la pastasciutta è una droga

Racconto dell'ultimo, e storico, scudetto del Bologna.
Calcio
Matteo Mancin
20 Settembre 2018

L’epoca d’oro del calcio italiano

Quando le piccole d'Italia fecero le grandi d'Europa.