Interviste
05 Marzo 2024

Pino Allievi: mi manca la (vera) Formula Uno

Intervista a uno dei massimi esperti in materia di motori.

Prima di Netflix, degli addetti stampa e dei motorhome blindati esisteva una Formula 1 diversa. Uno sport di uomini prima che di piloti, sfaccettati, pieni di pregi e difetti, perfettamente inseriti nella loro società. Pino Allievi, storica firma motoristica della Gazzetta dello Sport ed oggi editorialista per Autosprint e Formula Passion, è stato uno dei testimoni di quella Formula 1 ormai lontana. Si è seduto a tavola con i piloti più veloci del mondo, ne è diventato amico e ne ha narrato le imprese. Sono cambiati gli uomini o è cambiato il modo di raccontarli?

Partiamo dal principio, come è arrivato a scrivere di Formula Uno sulla Gazzetta?

Ho iniziato a scrivere su un quotidiano di Como chiamato “La Provincia”, mi interessava soprattutto la letteratura italiana e quello era un quotidiano abbastanza intellettuale con una terza pagina: io mi occupavo di quella. Intervistai anche Dino Buzzati e ne divenni abbastanza amico. Volevo continuare su quella strada senonché ci fu un disguido sindacale: si fece male un ragazzo che era abusivo come me, in quei tempi mica ti assumevano, e cacciarono tutti gli abusivi.

Così ho iniziato a girare cercando un giornale e alla fine trovai la Gazzetta dello Sport. Lì mi chiesero se volevo occuparmi di automobilismo, io di automobili sapevo tutto perché mio padre era un dirigente dell’Alfa Romeo, ma non avevo voglia di scrivere di auto. Cominciai senza grandi entusiasmi sperando di tornare ad occuparmi di altro, poi mi sono pian piano appassionato a quello che facevo in Gazzetta e alla fine riuscii ad avere un contratto. Mi mandarono a seguire un po’ di tutto: auto, moto, saloni, e per anni ho seguito il Motomondiale. Poi quando se ne andò dalla Gazzetta Pietro Rizzo mi chiesero se volevo occuparmi di F1, la cosa mi incuriosiva, dissi di sì e da lì è iniziata la mia carriera in Formula Uno.

Quali sono stati i suoi maestri alla Gazzetta?

Il mio maestro è stato Enrico Benzig. Poi io in Gazzetta ho vissuto con grandissimi giornalisti: Franco Mentana, il padre di Enrico; Angelo Rovelli; Giorgio Mottana, che era un veterinario che dirigeva la Gazzetta dello Sport e che fu il primo a scrivere i testi per le scuole di giornalismo. Poi soprattutto alla fine Cannavò e Verdelli.

Gianni Mura ricordava la Gazzetta dei tempi come una bottega in fermento…

Mura era entrato in Gazzetta credo un anno e mezzo prima di me ed eravamo confinanti di stanza e vicini in tutte le notti. Finivamo tardi la sera e io, lui, Maurizio Mosca e altri tiravamo le tre di mattina nei posti che ci ospitavano. Mura era uno che come noi era in pieno apprendistato, io ricordo il suo entusiasmo quando lo mandarono a fare il primo Giro d’Italia. Siamo sempre stati amici, quasi fratelli con lui e con altri.



Maurizio Mosca invece è stato per me uno dei più grandi giornalisti incompresi. Ha inventato le telefonate ai campioni sulla Gazzetta, aveva una disinvoltura nel fare i titoli che non ho più visto in nessun altro, era velocissimo, comunicava con il mondo e poi era completamente pazzo. Credo che non abbia mai fatto una nota spese in vita sua perché non aveva voglia di farle. Poi non prendeva l’aereo e girava in taxi, usciva dal giornale, prendeva un taxi e gli chiedeva di portarlo a Roma, poi lì ne chiamava un altro e tornava, note spese zero. Poi quando ha fatto la televisione si è buttato via, si è fatto prendere dalla voglia di essere personaggio annacquando spesso le sue qualità giornalistiche.

