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Lorenzo Serafinelli
15 Febbraio 2022

Peronismo, futbol e rivoluzione

Per una nuova Argentina fondata sullo sport.

«El peronismo será revolucionario o no será nada!». Evita Peron aveva sposato un uomo e, inevitabilmente, la sua causa. La causa di Juan Domingo Peron nasce nel 1943 e viene legittimata a livello popolare il 17 ottobre 1945 dalla protesta di un gruppo di uomini sudati e senza camicia, definiti con disprezzo dalla stampa descamisados, che chiede la sua liberazione. L’ex ministro del lavoro e vicepresidente dell’Argentina era stato infatti arrestato, il 13 ottobre dello stesso anno, da un esercito sempre più preoccupato per il crescente consenso che le sue idee riscuotevano tra le masse. Il Peronismo (o giustizialismo), un movimento da alcuni banalmente derubricato a populismo, si sviluppa in realtà come una terza via alternativa a comunismo e capitalismo, una forma di socialismo nazionale tesa a superare il conflitto di classe così come le ingerenze dell’imperialismo statunitense.

Le elezioni del 1946 ne decretano il trionfo e da lì il neo presidente, ormai oberato di lavoro, lascia alla moglie Evita parte dei rapporti con i sindacati, le fabbriche, gli ospedali e i club sportivi.

D’altronde Juan Domingo Peron si era subito reso conto che, per rafforzare un sistema basato teoricamente sull’assenza di divisioni in classi della società – in cui anzi l’unica classe esistente erano coloro che lavoravano – lo sport avrebbe avuto un ruolo cruciale. Peron amava molte discipline e durante la vita aveva praticato, con buoni risultati, boxe, calcio, basket, nuoto, polo e molto altro. Ma è durante il suo mandato che lo sport diviene una vera e propria questione di stato, tanto da essere riconosciuto come simbolo di ascesa sociale ed espressione del sogno peronista. A quel tempo, infatti, la maggior parte dei club erano tendenzialmente chiusi e destinati alle élite, a eccezione dei club calcistici, e mai nessun governo aveva considerato un intervento statale nel settore.

Peron, cogliendo l’opportunità di edificare la sua società ideale, sin dai primi anni si rivolge ad incrementare l’attività fisica e sportiva, stanziando importanti fondi per la creazione di grandi opere infrastrutturali. Risale a questo periodo la costruzione dell’Autodromo, del Velodromo e del Predio di Ezeiza, attuale campo di allenamento della nazionale albiceleste. Pensando alla tradizione nazionale però, niente è più efficace per attrarre le masse dello sport popolare per eccellenza, il fútbol. Un apparente paradosso, se si pensa che al presidente le questioni calcistiche rimanevano, citando Borges, appassionatamente indifferenti. Così, nonostante il suo tentativo di diffondere tra i giovani il valore di ogni attività sportiva oltre al calcio, Peron deve fare i conti con la realtà e adattarsi al sentimento della massa, che su quel gioco aveva ormai plasmato la propria quotidianità (una cosa simile era successa in Italia a Mussolini).



Ancora oggi è aperto il dibattito sul fatto che egli fosse o meno tifoso del Racing. Forse anche perché il Cilindro di Avellaneda, il cui nome ufficiale non a caso è “Estadio Juan Domingo Peron”, viene costruito grazie ai fondi stanziati dal suo primo governo con la modifica della Ley 12.932 de Presupuesto Nacional del 1947. Il Racing è allora conosciuto come Deportivo Cereijo, dal nome del ministro delle finanze Ramon Cereijo, hincha del club; e proprio il senatore ha riaperto nel 1981 la questione affermando, in un’intervista alla rivista Estadio, che il compianto presidente fosse in realtà un simpatizzante del Boca e che nella celebre finale del 1951 tra Banfield e Racing avesse fatto il tifo per i bianco verdi. Aldilà però della fede calcistica, altri club beneficiano dell’avvenuta modifica alla legge: tra questi il River Plate, che utilizza i fondi destinati per attuare delle modifiche strutturali al proprio impianto.

Entrambe le opere, non a caso, sono funzionali a rafforzare il consenso elettorale, dato che al Cilindro si aprono nel 1951 i Giochi Panamericani e al Monumental si svolgono, nel 1947, i Campeonatos Evita. Quest’ultimi rispondono all’esigenza della politica peronista di ampliare la base degli sportivi, permettendo a tutti di poter accedere facilmente ad ogni disciplina sin dalla prima infanzia: in tal modo migliaia di bambini vengono messi in condizione di sperimentare attività che, in precedenza, erano riservate alle sole classi più agiate. I Campionati si rivelano un successo, soprattutto perché uniscono l’attività fisica alla prevenzione medica di malattie precoci, ma attirano anche le critiche degli oppositori politici per i quali lo sport viene utilizzato in maniera strumentale, come formidabile bacino di adesioni alla causa peronista.

Effettivamente è impossibile pensare di escludere le politiche sportive dal processo di costruzione di un nuovo sentimento nazionale argentino.

