Il calcio in Portogallo, negli ultimi anni, è stato capace di imporsi sulla scena coltivando talenti che hanno posto le basi per un futuro luminoso. A dimostrarlo un europeo vinto da Cristiano Ronaldo e compagni, seguito alla vittoria dello stesso trofeo con la nazionale Under 21. Un percorso che ha portato alla ribalta talenti cristallini come Bernardo Silva o Joao Felix, senza scordarsi di giocatori che partivano dalle stesse premesse salvo poi non dimostrare la giusta costanza di prestazioni: Renato Sanches, Joao Mario o William Carvalho.

 

Quello che avete appena letto sopra sarebbe stato l’incipit dell’articolo che avrei voluto scrivere. Il pezzo che volevo farvi leggere era basato sul modello portato avanti dal campionato portoghese: talenti coltivati in casa o scovati tra Sudamerica ed Europa, condito da vendite stellari ai migliori club europei. Meraviglioso, no?

 

Devo capirci qualcosa in più. Inizio le mie ricerche per documentarmi sul tema. Una nuova informazione alla volta si andava sgretolando la mia idea idilliaca – quella di un calcio da emulare – mentre si configurava uno schema quanto meno discutibile. Quando inizi a ricercare qualcosa per confermare una tua idea e ti ritrovi nel polo opposto a fine ricerca, l’effetto è doppiamente destabilizzante. Di seguito, cercherò di spiegarvelo.

 

Portogallo Euro 2016

Parigi, Luglio 2016. Ronaldo alza al cielo il primo trionfo internazionale della selezione portoghese (foto Matthias Hangst/Getty Images)

 

Le prodezze dirigenziali dei migliori club lusitani sono certificate – ogni estate – dalle cifre a cui vengono venduti i giocatori. Nel 90% dei casi, i talenti portoghesi transitano dalle tre squadre regine di Portogallo: Porto, Sporting e Benfica (alla quale recentemente si è aggiunto lo Sporting Braga). L’altra variabile degna di nota è la capacità di queste tre società di reperire prospetti sudamericani ed europei destinati ad essere ceduti con plusvalenze da urlo.

 

Da Di Maria a Falcao, passando per James Rodriguez, Guedes, Witsel, Alex Sandro, Ederson; i frutti delle scoperte del campionato portoghese si trovano seminati per le migliori squadre d’Europa. Il solo Benfica dal 2011 ad oggi ha incassato più di 700M da questo sistema di scouting e rivendita: ancora una volta, direi un modello invidiabile. Bene, ora siete tutti a bordo e proprio qui arriva il primo sussulto.

 

Nel 2013, la società di consulenza KPMG – tra le più prestigiose al mondo – viene incaricata dalla European Club Association di stimare per l’anno corrente il giro d’affari nel calcio europeo da parte delle così dette TPO (Third Party Ownership). Come intuibile dal nome parliamo di soggetti terzi, extra-calcistici – società private o fondi di investimento – che diventano proprietari dell’interezza o di una percentuale del cartellino di un giocatore. Una pratica molto diffusa nel calcio sudamericano e che negli anni è sbarcata anche nel calcio europeo. Il fondo più noto associato a questo tipo di pratiche è per questioni di cronaca Doyen, con sede negli Emirati Arabi, al centro del caso Football Leaks.

 

Football Leaks è stata la più grande inchiesta finanziaria sul mondo del calcio; la società Doyen ne è stato il trampolino di lancio. Il suo primo cavaliere, Rui Pinto, è nato in Portogallo

 

KPMG per il solo 2013 stimava oltre 1000 giocatori assorbiti dal giro delle TPO con un valore di mercato pari a € 1,1 miliardi. Nel campionato portoghese, le rilevazioni diventano ancora più allarmanti con circa il 35% dell’intero valore di mercato generato dalle TPO. La stessa società di consulenza dichiarava nella sua analisi:

“TPO represents a consolidated business in Portugal, and is one of the key financing tools of the Clubs. In Spain, it appears to be a high growth market in recent years, driven by the negative current financial situation of the football clubs and the financial sector in Spain”.

Questa pratica è quindi un modo per le società di autofinanziarsi, assicurandosi giocatori che diversamente non potrebbero acquistare, con la garanzia di rivenderli in due o tre anni, appena il prezzo del giocatore abbia garantito un un ritorno sufficiente per gli investitori. Con il più becero dei meccanismi di speculazione finanziaria si svende quel minimo di nobiltà sportiva che, da spettatori, ci intestardiamo a voler trovare.