A proposito di televisione, che ne pensa dei cambiamenti che ci sono stati nel modo di raccontare la Formula Uno?

Quando io dovevo parlare con Lauda gli parlavo e avevo il numero di telefono, idem con tutti gli altri. Poi dopo un certo punto le squadre hanno chiuso le porte ai giornalisti. Adesso se ti avvicini ad un pilota trovi subito l’addetto stampa che ti allontana, gli danno ordine di non parlare con i giornalisti se non con interviste concordate. I piloti così perdono la loro spontaneità e dicono solo banalità. Oggi le interviste sono tutte uguali, basta cambiare il nome e vanno bene per tutti.



Perché Lauda, Regazzoni, Mansell, Senna e vari sono diventati dei miti? Perché non venivano mediati, perché traspariva la loro spontaneità, pregi e difetti, erano quello che erano e noi potevamo raccontarli. Adesso non c’è nessuno che ha mai raccontato Verstappen, non ti ci fanno neanche avvicinare. Loro ormai colloquiano con il mondo tramite il web, e ti dicono quello che vogliono loro, nel bene e nel male. Ciò non toglie che ogni tanto Hamilton e Verstappen se ne escano con considerazioni molto intelligenti che meriterebbero di essere approfondite.

Mi viene in mente Verstappen su Las Vegas.

Sì, ma anche Hamilton quando parla di differenziazioni sociali, di problemi che escono dalle piste, ne parla lui ma sarebbe bello fargli un’intervista su come va il mondo… è tutt’altro che stupido. Quando gli ho parlato da solo per qualche minuto ho notato che è uno che prima di darti una risposta ci pensa, e poi ti da una risposta molto articolata. Sarebbe bello vedere questi personaggi senza il filtro degli addetti stampa e dei team.



Di contro la F1 sta cercando di spettacolarizzarsi a modo suo, non ne esce una narrazione “posticcia”?

Beh esce fuori una Formula Uno falsa! Quando gli stessi Wolff, Verstappen dicono che la narrazione che viene fatta dal di dentro tramite Netflix è artificiosa e che loro non vogliono essere partecipi di questa spettacolarizzazione da telefilm della F1 esce fuori la verità. Quello che si vede su Netflix non è la vera F1 ma è una F1 cinematograficizzata, è una F1 fatta ad uso e consumo di chi non vuole andare a fondo nelle cose. La Formula 1 vera è diversa, e purtroppo oggi si fa fatica a raccontarla.

Infatti questa è una F1 che prende molto i ragazzini del web, sta perdendo quelli che la vedevano anche come un fatto culturale e tecnologico, nonostante questi contenuti ci siano ma non vengano più in superficie.

Cosa ne pensa del fatto che stia diventando uno sport sempre più nazionalpopolare, con un tifo quasi calcistico?

No attenzione il tifo c’è sempre stato. La Formula Uno di oggi media delle bugie colossali, tipo il fatto che abbia sfondato negli USA. Io ricordo quando in America c’erano i Gran Premi a Watkins Glen, a Phoenix, a Dallas, a Long Beach e hanno sempre fatto il pieno. A Long Beach non trovavi un biglietto neanche un anno prima, Watkins Glen era una cosa micidiale, non riuscivi ad arrivare al circuito, ha sempre avuto un successo enorme. Però ti fanno credere che solo oggi abbia sfondato.

Certo come audience la F1 è diventata più spettacolare perché c’è il web, ci sono mille altri strumenti di comunicazione, però il successo che ha avuto la Formula 1 in posti come Australia, Stati Uniti, Giappone c’è da molto prima dell’avvento di Liberty Media. Se la F1 è la F1 è perché ha sempre avuto un grande appeal, oggi viene fatto tutto passare come se fosse una cosa recente. Liberty Media e Netflix hanno avvicinato un sacco di giovani nuovi, giovani che consumano e che portano una ventata di freschezza ma anche di superficialità, e la F1 si sta adeguando a questi giovani. Con le gare sprint ad esempio, che secondo me sono totalmente inutili, ma anche con gli show mentre si sta disputando un Gran Premio, è un F1 diversa indubbiamente.