Queste diventano indispensabili per far eccellere il Paese in discipline che sino ad allora, come nel resto del globo, avevano risentito della mancanza di stanziamenti adeguati per il balzo dal livello amatoriale a quello professionistico. Esempio emblematico è la carriera di Juan Manuel Fangio, per la quale è decisivo l’appoggio di Peron (malgrado venga ricordato raramente quando si parla del pilota). Essendo figlio di un umile costruttore, Fangio non aveva pari opportunità di competere in un mondo, come quello automobilistico, che è ancora oggi prerogativa di una ristretta élite. È grazie al presidente che il penta campione del mondo ha l’opportunità di correre, ricevendo dal governo ben due auto e uno stipendio in veste di assistente all’ambasciata argentina a Roma fino al 1950.


I risultati delle politiche adottate risultabo ben visibilI sin dai giochi olimpici di Londra del 1948, i più fruttuosi nella storia del Paese in quanto a medaglie. Specialmente nella boxe, di cui Peron da buon argentino era un fervente appassionato, si registrano numerosi successi firmati Mauro Cìa, Pascualito Perez e Rafael Iglesias. Gli anni ’50 si aprono invece invece con la vittoria del mondiale di basket, e la conferma di un’Argentina potenza emergente nello sport arriva con il primo titolo di Formula 1 vinto proprio da Fangio, nel 1951. Inoltre, per un solo voto, la Nazione perde la possibilità di ospitare le olimpiadi del ’56, svoltesi poi a Melbourne.

Anche ai giochi di Helsinki del ‘52 il medagliere segna ben 15 medaglie e, dato clamoroso, nel 1955 si contano ormai 5 milioni di sportivi su un totale di 16 milioni di abitanti. Lo stesso 1955, però, è un anno che cambia il destino dell’Argentina. Le critiche alle politiche sportive adottate dal governo sono solamente una parte dell’ampio dissenso articolatosi attorno al peronismo, schiacciato (ma non estirpato) dai tanti consensi raggiunti nelle elezioni del ’51. L’esclusione dal piano Marshall e la crisi economica degli anni successivi permettono infatti a una parte delle forze armate di organizzare l’opposizione, e di architettare quel colpo di stato noto come Revolucion Libertadora che, prontamente, mette al bando il Peronismo.

Peron è costretto all’esilio in Paraguay e il suo movimento non sarà ammesso alle tornate elettorali sino agli anni ’70, salvo una breve parentesi nel 1962.

Ripristinato apparentemente il meccanismo democratico l’ex presidente torna in carica, in prima persona, solo nel 1973. L’esilio sembra averlo avvicinato alla destra conservatrice, e il governo è messo a dura prova innanzitutto dai continui scontri interni tra la destra e la sinistra peronista. Incredibilmente, quello stesso futbol poco caro a Peron (comunque nominato “primer deportista” y “primer hincha”) e utilizzato come arma di propaganda durante i suoi anni di governo, è un fedele fotogramma della situazione politica del Paese. Sono in molti ad esempio quelli ancora fedeli alla originaria causa peronista, soprattutto nei ceti popolari; e c’è chi, dall’alto delle sue posizioni all’interno del sindacato dei metal meccanici, supera ogni rivalità calcistica e territoriale per stabilire un’amicizia che dura tutt’oggi.


È infatti il 1973 quando, durante la riunione, i rappresentanti sindacali – ragazzi appartenenti alle barras del Quilmes e del Nueva Chicago – scoprono di essere tutti affiliati alla Juventud Peronista e mettono da parte ogni attrito del passato per suggellare un gemellaggio tra le due tifoserie nel nome del presidente Peron: il legame nasce poi ufficialmente in un incontro tra i due club, nello stesso anno, quando i Cerveceros invitano i tifosi del Nueva Chicago a mangiare e bere birra sotto la propria curva. Eppure il clima sereno e festoso non rappresenta la reale situazione di un Paese conteso tra due fuochi e dilaniato dalle proteste e dalla repressione poliziesca. Emblematico è un altro episodio che segnerà per sempre la storia del calcio argentino.

È il 1975, Peron è ormai scomparso da un anno e le scomode redini del governo sono in mano alla sua terza moglie Isabel. È sabato pomeriggio e si stanno svolgendo le partite di Primera Nacional.

Sul campo del Deportivo Moron arriva il Tigre e tra le due tifoserie non è mai corso buon sangue, anzi: anche prima del match lanci di sassi, di mattoni e scontri avevano accompagnato l’ingresso allo stadio. Nell’intervallo la situazione si è ormai stabilizzata e a centrocampo c’è un ufficiale di polizia palesemente ubriaco che punta l’arma verso un pallone a lui vicino. Gli ospiti realizzano ciò che hanno appena visto e cominciano a schernirlo. Quanto accade pochi istanti dopo può essere visto come simbolo della parabola discendente di una Nazione a un passo dal caos, e racchiude i successivi anni della vita politica dell’Argentina.

Il poliziotto estrae la pistola e spara un colpo tra la folla, colpisce El Negro Zamora, uno dei capi della barra del Matador che resterà in coma varie settimane prima di risvegliarsi. L’agente viene arrestato ma la situazione inevitabilmente precipita, e le strade vengono messe a ferro e fuoco. Il tracollo per l’Argentina, tuttavia, avviene qualche mese dopo. Nel 1976 gli Usa vogliono stabilizzare il loro “cortile di casa” e, con il capitolo argentino dell’operazione Condor, la CIA apparecchia il colpo di stato e porta al potere il generale Videla. Il futbol diventa propaganda con la P maiuscola e quella Plaza De Mayo in cui il Peronismo, con tutte le sue contraddizioni, si era consolidato, diviene tristemente nota per altri motivi. Ma questa è un’altra storia.

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