 

I Club beneficiano apparentemente di un sistema che fornisce liquidità immediata e meno rischio imprenditoriale, ma alla lunga li ingabbia in un ciclo da cui diventa complicato uscire. In questo senso è significativa la presa di posizione nel 2014 da parte del presidente dello Sporting Club, De Carvalhoquando scoprì che il 75% generato della vendita di Marcos Rojo al Manchester United sarebbe finito proprio a uno di questi fondi, denunciò pubblicamente quello dei fondi d’investimento come

un mostro presente praticamente in ogni club, una minaccia per il mondo del calcio e dello sport”.

L’idilliaco mondo portoghese cominciava a mostrare un lato molto meno affascinante. E le pieghe diventano ancora più oscure quando si prende in considerazione che il procuratore più potente al mondo è Jorge Mendes, altro portoghese, che con le società e i giocatori menzionati ha intrattenuto rapporti molto stretti dal 2000 ad oggi.

 

Portogallo Mendes Ronaldo

Jorge Mendes, l’uomo-ombra del calcio non solo in Portogallo, ma nel mondo, insieme al suo assistito più celebre, CR7

 

Qui arriva l’altra variazione sul tema, il secondo sussulto. Jorge Mendes è il titolare di Gestifute S.A., la società di rappresentanza di calciatori più importante al mondo per giro d’affari. Scorrendo alcuni dei nomi gestiti da Mendes non è difficile comprendere il perché: Cristiano Ronaldo, Bernardo Silva, Ederson, Cancelo, James Rodriguez, Di Maria, Fabinho, Nelson Semedo, Diego Costa, Falcao, André Silva, André Gomes e la lista continua.

 

Un’inchiesta del Guardian del 2014 colloca proprio Jorge Mendes, assieme a Peter Kenyon, ex a.d. del Manchester United, come advisors di uno dei fondi di investimento con interessi più profondi nel mondo del calcio, Quality Sports V Investment: il documento specifica come da questa operazione nel “football market” si aspiri ad un ritorno del 32% sulla cifra investita (importante sottolineare che il fondo si avvale nero su bianco dell’esperienza provata di Jorge Mendes e Peter Kanyon). Ma allora, i due si trovano a difendere gli interessi di un fondo di investimento o dei calciatori che rappresentano?

“Uno come Jorge Mendes, in una singola trattativa, può essere al tempo stesso: agente del calciatore trattato, consulente del club che cede e di quello che compra, agente di uno o di entrambi gli allenatori, «amico» dei direttori sportivi che conducono la trattativa, e infine titolare di una quota dei diritti economici sul calciatore o rappresentante degli investitori esterni che quei diritti detengono. L’abuso sta tutto qui, nella costruzione di una posizione che va oltre il monopolio per diventare controllo totale del mercato” (Pippo Russo).

Il gioco è semplice: il fondo intermedia l’acquisto di un giocatore risparmiandolo alla società. La società si impegna a vendere il giocatore prima del termine contrattuale per generare una plusvalenza. Spesso, la squadra di destinazione subisce a sua volta questo tipo di intermediazione, come spiegato qualche riga più avanti. In sostanza i contratti di questi giocatori sono destinati a non essere onorati nella loro interezza per generare sistematicamente una vendita e conseguente plusvalenza.

 

Pippo Russo Mendes

Libro consigliatissimo e scritto dal nostro amico Pippo Russo (qui l’intervista poco dopo l’uscita del libro-inchiesta), che ha squarciato il velo sul più grande speculatore del calcio mondiale

 

Nel 2015 la stessa FIFA, conscia del rilievo che il problema stava assumendo, decide di bandire definitivamente l’utilizzo delle TPO. Ma come spesso accade in questi casi si tratta più di una decisione politica che di un’azione concreta, e d’altronde nella stessa analisi di KPMG già si evidenziava che:

“Other standard mechanisms which affect the sales of players are the usage of the economic rights of players as a guarantee against Public Authorities, and commissions agreed with other clubs or agents in case the player is sold”.

Prima del divieto definitivo, in sostanza, queste società si tutelavano aggirando la norma con commissioni, diritti di immagine, opzioni e bonus nei contratti. Un altro dei club che come detto appare coinvolto in questo giro è l’Atletico Madrid: se ripensiamo all’ascesa degli ultimi anni, tornano in mente giocatori come Aguero, Falcao, Diego Costa, Ferreira Carrasco, Gaitàn, Jackson Martinez, tutte operazioni gestite da Gestifute S.A.

 

Ad esclusione di Aguero, tutti questi giocatori sono transitati da Madrid – spesso provenendo dal Portogallo – prima di essere nuovamente trasferiti. In particolare, il caso di Falcao ha avuto particolare visibilità mediatica poiché proprio il controverso fondo Doyen ne aveva facilitato il trasferimento verso Madrid sapendo che dalla vendita successiva – verso il Principato di Monaco – sarebbe stato in grado di incassare ancora più soldi.