Nel corso della sua carriera ha conosciuto tantissimi piloti, chi di loro reputa più interessanti?

Niki Lauda indubbiamente è stato un fenomeno, è uno che a trent’anni ha messo in piedi una compagnia aerea ed è andato a sfidare nei cieli la Lufthansa e l’Alitalia. Poi ho conosciuto tantissima gente interessante, Prost ad esempio era un divoratore di giornali e di telegiornali, passava la notte a vedere i TG di tutto il mondo, sapeva tutto.

Poi Mario Andretti, l’italiano che è andato a conquistare il Mondiale con la bandiera americana, tra l’altro l’ultimo italiano ad aver vinto un Mondiale anche se con passaporto americano, uno che ha avuto una vita romanzesca. Damon Hill, ragazzo intelligentissimo, lo stesso Jacques Villeneuve, persona molto intelligente che parla molte lingue, legge libri, divoratore trasversale di culture. Infine ovviamente Senna, con le sue filosofie di vita, di religione, di comportamenti.

senna formula uno
Ayrton Senna sul gradino più alto del podio nel Gran Premio d’Italia 1992; alla sua sinistra, il terzo classificato e astro nascente Michael Schumacher

Invece chi è che considera un amico?

Lauda sicuramente, poi Regazzoni, di recente Trulli, Fisichella e indubbiamente Alesi e Gerhard Berger, che sento tutt’ora abitualmente. Poi anche con Senna avevo un bel rapporto. Con lui sono diventati tutti amici dopo che è morto, gli hanno scritto interi libri anche gente che non ci aveva neanche mai parlato…

A proposito di Berger sono famosi i suoi scherzi, ne è mai stato vittima o complice?

No, sono stato solo a conoscenza di una serie di scherzi che hanno messo in atto Berger e Alesi, di cui però non posso parlare per una questione di simpatica riservatezza, perché non so come verrebbero interpretati da chi li legge e li immagina (ride ndr). Scherzi feroci, tutti molto simpatici, molto amichevoli. Di Berger posso dire di quando andando in Giappone o in Canada rubò il passaporto di Ron Dennis e ci disegnò sopra dei baffi. Poi quando Dennis lo ha presentato in dogana lo volevano arrestare, mentre Berger lo guardava a due passi di distanza.

Un’altra divertentissima è di quando lui e Alesi stavano provando la Ferrari a Fiorano e all’ora di pranzo si fecero prestare una Lancia Y10 da Jean Todt per andare a mangiare. Quando sono tornati hanno fatto una serie di piroette nel parcheggio fin quando non hanno cappottato la macchina, e in quel momento è arrivato Todt, proprietario dell’automobile, che ha visto la sua povera auto con le ruote in aria e due pazzi che uscivano dai finestrini.

Mi racconta della partita organizzata fra giornalisti e piloti?

Lì fu una cosa organizzata a Montreal. Si parlava di calcio con Gilles Villeneuve, che tra l’altro non ne era neanche un grande amante, e insomma alla fine Gilles trovò il campo e organizzammo una partita fra una squadra di giornalisti e una squadra di piloti e fu una roba divertentissima. Io ero l’allenatore dei giornalisti. Poi Gilles venne anche a prenderci tutti con un pullman, fu una goliardata meravigliosa. Quella era la F1 di una volta…

E chi erano i più bravi?

De Angelis aveva un tocco alla Totti, e tra l’altro era romanista. Poi anche Prost non male, però Elio De Angelis poteva davvero fare il calciatore, era un centrocampista strepitoso.

Parliamo un po’ di attualità, la domanda su Hamilton alla Ferrari è d’obbligo…

Una notizia bomba, nessuno se l’aspettava io per primo. È una notizia variamente interpretabile, in Ferrari indubbiamente vedono lui come salvatore della patria, secondo me era meglio prendere qualche ingegnere di grido che rafforzasse lo staff tecnico già buono di Maranello. Hamilton è una scommessa, è uno che se dovesse andar male con la Ferrari perché una volta di più la rossa non dovesse avere una macchina competitiva sarebbe totalmente negativo per l’immagine del cavallino.



Quando ingaggi Hamilton devi prenderlo per vincere, se dovessero riuscirci sarebbe un colpo storico, dovesse andar male sarebbe un colpo da KO all’immagine di Maranello. È un’arma a doppio taglio. Poi c’è il rischio di uno che avrà 41 anni, chi passa una certa età dopo un po’ va forte cinque volte l’anno mentre chissà quante saranno le gare nel 2025. Potrebbe passare alla storia ma potrebbe diventare un grosso disastro.

È più un’operazione sportiva o commerciale?

È tutt’e due: Vasseur ha detto che lui sarà il punto di riferimento della squadra quindi la Ferrari indubbiamente si aspetta dei risultati, in aggiunta ai risultati c’è il discorso di immagine. Hamilton scegliendo di vestire di rosso diventa l’ambasciatore del marchio nel mondo, quindi non può essere un perdente, la Ferrari non può avere un ambasciatore perdente. Sarebbe un po’ come lo Schumacher della Mercedes che non ha portato frutti all’immagine della Mercedes perché non era più quello di prima. Io vedo in Hamilton qualità straordinarie, è sicuramente un vincente, ma mi chiedo: vincente per quante gare all’anno? Non so, essendo un fenomeno potrebbe anche smentire tutte queste perplessità.

Che ne pensa del trattamento riservato a Sainz? Forse un po’ ingeneroso?

Per forza di cose uno doveva andarsene. Sainz non aveva il contratto e hanno preferito tenersi Leclerc che potrebbe essere quello che paradossalmente distruggerà l’immagine di Hamilton. Sainz per me è un grandissimo pilota che ha fatto tantissimo per la Ferrari: ha portato ordine, disciplina, educazione, immagine e tante altre cose a Maranello. È anche un pilota molto intelligente, mi spiace molto ma di fronte ad Hamilton avrei fatto la stessa cosa.

Come sarà la F1 del futuro, come vede l’avvento dell’elettrico?

Ci sarà una maggiore importanza dell’elettrico ma, grazie a Dio, non sarà mai la Formula E. La Formula E si è rivelata un mezzo fallimento, non interessa a nessuno e le gare non le capisce nessuno. Se in aiuto al motore termico arriveremo ad avere dei motori elettrici molto efficienti con benzine sintetiche che non inquinano ben venga il progresso.



Che poi è quello per cui la F1 è nata…

Ma sì, è nata come strumento tecnologico per accelerare il progresso delle automobili, lo ha sempre fatto e deve continuare su quella strada. Purtroppo oggi Liberty Media la sta portando verso una forma di spettacolo esasperato, la gente non capisce più di star guardando la tecnologia più avanzata della Terra su quattro ruote. Purtroppo prevalgono tutte le stupidaggini quando il Gran Premio è già spettacolo in sé e non ha bisogno di essere drogato da altri contenuti che non c’entrano niente con i motori.

Invece come vede il futuro del giornalismo e della comunicazione?

Il vero problema di oggi è che la carta stampata ha levato dalla scena giornalisti di una bravura astronomica, altrettanto ha fatto la televisione con mezzi e metodologie diverse e con storture legate, e parlo delle televisioni di Stato, alla politica.

Il giornalismo web è un giornalismo che fino ad oggi, mi riferisco a quello automobilistico, si limita ad attingere le notizie pubblicate da altri e rilanciarle. Io mi auguro che il web possa crescere, piano piano si sta sostituendo alla carta stampata, ma mi auguro che abbia la possibilità economica di assumere giornalisti, di farli crescere e di fare in modo che si riproponga quella concorrenza feroce che c’è stata fra i giornali fino a qualche tempo fa. La ricerca dello scoop, la ricerca della notizia e la ricerca dell’approfondimento. Altrimenti la gente si disinnamorerà come ha fatto con la politica. La gente ha bisogno di contenuti e il web ha bisogno di darglieli.


Ringraziamo Pino Allievi per la disponibilità. Lo sfondo nell’immagine di copertina è il poster del 1925 dal film California Straight Ahead (1925)

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