 

Joao Felix Portogallo

Quella di Joao Felix è stata solo l’ultima delle operazioni multimilionarie che hanno coinvolto Atletico Madrid e Gestifute S.A.

 

Torniamo a Mendes. Proprio grazie a ques’ultimo, il club Familicao è stato rilevato in seconda divisione l’estate dello scorso anno da un magnate israeliano, Idan Ofer che in passato aveva già acquistato il 15% proprio dell’Atletico Madrid. La sua compagnia ha l’obiettivo di trasformare il Familicao, con stadio da 10.000 persone e una città composta da circa 140.000 abitanti, in una squadra di livello europeo.

 

Allestiscono da subito l’organico per competere in prima divisione e quest’anno, da neo promossi, si trovano terzi a due punti da Porto e Benfica a pari merito. La squadra è allenata da un assistito di Mendes e tra i giocatori sono presenti tre prestiti dell’Atletico Madrid e due dal Valencia, altra squadra in cui diversi nomi del parco giocatori di Mendes transitano – Guedes, Garay, Rodrigo – o sono transitati – Cancelo, André Gomes.

 

Rui Pinto ha per un breve periodo di tempo messo in pericolo un sistema che verte su un delicato equilibrio di accordi dietro le quinte, regole aggirate, interessi speculativi e politici.

 

Se i risvolti cominciano a farsi oscuri, l’ultimo dato apparentemente isolato arriva da una notizia casuale, un evento di per sé insignificante. Nel Marzo del 2019 l’Ungheria accetta la richiesta di estradizione di Rui Pinto, e una certa rilevanza questo fatto la assume alla luce di quanto spiegato finora. La mente dietro al più grande esposto della storia contro il mondo del calcio, Football Leaks, è un altro soggetto casualmente portoghese: il discorso su di lui merita un capitolo a parte, ma da tempo Pinto era rifugiato in Ungheria per via di un mandato europeo che aleggiava sulla sua testa emesso dalla polizia portoghese.

 

La corte ungherese a Marzo ha infine deciso per l’estradizione e il ricercato risponderà di carichi per estorsione, violazione della privacy e accesso illegale a documenti riservati. Pinto è stato infatti l’artefice delle prime rivelazioni al mondo sugli accordi tra Doyen e il club olandese Twente per alcune TPO in corso all’epoca: operazione costata 3 anni di esclusione dalle coppe al club olandese e la ribalta internazionale per il fondo. Aldilà delle posizioni legali o della fondatezza delle paure di Rui Pinto per il suo ritorno in Portogallo, quest’uomo ha per un breve periodo di tempo messo in pericolo un sistema che verte su un delicato equilibrio di accordi dietro le quinte, regole aggirate, interessi speculativi e politici. Diverse tifoserie in tutta Europa hanno esposto striscioni di sostegno nei confronti di Rui Pinto, provando a dare visibilità ad un caso che è ormai finito nel dimenticatoio e di cui nessuna delle parti in causa vuole tornare a parlare.

 

Friburgo Rui Pinto Portogallo

I messaggi di incoraggiamento da parte della curva del Friburgo a Rui Pinto, il giovane hacker che ha scatenato il fenomeno Football Leaks (foto da Nord Tribuene).

 

Il quadro che emerge dal Portogallo è quello di un sistema che dà priorità agli interessi economici su quelli sportivi, in cui il procuratore più potente al mondo stringe accordi con i club più importanti e favorisce investimenti multimilionari. E adesso dopo aver vomitato qualche settimana di ricerche su un tema che probabilmente meriterebbe degli anni o un paio di libri a riguardo, alla luce di quanto scritto e per onestà intellettuale nei confronti dei lettori, vorrei concludere restituendo a questo pezzo l’introduzione corretta:

 

il calcio portoghese negli ultimi anni è stato capace di imporsi coltivando talenti che hanno posto le basi per un futuro luminoso. Ma nonostante un europeo vinto da Cristiano Ronaldo e compagni, seguito alla vittoria dello stesso trofeo con la nazionale Under 21 fatta di talenti e prospetti interessanti, il futuro del calcio portoghese rappresenta tutt’altro che un modello di crescita sportiva: nel migliore dei casi, si tratta di una gigantesca speculazione finanziaria. Che, questa volta, ha delle radici talmente profonde da rischiare di stravolgere completamente le dinamiche economiche, e quindi sportive, del calcio europeo per come lo conosciamo oggi.